
Quando mancano poco meno di 100 giorni all’avvio dei Mondiali 2010, la Nike rivela la novità per i giochi del Sud Africa: le nuove uniformi per la Coppa del Mondo saranno fatte in parte in tessuto derivato dal riciclo di bottiglie di plastica.
Le squadre che indosseranno le uniformi della Nike avranno addosso divise in jersey prodotto da poliestere riciclato, proveniente da bottiglie di plastica raccolte nelle discariche di Taiwan e Giappone. Ad indossarle saranno Portogallo, Brasile, Olanda e gli altri team che hanno scelto il kit della Nike, che per la prima volta sembra muoversi in una direzione ecofriendly, almeno per quanto riguarda le divise dei giocatori.
Per ogni T-Shirt sono state riciclate 8 bottiglie di plastica, riducendo del 30% i consumi rispetto all’impiego di poliestere nuovo e il progetto per le uniformi delle squadre che parteciperanno ai Mondiali ha permesso la raccolta ed il riciclo di quasi 13 milioni di bottiglie di plastica.
via | ecouterre
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Con i jeans, uno tra gli indumenti più indossati e consumati nel mondo, ci si può camminare miglia e miglia, si può promuovere il commercio equo e solidale o si può isolare termicamente la propria casa. Ma per quanto si possa essere attenti all’ambiente, non ci si può esimere dal lavare i jeans, a mano o in lavatrice che sia. Almeno fino ad oggi, quando dal Brasile arriva un consiglio: congelare i jeans invece di lavarli.
La brasiliana Tristar è un’azienda a conduzione familiare che disegna e realizza i jeans da circa 20 anni, che ha inventato il jeans autopulente. La nuova collezione di jeans della casa brasiliana è in cotone organico e assicurano che quando è arrivato il tempo di lavare i jeans - sempre che non siano macchiati - invece di metterli in lavatrice basta chiudere il capo in un sacchetto di cotone e chiuderli in freezer per 24 ore in modo da uccidere germi e batteri.
Poi, secondo quanto vi riporto da gnt.globo, se il jeans si consuma troppo a furia di indossarlo e di congelarlo, nienta paura, è double face: basta girarlo e ricominciare daccapo.
Foto | Flickr
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Tra pochi giorni, l’11 febbraio, a Salvador de Bahia avranno inizio i festeggiamenti per il Carnevale brasiliano 2010, quest’anno un po’ più attento all’ecologia.
La Petrobas, azienda brasiliana che si occupa dell’alimentazione dei carri, ha annunciato che i generatori elettrici ed i camion che ospitano gli amplificatori, saranno alimentati con biodiesel. Secondo l’azienda, ciò comporterà una riduzione delle emissioni tra le 10 e le 15 tonnellate.
A contribuire all’impatto minore del Carnevale 2010 di Bahia, ci pensa anche l’amministrazione comunale, che ha annunciato che tutti i costumi e le maschere di Carnevale saranno ecologici e realizzati con materiali riciclabili, così come lo saranno i milioni di bicchieri di carta utilizzati nei giorni di festa. Speriamo che qualcuno si occupi anche della raccolta differenziata e di smaltire i rifiuti della festa dei costumi, dei carri e delle luci; noi intanto, apprezziamo l’esempio di Bahia.
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Per far capire a chi non vuole la velocità alla quale perdiamo ettari ed ettari di foreste pluviali nel mondo, anche se forse lo sfruttamento della foresta Amazzonica è in declino, ci vuole un’immagine semplice, un’animazione che spiega meglio di discorsi e conferenze.
E’ così che Greenpeace Svizzera ha voluto rappresentare la deforestazione nel mondo, facendo vedere come ogni 2 secondi si perde un’area di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio, anche se fatto di fiammiferi.
Dalla perdita della foresta pluviale più antica in Indonesia, alla più grande in Brasile, il fenomeno della deforestazione distrugge habitat ed ecosistemi unici al mondo, privando anche gli esseri umani del loro ambiente, come accade in Nigeria.
via | Treehugger

In Amazzonia, al fianco delle associazioni che cercano di salvare la foresta pluviale dalla deforestazione, c’è una scuola speciale, nella quale si cerca di preservare l’antica cultura degli sciamani, perché la loro sapienza non si estingua. Per le tribù native dell’Amazzonia Nord Occidentale gli sciamani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale come leader spirituali e come esperti di medicina naturale.
