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Tutti gli articoli con tag centrali a carbone

Centrali a carbone, la top venti delle banche big killers

pubblicato da AlterEco

centrale a carbone

Le banche inglesi che hanno finanziato in misura maggiore l’industria del carbone sono la Barclays, la Royal Bank of Scotland e l’HSBC, nonostante vantino una certa attenzione alla sostenibilità ambientale. Lo rivela una ricerca condotta da un gruppo di ONG, tra cui la tedesca Urgewald, la rete internazionale BankTrack e la Earthlife Africa Johannesburg.

Negli States in cima alla lista nera ci sono la JP Morgan Chase, Citigroup e Bank of America, che dal 2005 ad oggi hanno elargito ai fossili almeno 42 miliardi di euro. La BNP Paribas e l’Unicredit/ HVB “rappresentano” l’Italia in questa top 20.

Gli istituti di credito più espansivi con l’industria del carbone sono stati immediatamente rinominati dalle ONG big killers. Heffa Schücking della Urgewald ha spiegato infatti che se le banche continuano a finanziare le centrali a carbone, a nulla varranno gli sforzi internazionali per ridurre le emissioni ed arginare il riscaldamento globale. Dopo il salto la lista completa delle banche additate come big killers dalle ONG.

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Fulvio Conti (Enel) ai francesi: "Il nucleare torna in Italia". Più carbone se il referendum va male

pubblicato da Marina

Fulvio Conti ad Enel Le prospettive di Enel, per quanto riguarda il futuro energetico dell’Italia, risiedono o nella costruzione di nuove centrali nucleari o di nuove centrali a carbone. Lo ha dichiarato Fulvio Conti Ad di Enel che ha innanzitutto rassicurato i francesi di Edf, società con la quale abbiamo l’accordo per la costruzione di nuove centrali nucleari nel nostro Paese.

In sostanza, Enel non intende mollare il nucleare e chiarisce Conti che una volta trascorsa la moratoria di un anno, se la scelta di non rientrare dovesse essere definitiva, allora Enel punterà sulle centrali a carbone. In tutto il discorso fatto da Conti a margine della presentazione di un progetto per un impianto fotovoltaico non c’è stato accenno al referendum contro il ritorno del nucleare che si terrà il prossimo 12 e 13 giugno e al fatto che l’Italia sia un Paese a rischio sismico. Anzi Conti ha sottolineato come riporta Reuters fr.:

Gli italiani si dovranno convincere che l’energia dovrà essere prodotta con tutte le tecnologie disponibili e che la nuova tecnologia nucleare è diversa dalla vecchia.

Foto | GR Rai

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Parlamento europeo: priorità per stoccaggio CO2 (CCS), smart grids e mini idro

pubblicato da Peppe Croce

L'Europarlamento discute la Set

Il Parlamento europeo affronta la questione energia. Sul tavolo c’è il Set Plan (Strategic Energy Technology Plan), cioè le linee guida europee per la riduzione delle emissioni di CO2 e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Oggi, in particolare, l’Europarlamento ha dato il suo ok ad una risoluzione sulle “low carbon tecnologies” che, detta in breve, chiede principalmente due cose: aumentare i fondi in tempi rapidi, da una parte, puntare su ricerca, piccole e medie imprese e riduzione della burocrazia, dall’altra.

La cosa più interessante, ovviamente, sono i fondi: decidere in fretta dove spenderli è fondamentale. Gli europarlamentari suggeriscono di investire 300 milioni di euro per sviluppare il Carbon Capture and Storage (CCS), cioè lo stoccaggio della CO2. Una tecnica che, di fatto, non esiste ancora e che lascia molto perplesse alcune associazioni ambientaliste come Greenpeace che temono si riveli solo una sorta di greenwashing per le centrali a carbone.

