
Se dal punto di vista costruttivo l’architettura moderna ha prodotto degli edifici energivori, non è detto che con qualche accorgimento non possiamo migliorare questo aspetto. Le perdite ingenti di calore nei nostri edifici, infatti, rappresentano un ulteriore peso significativo sulle spese che sosteniamo per il nostro comfort e benessere, al quale è difficile rinunciare, visto che la nostra casa è il luogo ove trascorriamo più tempo.
Parliamo di energie rinnovabili, di fotovoltaico per la produzione di energia elettrica, pannelli solari per la produzione di acqua calda, sistemi di risparmio energetico, ma si trascura allo stesso tempo una tecnologia semplice ed economica che è il punto di partenza per far funzionare al meglio quelle che precedono.
Il suo costo, in fase di costruzione di un nuovo edificio incide davvero poco (5/10%), mentre è più significativo in un secondo momento per migliorare un edificio già esistente: questo costo comunque viene recuperato a pochi anni a seguito della riduzione dei consumi termici.
Continua a leggere: Breve guida ai materiali per l'isolamento termico per la casa
Qualche giorno fa, dopo aver visto lo spot Tv di APP Asia Pulp and Paper, mi chiedevo come mai la multinazionale della cellulosa e della carta, dopo essere stata attaccata dalle associazioni ambientaliste non avesse avviato comunque l’iter di certificazione FSC. A detta di molti, infatti, questo riconoscimento avrebbe fugato ogni sospetto di sfruttamento delle foreste pluviali indonesiane. Ebbene, APP spiega a Ecoblog attraverso un cortese commento e non un gridato comunicato stampa che:
La verità è semplice anche se scomoda per alcuni. Le piantagioni arboricole stabilite in aree convertite da foreste naturali dopo il 1994 non hanno la qualifica necessaria per accedere alla certificazione FSC. Ciò automaticamente esclude la stragrande maggioranza delle piantagioni nei paesi in via di sviluppo e favorisce i produttori del Nord America e dell’Europa, dominatori del settore da 100 anni. A livello mondiale FSC certifica circa 120 milioni di ettari rispetto ai circa 226 milioni di ettari certificati da PEFC e altri ulteriori milioni di ettari sono certificati attraverso molteplici sistemi regionali o locali. Questo significa che i due più grandi sistemi (FSC e PEFC) in totale, aggregati insieme, coprono meno del 10% dell’area forestale del globo. In aggiunta, oltre l’80% delle foreste certificate FSC sono localizzate nel Nord America e in Europa e solo il 4% nell’area australe-asiatica. In APP accogliamo tutti gli schemi di certificazione credibili, senza favorirne uno rispetto ad un altro, e incoraggiamo governi e clienti in tutto il mondo che sviluppano protocolli di approvvigionamento perché facciano lo stesso. E’ molto interessante che lo stesso FSC abbia riconosciuto questa realtà e stia valutando come mantenere la sua importanza in questo mondo complesso e in continua evoluzione. Due settimane fa l’Assemblea Generale dello FSC ha adottato una mozione che apre uno spiraglio alla revisione della cosiddetta “1994 Rule”. Vedremo cosa ciò comporterà.
Danilo Benvenuti
Europe Sales Director
APP Europe
Noi consumatori ci auguriamo che questi accordi vengano raggiunti al più presto affinché le foreste restino tutelate.
Foto | Incartweb

