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Tutti gli articoli con tag cambiamenti climatici

Anche i Maya vittime dei cambiamenti climatici

pubblicato da AlterEco

maya cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici causa della caduta delle grandi civiltà del passato. Ad evidenziare le responsabilità dei bruschi cambiamenti di clima nella scomparsa di intere popolazioni, un recente studio pubblicato su PNAS a firma dell’epidemiologo australiano Anthony McMichael dell’Australian National University.

Le dirette conseguenze dell’aumento o del calo delle temperature globali, quali alluvioni, scarsità idrica, diffusione di malattie infettive, siccità, desertificazione, carestie e temperature troppo rigide per la vita, hanno decimato intere popolazioni, portando alla scomparsa di intere civiltà.

Tredicimila anni fa, ad esempio, si susseguirono mille anni di grande gelo che spazzarono via gli insediamenti umani lungo il Nilo. I Maya, altro caso, persero il predominio del Centro America a causa della siccità prolungata che caratterizzò il periodo tra il 760 ed il 920. Anche la caduta della dinastia Ming in Cina nel 1600 è imputabile alla siccità.

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Cambiamenti climatici: le probabilità di estinzioni sottostimate

pubblicato da Nestor Carnevali


Non sono pochi gli studi effettuati sul rapporto fra i cambiamenti climatici e l’accelerazione dell’estinzione di specie animali e vegetali sul nostro pianeta. Anche partendo dal presupposto, lapalissiano, che “le specie si sono sempre estinte“, non c’è alcun integralismo o pregiudizio nell’osservare che i fattori introdotto dal climate change abbiano una significativa rilevanza. Secondo una ricerca pubblicata su una delle riviste online della Royal Society quanto ipotizzato fino ad ora è fin troppo ottimistico.

Secondo l’equipe di ricercatori guidata da Mark Urban presso l’Università del Connecticut i modelli matematici utilizzati per cercare di predire l’impatto dei cambiamenti climatici sono incompleti e finirebbero per sottostimare i danni provocati alla biodiversità della Terra. L’evidenza dei fatti indica che le specie tendono a migrare per sfuggire ad habitat resi inospitali dal riscaldamento globale, ma fino ad ora è mancata la dovuta considerazione su quanto la migrazione stessa possa incidere nelle possibilità di sopravvivenza di animali e piante.

Secondo Urban e il suo team è necessario verificare l’incidenza della competizione fra specie animali diverse e la velocità con la quale queste possono spostarsi da un habitat all’altro. Alcune specie potrebbero non essere in grado di spostarsi abbastanza velocemente, altre potrebbe incontrare resistenze provocate da altre specie più capaci di adattarsi al cambiamento. Il nuovo modello matematico sviluppo mostra che la biodiversità è più a rischio di quanto non si potesse immaginare. Il ricercatore ha sottolineato come pur avendo:

…modelli meteorologici molto sofisticati per prevedere i cambiamenti climatici, nel mondo reale gli animali nel migrare competono fra loro e si influenzano. La maggior parte delle nostre previsioni non includono queste interazioni. Spesso non si tratta di analizzare quanto velocemente una specie più migrare, ma quanto velocemente lo fa rispetto alle specie “concorrenti”.

Via | Proceedings of The Royal Society
Foto | Esparta@Flickr - CC

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Riscaldamento globale: il 2012 potrebbe riservare molti record

pubblicato da Marina

Riscaldamento globale

Secondo alcuni scienziati il riscaldamento globale si sarebbe arrestato bruscamente nel 1998. Nell’ultimo numero della rivista Environmental Research Letters, Stefan Rahmstorf (Institute for Climate Impact Research à Potsdam, Allemagne) e Grant Foster (Tempo Analytics) hanno pubblicato una ricerca che dovrebbe far fare agli scettici dei cambiamenti climatici un passo indietro.

