Smantellare il sistema rinnovabili a favore del nucleare procedendo a picconate. Lo ribadisce Alfonso Fimiani (nella foto a sinistra) presidente dei Circoli dell’Ambiente, la costola green (?) del PdL, che in un comunicato stampa scrive:
Possiamo accettare i tagli agli incentivi sul rinnovabile a patto che quei fondi siano destinati alla ricerca sulle rinnovabili stesse e sul nucleare.
Dite che parla anche di rinnovabili? Aspettate, la dichiarazione prosegue:
Bisogna incentivare la ricerca sul nucleare ed è necessario il suo ritorno: è una fonte di energia SICURA, ECONOMICA E PULITA. Invece il solare-fotovoltaico è una fonte energetica anti-economica e manca totalmente di efficienza: è l’energia del futuro, ma non del presente. È assolutamente necessario finanziare la ricerca sui pannelli affinché si raggiunga un grado di funzionalità tecnologica tale che gli impianti siano in grado di pagarsi davvero da soli e non con incentivi sproporzionati che sono una delle cause dello smisurato costo dell’energia in Italia.
Aper Grandeolico, associazione che riunisce i gestori di molti dei grandi parchi eolici in Italia, non ci sta a veder massacrati i mulini a vento e ribatte, colpo su colpo, alle tante critiche che questi impianti ricevono da qualche tempo a questa parte. Incentivi, mafia, inutilità, sono solo alcuni dei “falsi miti” che Aper vuole sfatare anche grazie alla sua ultima pubblicazione: il Windbook. Forse la parte più interessante è quella che tratta degli incentivi statali:
I consumatori domestici italiani possono osservare la tariffa destinata alle fonti assimilate (inceneritori, cogenerazione attraverso carbone, scarti di raffineria e industriali) e rinnovabili nella componente A3 della propria bolletta dell’energia elettrica. In base ai dati per il 2009 dell’Autorità per l’Energia elettrica ed il gas e del Gestore dei Servizi Energetici, la parte dei certificati verdi per l’energia eolica rappresenta meno del 9% della componente A3 e lo 0,5% dell’intera bolletta. Ciò significa che, a livello tariffario, una famiglia italiana spende mediamente per l’energia eolica il costo di due caffè all’anno
Caffè a parte, un altro mito sfatato è quello del vento che mancherebbe in Italia:
La producibilità media del parco eolico installato riferita all’anno 2009 in Italia è stata di 1.580 ore equivalenti di produzione a massima potenza, poco inferiore a quella tedesca (1.700 ore)
Da notare il termine “producibilità” e non “produzione” perché, effettivamente, 1.580 ore di produzione l’eolico italiano non le fa: a causa della scarsissima qualità della rete elettrica italiana spesso e volentieri le pale vengono fermate per evitare sovraccarichi. Verrebbe da chiedersi se questo è colpa del vento, degli incentivi o della mafia…
Via | Aper Grandeolico
Foto | Flickr

Il Consiglio dei Ministri è impegnato in queste ore in una discussione particolarmente interessante sulle rinnovabili: abolire dal 2015 i certificati verdi. Ne parlavamo proprio in un post di ieri, dopo le denunce di Report a proposito del gioco della compravendita di certificati verdi e di energia che rinnovabile non è.
Riporta Via dal vento da Mf che saranno queste le novità:
Passaggio a un sistema di tariffa incentivata per tutte le fonti rinnovabili e un nuovo meccanismo più semplice per l’autorizzazione dei piccoli impianti. Sono queste le novità principali contenute nella bozza del decreto per l’attuazione della normativa europea 20-20-20 che sarà discussa oggi in consiglio dei ministri. Il provvedimento, con il quale il governo fissa meccanismi e criteri per raggiungere l’obiettivo del 17% del mix energetico complessivo da fonti rinnovabili entro il 2020, smantella il vecchio sistema dei certificati verdi, eliminati a partire dal 2015. È previsto però una sorta di periodo transitorio: tra il 2011 e il 2015 gli impianti che producono certificati verdi avranno diritto al ritiro dell’invenduto da parte del Gse, ma a un prezzo del 30% inferiore a quello fissato nel 2007. In ogni caso, dal 1° gennaio 2013 tutti i nuovi impianti saranno incentivati con il sistema feed in, con tariffe differenziate in base a fonte e potenza installata. Questo meccanismo sarà valido per gli impianti fino a 10 megawatt, mentre per quelli più potenti gli incentivi saranno assegnati con aste al ribasso, in cui i produttori dovranno contenderseli proponendo i progetti più efficienti. Per quanto riguarda il fotovoltaico, infine, entrerà nel regime disegnato dal decreto solo allo scadere del Nuovo conto energia, valido fino alla fine del 2013.
