
La Turchia ripensa alla sua centralità nello sviluppo energetico del Mediterraneo. E lo fa partendo da un progetto che va oltre l’ambizione e rasenta la follia, così come lo ha definito lo stesso primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan: un Bosforo bis per produrre idrogeno. Il nome del progetto è ICHET ossia il Centro internazionale per le tecnologie dell’idrogeno che dovrebbe essere realizzato con la benedizione dell’ UNIDO United Nations Industrial Development Organization, fondata in Turchia nel 2003. La pensata consiste nell’andare a costruire un secondo canale nel Bosforo su cui andare a versare l’attuale traffico navale, circa 150 navi al giorno, e liberare così il primo canale che sarebbe destinato a diventare un immenso laboratorio per la produzione di idrogeno. L’energia sfruttata proverrebbe dalle correnti marine e noi in Italia lo stiamo già sperimentando con il progetto Impetus a Trapani.
Per quanto riguarda la produzione di idrogeno leggo su Today’s Zaman:
Secondo gli studi condotti l’entità delle correnti è sufficiente a generare 20 kilowatt. Sarà installata una turbina a otto metri di profondità. Durante le fasi iniziali, l’energia elettrica sarà generata dal flusso delle correnti tra il Mar Nero e il Mar di Marmara, lungo lo stretto del Bosforo. Utilizzando questa energia, l’acqua di mare depurata di ioni per elettrolisi produrrà idrogeno. L’idrogeno generato viene raccolto sotto pressione.
Ma non vi è solo idrogeno. Accanto al Bosforo Bis lo sviluppo di aree vergini intorno Instanbul e dunque intorno al secondo canale si verserebbero milioni di metri cubi di cemento per tirar su villaggi turistici, centri congressi, sale espositive, impianti sportivi e alloggi. Gli ambientalisti si sono detti, a dir poco, sgomenti.
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