Sicilia, terra di raffinerie e di automobilisti inferociti. Il caro benzina non risparmia neanche la regione che ospita i poli petrolchimici di Gela, Augusta-Priolo-Melilli e Milazzo dai quali, litro più o litro meno, esce un buon terzo dei carburanti che girano in Italia. Un tempo si arrivava a superare il 40% ma, ultimamente, con la crisi e con le delocalizzazioni anche questo settore sta abbandonando la Sicilia.
Restano, però, le imponenti raffinerie e il loro impatto ambientale non solo sull’aria ma anche sulle falde acquifere e sui terreni, pesantemente colpiti dall’inquinamento da idrocarburi. Resta anche il fatto che, posti di lavoro a parte, alla Sicilia su benzina e diesel non è mai stato concesso un solo centesimo di sconto e, in questi giorni, si registra persino un aumento rispetto alla media nazionale e ad altre regioni italiane.
Ha fatto due conti il Quotidiano di Sicilia, che riporta qualche prezzo. Ad esempio quello della benzina verde:
La Francia non imporrà una tassa sulle emissioni di CO2. A mettere una pietra tombale sulla carbon tax francese ci ha pensato il primo ministro Francois Fillon in persona intervenendo in un incontro con i deputati del Ump, partito conservatore che appoggia il presidente Sarkozy e che, alle ultime elezioni regionali, ha subito una vera batosta dagli elettori.
Fillon ha affermato che la tassa sulle emissioni non sarà introdotta in Francia entro il primo luglio, come precedentemente affermato dal governo, poichè a livello europeo non c’è ancora un accordo che imponga anche agli altri paesi membri di fare altrettanto. Da sola, quindi, la Francia non si tassa e protegge la propria economia. Lo slancio ecologista dell’estate scorsa sembrerebbe, quindi, del tutto esaurito.
La proposta di una via francese alla carbon tax, però, era interessante: si trattava di una tassa orizzontale che avrebbero dovuto pagare tutti (tranne le aziende già sottoposte alla normativa Ets), modulata in base ai combustibili utilizzati per produrre i beni, l’energia o i servizi come i trasporti e, soprattutto, a fine anno sarebbe stata rimborsata in parti uguali per tutti. In questo modo, chi durante l’anno fiscale aveva scelto beni e servizi a basse emissioni di CO2 ci avrebbe guadagnato.
Via | Le Monde
Da Darwin ad Adelaide con la forza del sole. Ha preso il via in Australia il Global Green Challenge, manifestazione dedicata alle auto a propulsione solare ed ibrida. Gli equipaggi, provenienti da tutto il mondo, percorreranno 3.000 km in 6 giorni. I veicoli viaggeranno ad una velocità media di 100 km/h, attraversando deserti e foreste della meravigliosa terra dei canguri.
Due le categorie previste per questo rally verde: l’Eco Challenge, destinato ai produttori di veicoli a basse emissioni di CO2; il Solar Challenge, riservato ad università, istituti tecnici e imprese, che vede l’adesione di 15 nazioni tra cui: Giappone, Svizzera, Germania, Gran Bretagna, Olanda, Belgio e, ovviamente, Australia. In entrambe le categorie, le autovetture sono soggette al regolamento della Federazione Internazionale Automobile. La competizione vuole rendere omaggio all’impresa dell’autraliano Hans Tholstrup che, nel 1982, realizzò a proprie spese un auto ad energia solare, percorrendo il continente da est verso ovest.
Tra i 17 equipaggi che partecipano alla categoria Eco troviamo: Ford, Kia, Hyundai e Bmw Mini. Da tempo, queste importanti case automobilistiche investono in ricerca e sviluppo, realizzando auto a basso impatto ambientale. Il Solar Challenge é l’occasione giusta per testare su strada il lavoro sperimentale e, al tempo stasso, lanciare un forte segnale a tutto il settore automobilistico e all’opinione pubblica. La gara avrà luogo dalle 8 alle 17 e i piloti dovranno accamparsi lungo il percorso una volta raggiunto l’orario di gara stabilito. Attraverso il sito ufficiale della competizione è possibile seguire la diretta della manifestazione. Il 31 dicembre verranno premiati i vincitori delle due categorie.
Via | Global challenge

Treehugger ci regala una panoramica disastrosa, sulle catastrofi ambientali causate dall’uomo in tutto il mondo. Ecco la triste classifica sui disastri ambientali peggiori che il mondo abbia vissuto:
Continua a leggere: Gli 8 disastri ambientali più gravi al mondo causati dall'uomo

L’idea di ricavare carburante da vecchi reggiseni non è un frutto della fantasia di un gruppo di ex-hippies nostalgiche, ma la proposta seria della giapponese Wacoal che produce lingerie per donna.
L’azienda, basandosi su una ricerca secondo la quale le donne sono restie a buttare e a riciclare i vecchi reggiseni, ha avviato una campagna ecologica che prevede la distribuzione di borse da restituire piene di vecchi reggiseni.
Ad oggi l’azienda ha ricevuto 350 borse per un totale di 35.900 vecchi reggiseni: le tonnellate di rifiuti raccolte durante la campagna vengono riciclate e riconvertite in carburante.La nuova campagna ecologica sembra avere successo e l’iniziativa mira a sensibilizzare le donne a contribuire alla crisi del carburante con risorse alternative.
Foto | Flickr

