L’ultima trovata in fatto di Ogm? Metterli dentro il pannello solare fotovoltaico per aumentarne l’efficienza. Per la precisione si tratta di servirsi di un virus geneticamente modificato per compiere un determinato lavoro al posto delle macchine o dell’uomo.
La cosa è abbastanza complicata, se la sono inventati gli scienziati Xiangnan Dang e Hyunjung Yi, che sono cinesi ma lavorano in America, al Mit. Per migliorare l’efficienza delle celle solari i due scienziati usano cilindri cavi in carbonio, i famosi “nanotubi”. Solo che non è facile realizzare questi nanotubi perché alcuni escono fuori con le caratteristiche dei semiconduttori mentre altri con quelle dei metalli.
Per il fotovoltaico servono solo i nanotubi semiconduttori, e qui entra in gioco il virus Ogm nato proprio per legarsi ai nanotubi giusti e fare il lavoro per noi. Decisamente una via complicata per ottenere un miglioramento dell’8-10% dell’efficienza. Più o meno come la storia della vernice solare…
Via | Ecopensiero
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Spesso su Ecoblog abbiamo parlato di nuove sperimentazioni in tema di energia da fonti rinnovabili; in riferimento a ciò vorrei segnalare un nuovo prodotto messo a punto dall’Università di Buffalo e Rochester. Si tratta di una particolare vernice da apporre sulle celle fotovoltaiche capace, a detta dei propri inventori, di migliorare l’assorbimento della luce solare rispetto ai moduli solari finora utilizzati.
La nuova invenzione, stando a quanto si legge, sarebbe particolarmente promettente per le celle solari del tipo Grätzel, il cui inventore negli ultimi anni è balzato agli onori della cronaca per i numerosi riconoscimenti ricevuti per la messa a punto di particolari sistemi fotovoltaici non al silicio, ma che funzionano con un meccanismo simile a quello della fotosintesi. Ebbene, integrando questa nuova vernice a questi pannelli si avrebbe un ulteriore efficientamento della tecnologia stessa.
Ma c’è di più: infatti, oltre ai pannelli fotovoltaici, questa innovazione potrà essere utilizzata per produrre elettricità nelle celle a idrogeno, in cui la luce solare è sfruttata per spezzare le molecole d’acqua e isolare quelle di idrogeno. Nei test di laboratorio si è potuto osservare che, spalmando questa particolare vernice, sarebbe in aumento la quantità di idrogeno separata.
Continua a leggere: Fotovoltaico: nuova vernice solare permette miglior assorbimento della luce

Solar Impulse, l’aereo svizzero interamente a propulsione elettrica che sfrutta solo il sole come fonte di energia, ha compiuto ieri mattina il suo primo volo. Il decollo è avvenuto alle 10:30 circa dalla pista di Payerne ed il volo, in totale, è durato 87 minuti ad una quota massima di 1.200 metri. Da progetto avvenieristico, quindi, Solar Impulse diventa piano piano realtà.
Ecoblog segue da tempo questo progetto e, per tanto, non può che festeggiare il primo volo. L’aereo, un quadrielica con “l’ apertura alare di un Airbus A340 e il peso di una utilitaria”, come lo descrivono i suoi progettisti, è una vera e propria sfida.
Non solo per la propulsione solare, realizzata grazie ai pannelli fotovoltaici che ricoprono le ali, ma anche per le complesse soluzioni ingegneristiche adottate. Per quanto riguarda i pannelli, in realtà si tratta di 11.628 celle fotovoltaiche in silicio monocristallino che alimentano i quattro motori da 10 cavalli l’uno circa e ricaricano le batterie al litio, per i futuri voli in notturna.
Continua a leggere: Solar Impulse: l'aereo 100% solare è quasi una realtà
L’idea è quella di farne una flotta, di certo, Bhyke, questo il nome del prototipo, è un bell’esercizio tecnico: bicicletta con pedalata assistita alimentata a idrogeno. L’idea nasce in casa CNR, presso il laboratorio congiunto dell’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Itae-Cnr) di Messina e TRE S.p.A, con cui l’ITAEC segue ricerche per mini aerogeneratori, Dssc cioè celle fotovoltaiche di terza generazione, fitodepurazione da microalghe e produzione e impiego dell’idrogeno.
