
La “strana riconversione” della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in Calabria, non convince il Ministero dell’Ambiente: la conferenza di servizi di un paio di giorni fa è stata infatti rinviata. Il motivo è semplicissimo: manca ancora la Valutazione d’impatto ambientale (Via).
Enel, tuttavia, vuole stringere i tempi e durante l’incontro ha esposto ugualmente il progetto, compresa la questione del “policombustibile”: carbone, gas naturale, biomassa e solare termodinamico per alimentare la stessa centrale.
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Erg ha comunicato che l’impianto Isab Energy di Priolo, danneggiato da un incidente nell’ottobre del 2008, è stato completamente ripristinato ed è tornato a funzionare al 100%.
L’impianto in questione è sostanzialmente una centrale termoelettrica. A differenza dalle altre, però, ha la particolarità di utilizzare il tar come combustibile. Il tar è un rifiuto pericolosissimo del petrolio, quel che resta dalla lavorazione degli idrocarburi nella vicina raffineria di Priolo. In pratica uno scarto molto difficile e costoso da trattare e smaltire.
Nell’impianto Isab Energy, invece, il tar viene processato in un gassificatore: per farla estremamente semplice viene “cotto”, scindendolo in due parti. La prima è una “torta” di metalli pesanti, che vengono inviati in Germania per farci leghe metalliche utili all’industria. La seconda è il syngas, cioè gas sintetico che può bruciare con proprietà simili al metano, anche se con una resa inferiore.
Dallo scarto del petrolio, quindi, si produce energia tutto sommato pulita: il metano non è proprio un lenzuolo bianco, ma di sicuro è molto meglio del petrolio o del carbone. E poi, nell’impianto di gassificazione, vengono tolti di mezzo i metalli pesanti che, altrimenti, finirebbero per inquinare l’ambiente.
Con l’incidente dell’ottobre del 2008 ci fu un solo ferito, per fortuna non grave, ma mezzo impianto fu fermato. Oggi la centrale funziona al 100% ed è tornata a divorare tar, per la gioia dell’azienda e, un po’, anche dell’ambiente.
Via | Erg

E’ in partenza un treno carico carico di… energia. Dalla Tunisia all’Italia, via Sicilia, tra non molto potrebbero arrivare 1200 MW di elettricità perchè nei giorni scorsi è stato dato il via libera al bando internazionale che mette in pratica una vecchia idea di partnership energetica.
Erano i tempi di Bersani ministro dello sviluppo economico quando, nel 2007, fu firmato un primo memorandum d’intesa tra Italia e Tunisia per la costruzione di una centrale termoelettrica nel paese nordafricano che, insieme ad un non meglio definito parco eolico, avrebbe dovuto produrre 1.200 MW ora di energia, 800 dei quali destinati all’Italia.
Ci arriveranno attraverso un cavo sottomarino, anch’esso compreso nel bando, che partirà da El Haouria, sulla punta della penisola di Cap Bon e sbarcherà in Sicilia, località non comunicata.
Da quale fonte proverrà il grosso dell’energia, cioè quella prodotta nella centrale termoelettrica? I comunicati stampa non lo dicono, ma il Ministero dell’Industria tunisino sì: da gas o carbone, in base alla convenienza economica.
Aspettiamoci a breve, quindi, una centrale a carbone da un migliaio di megawatt sull’altra sponda del Mediterraneo. anche se ci verranno a dire che l’energia sarà prodotta dalla fonte rinnovabile eolica. Domanda: la parte rinnovabile come verrà quantificata?
Ma, soprattutto, se verrà esportata con quali incentivi verrà pagata? Quelli italiani o quelli tunisini?
Via | Ministero Sviluppo economico, Ministero tunisino dell’Industria
Foto | Flickr

Il Ministero dell’Ambiente non ha deciso: per la centrale termoelettrica a carbone di Saline Joniche, in Calabria, è necessario un supplemento d’istruttoria e la Valutazione di Impatto Ambientale slitta a Marzo. La decisione doveva essere presa giovedì scorso, ma nulla è trapelato in merito per giorni fino alla notizia del rinvio della decisione. Quel poco che trapela, però, è molto interessante.
Secondo la stampa locale calabrese, infatti, a pesare come un macigno sulla scelta della Commissione Via del Ministero è un precedente molto importante. Si tratta di un’altra Via per una centrale a carbone: quella del luglio 2009 che approvò la conversione della centrale termoelettrica Enel di Porto Tolle, in provincia di Rovigo, da olio combustibile a carbone. Per la valutazione positiva del progetto di riconversione della centrale veneta sono indagati due componenti della Commissione Via.
La magistratura ipotizzerebbe, la cautela è d’obbligo, che la concessione della Via per quella centrale fu data troppo a cuor leggero perchè i commissari indagati non avrebbero preso in considerazione la possibilità di opzioni di riconversione più ecocompatibili e meno pericolose per la salute della popolazione locale. Detta in parole semplici: se, invece del carbone, si fosse scelto un altro combustibile più pulito (come il gas naturale) l’Enel avrebbe speso di più ma si sarebbe garantito un impatto ambientale molto minore.
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