Mentre il Governatore in pectore del Veneto, l’attuale Ministro all’agricoltura Luca Zaia dice che non ci saranno centrali nucleari in Veneto, Giancarlo Galan attuale Governatore, nonché probabile futuro Ministro per l’Agricoltura (almeno questo è quanto promesso dal premier Berlusconi) , come riferisce Il giornale di Vicenza, spiega che:
Ho sempre detto che sono pronto a studiare insieme ai tecnici l’eventualità di reperire un sito nucleare. Non sono contrario al nucleare e nessuno dovrebbe essere contrario in principio, per motivazioni ideologiche. Considero un errore quanto successo 25 anni fa.
La dichiarazione è stata fatta durante l’inaugurazione della centrale a carbone di Porto Tolle.
Secondo Angelo Bonelli, Presidente dei Verdi a Chioggia, in provincia di Venezia, sarebbe stato localizzato uno dei siti risultati idonei per la costruzione di una centrale nucleare e di ciò, riferisce Greenpeace, ne sarebbe informato anche Zaia.
Foto | Regione Veneto

Il Ministero dell’Ambiente non ha deciso: per la centrale termoelettrica a carbone di Saline Joniche, in Calabria, è necessario un supplemento d’istruttoria e la Valutazione di Impatto Ambientale slitta a Marzo. La decisione doveva essere presa giovedì scorso, ma nulla è trapelato in merito per giorni fino alla notizia del rinvio della decisione. Quel poco che trapela, però, è molto interessante.
Secondo la stampa locale calabrese, infatti, a pesare come un macigno sulla scelta della Commissione Via del Ministero è un precedente molto importante. Si tratta di un’altra Via per una centrale a carbone: quella del luglio 2009 che approvò la conversione della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, da olio combustibile a carbone. Per la valutazione positiva del progetto di riconversione della centrale veneta sono indagati due componenti della Commissione Via.
La magistratura ipotizzerebbe, la cautela è d’obbligo, che la concessione della Via per quella centrale fu data troppo a cuor leggero perchè i commissari indagati non avrebbero preso in considerazione la possibilità di opzioni di riconversione più ecocompatibili e meno pericolose per la salute della popolazione locale. Detta in parole semplici: se, invece del carbone, si fosse scelto un altro combustibile più pulito (come il gas naturale) l’Enel avrebbe speso di più ma si sarebbe garantito un impatto ambientale molto minore.
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In Calabria, per la precisione a Montebello Jonico in provincia di Reggio Calabria, potrebbe sorgere una centrale a carbone da 1320 MW. La richiesta di autorizzazione avanzata dalla Sei (Saline Energie Ioniche) per la centrale di Saline Joniche dovrebbe essere presa in esame dal Servizio Via-Vas del Ministero dell’Ambiente giovedì. Sembra strano, in un periodo in cui si fa tanto parlare di riduzione delle emissioni di CO2, vedere che ci sono ancora progetti per nuove centrali termoelettriche a carbone.
La centrale di Saline Joniche, infatti, ancora non esiste: la Sei la vuole costruire da zero in un’area industriale dismessa. Si tratta dell’ex stabilimento Liquichimica mai entrato in funzione e, di fatto, nato morto. Approfittando dell’ampia area industriale dismessa e del molo già esistente Sei vorrebbe riconvertire tutto in una grossa centrale elettrica a polverino di carbone.
Due linee parallele da 660 MW con possibilità di bruciare anche biomassa locale fino al 5% del combustibile totale. Per biomassa Sei intende soprattutto gli scarti dell’industria dell’olio.
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Dopo l’azione dimostrativa della settimana scorsa alla centrale a carbone di Torre Valdaliga, ieri una nuova azione, questa volta di sabotaggio,iniziata alle 4 del mattino per evitare blocchi e controlli, organizzata da Greenpeace alla centrale a carbone di Fiume Santo,in Sardegna, di proprietà di E.ON.
Un gruppo di attivisti ha raggiunto con gommoni e piccole lance la centrale a carbone (il servizio del Tg1 delle 20,30) e ha bloccato il nastro trasportatore dell’impianto, impedendone così il rifornimento, come protesta contro i piani di espansione dell’energia ricavata dal carbone della Regione Sardegna.
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