Gli stati generali delle rinnovabili si terranno il 9 dicembre e c’è da credere che non passeranno inosservati.
Foto | Flickr

A Report girano le pale. Nel senso che il servizio presentato ieri “Girano le pale” (qui il testo e qui il video) ha scandagliato quella che è la situazione dell’energia eolica e delle rinnovabili in Italia. Un botto di incentivi, connessioni con la criminalità organizzata e speculazione da parte di chi ha tanti soldi da investire. Ma gira che ti rigira quei soldi finiscono nelle tasche dei soliti noti. Soldi che sborsiamo noi mortali consumatori per non avere in cambio nulla se non le bollette più care d’Europa. E la nuova idea di rientrare nel nucleare, energia sporca, vale la pena ribadirlo, probabilmente porterà alle stesse disastrose conseguenze: bollette elettriche ultra stellari, come già denunciato da Confindustria.
Spiega Milena Gabanelli:
Abbattere le emissioni di CO2. Il 17% deve venire da li. Questa energia viene incentivata dallo stato. In 20 anni al fotovoltaico sono stati dati 20 miliardi. Ma quando si è scoperto che il meccanismo degli incentivi era un affare ci si sono buttati un po’ tutti. Per potenza installata siamo davanti a Giappone e Stati Uniti. Ma siamo sempre indietro e non siamo tra i primi paesi con fonti rinnovabili. Cosa non quadra?
Intanto gli incentivi alle rinnovabili li paghiamo noi consumatori in bolletta e secondo il Sottosegretario Stefano Saglia possiamo anche sapere quanto, controllando la voce A3 in fattura. Ma io ho controllato la mia bolletta Enel e della voce A3 non c’è traccia. Alle rinnovabili vanno più di 3 miliardi di euro, mentre 500milioni di euro sono ancora per il decommissioning del nucleare.
Continua a leggere: Report RaiTre, eolico e rinnovabili manna per la speculazione
A Alessandro Ortis (nella foto a sinistra), presidente dell’Autorità per l’Energia elettrica e il gas non calano gli incentivi alle rinnovabili ma vanno bene e sono benedetti quelli alle assimilate CIP6 (ci rientreranno, nonostante si dica il contrario, anche le centrali nucleari?). E paventa, qualora non fossero ridotti, un mercato dell’energia dopato e prezzi delle bollette alle stelle. Anzi quantifica proprio e dice che si arriverà al 20% in più dei costi. Ha detto ieri durante la consueta conferenza di fine anno:
Nel 2010 il costo degli incentivi per le rinnovabili (escluse le assimilate Cip6), supererà i 3 miliardi di euro, quasi il 10% del costo annuale del sistema elettrico nel suo complesso. Inoltre, l’insieme degli oneri aggiuntivi presenti nella bolletta elettrica influisce fortemente anche sulla differenza dei prezzi al dettaglio rispetto a quelli europei: se quelli italiani infatti sono più cari del 25% circa, non più del 15% è imputabile al diverso mix delle fonti di produzione, mentre il resto è dovuto agli oneri aggiuntivi. Appare quindi necessaria una revisione della durata e livello delle incentivazioni: senza interventi c’è il rischio di un aumento delle bollette fino ad oltre il 20% da qui al 2020. Si propone di spostare una parte degli oneri dalle bollette alla fiscalità generale; oppure, se si vuole lasciarli in bolletta, è bene che Governo e Parlamento fissino gli obiettivi qualitativi e temporali e affidino all’Autorità le modalità per conseguirli in modo efficiente e trasparente.