Oltre al CCS l’Europarlamento chiede maggior impegno nelle smart grids, le cosiddette reti intelligenti che permetterebbero una migliore e maggiore diffusione dei piccoli impianti da fonte rinnovabile, e lo sviluppo del mini idro, cioè l’idroelettrico di piccola capacità. Più in generale, se guardiamo al Set Plan, i fondi messi a disposizione dall’Europa sono pari a 45 miliardi di euro per i prossimi dieci anni, così divisi:

6 miliardi per l’eolico
6 miliardi per il solare
2 miliardi per le reti elettriche
9 miliardi per le bioenergie
13 miliardi per il CCS
7 miliardi per la fissione nucleare
5 miliardi per le fuel cell e l’idrogeno

Via | Parlamento eurpeo
Foto | Parlamento europeo

Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Terna, nuovo Piano di sviluppo della rete (anche) per le rinnovabili

Terna ha presentato ieri il Piano di sviluppo della rete 2010-2014. Il piano, che viene aggiornato ogni anno, altro non è che l’elenco dei buoni propositi di Terna che, onestamente tra mille difficoltà, cerca di mettere toppe alla rete elettrica italiana ad alta e altissima tensione. Quella, per capirci, che regge tutto il sistema elettrico italiano permettendo all’energia prodotta dalle centrali termoelettriche e dagli impianti da fonti rinnovabili di andare su e giù per il bel paese.

Le mille difficoltà, ovviamente, derivano dal fatto che non sempre i progetti di Terna sono al 100% compatibili con l’ambiente e dal fatto che quasi mai sono esattamente quello che le popolazioni locali vorrebbero. Si sa, è difficile accettare di buon grado un traliccio di fronte casa. In ogni caso, visto che la rete italiana è quella che è, qualche rattoppo non può far male. Anche per questo il Governo, recentemente, ha approvato il decreto sblocca-reti che dovrebbe rendere la vita più facile proprio a Terna.

Cosa contenga esattamente il nuovo piano, in realtà, non è dato saperlo perchè il documento non è ancora disponibile su internet per la consultazione. Dal materiale per la stampa, invece, si deduce che il Piano di sviluppo 2010-2014, dal punto di vista ambientale, ha due cose interessanti: la prima è che, persino nei comunicati stampa, tornano alla ribalta i limiti strutturali allo sviluppo delle rinnovabili che, a detta di Terna, verranno finalmente “sbottigliate”.

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Spagna: carbone incentivato per salvare posti di lavoro. Insorge Greenpeace

pubblicato da Simone Muscas

CarboneLa situazione, contrariamente a quanto semplicisticamente riportato nel titolo, è in realtà di difficile risoluzione e fa capire una volta tanto quanto le decisioni in materia di energia e sviluppo siano spesso particolarmente difficili da prendere. La polemica scoppiata questi giorni in Spagna (anche se, ad onor del vero, va avanti da parecchi anni) è una di quelle storie in cui il rispetto per l’ambiente e lo sviluppo economico sembrano proprio non voler andare d’accordo.

Il pomo della discordia è rappresentato dalle miniere di carbone della Regione de Las Asturias e da tutto l’indotto economico che gravita attorno all’attività estrattiva dell’area. Ma andiamo per gradi. Qualche decennio fa il governo spagnolo optò per una soluzione (che ai più parve scellerata) ovvero quella di sovvenzionare l’attività di miniera della regione nonostante i ricavi fossero in passivo.

Per intenderci sarebbe stato più conveniente rivolgersi al mercato estero per l’acquisto del carbone anziché utilizzare quello “di casa”. La decisione, venne spiegato, fu presa soprattutto in nome di una minore dipendenza da altri Stati; in realtà però la vera giustificazione era quella di salvaguardare numerosi posti di lavoro (e privilegiare qualche lobby?).

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Cattura e sequestro di CO2: negli Stati Uniti inaugurato un impianto

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni di Co2 all'atmosferaPoco tempo abbiamo parlato delle tecnologie per la cattura e il sequestro di CO2 sottolineando come fra gli intenti del governo italiano vi sia quello di costruire due impianti nella penisola. Tecnologia inutile? Propositi destinati a rimanere tali? Mentre in Italia ci si dibatte sul fatto che la messa a punto di simili impianti sia una soluzione positiva o meno c’è chi, da tutt’altra parte, è già passato alla fase operativa.