Nella scuola Malikai Depan, nel villaggio di Cachoeira Uapui, nella parte amazzonica del Brasile, si tramandano le antiche arti sciamaniche, con il supporto della Fondazione per gli Studi Sciamanici della California, interessata alla studio e alle tradizioni degli sciamani. Il percorso di studi è volto a tramandare i principi della medicina naturale e ad istruire gli studenti su come coltivare piante ed erbe officinali.
Malikai Dapana ha per adesso soltanto 12 iscritti ai suoi corsi, ma i fondatori della scuola sperano che gli iscritti e gli studenti desiderosi di apprendere l’arte sciamanica possano crescere, di odo che le tradizioni, la cultura e gli antichi costumi locali possano essere preservati dall’estinzione.
via | Treehugger
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Vi ricordate del Festival di Cinema EcoVision, quello che si tiene ogni anno da Palermo a Fortaleza, in Brasile? L’edizione del 2009 del festival internazionale dedicato a cinema e ambiente è stato vinto da Colours at the end of the world, il documentario che ha denunciato la storia della Comunità di Santa Rosa espropriata dei propri terreni da Benetton, di cui abbiamo parlato anche noi su Ecoblog.
Chi sarà il vincitore per l’edizione del 2009? Il bando per iscriversi a EcoVision 2010 è stato pubblicato sul sito di EcoVision: se sei un regista, un aspirante videomaker o un produttore a cui sta a cuore l’ambiente, leggi attentamente il regolamento e compila il form di iscrizione, il vincitore di EcoVision 2010 potresti essere tu. Il termine ultimo per la presentazione delle opere è il 5 marzo.
Un inquietante dossier è stato pubblicato da Survival Internationl l’organizzazione internazionale che da anni si muove in prima linea per dare voce ai popoli indigeni di tutto il mondo, non a caso denominato la verità più scomoda di tutte, parafrasando il titolo del celebre film di Al Gore.
La lotta contro il riscaldamento globale devasta i popoli indigeni
urlano indignate le pagine del dossier. In particolare sono quattro le misure i cui devastanti effetti sono analizzati: l’uso dei biocarburanti, l’energia idroelettrica, le politiche di conservazione delle foreste e non da ultimo, le compensazioni delle emissioni di carbonio.
La polemica sui biocarburanti in sostituzione degli idrocarburi è aperta ormai da anni, spaccando in due il mondo degli ambientalisti. Ma cosa dire ai Guaranì la tribù più numerosa del Brasile, eppure una delle più fragili se è vero che in soli 6 anni oltre 80 bambini sono morti di fame, a causa della conversione delle loro terre per la produzione di olio di palma? Per quanto riguarda l’energia idroelettrica, poi, oltre 10 mila indigeni del Borneo, i Penan, sono stati sfrattati per permettere la costruzione della diga di Bakun, in Malesia, mentre continuano i lavori e le ricerche per la costruzione di altre, enormi, infrastrutture. Ma c’è dell’altro, e riguarda le politiche messe in campo per proteggere le foreste e che ricadono, incredibilmente, proprio su quei popoli che hanno fatto del rispetto della foresta la propria vita, la propria maestra, la propria dea. E’ il caso dei Masai, sfrattati dalle multinazionali del turismo che hanno reso la parte settentrionale della Tanzania in una riserva dove loro sono, senza eufemismi, decisamente di troppo! Stessa vergognosa sorte, poi, è toccata agli Ogiek, cacciati dalla foresta di Mau, in Kenia, terra legata – in modo meravigliosamente sostenibile! – alla sopravvivenza e alle magiche ritualità di questa tribù.
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Le notizie che arrivano dall’Amazzonia relative alle pratiche di disboscamento sono spesso inquietanti e lasciano difficilmente margini di ottimismo. Non questa volta verrebbe da dire, almeno in considerazione dei dati che sono stati pubblicati dall’Inpe ovvero il massimo istituto brasiliano delle ricerche spaziali che attraverso il satellite monitora continuamente l’avanzare delle aree prive di foresta.
Ebbene, proprio dagli ultimi dati, sarebbe emerso che tra l’agosto del 2008 e il luglio del 2009 il disboscamento dell’Amazzonia si sarebbe ridotto del 45%. Un dato particolarmente positivo anche in considerazione del fatto che si tratta del livello più basso mai registrato negli ultimi 21 anni. Nel periodo preso in considerazione l’area disboscata sarebbe passata da 12.911 a circa 7.008 km quadrati.
