Da alcuni anni, ormai, ogni estate si rinnova l’allarme meduse. Il loro numero cresce all’interno del bacino Mediterraneo e a segnalarlo non solo i biologici ma anche un numero sempre crescente di bagnanti “sorpresi” dalla loro presenza e, a volte, dai loro urticanti tentacoli. Infatti, il Mare Nostrum sta acquistando sempre più i caratteri di crocevia biologico per le spettacolari Jellyfish provenienti dall’Atlantico o dall’oceano Indiano attraverso il canale di Suez e la colpa non è solo delle alte temperature che stanno accellerando il processo di tropicalizzazione delle nostre acque, ma specialemnte della pesca eccessiva che le depaupera dei predatori. Il fenomeno, attuamente, sta assumendo caratteri preoccupanti specie nell’Alto Tirreno, fra la Toscana e la Liguria, dove sciami di questi animali marini stanno creando seri problemi alla pesca e al turismo. Ad esempio, nel mar Ligure, sono frequenti le segnalazioni di branchi di Pelagia, la medusa piu’ urticante del Mediterraneo, mentre anche la splendida e terribile caravella portoghese, la Physalia (erroneamente definita medusa, in realtà sifonoforo galleggiante), comincia a fare mostra di sè e dei propri velenosi tentacoli, lunghi anche 20 metri. In Toscana, invece, è l’Argentario ad essere oggetto della Mnemiopsis leidy, uno ctenoforo, innocuo per l’uomo ma terribile per la fauna ittica golosissima di uova e di larve di pesci che si sta facendo odiare da moltissimi pescatori…. Un problema non da poco, insomma, che richiede uno sforzo conoscitivo particolare…
Per questo motivo, Ferdinando Boero, docente di Biologia Marina all’Università del Salento , ha dato il via a “Occhio alla Medusa“, un progetto in collaborazione con Ciesm, Conisma e l’associazione Marevivo, finalizzato a conoscere le meduse e a studiarne presenza, spostamenti e abitudini.
Vogliamo elaborare una cartina delle meduse da inserire su Google Earth, con l’aggiornamento una volta alla settimana sulla situazione delle meduse sulla base delle segnalazioni, per far vedere da dove sono arrivate. Stiamo cercando di mettere a punto il sistema per partire il prossimo anno con la mappatura di tutto il bacino del mediterraneo, il Ciesm tradurrà le informazioni in varie lingue e pubblicherà tutte le informazioni sul sito
Chiunque avvisti una medusa, dunque, è invitato a fotografarla e a segnalarla al Ciesm…
Foto | Flickr
Un banc de méduse au large du cap Corse
Qualche giorno fa dalla Corsica è stato lanciato l’allarme per uno strano colore del mare: una macchia argentea, spessa ed estesa, galleggiava al largo di Cap Corse. Si era pensato ad una macchia di petrolio, ma il rimorchiatore L’Abeille- Flandres della capitaneria di porto di Santa Manza, ha appurato che si tratta di un immenso banco di meduse lungo 12 km e profondo in alcuni punti 100 metri.
Attualmente il banco che è costituito da due specie diverse, ha detto il Capitano Cedric de la Brosse del Centro operativo regionale di monitoraggio e di salvataggio di Ajaccio:
Ci sono la barchetta di san pietro (Velella velella), considerata poco urticante e pericolosa e la caravella portoghese (Physalia physalis), molto pericolosa.
Una parte delle meduse, proveniente dall’Atlantico si è spiaggiata lungo il litorale di Brest. Le meduse sono arrivate un po’ prima del previsto forse a causa dei forti venti da sud-ovest che hanno colpito la Francia nei giorni scorsi.
Secondo l’ENPA- Savona l’invasione è dovuta al vuoto che c’è nel mare, non ci sarebbero abbastanza predatori come tartarughe marine, tonni e pescispada:
La ricetta per una soluzione è ovvia: attivare i depuratori e, soprattutto, ridurre lo ’sforzo di pesca’, diminuendo le quote e la stagione di pesca, riconvertendo i navigli (ad esempio le spadare che cacciano i pescispada) o favorendone con adeguati contributi la ‘rottamazione’, creando vaste zone di protezione lungo la fascia costiera dove la fauna marina si riproduce e cresce”.
Via | Plongeur, Ouest-France, IVG