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Tutti gli articoli con tag cancro

Wi-fi e cellulari cancerogeni: una preoccupazione di troppo?

pubblicato da Marina

Report sui presunti danni delle radiazioni a radiofrequenze elettromagnetiche emesse da WiFi e cellulari ne parlava qualche tempo fa. In alto il video. Oggi l’Oms con Iarc, International Agency for Research on Cancer ha annunciato uno studio di prossima pubblicazione sui rischi connessi tra l’uso di cellulari e devices wireless classificati come fonti cancerogene 2B e l’insorgenza del glioma e neurinoma acustico, due forme di cancro.

Le onde elettromagnetiche sono finite in classe 2B che definisce gli agenti che possono essere carcinogeni per gli esseri umani e include moltissime sostanze. Intanto in Italia già da qualche giorno è partita la petizione No WiFi e Totem per evitare che sia adottato nelle scuole il sistema wireless.

Lo studio, dicevo, sembra confermare queste preoccupazioni. Anche se avverte l’Oms che sono necessari approfondimenti in merito e invita comunque alla cautela nell’uso di questi dispositivi elettronici.

Via | Iarc

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Addio a Luisa Minazzi, simbolo della lotta all'amianto

pubblicato da Peppe Croce

Addio a Luisa Minazzi, simbolo della lotta all'amianto

Questa mattina, a Casale Monferrato in provincia di Alessandria, è morta Luisa Minazzi donna simbolo della lotta all’amianto. Stroncata dal mesotelioma pleurico, cancro causato dall’esposizione all’amianto, Luisa Minazzi aveva appena 58 anni ed era ammalata dal 2007. Non è l’unica vittima dell’amianto nella sua famiglia: il padre, operaio alla Eternit, si ammalò di asbestosi, altra malattia legata alla fibra killer.

Minazzi fu tra le fondatrici di Legambiente a Casale Monferrato. Impegnata anche in politica, da assessore comunale all’Ambiente, lottò per ottenere l’ordinanza con la quale fu bandito l’Eternit in tutto il territorio di Casale.

Legambiente, in un comunicato stampa del suo presidente Vittorio Cogliati Dezza, ricorda e ringrazia questa donna coraggiosa:

Queste morti silenziose non rubano le prime pagine dei giornali eppure Luisa era riuscita a far sentire forte la sua voce, raccontando la malattia che l’aveva colpita e quella delle altre 3000 vittime da eternit di Casale Monferrato. Un paese di 35000 abitanti in cui ci sono 50 nuovi casi l’anno di malati da amianto. Così ora mentre le cronache nazionali, le grandi televisioni, e dunque il Paese, sembrano davvero scoprire - adesso, finalmente - cos’è il dramma dell’amianto, il messaggio di Luisa Minazzi rimane indelebile nella storia per aver sensibilizzato l’opinione pubblica su una tragedia immane, ma anche come traccia di speranza per vincere una battaglia che solo qualche anno fa sembrava impossibile. E’ per questo che, seguendo il grande insegnamento di Luisa, proseguiremo quella stessa lotta, nel ricordo della sua tenacia e dell’impegno, che da sempre ha messo al servizio delle battaglie civili

Via | Legambiente
Foto | Flickr

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Crude, qual è il vero prezzo del petrolio

pubblicato da missunderstanding

Crude è la storia di una comunità di 30.000 indigeni della giungla amazzonica dell’Ecuador che accusa la Chevron, un’azienda della Texaco di crimini contro la propria terra, la propria libertà e la propria vita. La pellicola racconta attentamente il caso che è stato definito la Chernobyl dell’Amazzonia, con beneplacito di governi e amministrazioni.

La Chevron ha contaminato per trent’anni la terra, l’aria, l’acqua e i campi dell’Ecuador, in un’area che è oggi chiamata la Zona Morta. Come morti per cancro, leucemia, gravi malformazioni sono quasi tutti i parenti degli indigeni rimasti a raccontare.

Il film è stato girato in 3 anni, anni che hanno richiesto il sacrificio del regista Joe Berlinger e del suo staff, impegnati a lavorare in un territorio contaminato da fumi tossici e a rischio sicurezza perchè al confine con la Colombia. Ma quella degli indigeni e della Chevron è una storia che andava raccontata, e ora spetta a voi condividere e far conoscere qual è il vero prezzo del petrolio, purtroppo contato in vite umane.

Pm10, il killer silenzioso che uccide 8000 italiani all'anno

pubblicato da missunderstanding

inquinamento milano pm10

Dando il benvenuto a Terra, il nuovo quotidiano ecologista che dedica un approfondimento alla pericolosità delle polveri sottili nelle metropoli, rispolvero la questione del Pm10, il killer silenzioso che uccide circa 8000 italiani all’anno, senza che nessuno se ne preoccupi. Diversi studi epidemiologici hanno accertato la correlazione tra le polveri di Pm10 e un incremento dei decessi dovuti a malattie cardio-repiratorie, quali infarti, ictus, casi di cancro al polmone.