Così la descrive Giorgio Dispenza, responsabile della ricerca per Itae-Cnr:
La bicicletta è alimentata totalmente ad idrogeno con un sistema di accumulo a stato solido in grado di fornire un’autonomia elettrica di 150 km: un pieno costa circa 18 euro per una spesa di circa 12 centesimi a chilometro. La nostra bicicletta a pedalata assistita, rispetto ai sistemi elettrici attualmente in commercio alimentati da batterie tradizionali, presenta notevoli vantaggi: maggior autonomia a parità di peso e tempi di ricarica molto ridotti rispetto alle sei-otto ore di ricarica di una batteria convenzionale.Questo secondo aspetto è particolarmente vantaggioso nella gestione di flotte, poiché consente di ridurre il numero di mezzi per garantire la continuità del servizio.
L’idea è quella appunto, di sviluppare flotte di bici, che come spiega Vincenzo Antonucci coordinatore del gruppo dei sistemi dell’Itae-Cnr:
il cui sistema di rifornimento idrogeno sarà composto da una fonte di energia rinnovabile (solare fotovoltaico) ed un elettrolizzatore per la produzione di idrogeno da acqua. Questo abbasserà di molto il costo del combustibile e chiuderà il cerchio in termini di emissione zero.
Il progetto è inserito in un più ampio contesto di sviluppo di una mobilità all’idrogeno, che comprende HBUS, bus elettrico-ibrido, MECCANO, in collaborazione con Fiat per mini veicoli a fuel cell e HyTRACTOR, per un trattore a idrogeno ricavato da biomasse o rinnovabili.
Leggo su quotidiano casa dell’entrata in produzione, su scala industriale di celle fotovoltaiche a film sottile in telluluro di cadmio. L’impianto che produce questi moduli fotovoltaici è gestito da Arendi (Gruppo Marcegaglia a cui si aggiungono i soci Alessandro Romeo e Alessio Bosio,Marina Salomon e Banca IFIS, ), che per questo genere di produzione ha ricevuto 9 milioni di euro dal Minstero per l’Ambiente.
Perché sarebbe vantaggioso il fotovoltaico al telluluro di cadmio, lo spiega la stessa Arendi:
• la quantità di materiale utilizzato è almeno 100 volte inferiore rispetto a quella che viene impiegata per i moduli a base di Silicio Mono o Poly cristallino, risultando inoltre parte trascurabile del costo totale;
• il processo di fabbricazione può essere completamente automatizzato raggiungendo una produzione di un modulo fotovoltaico al minuto;
• possono essere usati substrati di basso costo tipo vetro soda-lime;
• con una produzione annua maggiore di 10 MWp, il costo primo industriale risulta sensibilmente inferiore al costo attuale di oltre 3 €/Wp dei moduli tradizionali al Silicio;
Insomma, è certamente più economico, più performante e più veloce da produrre rispetto ai tradizionali pannelli in silicio, ma è altrettanto sicuro per l’ambiente? Dopo il salto qualche risposta.
Continua a leggere: Fotovoltaico al telluluro di cadmio: si o no?

Piccoli, leggeri, pratici, e forse un giorno anche fotovoltaici. Parliamo di questo progetto della iUnika, una compagnia spagnola (con diramazioni cinesi) che promuove tecnologia e software libero.
I mini-pc della iUnika promettono ecoefficienza e utilizzo di plastica di derivazione vegetali e biodegradabili per l’involucro. E’ previsto anche il modello Solar, che come dice la parola, andrà a energia solare essendo provvisti di celle fotovoltaiche direttamente sul pc.
Di certo non sono queste cose che risolveranno i problemi del riscaldamento globale o chissà cosa, ma la diffusione di queste tecnologie mi fa pensare a una sensibilità sempre più diffusa e una certa vivacità ambientale nel mondo della ricerca tecnologica. Ovvero, cerchiamo di guardare al bicchiere mezzo pieno.