In sostanza secondo il loro studio le curve che restituiscono la temperatura media della Terra mostrano una leggera diminuzione a partire dal 1998. Ma le curve non dicono tutta la verità secondo i due scienziati: infatti c’è da considerare l’effetto dei gas serra che dal 1990 hanno continuato a essere immessi nell’atmosfera in quantità sempre maggiore. Come si spiega perciò la curva al ribasso che ha fatto esultare gli scettici, ma che non rassicura gli altri scienziati?

La tendenza di fondo al riscaldamento è stata accentuata quanto rallentata da fenomeni naturali, che sono numerosi. Secondo i ricercatori i fenomeni fondamentali sono però tre: il primo è il ciclo dell’Oscillazione australe El Niño (ENSO) responsabile delle fasi in cui si alterna caldo e freddo; La Niña in grado di far innalzare o abbassare la temperatura media della Terra con una periodicità che varia da due a sette anni; il secondo fenomeno naturale da considerare è l’attività solare che varia secondo un ciclo da 10 a 12 anni; in quanto al terzo fenomeno sono da considerare le attività vulcaniche, per cui durante un’eruzione violenta - ad esempio quella del Chichon nel 1982 o del Pinatubo nel 1991- la Terra ha perso nell’anno successivo almeno mezzo grado di temperatura globale.

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Il parere di Pecoraro Scanio: "Durban, un fallimento camuffato"

pubblicato da Marina

Conferenza sul clima a Durban secondo l'ex ministro all'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio un fallimenti camuffato

Ho chiesto a Alfonso Pecoraro Scanio, ex ministro dell’Ambiente un parere sui risultati dei negoziati a Durban (la nostra cronaca qui). Pecoraro Scanio conosce bene le conferenze sugli accordi per la lotta ai cambiamenti climatici e contenimento del riscaldamento globale, nonché il Protocollo di Kyoto, avendo contribuito nella veste istituzionale alla loro stesura e organizzazione. Di seguito le sue riflessioni.

Il 17 è un numero sfortunato ma questa diciassettesima conferenza sul Clima non è fallita per colpa della sorte ma per un misto di miopia, interessi lobbistici e rassegnazione all’inazione. La conferenza di Durban è stata un sostanziale fallimento nascosto dall’approvazione di un protocollo formale e dalla creazione di un Fondo Verde che non si sa bene come funzionerà e come sarà finanziato.

Eppure fin dalla conferenza di Nairobi del 2007, la COP 13 , il cosiddetto rapporto Stern, commissionato dal governo britannico ad uno dei massimi economisti mondiali, ha spiegato che in materia di cambiamenti climatici il costo della non azione e di gran lunga superiore a quello degli interventi necessari.

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Meno 60% di emissioni di CO2 entro il 2050 usando la bicicletta

pubblicato da Marina

Trasporto sostenibile stile Copenhagen: in bicicletta si risparmiano emissioni di co2

Se gli europei pedalassero quanto i danesi nel 2050 avremmo il 60% in meno di emissioni di CO2. Ecco il vero segreto della mobilità sostenibile. Potremmo giungere al 50% dell’obiettivo dell’Unione europea di riduzione di gas serra se ogni cittadino degli Stati usasse la bicicletta per almeno 5 Km al giorno. La stima emerge da uno studio condotto dal European Cycling Federation (ECF). Insomma, la proposta è per un modello di trasporto alla Copenhagen.

Spiega Benoit Blondel autore dello studio:

Il potenziale racchiuso nelle biciclette è enorme e richiede poco sforzo. Avere più persone in bicicletta per le strade sarebbe molto più conveniente che avere più auto elettriche.

Dunque, secondo il rapporto il ciclo di vita emissioni (LCA) del ciclismo è di 10 volte inferiore a una comune autovettura considerato anche l’apporto alimentare necessario a chi pedala. E’ vero che i ciclisti consumano più calorie degli automobilisti, ma usano queste calorie per produrre energia. Dunque un bilancio in pareggio. Il problema però è: come convincere gli europei a montare in sella a una bicicletta?