Secondo i dati di uno studio dell’Apat e dell’Oms del 2006, che ha analizzato gli effetti a lungo termine dell’esposizione dell’essere umano alla polveri di Pm10, nelle città italiane il Pm10 è la causa della morte di circa 8 mila persone all’anno, stroncate da patologie croniche dell’apparato respiratorio o da improvvisi problemi del sistema cardio-circolatorio: tra i più colpiti, bambini ed anziani. L’inquinamento da polveri sottili uccide, eccome se uccide. Le polveri Pm10 sono molto sottili e rimangono nell’aria per diversi giorni: sono composte da alcune sostanze tossiche e cancerogene che non vengono filtrate dalle narici, finendo nei bronchi e arrivando negli alveoli.

D’altra parte, le stesse ricerche indicano anche il trend positivo, ovvero l’allungamento dell’aspettativa di vita direttamente proporzionale alla riduzione della concentrazione di Pm10: ad ogni riduzione di 10 microgrammi per metro cubo di Pm10, corrisponde un aumento dell’aspettativa di vita di circa sei mesi. Lo stesso dato, visto al contrario dovrebbe far scattare l’allarmismo generale e destare l’attenzione del mondo politico, affinché ci si attenga ai limiti di legge europei e si limitino le emissioni di Pm10, l’assassino a cui nessuno fa caso.

Foto | Flickr

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Operato per tumore, ha un abete nel polmone

pubblicato da missunderstanding

rametto d'abete nel polmoneL’oncologo Vladimir Kamashev, che ha operato Artyom Sidorkin per sospetto tumore al polmone, deve aver pensato qualcosa tipo “Pensavo fosse un tumore, invece era un abete” ed essere rimasto senza parole quando ha trovato un rametto d’abete di 5 cm con gli aghi conficcati nel tessuto polmonare del paziente al posto del cancro.

Escludendo l’ipotesi che il ragazzo abbia potuto ingerire il rametto intero, mentre all’ospedale di Udmurtian studiano il pezzo di polmone che ha fatto germogliare l’abete, si vaglia l’ipotesi che il Artyom abbia potuto inalare il seme, germogliato poi tra gli organi interni del corpo umano.

Così come è successo al ragazzo, che non ha mai acusato la presenza di un corpo estraneo, chissà quante altre particelle l’essere umano inala ogni giorno senza percepirne né la presenza, né eventuali danni o disturbi causati da particelle estranee e/o inquinanti. Ad ogni modo, la domanda sorge spontanea: come ci è finito un rametto di abete all’interno di un polmone umano? Via con le ipotesi!

Foto | Flickr

Acqua potabile sotto esame in Gran Bretagna

pubblicato da simona

tap waterIl prossimo anno partirà in Gran Bretagna un progetto che analizzerà la fornitura di acqua potabile allo scopo di verificare la quantità di farmaci da prescrizione contenuta nelle acque fluviali, il cui livello di contaminazione è in continua crescita.

Gli esperti si incontreranno nelle prossime settimane al fine di decidere quali medicinali dovranno cercare e dove dovranno essere effettuati i test (presumibilmente saranno selezionate alcune zone ad alta densità abitativa del fiume Tamigi). A destare particolare preoccupazione sono alcuni medicinali utilizzati per la cura del cancro: tali sostanze sono ritenute potenzialmente pericolose perché altamente tossiche per la divisione delle cellule, si dissolvono facilmente in acqua e sono inoltre difficili da distruggere con le convenzionali tecniche di trattamento delle acque.

Il test è stato ordinato dal Department for Environment, Food and Rural Affairs (Defra) e dal Drinking Water Inspectorate, responsabile del controllo delle risorse idriche in Gran Bretagna. I test saranno effettuati da un consorzio di laboratori guidati dal Defra del Central Science Laboratory di York. In base alle norme europee, l’acqua potabile britannica viene analizzata per circa 50 diversi contaminanti, ma nessuno di questi include i principi attivi dei farmaci da prescrizione, come ad esempio i potenti farmaci citotossici utilizzati per trattare il numero crescente di pazienti affetti da tumore.

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Sostanze nocive usate da industrie chimiche

pubblicato da simona

chemical industriesNonostante i grandi passi fatti nella creazione di nuovi prodotti e sostanze chimiche, sono ancora molte le industrie che continuano ad utilizzare centinaia di sostanze nocive (ad esempio l’usatissimo cloro).

Purtroppo esistono ancora numerosi ostacoli, quali ad esempio la mancanza di formazione e investimenti insufficienti, nel percorso che porterà all’utilizzo di prodotti chimici “ecologici” e alla progettazione di sostituiti per la maggior parte dei composti in utilizzo oggigiorno.

