
A Napoli non c’è nessuna emergenza rifiuti. Circostanza confermata anche dal ministro Clini lungo la sua passeggiata nella città partenopea l’altro ieri. Dunque piano piano Napoli cerca di scrollarsi di dosso l’immagine di città zozzona mettendo in moto il circolo virtuoso della raccolta differenziata e del riciclo. Anche senza i 6 milioni di euro nelle casse statali e non ancora sbloccati né dal vecchio e né dal nuovo governo. Le promesse attuali riferiscono di fondi Fas da destinare al progetto differenziata.
Ma a essere buoni è in atto una guerra. Spiega Tommaso Sodano vice sindaco e assessore all’Ambiente:
Siamo sotto ricatto delle lobby che vogliono gli inceneritori. Abbiamo risorse per arrivare fino a 500 mila abitanti ma mancano i soldi per arrivare all’intera città questo lo si può fare se si sbloccano i fondi che attualmente sono bloccati in sede nazionale e comunitaria.
Infatti, dopo aver ricevuto Corrado Clini ministro per l’Ambiente con il sindaco de Magistriis è stato aggredito all’uscita di palazzo San Giacomo (il video dopo il salto). E noterete che la forma è più simile a un avvertimento che non a una legittima protesta di cittadini.
Il ricatto a cui è sottoposta la città, va ben oltre quello denunciato da Sodano, ed è quello della camorra che ha tutto l’interesse a tenere in piedi il sistema emergenza rifiuti (sospesa lo scorso 11 novembre proprio da Sodano NdR), grazie alle infiltrazioni nella politica e nelle amministrazioni. Se volete conoscere la geopolitica degli affari della camorra nella munnezza basta leggere La Peste il libro di Sodano. Detto ciò l’Europa ha sospeso con una moratoria di due mesi il deferimento dell’Italia alla Corte di Bruxelles. Janez Potocnik è stato chiaro: non vogliono le magie ma la credibilità. Secondo il ministri Clini in visita a Napoli, servirebbe non l’esercito ma un inceneritore, proposta definita ultima ratio dall’Europa e sopratutto che non piace nè a Sodano e né a de Magistriis.
Una cosa mi piace del video O’pitbull di Ciccio Merolla, rapper napoletano: nessuna immagine aggratis di animali. Per raccontare la storia di Lillo, pitbull abbandonato e assoldato dalla camorra come cane da combattimento in una delle loro raccapriccianti arene, Ciccio Merolla usa se stesso: a quattro zampe e con tanto di collare e catena.
La storia-rap di Lillo è questa: abbandonato sull’autostrada viene accolto da un cane nero e scuro che gli insegna a sopravvivere in strada. Finisce nel giogo della camorra. E uomo o cane che sia, viene prima spremuto, sfruttato e poi buttato via. Questo il concetto. Eppoi altra grande lezione di Ciccio Merolla: non abbandonate i cani, rischiate di alimentare le mafie e i loro traffici illeciti.
Il video si chiude con una scritta murales: fratammè (mio fratello) che riferisce sia il precedente lavoro di Merolla sia il messaggio di fratellanza verso gli animali.
Un terreno di circa 8000 metri quadri e di proprietà della Curia di Aversa, appartenente all’Opera di san Michele, nel comune di Casal di Principe è stato usato per almeno 30 anni come discarica dei veleni dalla camorra. Veleni provenienti anche da industrie del Nord.
La scoperta l’annuncia Il Mattino (2 sett. 2011 pag. 37 ed. Caserta). Dopo le rivelazioni nel 2008 del pentito Luigi Diana fedelissimo del clan Bidognetti, confermate agli inizi di agosto dall’altro pentito Roberto Vargas (killer dei Casalesi) la Dda di Napoli ha disposto il controllo del terreno. Sotto otto metri i fanghi industriali che probabilmente hanno intaccato la falda acquifera.
Scrive Marilù Musto su Il Mattino:
In una notte di agosto, pochi giorni fa, Roberto Vargas è stato accompagnato a Casal di Principe, tra via Circumvallazione esterna e Via Marotta, dove ha indicato il luogo esatto in cui negli anni Nocanta, quando lui aveva solo 19 anni, erano stati intombati bidoni di fanghi provenienti dai canali dei Regi Lagni ma anche dal Nord Italia.
Per ora le ruspe hanno tirato su i veleni sotto forma di fanghi anche se le ricerche proseguiranno alla ricerca dei fusti. Tra l’altro buona parte del terreno del suolo avvelenato è stato riciclato nella costruzione della Nola Villa Literno attraverso l’imprenditore Costantino Diana, detto o’repezzato, deceduto prima della sentenza del processo Spartacus I.