Parliamo degli Stati Uniti dove l’American Electric Power ha recentemente inaugurato una centrale a carbone dotata di una tecnologia per la cattura e il sequestro di CO2. Il funzionamento dell’impianto è abbastanza semplice: in sostanza prima di essere riversata nell’atmosfera, la CO2 viene catturata, liquefatta e pompata a 2,1 km di profondità nel sottosuolo al ritmo di 5,5 tonnellate all’ora.

In un anno quest’impianto dovrebbe essere capace di immagazzinare circa 100.000 tonnellate. Per il momento è applicata solo a una piccola frazione (equivalente a circa 20 MW) della potenza elettrica totale della centrale di Mountaineer (1.300 MW), ma il suo vantaggio è che può essere adattata a ogni impianto esistente.

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Lo sporco segreto dell'energia eolica danese

pubblicato da Marina

Simone vi ha parlato dell’inaugurazione del nuovo parco eolico off-shore Horns Rev 2 nel Mare del Nord (in alto un tour in motoscafo nell’impianto) a opera della danese Dong Energy. Ebbene, secondo Fread Pearce del The Guardian, l’eolico, in realtà, non sarebbe altro che una operazione di greenwashing, una cortina di fumo verde lanciata negli occhi della opinione pubblica, perchè, spiega Pearce nel suo articolo Dong Energy: ‘Clean’ Denmark’s dirty secret:

I danesi hanno uno sporco segreto. A casa, Dong Energy è ecologica mentre altrove alimenta le centrali elettriche con il carbone: prima in Germania e ora in Scozia.

Aggiunge Pearce:

Noi del mondo ricco sappiamo che le grandi aziende usano portare le industrie sporche nei paesi poveri. Ma ora le aziende europee stanno facendo la stessa cosa da noi, come se la Scozia fosse una qualunque repubblica delle banane in una qualche parte del mondo in via di sviluppo e il mittente è Dong e la sua produzione di energia.

E infatti, in Scozia stanno organizzando la dismissione delle centrali nucleari e in alternativa saranno costruite nuove centrali elettriche di cui una proprio da Dong. La centrale di Hunterston sorgerà nelle vicinanze di una centrale nucleare e sarà a carbone. Scrive Pearce:

Ma Dong, come molte aziende del carbone, è pronto a dare il combustibile fossile più sporco. Dice che aggiungerà un po’ di biocarburante per un “super-multi efficiente impianto di alimentazione”. Entrambi gli impianti, sia i tedeschi sia lo scozzese, in questo modo ridurrebbero le emissioni del 20-30% rispetto alle classiche centrali a carbone.

Ma secondo Pearce brucerà carbone:

Quando si va sulle tracce di carbone, Dong appare come parte del problema, non parte della soluzione.

Chicco Testa, da Legambiente a nuclearista ambientalista

pubblicato da Marina

E’ bizzarra la storia di Chicco Testa, che negli anni ‘80, fondatore di Legambiente, dirigente del PCI, ma poi presidente all’Enel, conosciuto come uno dei più accesi sostenitori alla dismissione del nucleare in Italia, sia diventato oggi un ambientalista nuclearista.

Le sue battaglie, le sue dichiarazioni incisero profondamente nella storia di quegli anni, ma sopratutto furono una linea guida per la mia generazione e crearono la coscienza di un rifiuto verso le centrali e verso il nucleare in genere e non per ideologia, ma per la paura che si potesse rivivere nel nostro Paese la tragedia di Chernobyl che fu vissuta, è vero, in maniera molto traumatica.