Da qualche settimana, lo avrete notato, gira sulle Tv lo spot della APP, cioè Asia Pulp and paper, ossia multinazionale della cellulosa e della carta. E’ stata in passato pesantemente criticata dalle associazioni Terra! e Greenpeace. La prima ha incassato una condanna dal Tribunale di Bergamo, la seconda ha attaccato Mattel poiché per il suo packaging usa carta fornita da APP (un approfondimento del WWF).
Ma perché APP non piace agli ambientalisti? Perché come spiega Terra! è:
Principale attore della distruzione delle foreste pluviali di Sumatra. Queste foreste vengono abbattute per essere sostituite con piantagioni di acacia, distruggendo habitat essenziali a specie minacciate come l’orango e la tigre di Sumatra, violando i diritti delle comunità locali e mettendo a rischio il clima globale.
Ma allora basterebbe avere una certificazione FSC per dimostrare al mondo intero che le foreste pulviali indonesiane sono usate in maniera sostenibile. APP però ha deciso per una diversa strategia e ha richiesto a tutti i paesi di riconoscere gli standard di certificazione SVLK della APKI costola della App, ossia un sistema di tracciabilità e legalità stabiliti in Indonesia e che come riporta Aqva:
La certificazione SVLK è progettata per assicurare che l’industria riceva e processi solamente legname proveniente da fonti legali, in rispetto del quadro normativo dell’Indonesia, e copre gli aspetti delle licenze, della raccolta, del trasporto e della lavorazione per l’industria. Il Sistema di Verifica SVLK è un passo fondamentale per conseguire la piena certificazione SFM (Sustainable Forest Management).
Fa sapere poi APP attraverso un comunicato stampa pubblicato da GreenMe che:
Ciò nonostante, come pubblicamente dichiarato, ci siamo ufficialmente impegnati a raggiungere l’obiettivo di legname proveniente al 100% da piantagione sostenibile entro il 2015. Ciò significa in maniera assoluta che per la produzione di cellulosa nessun legname di origine illegale sarà tollerato e nemmeno legname derivato da foresta protetta (high conservation forest - HCV).
Ma perché percorrere strade alternative alla certificazione FSC che valuta l’intero sistema di approvvigionamento e riforestazione?
Foto | Greenpeace
La carta è talmente versatile da diventare materia prima per la moda. E’ questa in fondo la sfida lanciata da Fashion in paper 2011 seconda edizione di una manifestazione che attinge a piene mani dalla creatività di giovani stilisti.
I nuovi creatori di moda sostenibile a base di cellulosa, provengono dalle Accademia di Belle Arti di Brera, Frosinone, Urbino, l’Aquila o dall’Università degli Studi Mediterranea Reggio Calabria in esposizione 100 creazioni tra abiti, gioielli e accessori fatti in carta o cartone.
La mostra voluta dalla Provincia di Milano in collaborazione con la Triennale di Milano, Afol Milano, realizzata con Comieco, è curata da Bianca Cappello, è itinerante e fino al 5 giugno è visitabile alla Triennale di Milano.
Tra l’altro dal sito è possibile votare la creazione che si è preferita.
Fare packaging sostenibile è tutto sommato fattibile e quel che deve cambiare è la mentalità delle aziende che impacchettano e dei designer. Ne scrive Laura Badalucco nel Il buon packaging (ed. Dativo euro 14,00) e che raccoglie i casi più interessanti prodotti dalle varie aziende. Gli esempi di impacchettamento sostenibile presentati sono pratici e non ci sono strani concept, ma soluzioni poi effettivamente adottate. Il manuale, dunque, si propone come uno strumento di lavoro, conoscenza e approfondimento per quanti lavorano nel settore dell’imballaggio con carta e cartone.
La ricerca è stata svolta lo scorso anno dallo Iuav di Venezia per Comieco in collaborazione con le aziende Goodpaper Club del cartone responsabile.
Tra i case hitory presentati anche i packaging della BTicino che ha vinto un paio di Oscar per l’imballaggio italiano. Il caso è emblematico perché questa azienda ha deciso di avere al suo interno un ufficio specializzato nella progettazione del packaging:
L’azienda investe alcune centinaia di migliaia di euro i nuovi imballi creati dallo studio interno, oltre ad essere maggiormente responsabili nei confronti dell’ambiente, sono molto più economici delle versioni precedenti all’anno in questo settore e, a fronte di questa spesa, ha un grosso ritorno che consiste nell’avere a disposizione uno staff interno di persone di alta professionalità, le quali sono in grado di fare da regia all’intero processo e sanno scegliere, di volta in volta, i fornitori più adatti a rispondere ad una specifica richiesta. La metodologia utilizzata per verificare la preferibilità ambientale di un nuovo imballo richiede che ogni progetto al termine della fase di concept, venga sottoposto ad una valutazione di impatto ambientale mediante la tecnica del Life Cycle Analysis.
Nessuno di voi ha mai pensato al numero di alberi tagliati per fare la carta dei giornali? Certo la carta poi si ricicla ma questo processo richiede moltissima energia. Mieke Meijer, un designer tedesco, ha studiato il modo di trasformare i giornali in un nuovo materiale. Questo materiale può essere trattato generalmente come il legno normale.Con questo nuovo materiale sono stati creati bellissimi pezzi di arredamento e gioielli.
Vij5 è la firma di design con cui Meike ha introdottoil suo legno alla Milano Design Week 2011. Diversi designer sono stati invitati a provare il ‘kranthout’ (il nome del materiale in tedesco).
Via | Greendiary

Ama (Azienda Municipale Ambiente) in occasione delle Feste natalizie invita i cittadini di Roma a un comportamento sostenibile e detta le sue 10 regole:
INFO 800867035

Molto interessante l’iniziativa di Bergamo che ha pensato alla Bergamo Card, una carta che permette di usare gratis i mezzi pubblici, entrare gratis nei musei aderenti e ricevere sconti in molti negozi e strutture turistiche oltre a noleggiare a prezzo scontato auto e scooter elettrici all’Urban center.
Il progetto ha preso vita con l’adesione dei principali musei cittadini (Bernareggi, Fondazione Bergamo nella storia, Accademia Carrara e Gamec) per coinvolgere Atb, il Comune, la Provincia, ma anche tutte le altre realtà impegnate in diversa misura nella valorizzazione del territorio bergamasco.
La card sarà disponibile in due versioni, 48 e 72 ore, a un prezzo rispettivamente di 15 e 20 euro (sito internet: www.bergamocard.it).
Via | L’Eco di Bergamo
Foto | Flickr

Mio zio Ciro mi ha suggerito il presepe che vedete in alto. Ovviamente si può usare carta da riciclare o riciclata. Mi ha anche spiegato l’antica tradizione dei presepi in carta e mi ha detto:
I presepi di carta hanno origine probabilmente nel ‘700 e hanno avuto il loro maggiore fulgore in tutto l’ottocento, per arrivare alle soglie degli anni 70′, quando il consumismo e le nuove tecnologie hanno soppiantato una certa creatività manuale. Ho ancora un ricordo vivo di questi presepi di carta, presentati dal Corriere dei Piccoli ancora negli anni 60′… Un foglio di questi presepi l’avrò acquistato ancora negli anni 80′… Oggi sono oggetti da collezionisti…Voglio fare in questo modo gli auguri a tutti, in un periodo in cui, all’insegna del consumismo, e del finto benessere, sembra che siamo un po’ sbandati, e certo abbiamo perduto una sincerità che si possedeva…
Ecco alcuni link che aiutano a costruire il presepe in carta: nounoubricabrac e Paper Model Kiosk che fornisce sia gratuitamente sia a pagamento i modellini. In gallery quelli gratuiti.
Foto | Paper Model Kiosk

Da Comieco le regole per gestire al meglio la raccolta differenziata dei rifiuti dei pranzi delle Feste: