
Dal letame nascono i fiori… e l’energia leggi soldi. Ad evidenziare il valore, ancora poco valorizzato a dire il vero, dei liquami nella produzione energetica, Hypnos, noto pittore italiano che ha messo in mostra alla galleria Art Today di Roma ben 99 scatole di latta ricolme di liquame trattato denitrato e deazotato.
La shit gold contenuta nei recipienti in un pratico formato da 500 grammi rappresenta il potenziale da scaffale, alla portata di tutti, dell’energia proveniente dai liquami. Democratica che più democratica non si può, vedi biogas prodotto in Rwanda dai rifiuti solidi dei detenuti. L’artista vuole sollecitare alla creazione di una banca del letame, che trasformi lo scarto in risorsa su larga scala, dando vita ad una filiera più estesa e meglio organizzata di quella attuale.
Scrive Hypnos:
Alcune Regioni d’Italia stanno promuovendo iniziative volte alla risoluzione di un assai spinoso problema, quello dell’abbattimento dell’azoto nelle masse organiche derivanti da deiezioni animali. Le regioni italiane dovrebbero attivare una manifestazione di interesse per raccogliere dal mercato e dall’industria proposte che rappresentino lo stato dell’arte e della tecnica nell’ambito. Auspico che allevatori, associazioni di produttori di carne, associazioni di categorie coinvolti nella filiera si consorzino ed assieme a cordate industriali creino una filiera in grado di gestire l’intero ciclo produttivo. Lo stoccaggio della deiezione, il trattamento chimico per la denitrificazione, l’eventuale utilizzo della biomassa ottenuta in centrali di cogenerazione.
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Aiel, Anci, Cia, Coldiretti, Fiper, Itabia, Legambiente, Uncem: dalle associazioni di categoria dell’agricoltura fino a quelle dei comuni italiani, tutti vogliono un quadro normativo chiaro e incentivi certi e trasparenti per la produzione di energia elettrica da biomassa. E hanno scritto al Mse per ottenerlo.
Nella lettera inviata al Ministero, infatti, si mette in luce la specificità del settore delle biomasse che, non va dimenticato, se lasciato a uno sviluppo caotico potrebbe fare più male che bene:
la programmazione nazionale non può ignorare la specificità di questa fonte energetica indissolubilmente legata all’uso del suolo e al lavoro agricolo (ossia di chi coltiva e raccoglie la materia prima nei campi, nei boschi o nelle aziende zootecniche) e di conseguenza alla produzione di cibo, alla fertilità e agli stock di carbonio nel terreno, alla qualità delle acque di falda e non ultimo al reddito degli agricoltori
La cosa, quindi, è delicata e va gestita bene. Sia dal punto di vista normativo che da quello economico:
chiediamo pertanto al Governo italiano di definire, insieme agli obiettivi quantitativi, un quadro coerente di criteri di priorità e di incentivi per le biomasse che da una parte dia certezze agli operatori e agli agricoltori sugli investimenti da qui al 2020 e che dall’altra premi realmente la produzione agricola e l’efficienza energetica delle filiere
Il progetto francese di cui vi sto per parlare mi è sembrato interessante perché unisce all’obiettivo di ottenere energia dagli scarti, un metodo meno complesso di quelli che solitamente mi capita di leggere.
Due cerealicoltori e un allevatore si sono alleati per produrre il primo impianto di produzione di biometano nella regione dell’Alsazia. Come spiega semiserio uno di loro, “il nostro progetto assomiglia allo stomaco di un animale”. Si tratta infatti di stoccare dei rifiuti organici e dei resuidi agroalimentari in serbatoi di cemento, di mescolarli e di scaldarli a 37 ° fino a quando prendono una forma liquida, dopodiche entrano in gioco i batteri che li trasformano in biogas.
La materia prima dell’impianto, ovvero i rifiuti, verranno dalle attività dei tre creatori - oltre che da alcune mense. Una volta trattati, produrranno un gas naturale liquido che permetterà di produrre energia rinnovabile attraverso un sistema di generatori. Secondo le previsioni, il riciclaggio di 13.500 tonnellate di residui agricoli e di 12.500 tonnellate di resti agroalimenti permetterà di produrre ogni anno 880 megawatt di calore, in modo da alimentare i bisogni di 270 famiglie, e 10.000 megawatt di elettricità, che corrispondono al consumo medio di poco meno di 2.900 famiglie.
Si prevede di rivendere tutta l’energia elettrica prodotta, e questo dovrebbe permettere di ammortizzare i costi dell’impianto in una decina d’anni - visto che ha richiesto un investimento di 5 milioni di euro.
Via | 20minutes.fr
Foto | Flickr
Che i rifiuti possano diventare una risorsa Ecoblog lo ha sempre saputo. Basta vedere alcuni dei post scritti sul tema, come Bioetanolo dai rifiuti, Produrre metano da rifiuti umani, e
Barcellona, la discarica esausta convertita in campi agricoli e in centrale per il bio-gas. Ora ne parliamo perché Legambiente ha scritto un dossier sulle potenzialità energetiche dei rifiuti organici.
Eccovi i punti salienti. Secondo il rapporto ISPRA più recente, nel 2006 abbiamo prodotto 5,9 milioni di tonnellate di rifiuti urbani biodegradabili. Il 76% di questo tipo di rifiuto è stato raccolto al Nord, e qui si trovano anche la maggior parte degli impianti per il compostaggio.
Impianti aumentati - da 215 a 237 - così come i quantitativi trattati: da 3.013 milioni di tonnellate a 3.185 - il confronto è sempre tra 2005 e 2006. Dati importanti che potrebbero crescere ancora: se la raccolta differenziata dell’organico fosse diffusa in modo capillare in tutta Italia, si potrebbero raggiungere le 9 milioni di tonnellate.
Questa enorme montagna di rifiuti si stima che abbia prodotto, nel 2006, circa 353,8 ktep di biogas. Un ktep, per intenderci, equivale a 1000 tonnellate di petrolio. All’incirca l’80% di questa produzione è stata fatta nelle discariche per i rifiuti solidi urbani. E secondo Legambiente si potrebbe fare - più o meno - sei volte tanto. Basterebbe seguire i migliori esempi europei, diffondendo su tutto il territorio nazionale l’integrazione della digestione anaerobica con il compostaggio. La potenzialità stimata da Legambiente è di 8 miliardi di metri cubi di metano all’anno: il 10% circa della domanda di gas italiana del 2007.
Via | Legambiente
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