E’ da almeno 48 ore che nella Sicilia orientale si stanno abbattendo piogge torrenziali e venti oltre i 140Km/h registrati anche nel reggino in Calabria. Da Messina a Siracusa si è avuto un parziale di piogge di 239mm. A Catania una frana si è riversata in pieno centro, in via Acquicella (in alto la foto di Meteoweb). Molte scuole dalla locride a Catania e nel catanese resteranno chiuse; il mare fa registrare forza 7 con onde alte cinque metri con forti burrasche a causa dei venti di E-NE. Al Rifugio Sapienza sull’Etna sono bloccate da ieri 25 persone a causa di due metri di neve fresca caduta in queste ore. Venti forti anche a Palermo, con raffiche da 90 Km/h e voli deviati da Punta Raisi a Trapani Birgi. Ma cosa ha scatenato questo fenomeno climatico così violento nel Canale di Sicilia?
Scrive Peppe Caridi su Meteoweb:
Continua a imperversare il maltempo tra Calabria e Sicilia, a causa del centro di bassa pressione che si trova nel Canale di Sicilia e al momento ha un minimo barico di 1001 millibàr, molto profondo. Come possiamo vedere dalle mappe, tra catanese e messinese sono in atto dei temporali che determinano accumuli straordinari.
Qui la gallery della mareggiata a Palermo.
Sicilia e Calabria flagellate dalla pioggia
Foto | Meteoweb
Il Canale di Sicilia è ancora una volta nel mirino della compagnia petrolifera australiana Audax, già nota alle cronache per il suo interesse a scandagliare i fondali del mare a sud dell’isola. Greenpeace, naturalmente, non ci sta e ha confezionato uno speciale report dal titolo “Le mani sul tesoro” che mostra con dovizia di particolari i risultati di un’esplorazione della zona nella quale sono richieste le autorizzazioni per la ricerca del greggio.
La straordinaria biodiversità e la fondamentale importanza di quel tratto di mare hanno convinto Greenpeace a ribadire la necessità dell’istituzione di una riserva marina che lo tuteli da qualsiasi tipo di sfruttamento. Le immagini sono eloquenti, le potete vedere voi stessi, grazie al lavoro della Rainbow Warrior che ha effettuato una ricognizione nei banchi di Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria, alcuni fra quelli interessati nell’area oggetto delle richieste d’autorizzazioni che Greenpeace chiede vengano bloccate dal ministro Prestigiacomo.
Qui il report in pdf.
Dal Ministero dell’Ambiente e da quello dello Sviluppo economico arriva un bel macigno per le compagnie petrolifere: i due Ministeri, infatti, hanno bocciato ben 15 istanze di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nei mari italiani.
La metà di queste richieste, per la precisione sette, interessavano il Canale di Sicilia: le coste di Agrigento, Ragusa, Siracusa e l’isola di Lampedusa. Le altre sono sparse per l’Italia tra cui d 496 Br-El, d 499 Br-El e d 500 Br-El in Abruzzo e le restanti d 59 Fr-Np, d 64 Fr-Np, d 91 Er-Pu, d 94 Er-Sa, d 95 Er-Sa in Puglia e altre regioni non ancora identificate.
L’elenco delle concessioni rifiutate si trova nell’ultimo “Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse”, ma la notizia è trapelata dopo che il sindaco di Vittoria (città che vanta un lungo tratto del litorale ragusano) Peppe Nicosia con una nota, ha espresso la propria soddisfazione per la comunicazione inviatagli dalla Direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Nei giorni scorsi la Transunion Petroleum ha comunicato ai comuni delle province di Ragusa e Siracusa che a fine aprile torneranno in azione le trivelle: la società petrolifera sta posizionando la propria flotta nel permesso di ricerca 359 C.R. - T.U. che si estende, in linea d’aria, su tutta la provincia ragusana e sfiora quella limitrofa.
Siamo a circa trenta Km dalla costa e quindi il famoso decreto bluff del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo non basta a bloccare le trivellazioni. Come già ammesso da un’altra compagnia molto esperta di Canale di Sicilia e petrolio off shore, la Northern Petroleum, il decreto non serve proprio a niente.
In rivolta i sindaci dei comuni, specialmente quelli ragusani, che guardano allo specchio di mare interessato dalle trivellazioni. Sono proprio quei comuni che non furono invitati dalla Regione Sicilia per parlare di trivellazioni petrolifere in mare, qualche mese fa. Chi sa se adesso Raffaele Lombardo scoprirà che c’è petrolio in fondo al mare davanti la regione che governa…
Via | Corriere di Ragusa
Foto | Unmig
Che il decreto che vieta le trivellazioni off shore entro le 12 miglia nautiche dalle aree marine protette (e cinque miglia dalle coste non protette) del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non sarebbe servito quasi a nulla, lo avevamo già previsto. Oggi arriva la conferma.
Northern Petroleum, che da mesi scandaglia il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale, ha rilasciato un comunicato nel quale afferma chiaramente che le norme volute dalla Prestigiacomo non cambiano di una virgola le attività dell’azienda. Il grosso delle quali, ovviamente, è oltre quelle cinque-dodici miglia vietate:
As previously reported, the legislation banning most of the drilling within up to 12 nautical miles off the coast, and not deepwater drilling as has been incorrectly reported elsewhere, has had only a small effect on the Company’s assets. Most of Northern’s permits and applications are in deeper water and further offshore
Continua a leggere: Shell e Northern Petroleum continueranno le trivellazioni nel Canale di Sicilia
Il Ministero per lo Sviluppo Economico dice il primo no alle trivellazioni off shore di petrolio e gas. Si tratta di una istanza presentata dalla società Petroceltic, che avrebbe voluto trivellare il fondo del Canale di Sicilia.
Tra le motivazioni del rigetto, il Ministero ha preso in considerazione una nota diffusa dalla Regione Sicilia alcuni mesi fa, in seguito ad alcuni incontri con un ristretto numero di sindaci della costa sud dell’isola, nella quale si esprimeva la netta contrarietà al rilascio di nuove autorizzazioni per le piattaforme petrolifere.
Ha preso la palla al balzo e festeggia il neo assessore regionale siciliano al Territorio e ambiente Gianmaria Sparma che parla di un successo della Regione:
Il rigetto dell’istanza da parte del ministero ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione Siciliana, è la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano
E’ utile ricordare che dalle trivellazioni off shore la Regione Sicilia non prende neanche un centesimo di royalties mentre qualcosa guadagna da quelle su terra ferma, che non disdegna. Qualche tempo fa il governatore Raffaele Lombardo arrivò a dire che era contrario alle trivellazioni in mare perché sono “pagate due lire”.
Petroceltic, per chi non lo ricorda, è la stessa azienda che ha proposto anche di trivellare il fondale di fronte le isole Tremiti in Puglia.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr

Incurante del momento di scarsissima stampa di cui, si fa per dire, “godono” le piattaforme petrolifere off shore in seguito al disastro ambientale causato dalla Deepwater Horizon, Shell torna alla carica sulla già contestatissima questione delle esplorazioni nel Canale di Sicilia.
In una recentissima intervista al Corriere della Sera Economia Marco Brun, presidente e amministratore delegato di Shell Italia, torna a parlare delle ricerche sismiche tridimensionali che da qualche mese sta effettuando la Atlantic Explorer al largo delle isole Egadi. E ne parla assai bene:
I risultati della sismica tridimensionale rilevati in mare ci diranno se varrà la pena costruire il primo pozzo esplorativo per scandagliare i fondali che, secondo le nostre rilevazioni, potrebbero custodire un autentico tesoro