
Sulle colline di Malibu in California, è stato usato materiale non convenzionale e di recupero, per costruire questa villetta dal nome esotico: Wing House. Le ali a cui si fa riferimento sono proprio ali vere di un Boeing 747 che costituiscono il tetto.
Il progettista è l’architetto David Hertz che intende usare altri pezzi di aerei dismessi per completare i 55 acri di proprietà con la fusoliera che diventerà fienile e stalla mentre la parte anteriore dell’aereo sarà riservata a un padiglione per la meditazione.
Via | 911

Si conclude con un risarcimento record la storia del disastro provocato dal cargo Cosco Busan, il mercantile che la mattina del 7 novembre 2007 andò a cozzare contro uno dei pilastri di sostegno del ponte che collega San Francisco alla baia di Oakland rimanendo danneggiato e disperdendo in mare 200 mila litri di carburante. Dopo due anni di scontri legali le due società coinvolte (quella proprietaria della nave e quella che l’aveva noleggiata) hanno deciso di arrivare ad una conciliazione pagando 44 milioni di dollari. La soddisfazione del procuratore generale della California Kamala Harris è evidente:
La perdita della Cosco Busan ha inquinato la baia, uccidendo migliaia di animali, ed è costata ai residenti milioni di dollari in termini economici. Questo accordo compensa nel modo giusto le persone coinvolte e finanzierà il recupero ambientale e i progetti ricreativi necessari per risolvere i danni procurati dalla perdita e inchioda le compagnie responsabili.
Parte del denaro sarà utilizzato per rifondere le autorità cittadine e dello Stato della California che nei mesi successivi al disastro si occuparono di ripulire l’area nella quale morirono oltre 7000 uccelli e che rimase chiusa con enormi danni al turismo e di immagine per San Francisco. Si tratta del più importante risarcimento riconosciuto per questo tipo di incidenti fino ad oggi. La National Transportation Safety Board aveva stabilito nella sua inchiesta che a pilotare il bestione da 270 metri c’era una persona John Cota, “in condizioni fisiche non congrue” e che il capitano della nave, un cinese, non capiva l’inglese a sufficienza da garantire una comunicazione fra i due che poteva evitare l’impatto con il ponte.
[Via | Msnbc]
Robert Redford, il noto attore insignito dal Times del titolo di “super ambientalista” nonostante una inspiegabile opposizione alla costruzione di un eco villaggio in California, torna più agguerrito che mai a difendere la Natura concentrandosi, questa volta, sull’ecosistema marino devastato dall’orribile flagello della Marea Nera.
In “the Fix” un corto realizzato ad hoc sul tema, l’attore dopo aver sottolineato l’altissimo peso specifico del disastro ambientale della Deepwater Horizon sull’economia statunitense chiede un attivismo partecipato in modo da fare pressioni sui governi e sulle compagnie petrolifere che spesso, soprattuto negli Usa, finanziano le campagne elettorali in un pericoloso gioco che unisce troppo spesso la politica all’economia. Redford, inoltre, ricorda il suo lavoro alla Standard Oil quando, da ragazzo, ebbe modo di scontrarsi con la profonda dicotomia tra le campagne pubblicitarie che seducono con un decantato rispetto per l’ambiente da parte delle compagnie petrolifere e la laconica verità dei fatti…
Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute
L’ultimo appello, poi, è per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio con la scelta delle fonti rinnovabili (sole e vento).
Via | Youtube