Via | Euractiv
Foto | Flickr

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Nasce a Firenze la Carta per le città sostenibili

pubblicato da Marina

400 sindaci riuniti a Firenze per discutere di città sostenibili

Da Firenze arriva la Carta per le Città sostenibili come documento conclusivo del congresso mondiale dell’UCLG - United Cities and Local Governments che si è concluso ieri e che ha visto la partecipazione di 400 sindaci provenienti da ogni angolo del Pianeta.

Matteo Renzi sindaco di Firenze, nonché padrone di casa, ha letto la Carta che si basa su un precedente documento redatto dal lungimirante sindaco Giorgio La Pira nel 1954 e che è stato fatto proprio dall’Assemblea:

Affermiamo che non c’è futuro per le città, le entità più duramente messe alla prova dai rischi dei cambiamenti climatici e ambientali attuali, senza che venga preso in seria considerazione un approccio sostenibile allo sviluppo urbano che trasformi i rischi in opportunità. Affermiamo che la responsabilità delle città e dei suoi governanti di fronte all’umanità è così grande che la loro voce deve essere più profondamente riconosciuta nelle istituzioni politiche nazionali, regionali e internazionali. Senza strategie effettivamente sostenibili a livello locale, oggi non possono esistere strategie sostenibili a livello globale.

L’idea che si dovrà tradurre in azioni è di portare nelle rispettive amministrazioni le buone pratiche a sostegno dell’ambiente e del territorio. A partire proprio dagli interventi in potere dei primi cittadini. Riusciranno i nostri eroi?

Via | A viso aperto
Foto | A viso aperto

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Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

pubblicato da Marina

Durban e i suoi accordi sul clima sono stati un  fallimento

La follia planetaria che si è appena rappresentata a Durban si è conclusa. Per 15 giorni 17mila delegati di governo e ONG in rappresentanza di 190 paesi hanno non si sa bene fatto cosa se alla fine di tutto questo circo la risposta è stata: riparliamone nel 2015. Nel mentre i delegati sono saliti a bordo di migliaia di aerei spandendo ulteriormente quell’inquinamento che tanto si cerca di contrastare. Con calma però.

L’intesa a Durban in merito agli accordi di riduzione delle emissioni di CO2 arriva oltre l’extremis: ben 36 ore dopo la chiusura dei negoziati. Un vero e proprio atto di diplomazia internazionale targato Unione europea che non costringe la stampa a mettere la parola fallimento nei titoli e che lascia aperto uno spiraglio, ma piccolo piccolo di discussione. In sostanza se ne riparlerà nel 2015 con il nuovo Protocollo di Kyoto 2 che entrerà in vigore dal 2020. Di fatto l’accordo racchiude una sfilza di promesse di riduzione delle emissioni. Promesse appunto che non è detto si traducano in azioni in grado di contenere entro 2 gradi centigradi il riscaldamento globale del Pianeta.

Il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e in vigore dal 2005, è ad oggi il solo trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Imposta gli obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) per circa 40 paesi industrializzati, con l’eccezione degli Stati Uniti che non lo hanno ratificato così come Cina, India e Brasile. I paesi in via di sviluppo, per la verità non furono proprio inclusi mentre nel frattempo si sono sviluppate le economie dei BRIC ossia paesi dalle economia in forte espansione e che non vogliono essere penalizzati dagli accordi di riduzione delle emissioni. Perché ricordo il binomio caro ai Paesi industrializzati: più emissioni di gas serra=più produzione di merci. La crescita dei BRIC è sostenuta da tanta energia a basso costo: per ora quella più inquinante perché ottenuta dal carbone.

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Conferenza sul clima a Durban: prolungati di 1 giorno i negoziati

pubblicato da Marina

prolungati di un giorno i negoziati sui cambiamenti climatici

Per evitare che alla Conferenza sul Clima di Durban si realizzi un flop pazzesco, la commissione ha deciso di prolungare di un giorno i negoziati. Ma regna la confusione secondo quanto riferisce Marielle Court inviata de Le Figaro: i delegati sono con le valige pronte e i voli prenotati ma con ancora i documenti da approvare e ridiscutere. Non c’è uno straccio di accordo e secondo calendario il documento finale si sarebbe dovuto presentare stamane. Invece il documento sarà pronto, se tutto va bene, domani. Insomma con 24 ore in più e una maratona delle negoziazioni la presidenza sudafricana spera di convincere Cina, India e Stati Uniti a ridurre le emissioni di CO2.