Non tutte le destre europee hanno la stessa politica sull’ambiente di quella italiana, a quanto pare. Ne è prova il fatto che, mentre la maggioranza di Governo italiana nega l’esistenza dei cambiamenti climatici e attacca Kyoto, quella francese guidata da Nicolas Sarkozy si prepara, forse spaventata dal trionfo dei Verdi alle ultime elezioni europee, a varare una Ecotassa.
La nuova imposta, che dovrebbe entrare in vigore nel 2011, graverà su chi genera emissioni di CO2 e tenterà di spingere ad un minor uso di fonti di energia fossili. La tassa, che il Governo francese chiama “contributo clima-energia”, vuole imporre un costo per l’uso di carburanti inquinanti, che sarà compensato da sgravi fiscali per mantenere il potere d’acquisto dei cittadini e la competitività delle imprese.
Il ministro dell’Ambiente, Jean-Louis Borloo, ha annunciato che la proposta dovrebbe essere parte delle cinque che costituiranno il “Patto ecologico” che il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, aveva promesso fin dal 2007, e che sarà lo stesso Sarkozy ad avere l’ultima parola in proposito. Gli ecologisti ritengono che fissare un prezzo per tonnellata di CO2 emessa in atmosfera sia una misura imprescindibile, per ridurre il consumo di energie fossili. Chissà se l’azione del governo d’oltralpe spingerà nella stessa direzione anche quello italiano, di colore politico simile ma di azioni, fino a questo momento, molto diverse.
Via | Europa Press
Foto | Flickr

Un gruppo di studenti del Mit, coordinati da Shakeel Avadhani, ha avuto l’idea di recuperare l’energia che normalmente viene dissipata dagli ammortizzatori dei veicoli quando si incontrano irregolarità nel terreno su cui si marcia. Il gruppo ha quindi messo a punto un prototipo di automobile nella quale gli ammortizzatori pompano un fluido in una turbina che produce energia, invece di dissiparla.
L’energia prodotta è abbastanza per ricaricare le batterie di un’auto elettrica o per sostituire l’alternatore nei veicoli a motore a scoppio: gli esperimenti condotti mostrano che un camion in marcia su strada normale riesce a produrre in media 1 kW per ammortizzatore. Gli studenti del MIT che hanno partecipato allo studio hanno fondato la Levant Power Corporation, per diffondere la loro semplice, ma utile idea di “energia dalle buche stradali”, sperando che il loro sistema possa essere adottato sui diversi veicoli per risparmiare nei consumi di carburanti, così come illustrato nell’immagine.
Nuova interessante scoperta in tema di biocarburanti di cui hanno parlato, pochi giorni fa, anche i colleghi di Autoblog. Il ricercatore Gary Strobel, della State University di Montana (USA), ha infatti scoperto un fungo, ribattezzato “micodiesel”, capace di produrre alcuni idrocarburi volatili che si ritrovano nel gasolio. Dalle sperimentazioni la scoperta si è dimostrata essere davvero interessante.
Il fungo in questione (gliocladium roseum), dalle analisi di laboratorio sarebbe capace, con bassi livelli di ossigeno, di produrre molti dei composti che costituiscono il gasolio (idrocarburi volatili). La particolarità non è comunque tanto la scoperta dell’organismo in se, quanto soprattutto la presenza di enzimi responsabili della produzione di questi gas. Questi rappresentano quindi la vera causa della conversione dei substrati come la cellulosa in micodiésel.
Continua a leggere: Un fungo produce un gas con caratteristiche simili al diesel
Da quanto esortò una folla a raccogliersi in preghiera per un oleodotto in Alaska, indicandolo come “volontà di Dio”, Sarah Palin ha collezionato tutta una serie di scivoloni mediatici. L’ultima esternazione a mio parere fuori luogo l’ha fatta ieri a Toledo, in Ohio, durante un discorso sulle politiche energetiche, che ha fatto rivolgendosi alla Xunlight Corporation, costruttrice di pannelli solari.
Nel discorso la Palin ha invocato, com’è d’uopo, una rottura con la politica dell’attuale amministrazione Bush, ma non l’ha fatto certo per prospettare un futuro di energia pulita e rinnovabile, e nemmeno di indipendenza energetica.
Davanti ad una compagnia costruttrice di pannelli solari, la Palin non ha trovano niente di meglio che sottolineare la necessità di espandere la produzione interna di petrolio e di gas naturale, quando è lampante che in questa direzione non si migliora l’indipendenza energetica degli Stati Uniti; la domanda americana infatti è così elevata che dovranno sempre e comunque importare la stragrande maggioranza del petrolio per il carburante dei loro voraci SUV.

Le imponenti misure di sicurezza che stanno contraddistinguendo questo vertice nella piccola cittadina di Toyako sull’isola di Hokkaido non hanno impedito a oltre 2000 rappresentanti di ONG mondiali di essere presenti con il loro dissenso. Già una manifestazione si è tenuta ieri (le foto sono nella gallery) mentre per oggi e domani sebbene in calendario saranno probabilmente sopresse per “motivi di sicurezza”. Intanto nel Resort sul lago di Toya che ospita i leader di Giappone, Regno Unito, Germania, Canada, Francia, Italia, Russia e Usa sono stati schierati 21mila poliziotti.
I Noglobal e le ONG sono stati ospitati dalla municipalità di Tokyo per le loro manifestazioni in un area appositamente dedicata a circa 30km dalla sede del summit e le ragioni del dissenso sulle politiche mondiali variano dalla scarsa attenzione all’agricoltura, al mancato impegno di 1 miliardo di euro da versare all’Africa da parte dell’Europa prima annunciato ieri da Barroso e poi ritirato, fino alla politiche nulle verso le pandemie.
Le Manifestazioni No-Global di Hokkaido

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