Lungo le coste della California la nebbia scompare sempre di più: negli ultimi 100 anni si sono perse in media quasi 3 ore di nebbia al giorno. A calcolare la diminuzione della presenza della nebbia uno studio dell’Università di Berkley, che ha analizzato e incrociato i dati su visibilità, vento e differenza di temperatura tra entroterra e costa forniti dagli aeroporti di tutto il Paese.
Lo studio evidenzia come la perdita di nebbia possa provocare danni agli ecosistemi: piante ed animali tipici del clima umido potrebbero scomparire a causa della perdita della nebbia, garante della conservazione dell’umidità e delle condizioni tipiche del clima costiero e del processo di rigenerazione di flora e fauna.
La scomparsa della nebbia si deve alla diminuzione della differenza tra le temperature dell’entroterra e della costa e la conseguenza, anche se non appare chiaro se la causa sia dovuta all’azione dell’uomo o ad un ciclo naturale. Ma una volta che la nebbia sarà scomparsa, la difficoltà maggiore per alberi e foreste sarà riuscire a trattenere l’acqua.
Sebbene le sequoie della California non siano oggi a rischio estinzione, il problema della scomparsa della nebbia non è prerogativa americana: anche in Europa si registra una regressione degli eventi nebbiosi, mentre in la comparsa della nebbia al Sud e la regressione del fenomeno nella Pianura Padana sono esempi a noi vicini di quanto analizzato a Berkley.
via | berkley.edu
Foto | Flickr

Gli alberi di Pino Pinus longaeva sono tra le piante più vecchie del mondo: in California, sulle cime delle White Mountains, la presenza di pini si risale a circa 5000 anni fa. Per questo gli esemplari di pino che crescono sulle cime di queste montagne sono tra le piante ideali per studiare i cambiamenti climatici ed i loro effetti sulla flora e la fauna.
Uno studio, pubblicato su Pnas, rivista dell’Accademia Nazionale delle Scienze inglese, ritiene che sia stato l’aumento delle temperature dal 1950 in poi a causare la diffusione e la crescita senza precedenti dei pini in zone di latitudine molto vicina a quella in cui i pini non potrebbero crescere.
Dalle analisi effettuate sui pini vicini alla Treeline, ovvero la zona critica in cui ogni aumento o rallentamento di crescita è significativo, risulta che gli alberi sono cresciuti più nei 50 anni che vanno dal 1950 al 2000, che nei precedenti 3700 anni. Il dato è significativo perché indica che i cambiamenti climatici hanno toccato i pini, ma soprattutto che le temperature sono aumentate a causa dell’inquinamento e delle emissioni degli ultimi 60 anni, anche sulle cime delle montagne, in tutte e tre le zone prese in considerazione attraverso l’analisi della miracolosa crescita dei pini.
via | ncdc.noaa.gov

In Amazzonia, al fianco delle associazioni che cercano di salvare la foresta pluviale dalla deforestazione, c’è una scuola speciale, nella quale si cerca di preservare l’antica cultura degli sciamani, perché la loro sapienza non si estingua. Per le tribù native dell’Amazzonia Nord Occidentale gli sciamani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale come leader spirituali e come esperti di medicina naturale.
Nella scuola Malikai Depan, nel villaggio di Cachoeira Uapui, nella parte amazzonica del Brasile, si tramandano le antiche arti sciamaniche, con il supporto della Fondazione per gli Studi Sciamanici della California, interessata alla studio e alle tradizioni degli sciamani. Il percorso di studi è volto a tramandare i principi della medicina naturale e ad istruire gli studenti su come coltivare piante ed erbe officinali.
Malikai Dapana ha per adesso soltanto 12 iscritti ai suoi corsi, ma i fondatori della scuola sperano che gli iscritti e gli studenti desiderosi di apprendere l’arte sciamanica possano crescere, di odo che le tradizioni, la cultura e gli antichi costumi locali possano essere preservati dall’estinzione.
via | Treehugger
Foto | Flickr

Domani 17 dicembre, la provincia di Los Angeles celebrerà il No Bag Day, la sua giornata senza buste di plastica. Per tutto il giorno, per 24 ore, si chiede a chi fa acquisti e a chi vende i prodotti di scegliere borsa per la spesa riutilizzabili al posto delle buste di plastica.
L’evento ha lo scopo di promuovere l’uso di borse riutilizzabili tra i cittadini, ai quali verranno distribuite circa 20.000 borse per la spesa e di diffondere il messaggio anche tra i venditori, perché tutti possano contribuire con una piccolo gesto a diminuire l’inquinamento. Si stima che i soli abitanti della provincia di Los Angeles utilizzino circa 6 miliardi di sacchetti di plastica all’anno.
Anche se siamo lontani da Los Angeles possiamo condividere l’iniziativa nei nostri acquisti quotidiani, come dice la bellissima illustrazione che apre questo articolo, home page di HealtheBay, associazione promotrice della giornata senza sacchetti di plastica: anche se l’inquinamento dei sacchetti di plastica colpisce in particolar modo le coste California, tutti dovrebbero dare il proprio contributo perché indirettamente ne risentono la salute e il portafogli di ogni cittadino, indipendentemente dal paese in cui vive.