Sbloccati dal Governo i soldi destinati alle bonifiche ecco che in Campania arrivano 282 milioni di euro da destinare al piano anti-veleni. La metà circa arriva dal Ministero dell’Ambiente, mentre i restanti provengono dalla Regione e saranno impegnati quando saranno disponibili.
Ne scrive Daniela De Crescenzo su Il Mattino (pag. 44 del 14-08-2011):
Serviranno per eliminare le bombe ecologiche dell’area Nord di Napoli con le discariche Resit, Masseria del Pozzo e Novambiente e della zona a sud di Caserta con l’invaso di parco Saurino, (la DIA di Napoli ancora indaga e Giovanni Balestri perito geologo della Dda ha annunciato il disastro ambientale causato proprio dalla Resit). Ma anche per rifare le fogne a Chiaiano e la rete idraulica di lago Patria e per risanare Pianura.
Da Castel Volturno a Casal di Principe a Villa Literno la camorra ha stuprato il territorio (caro Sgarbi questa è vera violenza) interrando, per profitto, ogni sorta di veleno proveniente anche da aziende del Nord. Di fatto la zona è disseminata di bombe ecologiche. E aver cancellato il Sistri dalla manovra, ovviamente non aiuta. Anzi come ha avuto modo di mettere in guardia l’inascoltata Prestigiacomo, si fa un favore alle ecomafie.
Per bonificare lo sversatioio ex-Resit che ha contaminato 170 pozzi agricoli occorreranno 50milioni di euro. Scrive Inchiesta Napoli:
La vasta aerea nel comune di Giugliano che è stata il centro nel corso degli anni dello sversamento criminale e legalizzato di 341 mila tonnellate di rifiuti pericolosi, di 160 mila tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi e di 305 mila tonnellate di rifiuti solidi urbani. L’intervento di bonifica sarà effettuato dalla Sogesid s.p.a., una società interamente controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze in quello che va configurandosi come l’ennesimo caso di conflitto di interessi del nostro paese.
Foto | Inchiesta Napoli I pozzi avvelenati da Resit
Ecco tornare l’esercito per pulire dai rifiuti le strade di Napoli. A pochi giorni dalle elezioni amministrative e dopo circa due mesi di emergenza rifiuti, presidente del Consiglio in conferenza stampa annuncia l’arrivo di 73 mezzi e 170 uomini:
Per far ritornare Napoli ad essere una città civile.
Dell’emergenza rifiuti ne abbiamo scritto spessissimo su Ecoblog, sono napoletana e oggi ho le lacrime agli occhi per la violenza subita dalla mia città a opera dei suoi stessi figli, che invece di onorarla la depredano di ogni risorsa futura.
Un quadro di quali siano le reali cause, il potere e gli interessi economici che girano dietro una emergenza rifiuti lunga 20 anni, lo delinea bene l’ex senatore Tommaso Sodano nel suo libro denuncia La Peste. Lui combatte una battaglia titanica contro l’impero dei Casalesi e le mille collusioni con la politica.
Gnorsì: l’emergenza rifiuti a Napoli e in Campania è il frutto di una commistione di interessi che parte dagli imprenditori del Nord e arriva fino ai terreni e alle cave confiscati dalla camorra alla società civile per seppellirci ogni sorta di veleno. Nel mentre il braccio di ferro dei sacchetti per le strade di Napoli, usati come vero e proprio ricatto ambientale: più discariche per tutti i camorristi così da interrarci di tutto alla faccia di tutela dell’ambiente, delle falde acquifere e della salute dei cittadini.
Santa DIA aiutaci tu!
Ecco un capitolo tutto da scrivere, per la magistratura, di quello che potrebbe configurarsi come un vero e proprio accordo tra Stato e camorra a proposito della gestione dell’emergenza rifiuti in Campania.
Ne parla in un intervista concessa a Rainews24 Rosaria Capacchione, giornalista de Il Mattino e sotto scorta a causa della sua penna anti-camorra. In alto i primi 2 minuti del video mentre l’intervista completa la trovate qui.
Cosa racconta Rosaria Capacchione? Per comprenderlo conviene fare un salto indietro e partire dalle denunce fatte oramai tre anni fa da Walter Ganapini ex presidente Greenpeace e ex-assessore all’ambiente della Regione Campania e pubblicate anche da Wikileaks. In pratica, riferisce Capacchione sulla base di fonti sue personali e accreditate, che la camorra avrebbe proposto allo Stato una trattativa per tenere tranquille le popolazioni del casertano, zona dove si trovano le più grosse discariche della regione.
