Un entusiasta comunicato stampa mi ha messo in alert: in sostanza mi informavano che il Premio Nobel per l’economia Jeremy Rifkin aveva assegnato del premi (noi ne abbiamo scritto qui). Ma non mi tornava che Rifkin fosse un premio Nobel. Mi sono letta la lista di tutti i premi Nobel assegnati dal 1901 a oggi, e la lista dei Nobel all’economia: ma niente di Jeremy Rifkin Nobel non c’è traccia.
Allora ho controllato Wikipedia (anche nella versione inglese), ma niente, neanche qui c’è menzione. In compenso Terra scrive del “Nobel Usa”, mentre il Comune di Lecco presentando un evento lo scorso 1° ottobre a cui era presente il Nobel Carlo Rubbia non inserisce nella sintesi della bio di Rifkin proprio il presunto premio Nobel.
Dunque mi sembra di capire che Jeremy Rifkin non sia un premio Nobel neanche in economia. Ma perché i media nostrani più tutto il web sentono la necessità di assegnargli un Nobel?

Prendiamola per quella che è: una curiosità. Però la diffonde un sito piuttosto serio come Turbo.fr che annuncia che presto potrebbe essere disponibile una vettura alimentata a torio. Lavora al progetto un gruppo di ricercatori di un azienda americana (e te pareva!). In sostanza alla Laser Power System studiano un motore alimentato da un laser al torio. Di questo elemento ne è un gran sostenitore il premio Nobel Carlo Rubbia che in più occasioni ha insistito sul suo uso per impianti nucleari.
I consumi di un auto alimentata a torio sarebbero strabilianti: con 8 grammi di torio si potrebbero percorrere 482.800 Km e la manutenzione avverrebbe ogni 100 anni. C’è un precedente notevole in merito: la Cadillac nel 2009 presentò la sua concept car WTF (dopo il salto il video con una sequenza di immagini).
Vero o falso che sia ci piace sognare un futuro fatto di trasporti sostenibili. In ogni caso la realtà è ben diversa e chi vuole può già da subito non inquinare usando per i propri spostamenti brevi la bicicletta o andando a piedi.

Dopo l’indicazione plebiscitaria ai referendum del 12 e 13 giugno dove gli italiani oltre quorum hanno chiaramente chiesto che non ci sia nucleare nel Paese, la politica inizia a dover confezionare le prime risposte. I primi annunci sul nuovo Piano energetico nazionale arrivano a denti stretti e la dove meno te l’aspetti.
Ieri il ministro allo Sviluppo Paolo Romani presenziava una conferenza di Confartigianato e ecco che durante il question time svela che:
Già il gas oggi rappresenta il 94%” dell’approvvigionamento. Continuerà a fare la sua parte ma ci sono altre fonti dalle biomasse alla geotermia.
Insomma la quota di energia che dovevano produrre le 4 centrali nucleari potrà essere sostenuta dai soli impianti geotermici e a biomasse anche se come i tedeschi continueremo per un po’ a essere figli del gas di Putin. Però l’interessante apertura alla geotermia già indicata nei giorni scorsi dal Nobel Carlo Rubbia è decisaemente incoraggiante.
Resta da capire cosa il ministro intenda per biomasse e cosa vorrebbe si bruciasse negli impianti e se per gli impianti geotermici sarà meno complicato ottenere i permessi alle perforazioni (dati però allegramente a chi deve trivellare alla Tremiti).
Foto | Daily Wired

Carlo Rubbia, Nobel per la fisica, torna a parlare di energie rinnovabili indicando come fonte potente e immediata quella geotermica. Nell‘intervista rilasciata a La Repubblica spiega che prima che le rinnovabili brillino per produzione sono necessari ancora 10-15 anni. Nella fase di transizione conviene puntare su un mix di gas e geotermia, energia ancora troppo poco usata.
Spiega Rubbia:
Innanzitutto il gas, che è arrivato al 60 per cento di efficienza e produce una quantità di anidride carbonica due volte e mezza più bassa di quella del carbone: il chilowattora costa poco e le centrali si realizzano in tre anni. E poi c’è la geotermia che nel mondo già oggi dà un contributo pari a 5 centrali nucleari. L’Italia ha una potenzialità straordinaria nella zona compresa tra Toscana, Lazio e Campania, e la sfrutta in maniera molto parziale: si può fare di più a prezzi molto convenienti. Solo dal potenziale geotermico compreso in quest’area si può ottenere l’energia fornita dalle 4 centrali nucleari previste come primo step del piano nucleare. Subito e senza rischi.
Foto | Scienze-naturali