Oggi dichiara:

In 20 anni sono cambiate moltissime cose. Nel mondo c’è una domanda enorme di energia. Venti anni fa non conoscevamo i fattori legati all’effetto serra. Oggi nel mondo si produce energia elettrica con il carbone. In Cina ogni settimana si apre una centrale a carbone. Dobbiamo investire nelle energie rinnovabili e nel risparmio energetico e nelle centrali nucleari che andranno a sostituire le centrali a carbone e a gas. L’Italia ha apparentemente rinunciato al nucleare. Noi importiamo Francia elettricità prodotta dal nucleare per l’equivalente di 8 centrali. Il nucleare con le tecnologie attuali è competitivo con le fonti tradizionali. Noi dipendiamo per l’85% dalle importazioni e solo per il fatto di disporre di un altra fonte migliorerebbe la situazione. Vedo il mondo ambientalista scrutare con molta attenzione qualsiasi piccolo incidente nucleare. Invito gli ambientalisti a fare i conti su quanta gente muore ogni anno perché lavora in centrali idroelettriche, pozzi di petrolio ecc. La sfida fondamentale è continuare a disporre di energia e ridurre l’impatto sull’effeto serra.

Via | viapietronenni

Greenpeace lancia un allarme sulle auto elettriche

pubblicato da Roberto Bosio

chi ha ucciso la macchina elettrica Negli ultimi mesi, in Germania, si stanno sviluppando delle cooperazioni tra industria dell’auto e dell’energia - come quelle tra Mercedes e RWE, e tra BMW e Vattenfall - per lo sviluppo di autovetture elettriche. Sinergie poco “verdi” secondo gli attivisti di Greenpeace Germania.

Gli argomenti sono noti: le auto elettriche spostano il problema delle emissioni dalle quattro ruote alle centrali elettriche. E sia Vattenfall che RWE continuano a costruire centrali a carbone.
Così, dopo aver fatto due calcoli, si scopre che la Mini Elettrica consuma - se si fa una media delle emissioni prodotte dalle centrali di Vattenfall - circa 133,5 grammi di CO2 al km, mentre la Smart elettrica della Daimler Benz arriva ai 90 grammi di CO2 per km, peggio di quanto faccia la versione a gasolio - 88 grammi di CO2 al km.

Senza considerare che l’energia elettrica tedesca proviene in parte dalle centrali nucleari. e quindi ogni km prodotto da queste auto finirebbe per generare anche scorie radioattive, una parte delle quali emanerebbe radiazioni per migliaia di anni. Per queste ragioni, Greenpeace ha chiesto che le auto elettriche siano fornite di un’etichetta che indichi le emissioni provocate a monte, perché la motorizzazione elettrica può essere considerata una valida alternativa solo nel momento in cui l’energia viene prodotta da fonti rinnovabili.

Via | Paea
Foto | Flickr

Arrestati attivisti di Greenpeace dalla polizia israeliana

pubblicato da PiccoloSocrate

Attivisti Greenpeace

L’intero equipaggio di attivisti della nave Warrior di Greenpeace lunedì mattina è finito in manette nel porto di Ashkelon in Israele ed è stata fermata la loro nave con cui protestavano contro l’utilizzo del carbone per la produzione di energia elettrica. La guardia costiera israeliana notando la navigazione della nave Rainbow Warrior di Greenpeace in zone del porto proibite e i seguenti atti di vandalismo ha avvertito la polizia locale che poco dopo è giunta sul posto procedendo agli arresti.

Due attivisti hanno scritto con le bombolette “Quit coal” sulla fiancata di una nave che stava scaricando carbone per alimentare la centrale termoelettrica di Ashkelon: l’intervento della polizia israeliana nel porto ha messo le manette anche ai cameramen e ai reporter inclusi nell’equipaggio, 14 persone in totale, fra cui nessun connazionale.

Non è la prima volta che gli attivisti di Greenpeace si ritrovano nei guai con la giustizia per una buona causa in Israele: a maggio erano saliti sul tetto della residenza del ministro per le infrastrutture ed avevano esposto uno striscione contro le installazioni volute dal ministro per sfruttare il carbone. Questa volta chiedono al Governo israeliano (così come a tanti altri nel mondo) di non costruire ulteriori centrali a carbone dato l’alto tasso d’inquinamento che comportano ed i disastrosi effetti sui cambiamenti climatici. Ad ogni modo la reazione esagerata della polizia locale non passerà di certo inosservata.

Via | Jpost, Ufficio Stampa di Greenpeace,Israelnationalnews.com

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