In quelle discariche che ci sta? E’ ancora tutto da capire. Ad esempio si parla, ma è ancora tutto da verificare, di smaltimento illegale di rifiuti tossici e radioattivi, operazioni queste gestite dalla camorra, con l’intermediazione dei servizi segreti. In cambio cosa avrebbe avuto la camorra? partecipare agli appalti, alla gestione delle discariche, con sue aziende nel mirino dell’antimafia ma miracolosamente in attività e forse con altri vantaggi che riguarderebbero una sorta di immunità sulle pene da scontare. Ricorda Capacchione l’improvvisa scarcerazione del boss Sandokan o i presunti accordi per il ristoro di Michele Zagaria capo dei capi del clan dei casalesi.

L’antimafia napoletana, all’alba di oggi, ha fatto scattare la maxioperazione contro i clan camorristici e mafiosi che si spartivano il grosso business del trasporto su gomma dei prodotti ortofrutticoli italiani. Numerosi i mercati all’ingrosso interessati dal sodalizio tra la criminalità organizzata siciliana e quella campana in tutto il sud Italia ma il centro nevralgico, a quanto pare, era il mercato di Fondi, in provincia di Latina.
L’affare smantellato dalle squadre mobile di mezza Italia verteva principalmente sul trasporto ma, a detta di Legambiente, il problema è molto più vasto e anche la produzione e la trasformazione dell’ortofrutta potrebbero rientrare negli interessi dei clan:
Sono 27 i clan censiti da Legambiente nel settore delle agromafie, che operano nell’acquisizione fondiaria, nella gestione delle coltivazioni, nella sofisticazione dei prodotti alimentari fino al sistema dei trasporti e della distribuzione con l’imposizione dei prezzi ai commercianti
Non si fermano, purtroppo, le violenze sugli animali. Un fenomeno raccapricciante, infatti, è venuto alla luce, nei giorni scorsi, durante un’irruzione effettuata dalla polizia a San Giovanni Teduccio, un quartiere alla periferia di Napoli, all’interno dei locali dismessi di un’industria conserviera. I resti di un gatto crivellato di colpi e di altri animali sono stati rinvenuti, a dimostrare l’usuale efferatezza compiuta probabilmente da esponenti della camorra al solo scopo di provare le armi in loro “dotazione”.
Secondo le ricostruzioni delle forze dell’ordine, il fatto costituirebbe una vera e propria prassi sul territorio. L’atipico “poligono di tiro”, tra un fitto arsenale, composto da pistole, proiettili, fucili a canne mozze e candelotti di dinamite - oltre ad alcune riserve di cocaina -, era perfettamente congegnato per gli “allenamenti”. Accanto a sagome antropomorfe, disegnate sui muri similmente a graffiti preistorici e lastre metalliche non potevano mancare, ovviamente, i “bersagli mobili”, ovvero i nostri poveri amici animali… Eppure, tra latrati, frastuono e abitudine, pare proprio che nella zona nessuno si sia mai accorto di nulla, nonostante il rinvenimento di cani con ferite d’arma da fuoco nei pressi…
Secondo Francesco Emilio Borelli, poi, il commissario regionale dei Verdi, il fenomeno sarebbe purtroppo in rapida ascesa minacciando sempre più spesso non solo gli animali ma persino le persone, in particolare gli immigrati - ovviamente irregolari - che, previo compenso in denaro, “prestano” parti del loro corpo per fungere da bersagli….
Foto | Flickr

Una maxi truffa organizzata dal clan Sarno di Napoli è stata scoperta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli. Questa volta, oggetto dei traffici illegali della camorra, erano i carburanti. Le fiamme gialle, infatti, hanno scoperto un giro da almeno 16 milioni di litri di gasolio adulterato (500.000 dei quali sono stati sequestrati), hanno arrestato 57 persone (44 ai domiciliari, i restanti in carcere) e ne hanno denunciato in totale 150.
L’operazione, chiamata Dirty Oil, ha messo in luce un clamoroso traffico internazionale di “olio farmaceutico” (in pratica vasellina o poco più) proveniente da Stati Uniti e Slovenia che poi veniva miscelato al normale gasolio. Il risultato era un carburante di pessima qualità, totalmente fuori da ogni standard internazionale, che faceva malissimo ai motori delle auto e, soprattutto, all’ambiente.
Ben poco, infatti, potevano i catalizzatori e i filtri antiparticolato delle auto che erano costrette a “digerire” questo carburante tanto economico quanto taroccato. Alla fine andava tutto in atmosfera contribuendo ad avvelenare, come se ce ne fosse stato bisogno, l’aria di Napoli che quanto a smog sta già messa bene.
Via | Tele Capri News
Foto | Flickr
Non solo sono schiave la cui carne è sfruttata fino all’ inverosimile, ma sono anche parte integrante de o’sistema (così si chiama la camorra per i camorristi) della criminalità organizzata di stampo mafioso: se vogliono “lavorare” devono tutelare il territorio in cui operano.
E tutelare non significa salvaguardare la zona dal punto di vista ambientale, ma dal punto di vista degli interessi economici de o’sistema.
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