Ieri Carlo Rubbia, Nobel per la fisica e sostenitore di nucleare al torio, ha presentato il progetto Icarus il cacciatore di materia oscura, nei laboratori nazionali del Gran Sasso dell’Infn.
Ebbene, nell’occasione ha anche rivolto un invito a Umberto Veronesi, presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (attualmente una scatola vuota) e sostenitore del ritorno delle centrali nucleari in Italia:
Suggerirei a Veronesi di fare una visita in Giappone per vedere di persona cosa sta accadendo. E’ importante che la gente capisca l’importanza di quanto è avvenuto a Fukushima Daiichi. E’ un fenomeno che va capito e penso che il modo migliore sia rendersi conto direttamente dell’accaduto. Le notizie che riceviamo dal Giappone sono incomplete. Stiamo vivendo una situazione di incertezza che avrà conseguenze enormi, con persone allontanate dalle loro case e problemi con il cibo. C’è qualcosa che non ha funzionato e mi sembra che questi problemi debbano avere spiegazioni chiare e precise.
Il prof. Veronesi ha replicato e ha dichiarato:
Il suggerimento di Rubbia mi fa piacere. Era nei miei programmi una visita a Fukushima per un’ispezione accurata delle centrali assieme a un’equipe di altri esperti. E’ fondamentale capire le cause dell’incidente e valutarne con lucidità le conseguenze in termini di salute delle persone e salvaguardia dell’ambiente. L’incertezza non ci aiuta a prendere le decisioni migliori per il futuro.
Umberto Veronesi è nato nel 1925, ha cioè quasi 86 anni. Non so a quale futuro si riferisca.
Via | Il Mattino 30-03-2011, pag.11
Foto | Flickr
Alla fine, dopo dieci anni di diatribe, la centrale solare Archimede di Priolo è stata inaugurata, in pompa magna. E’ una buona notizia per l’ambiente, perché la tecnologia del solare termodinamico a concentrazione è molto interessante, pur non essendo perfetta. Di sicuro è stato scelto il periodo migliore per l’inaugurazione: col caldo torrido che fa in questi giorni in Sicilia, la nuova centrale farà subito il boom di MW.
Ma anche no. Nel senso che l’impianto inaugurato ha una potenza di 4,96 MW: quanto due pale eoliche neanche troppo grosse. Si tratta, infatti, della versione ridotta (al Minambiente la chiamano sperimentale) del progetto originario che prevedeva 50 MW di potenza. Ma, si sa, in tempi di crisi economica bisogna accontentarsi ed è già grasso che cola che un’azienda semipubblica come Enel alla fine sia riuscita a far partire l’impianto.
E, dopo anni di attesa, poco importa se sia partito con sei mesi di ritardo rispetto a quanto promesso dal commissario dell’Enea (che ha fatto il progetto ai tempi della presidenza Rubbia), Giovanni Lelli, a fine novembre: l’anno scorso Lelli promise di inaugurare l’impianto a gennaio 2010, specificando i fini sperimentali
Dopo aver inventato Microsoft, via Apple (e per questo non ce ne voglia) sembra che Bill Gates abbia adocchiato il nucleare quale nuovo settore d’investimento a fini filantropici. Infatti, il più grande sogno di Gates non è quello di sconfiggere l’Aids o la fame nel mondo, ma di rifornire il Mondo di energia pulita a costi bassi affinché riesca a risolversi da solo i suoi problemi.
Perciò la Fondazione Bill & Melinda Gates sta finanziando una giovane impresa TerraPower che promette di realizzare mini reattori nucleari a ridotto uso di Uranio e con scorie nucleari prossime allo zero. E disponendo di soldi a sufficienza, ha deciso di farsi aiutare da Toshiba, finanziandola, per la costruzione di un reattore nucleare TWR (traveling-wave reactor) che si avvale di una piccola quantità di uranio-238 al posto di ranio-235 e ne riutilizza le scorie. L’autonomia di funzionamento è calcolata tra i 50 e i 100 anni senza che si debba ricorrere a altro uranio. L’obiettivo di TerraPower è quello di produrre reattori di piccole dimensioni che forniscano poche centinaia di megawatt da collocare nei mercati emergenti. Di fatto dovrebbero poter produrre tra i 300 MW e i 500 MW.
Ha detto Gates:
Una molecola di uranio ha un milione di volte più energia di una molecola di carbone. È un vantaggio così grande che richiede ogni sforzo perché possa essere sfruttato in maniera sicura e pulita.
Dopo il salto l’equazione di Bill Gates per produrre energia a zero emissioni.
Continua a leggere: Bill Gates costruisce con Toshiba un mini reattore nucleare TWR

Non solo nucleare nel futuro energetico statunitense: il Dipartimento dell’Energia (Doe) ha dato l’ok al prestito da 1,37 miliardi di dollari a BrightSource Energy per la costruzione della centrale solare termodinamica di Ivanpah nel deserto della California. Il progetto è faraonico: 400 MW di energia prodotta esclusivamente con il sole. La tecnologia che verrà utilizzata, però, è tutto sommato molto semplice se paragonata, ad esempio, al progetto Archimede del premio Nobel italiano Carlo Rubbia che, ad oggi, deve ancora vedere la luce.
BrightSource utilizzerà la propria tecnologia Luz Power Tower (LPT) che consiste in una classica torre di tubi contenenti acqua dolce che viene riscaldata dal calore del sole, concentrato grazie all’utilizzo di migliaia di specchi che ruotano su due assi tramite un adattatore. L’acqua, grazie al calore del sole, arriva a temperatura di ebollizione, si trasforma in vapore e va direttamente in turbina per produrre energia elettrica.
Detto fatto, niente di più semplice. Quasi banale rispetto al complesso scambio termico di Rubbia, basato sulla circolazione di sale fuso all’interno di tubi metallici. L’idea americana, rispetto a quella italiana, ha tutti i vantaggi e gli svantaggi della semplicità. Tra i vantaggi ci sono di sicuro i tempi di realizzazione dell’impianto, molto più brevi (al netto della burocrazia) visto che (secondo vantaggio) non c’è alcun bisogno di collegare la centrale termodinamica ad una termoelettrica.

Carlo Rubbia, poserà la prima pietra oggi a San Faustino di Massa Martana dello stabilimento Archimede solar energy del Gruppo Angelantoni Industrie in collaborazione con Siemens. La cerimonia sarà seguita anche da Confindustria Perugia e Umbria. Prosegue così il Progetto Archimede nato a Priolo e l’attuazione del Desertec.
L’investimento è di 70 milioni di euro e daranno vista a 600 metri lineari di specchi solari. Nel polo energetico sarà presente anche la centrale cogenerativa del consorzio Umbrias Faber (Amu e Acea) che produrrà sia energia sia cialde in legno e pellet. A pieno regime il nuovo impianto impiegherà 200 persone.
Ha detto Gianluigi Angelantoni, vicepresidente ANEST:
A fianco del nostro nuovo stabilimento sorgerà una centrale solare di 350 Kw prodotti: dimostreremo all’Italia che la tecnologia del solare termodinamico è ormai una realtà affermata.
Via | Il TamTam
Foto | Veriomassari
Parte dalla Sicilia, l’autorizzazione, per tutti i cittadini, con il Pears (Piano energetico ambientale) alla microgenerazione e non solo.
La Regione, sia per rientrare negli obiettivi di Kyoto, sia per sfruttare l’energia solare, ha voluto seguire, alla lettera, le indicazioni di Jeremy Rifkin a proposito della terza rivoluzione industriale, presentando un piano energetico ambientale che lascia ampia libertà ai siciliani, aiutati da finanziamenti europei, di scegliersi la fonte energetica pulita che preferiscono.
Il Pears, sarà presentato a Palermo il prossimo 13 marzo proprio da Raffele Lombardo (nella foto), Presidente della Regione e da Rifkin. Ma in cosa consiste? Spiega la Presidenza:
Il Pears punta a diffondere su tutto il territorio regionale sistemi eolici di piccola taglia per le famiglie e la comunità, reti elettriche intelligenti, sistemi di accumulo e trasporto a idrogeno. Mira anche a far fronte alle necessità dell’industria attraverso sistemi solari termodinamici ispirati alla tecnologia innovativa a sali fusi, introdotta dal premio Nobel Carlo Rubbia. La Sicilia svilupperà in parallelo tutti e quattro i cosiddetti pilastri della terza rivoluzione industriale: energie rinnovabili, edifici a energia positiva, idrogeno e “smart grids” che permetteranno di conseguire la progressiva decarbonizzazione del sistema produttivo siciliano.
Via | Sicilia News 24
Foto | Raffaele Lombardo