India e Cina, economie in crescita non sono tanto disposte a sottrarre emissioni e lo sapevamo! Ma la vera sorpresa è Mr. Obama che ha perso tutta la sua allure green e si comporta peggio di uno dei due Bush petrolieri incalliti.

L’Italia, con il ministro Clini si comporta, invece, nello stile di Ponzio Pilato e dire che se ne lava le mani è un eufemismo. Anzi stringe accordi con la Cina, ma sul versante dell’energia pulita. Tanto per iniziare. Clini infatti dichiara dal sito del ministero dell’Ambiente che siamo disponibili a un Protocollo di Kyoto 2, che vuol dire traslare al 2015 la questione. Intanto una sorta di accordo sembra esserci sul Fondo verde, ossia denaro riservato ai Paesi poveri per aiutarli a combattere i cambiamenti climatici. Già a Copenaghen fu espresso questo impegno pari a 100 miliardi di euro per anno entro il 2020 hanno trovato un accordo su come finanziarlo: una tassa sul trasporto marittimo e aereo.

Via | Le Figaro
Foto | Cop17

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Cambiamenti climatici, UNEP: impatto maggiore per le donne in Africa ed Asia

pubblicato da AlterEco

donne nepal

In concomitanza con la Conferenza sul Clima di Durban, in corso in Sudafrica, l’UNEP ha pubblicato un rapporto sull’impatto dei cambiamenti climatici nei Paesi in via di sviluppo dell’Asia e dell’Africa.

Il dossier analizza le difficoltà di sostentamento per la popolazione femminile, dedita all’agricoltura, che si ritrova a fronteggiare fenomeni meteorologici sempre più estremi in condizioni di forte disuguaglianza.

Il report Women at the frontline of climate change: gender risks and hopes evidenzia il ruolo cruciale delle donne nella gestione degli ecosistemi agricoli, sottolineando che le strategie di adattamento ai cambiamenti climatici devono puntare su un maggior coinvolgimento della popolazione femminile. La parità tra i sessi in questi Paesi ed il medesimo accesso alle risorse è infatti fondamentale per gestire in modo sostenibile i lotti agricoli.

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Durban, Toxic Tour alla Conferenza sui cambiamenti climatici

pubblicato da Marina

Le industrie a Durban

Leggo su Environment Blog che Durban, città in cui si sta svolgendo la Conferenza sui cambiamenti climatici è un concentrato di schizofrenia ambientale. Nel mentre si negozia sul clima al Centro internazionale delle Conferenze le ONG presenti hanno esplorato attraverso il Toxic Tour la parte meridionale della città (le foto sono sul blog di Ashley Dawson). E’ proprio li che si trova l’impianto petrolchimico Engen Petroleum, società all’80% del gigante petrolifero malese Petronas.

Il Toxic Tour è stato organizzato dall’Alliance globale pour les droits de la nature e vi hanno preso parte circa 120 persone che hanno avuto modo di scoprire il paesaggio industriale di Durban. Nel sud della città circa 85mila persone vivono nel quartiere Bluff intorno alla raffineria separata da una semplice strada dalle abitazioni. Al di qua della raffineria anche l’industria cartiera di Mondi. Ci sono anche ricchi proprietari terrieri che vivono in grandi ville vicino al mare ma anche alloggi più modesti: ma da un lato di Austerville Road ci sono le megaville e dall’altro le industrie.

Desmond D’Sa coordinaotre dell’ Alliance du sud-Durban pour l’environnement, spiega che le persone che abitano nella zona soffrono di diverse malattie imputabili all’inquinamento ambientale: dall’asma al cancro. Engen Petroleum emette più di 830mila tonnellate di Co2 per anno e per il quindicesimo anniversario della sua attività su Durban ha piantato, come compensazione 700 alberi nelle scuole del quartiere.

Foto | Ashley Dowson

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