Via | iUnika
Chris van der Zwaal è un olandese che ha ideato un sistema per autocostruirsi un pannello solare. La sua prima mossa è stata quella di procurasi le celle solari acquistandole usate su eBay. Le prime 100 le ha pagate 300 euro. Poi ha proseguito la ricerca per acquistarne altre e sempre su eBay ne ha trovate 500. E racconta:
Ebbene ho deciso di acquistare 500 celle, un mix di 3 diverse qualità. Il venditore non aveva contato queste celle, ne erano circa 620, ridotte a 500, in discreto stato, dopo una prima selezione. Non è un pessimo affare per iniziare. E molto meno costoso!
Per proteggere il pannello dall’acqua e dal vento deve anche progettare una doppia protezione in vetro. Scrive Chris:
La soluzione più conveniente per me è fare un doppio vetro e mettere le celle tra le due lastre. Il pannello è costituito da 12 celle, ciascuna da 0,55 Volt.
Saranno sul mercato il prossimo anno i pannelli solari organici porodotti dall’italiana Polo Solare Chose (Center for Hibrid and Organic Solar Energy), nato dalla collaborazione tra Regione Lazio, che ha disposto un finanziamento di 6 milioni di euro e Università di Tor Vergata, curatrice della parte scientifica.
L’idea è quella usare il meccanismo della fotosintesi clorofilliana, per ricavare energia da materiali naturali e a costi contenuti.
Continua a leggere: Pannelli fotovoltaici da arance, mirtilli e melanzane
Su Ecoblog abbiamo trattato più volte di nuovi studi capaci di rendere più efficienti le celle fotovoltaiche. A tal proposito mi sembra interessante segnalare un nuovo progetto particolarmente curioso. La ricerca in questione ha come obiettivo quello della messa a punto di uno spray che sarebbe capace di aumentare sensibilmente l’efficienza dei pannelli fotovoltaici e renderli pertanto più economici e competitivi sul mercato.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Australian National University (ANU), Spark Solar Australia e l’azienda finlandese Braggone Oy ed avrà una durata triennale. Al momento gli enti ricercatori non hanno svelato di quanto verrà aumentata l’efficienza, ma si sono limitati a sottolineare come lo studio verterà sulla messa a punto di un sistema che consentirà di spruzzare un film di idrogeno ed uno di materiale non riflettente sui pannelli.
Il costo previsto per la ricerca sarà di 1,85 milioni di dollari e la società Spark Solar Australia già prevede di produrre, entro il 2010, otto milioni di celle solari con questo nuovo sistema, che, secondo le stime dei responsabili dell’impresa, saranno sufficienti per alimentare 10.000 case australiane e creare più di 100 posti di lavoro.
Continua a leggere: Idrogeno per aumentare l'efficienza delle celle fotovoltaiche
Il team guidato dai professori Martin Green e Stuart Wenham del dipartimento ARC Photovoltaic Centre of Excellence dell’ Università del South Wales in Australia, ha annunciato di avere messo a punto la prima cella solare al che supera del 25% la normale efficienza.
Il centro di eccellenza australiano aveva già dichiarato il record mondiale del 24,7% e dalla revisione di una delle norme internazionali che misura appunto il gradi di efficienza, la performance è migliorata al 25%.
il professor Martin Green ha spiegato che il salto sulle prestazioni delle celle solari si è avuto allorché si è giunti a nuove conoscenze in merito alla composizione della luce solare:
Dal momento che lo spettro della luce cambia durante il giorno, le celle solari si adattano al cambiamento dovuto anche alle diverse condizioni meteorologiche che influiscono sulla luce. I miglioramenti nella comprensione degli effetti atmosferici sul contenuto del colore della luce hanno portato a una revisione della norme relative allo spettro nel mese di aprile. La nuova gamma ha un contenuto energetico più alto verso il basso dello spettro dal blu fino al rosso con, oserei dire, relativamente meno verde.
Continua a leggere: Australia, inventata la cella solare più efficiente del 25%