Per Legambiente trattasi di bufala. Nel comunicato stampa inviato dall’associazione si legge la dichiarazione fatta da Edoardo Zanchini responsabile Energia:
Nell’allarme lanciato dal presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e gas nei confronti di un possibile aumento al 2020 del costo in bolletta per i cittadini causato dalle fonti rinnovabili è possibile scorgere una autentica ossessione nei confronti di questo tipo di impianti. E’ quanto mai curioso, infatti, dichiarare oggi con tanta enfasi una preoccupazione del genere quando per anni sono stati regalati in Italia, nel più completo silenzio, oltre 30 miliardi di Euro ai petrolieri e ai raffinatori grazie agli incentivi agli impianti CIP6. Incentivi che ancora oggi pesano circa due miliardi di Euro ogni anno in bolletta. Per non dimenticare i 400 milioni che paghiamo ancora ogni anno per lo smaltimento delle vecchie centrali nucleare, o le tante altre voci di spesa che non c’entrano nulla con l’energia e che pesano - queste sì in maniera ingiusta ma sempre sotto silenzio - sulle tasche dei cittadini. Le preoccupazioni di Ortis risultano inoltre sovradimensionate rispetto alla previsione al 2020, perché evidentemente il presidente dell’Autorità non ha tenuto conto della riduzione degli incentivi per il Fotovoltaico appena entrata in vigore e della discussione in corso sui Certificati Verdi. Piuttosto che lanciare allarmi sarebbe più utile occuparsi dei veri problemi e degli inutili balzelli che si nascondono nelle bollette dei cittadini.
Foto | Festival dell’energia
Nei giorni scorsi è stato approvato l’emendamento per il riacquisto dei Certificati Verdi in eccesso da parte del GSE. Il quadro tuttavia non sembra essere particolarmente roseo in ottica futura dato che se da una parte è vero che il gestore potrà continuare a ritirare i titoli in eccesso sul mercato, dall’altra dovrà essere rimodulata la programmazione dei produttori e dell’intero comparto.
Si è infatti deciso che la spesa derivante dal loro ritiro a partire dal 2011 dovrà essere ridotta del 30% rispetto a quello relativo alle competenze del 2010. Si dovrà quindi prevedere che almeno l’80% di tale riduzione derivi dal contenimento della quantità di Certificati Verdi in eccesso. Il testo originario della manovra, che noi di Ecoblog avevamo segnalato nei giorni scorsi, stabiliva invece l’abolizione dell’obbligo di acquisto da parte del GSE.
Insomma vista così sembra ripresentarsi la oramai cronica sindrome italiana di scarsa attenzione alle energie verdi. Dentro tante ombre però qualche piccola luce (o almeno così sembra); dall’emendamento si evince infatti che, grazie alla risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6, arriverà un finanziamento al Ministero dell’Istruzione, per un massimo di 500 milioni da recuperare in diverse annualità fino al 2013.
Via | Rinnovabile.org
Foto | Flickr
Che fine farà l’obbligo da parte del Gse di acquistare i certificati verdi in eccesso? Dopo le preoccupazioni espresse da più parti, sembrerebbe che almeno il grido di dolore di Confindustria sia stato ascoltato dal Governo.
Berlusconi e Tremonti, infatti, hanno garantito alla Marcegaglia che si troverà una soluzione per evitare che la riforma degli incentivi alle rinnovabili sia drastica e dolorosa per le imprese che, più volte, avevano paventato l’ipotesi di un crollo del mercato a causa del famigerato articolo 45 anti rinnovabili.
Bisogna capire, però, cosa deciderà di fare il Governo. Secondo il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia la soluzione si troverà:
Il ministro Tremonti e il relatore Azzollini stanno lavorando a una soluzione. Ho suggerito che l’attuale sistema dei certificati verdi resti in vigore sino al recepimento della direttiva europea di riferimento, in modo da salvaguardare gli investimenti. Intanto, il ministero è pronto a varare una nuova disciplina che sostenga le rinnovabili con un minore aggravio sulle bollette
Ma la “nuova disciplina” a cui fa riferimento Saglia, arriverà con gli stessi tempi della riforma del conto energia che tutti aspettano da prima di gennaio?
Via | Eco dalle Città
Foto | Flickr
L’ex ministro dell’Ambiente Edo Ronchi, oggi ritiratosi dalla politica per condurre attività accademica, critica aspramente l’art. 45 della legge finanziaria che mette mano al meccanismo dei certificati verdi (CV).
L’articolo in questione, se venisse approvato, abolirebbe l’obbligo da parte del GSE di acquistare i CV in eccesso e modificherebbe in maniera drastica il mercato delle rinnovabili. L’obbligo di acquisto è da tempo aspramente criticato da più parti: non permettendo che i certificati verdi restino invenduti ne tiene alto il prezzo che, altrimenti, dagli 80-90 euro attuali passerebbe a 20-30 euro a certificato.