Dei circa 83.000 prodotti chimici in commercio, solo un centinaio di questi possono essere considerati “ecologici”. I restanti si accumulano nel corpo umano ed in natura, creando gravi danni ambientali e malattie come il cancro. Per alcuni prodotti non si conoscono neppure i rischi o sono comunque incerti.

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Il Rodano avvelena la Francia

pubblicato da simona

rhoneLe acque del Reno Rodano che scorrono attraverso Lione, Avignone e la riserva naturale della Camargue, stanno creando un disastro ambientale di proporzioni tali da essere definito la “Chernobyl francese”.

La pressione da parte di alcuni gruppi ambientalisti, convinti che l’inquinamento delle acque del Reno passi attraverso la catena alimentare, ha spinto il governo ad effettuare delle analisi sugli esseri umani affidando all’Asef (gruppo indipendente di dottori preoccupati per gli effetti dell’inquinamento sulla salute dell’uomo) il compito di esaminare gli abitanti delle zone circostanti al Reno.

I risultati sono stati allarmanti: coloro che vi hanno costantemente nuotato o che hanno mangiato pesce proveniente dalle acque del fiume, registrano livelli di PCB nel sangue venti volte superiori rispetto a coloro che non hanno avuto alcun tipo di contatto. Alti livelli di PCB nel sangue possono causare nei mammiferi infertilità, deformazione del feto ed anche cancro del colon e del seno.

Via | BBCNews.co.uk
Foto | Flickr

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Studio francese: gli inceneritori aumentano il rischio di tumori

pubblicato da simona

IncineratorVivere nei pressi di un inceneritore di rifiuti aumenta il rischio di tumore? Secondo uno studio condotto dal dipartimento per la Salute e per l’Ambiente francese, la percentuale di rischio aumenterebbe sensibilmente, con addirittura punte di rischio del 9,1%.

La ricerca ha preso in considerazione i casi di cancro che si sono manifestati tra il 1991 e il 1999, spiegando però che il legame “causa-effetto” tra presenza dell’inceneritore e casi di cancro non è dimostrato. Dovrebbero essere infatti considerate anche le altre variabili (stile di vita, tabagismo, tipo e natura dell’alimentazione, consumo d’alcol, esposizione professionale a sostanze tossiche, precedente presenza di inquinamento urbano, industriale o rurale) che possono aver prodotto i singoli casi di tumore.

Restano però, nelle aree con inceneritore, alcune forme sospette di cancro quali quello al fegato con un rischio del 6,8%, linfomi maligni chiamati “non-Hodgkin” dell’1,9%, sarcomi dei tessuti molli con più del 9,1%, tumori al seno e utero con un rischio del 2,8% e alla mammella con il 4.8%.

Dati che sicuramente fanno riflettere… Forse bisogna agire in qualche modo? A voi la risposta.

Via | E-Gazette.it
Foto | Flickr

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Pesticidi causano cancro e danni genetici in India

pubblicato da lumachina

In India i pesticidi modificano il DNA della gente che li usa. Foto dirk.hartungLa BBC riporta che una ricerca condotta dall’università di Patiala, nello stato del Punjab, ha trovato una correlazione tra uso di pesticidi e modificazioni genetiche nella popolazione, modificazioni capaci di manifestarsi in forma di tumori. Il professor Satbir Kaur ha notato che le popolazioni rurali del Punjab hanno danni al DNA maggiori di altre e che questi danni superano quelli associati ad alcool, fumo o età anagrafica.

L’associazione dei coltivatori nega ogni addebito, sostenendo che le cause del cancro vadano ricercate altrove. Salil Singhal della Crop Care Federation of India sostiene che oggi non si usino, in India, pesticidi in grado di causare il cancro e che, comunque, gli agricoltori usino queste sostanze solo poche volte per stagione. Stime del governo indiano dicono che circa la metà degli agricoltori abusano di alcool o droghe per lavorare.

Una ricerca simile era stata pubblicata sul Journal of Clinical and Diagnostic Research, dove uno studio su circa 600 persone del villaggio di in Jajjal aveva evidenziato segni di invecchiamento precoce, malformazioni e morte per cancro superiori alla media nazionale. La spiegazione data era quella di modifiche al patrimonio genetico della popolazione causate da un fattore esterno.

Abbiamo già raccontato come la pressione dei debiti spinga molti agricoltori indiani al suicidio e l’Organizzazione Mondiale per la Sanità fa sapere che nelle aree rurali, ironia della sorte, il modo più frequente per suicidarsi e’ proprio ingerire pesticidi. Il grosso problema e’ che gli agricoltori usano sempre più prodotti per mantenere alta la produzione e sembra che le nuove varietà di cultivar geneticamente modificate per resistere ai pesticidi invoglino all’abuso di queste sostanze.

Via | BBC
Foto | dirk.hartung

» Telling the story of suicide in Punjab on AIM Magazine
» Premature Greying of Hairs, Premature Ageing and Predisposition to Cancer in Jajjal, Punjab: A Preliminary Observation on Journal of Clinical and Diagnostic Research

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