Già durante l’estate gli animalisti erano insorti in difesa dei gatti, quando il governatore Arnold Shwarzenegger aveva messo al bando le leggi anti-taglio delle unghie ai gatti, ovvero aveva legalizzato la pratica. L’atto del privare i gatti delle unghie è riconosciuta come un’azione crudele e disumana.
I comuni della sua giurisdizione, che all’inizio non avevano risposto, si trovano ad agire adesso e ad unirsi agli animalisti, chiedendo che la pratica venga messa al bando, perchè disgustosa e crudele. In più, considerati tutti i problemi della California, la maggior parte dei sindaci si lamenta del fatto che lo stato abbia deciso di regolamentare - in peggio - la questione delle unghie dei gatti.
In difesa dei sindaci che rivogliono la legge messa al bando, e dei proprietari dei gatti che possono decidere autonomamente di non privare il proprio cucciolo delle unghie, ci sono The Paw project a l’Associazione dei veterinari della California. E voi, cosa ne pensate di questa crudele pratica sui gatti: meglio con le unghie o meglio senza?
via | nytimes
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I cugini spagnoli di Ecologiablog ci segnalano questa notizia su uno strano comportamento dei delfini, che potrebbe essere la causa della morte delle focene in California, 74 circa solo l’anno scorso.
La causa potrebbero essere i delfini, secondo quanto riportato dal gruppo di studio Okeanis, che in un video ha ripreso l’attacco di un delfino ad una focena. L’attacco potrebbe effettivamente spiegare perchè la maggior parte delle focene morte riportava tagli, ossa rotte ed emorragie interne. Le immagini, girate lo scorso settembre, mostrano delfini maschi che attaccano una focena, la montano, e poi ne lasciano la carcassa vicino all’imbarcazione dei ricercatori.
Per la prima volta, i delfini si mostrano come degli esseri violenti, lontani dall’immagine di intelligenza e giocosità che tutti conosciamo. La spiegazione di tale comportamento violento, secondo i biologi che li stanno studiando, sta nella mancanza di sesso, dovuta alla carenza di delfini femmine. Ciò genera un senso di frustrazione negli esemplari maschi che si sfogano sulle povere focene. L’evento ha sorpreso anche gli stessi ricercatori, che ora prevedono di indagare più a fondo i livelli di dtestosterone nei delfini maschi, per dimostrare scientificamente l’ipotesi.
Marco Cattaneo, sul suo blog de Le Scienze riprende lo studio di Stein I terremoti si parlano, pubblicato qualche tempo fa e azzarda l’ipotesi che i terremoti possano influenzarsi a vicenda con una sorta di linguaggio che indurebbe il ripetersi di un sisma anche in aree molto distanti e non collegate tra di loro.
Per ora lo studio Eartquakes find fault, pubblicato su Nature condotto da Paul Silver, Taka’aki Taira, Fenglin Niu e Robert Nadeau geologi della Carnegie Institution,Rice University e Università della California e durato circa 20 anni, riconosce una relazione “subdola” che potrebbe collegare i diversi terremoti.
La ricerca che riguarda questa ipotesi è relativa al monitoraggio della faglia di San Andreas in California e ha detto Taka’aki Taira:
I terremoti si verificano quando una faglia cede, o a causa dell’aumento dello stress o a causa dell’indebolimento della faglia stessa. I cambiamenti nella resistenza della faglia sono molto più difficili da misurare dei cambiamenti nello stress, specialmente per le faglie profonde. Il nostro risultato apre eccitanti possibilità di monitoraggio del rischio sismico e di comprensione delle cause dei terremoti.
Via | Abruzzo24ore
Foto | Flickr