Molti puristi dell’economia, ma soprattutto molti detrattori delle energie rinnovabili, non vedono l’ora che i CV crollino di prezzo: essendo il metodo principale con cui lo stato paga le rinnovabili, un crollo del prezzo renderebbe decisamente meno vantaggioso produrre energia pulita.
Secondo Ronchi, però, sarebbe sbagliatissimo:
circa l’80% degli investimenti in nuovi impianti eolici e da biomasse, cioè 3.300 MW, sono finanziati per oltre 5,3 miliardi con business plan che si basano sulla normativa vigente
Il che vuol dire che se cambia la normativa, e crolla il prezzo, ci troveremmo con l’80% dei progetti fuori mercato. Se non è una strage, poco ci manca…
Via | QualEnergia
A margine di un convegno in Sicilia, abbiamo intervistato Gigi Bellassai, presidente regionale degli Ecodem, l’ala ecologista del Partito Democratico, sulle principali questioni energetiche nell’isola. Nucleare, rinnovabili, paesaggio e autorizzazioni: dalle parole di Bellassai emerge la posizione degli Ecodem su tutti i temi più caldi.
Prima dell’intervista, però, una dovuta precisazione: attualmente il governo regionale siciliano, guidato da Raffaele Lombardo, gode dell’appoggio esterno del Pd e di parte del Pdl (il cosiddetto Pdl-Sicilia, contrapposto al Pdl “ufficiale” o “lealista” che ha rifiutato un governo appoggiato dal Pd). Il governatore, pochi giorni dopo aver stretto l’accordo con il Pd, ha modificato la sua posizione sul nucleare prendendo atto di una mozione contraria all’installazione di centrali nucleari in Sicilia presentata dai democratici e votata all’unanimità dall’Assemblea Regionale.
Presidente Bellassai, la politica regionale siciliana ha recentemente mutato indirizzo sul nucleare in seguito ad una mozione presentata dal Pd e votata da tutta l’Assemblea Regionale Siciliana
Il no al nucleare è già passato in Sicilia grazie ad una mozione del Pd che ha visto anche il governatore Lombardo cambiare la sua linea da un sì al nucleare al no e tutta l’aula, compreso il Pdl ufficiale l’ha approvata. Quindi in sicilia c’è un netto no al nucleare. Ma questo no significa anche puntare velocemente sulle rinnovabili e in maniera organica perché quello che è successo negli anni del “cuffarismo” non è una cosa bella: le fonti rinnovabili sono diventate affare per i certificati verdi e non si è puntato alla tutela dell’ambiente e alla valorizzazione delle risorse energetiche.
Bisogna cambiare rotta, applicare il Pears (il Piano energetico e ambientare regionale siciliano, ndr) velocemente con i decreti attuativi e puntare alle rinnovabili diffuse nel territorio. Quindi cambiare rotta e farlo in questo momento che il Pd può dire la sua nel governo regionale
Si svolgeranno a Milano, dal 9 al 10 marzo le Giornate della microgenerazione, giunte alla quarta edizione. L’appuntamento è organizzato da e-Gazzette e nella prima giornata tratterà di “Fonti rinnovabili: novità tecnologiche e integrazione” durante la quale saranno fornite anticipazioni in merito alle nuove tariffe incentivanti e al conto energia. La seconda giornata è dedicata a “Cogenerazione diffusa: verso l’integrazione nel sistema energetico”. Gli incontri si terranno all’Hotel Michelangelo e la registrazione è gratuita.
Durante gli appuntamenti sarà dato ampio spazio agli approfondimenti su neo-fonti energetiche carbon-free e carbon-neutral e all’efficienza energetica attiva e passiva alla luce di normative e regolamenti locali.
Spiegano gli organizzatori nel comunicato stampa:
Lo svolgimento prevede l’illustrazione generale delle caratteristiche di ciascuna tecnologia oggi disponibile sul mercato completata dalla presentazione di esempi di successo realizzati, attraverso i quali i partecipanti potranno immediatamente individuare le proprie opportunità di intervento e di ritorno economico. Particolare attenzione verrà dedicata al capitolo incentivi e possibilità di finanziamento, sia attraverso i Titoli di Efficienza Energetica (TEE) e i Certificati Verdi (CV), sia attraverso i canali del credito.
Per ulteriori informazioni visitate il sito microgenforum.
Foto | Flickr