Su Ecoblog abbiamo parlato tante volte dei numerosi problemi relativi al controllo della deforestazione nella foresta brasiliana e a tal proposito è importante segnalare come il governo locale stia per presentare una nuova strategia che dovrebbe ridimensionare in maniera sensibile il grave fenomeno. L’obiettivo del Brasile, fanno sapere fonti ufficiose, è quello di ridurre la deforestazione affinché nel 2020 sia dell’80% rispetto al livello del 2005.
Continua a leggere: In Amazzonia la deforestazione è in netto calo
Il XIII congresso mondiale delle foreste si è chiuso con un clamoroso successo, in parte prevedibile: la volontà di azzerare la deforestazione della Mata Atlantica – oggi ridotta ad appena il 7,4% del totale originario - da parte di Brasile, Argentina e Paraguay attraverso un pacchetto di misure legislative nazionali e di cooperazione transnazionale tali da permettere il raggiungimento dell’obiettivo, seppure in tempi non ben precisati. E’ chiara per tutti, però, l’urgenza dell’attuazione delle misure, soprattutto considerando l’ubicazione della foresta atlantica stessa, pericolosamente vicina a città in rapidissima espansione come Rio de Janeiro e San Paolo.
Nonostante la bella notizia, tuttavia, il WWF rimane all’erta e ne approfitta per sostenere una richiesta di impegno all’implementazione degli sforzi da parte di tutti gli Stati, allo scopo di contrastare il fenomeno della deforestazione. Tra i primi ad essere chiamati in causa svetta proprio il Bel Paese che rappresenta uno dei mercati del legname tropicale più importanti e redditizi al mondo. Tra lavorazione e trasformazione, in Italia, vanno in fumo migliaia e migliaia di ettari di foresta.
Sottolinea Massimiliano Rocco, il responsabile TRAFFIC e Timber Trade del WWF Italia:
I Paesi in via di Sviluppo hanno mostrato il loro impegno ma è dai paesi come l’Italia che ora più che mai devono attendersi misure serie e responsabili
Da qui la richiesta, maturata già da alcuni anni, di imporre una certificazione di sostenibilità per il legname che arriva nel nostro paese, seguita da un misurabile ed effettivo impegno a contrastarne il commercio illegale promuovendo la diffusione dei soli prodotti certificati. L’occasione per l’Italia di mostrarsi virtuosa è imminente e quanto mai delicata: a metà novembre, infatti si riunirà la plenaria della Partnership Internazionale per la salvaguardia delle foreste del Bacino del Congo (CBPF), una delle zone più martoriate dalla deforestazione, complice anche la terribile instabilità politica di questa regione. Intanto, gni anno scompaiono 13 milioni di ettari di foresta, ovvero 36 campi di calcio al minuto, fermati tristemente in un rotolo di carta igienica, di carta assorbente, mobili o parquet…
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Lula aveva annunciato il progetto Terra Legal già lo scorso giugno, a tutela dei territori e delle foreste dell’Amazzonia, contro il disboscamento e a favore degli abitanti dell’Amazzonia. Al progetto si aggiunge ora la clausola Amazonia Legal, ovvero la restrizione dell’acquisto di Terre da parte degli stranieri.
La norma prevede la tutela di circa 500 milioni di foresta negli stati di Amazonas, Parà, Mato Grosso, Maranhao e legalizza 67 milioni di ettari in mano a proprietari esistenti a cui si riconosce l’usufrutto, non la proprietà legale di terra e foresta.
Lula sembra fermo sulla tutela e la salvaguardia dell’Amazzonia: ai cittadini e alle imprese straniere non sarà più permesso di acquistare terre nel polmone verde del pianeta, mentre agli stranieri già proprietari sarà permesso di possedere un massimo di 1500 ettari in aree continue. Il piano Terra Legal prevede, oltre alla regolarizzazione delle proprietà, il pagamento di un titolo di possesso per appezzamenti di terreno maggiori di 400 ettari.
Il piano Terra Legal vieta il disboscamento in aree di foresta tropicale ed impone il rispetto delle aree naturali ai proprietari terrieri legalizzati, al fine di preservare la ricchezza dei territori e proteggere gli ecosistemi.
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