Mi è capitato tra le mani, in spiaggia, Donna Moderna, settimanale femminile Mondadori, nr.33, e a pag. 82 leggo l’articolo firmato da Giusy Cascio: “Ecologia, la religione del 2000″.
Giusy Cascio esordisce con:
Voglio una vita a impatto zero. Di quelle vite fatte così: senza comodità, senza progresso, senza tecnologie che possano alterare l’equilibrio di Madre Natura. E’ questo il credo spirituale degli “ecocentrici” individui o gruppi di ambientalisti estremi che rinunciano a un esistenza normale in nome di una battaglia verde. Aboliscono l’elettricità per evitare sprechi, non usano l’automobile per non inquinare e si radunano in villaggi per praticare forme di ascetismo ecologico in cui spesso si incontra la “verità suprema”. Sono comunità che assomigliano a sette religiose e hanno nomi misticheggianti: Crystal waters in Australia, Auroville in India, Zegg in Germania, Aldea Magika in Colombia. Ma attenzione, perfino le città più laiche d’Europa si stanno convertendo ad atteggiamenti ambvientalisti esagerati. E’ di pochissimio giorni fa la notizia che a Londra si premiano gli ecodelatori: il municipio di Waltham Forest paga fino a 500 sterline chi denuncia i vicini che sporcano o sbagliano la raccolta differenziata.
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Il buco dell’ozono dipende in massima parte da due fattori: le condizioni atmosferiche e la concentrazione di clorina. Tra tutte le condizioni atmosferiche, il vortice polare (una corrente d’aria che limita gli scambi gassosi con l’area esterna al vortice stesso) e la bassa temperatura delle nubi stratosferiche incidono in maggiore misura sul fenomeno.
Infatti, a seguito della comparsa della primavera antartica a settembre ed ottobre, la clorina, grazie alla fotolisi, attacca il legame dell’ozono che torna ad ossigeno molecolare lasciandoci così scoperti dalla funzione protettiva degli ultra violetti.
Nel 2006 sono stati raggiunti i 29 milioni di kilometri quadrati, quanto l’estensione dell’America del Nord e, dopo un 2007 in cui il buco dell’ozono si è ridotto a quota 26 milioni, il 2008 ci fa nuovamente preoccupare con 27 milioni. Bisogna però capire quando il buco si chiuderà e gli effetti indotti dall’aumento della anidride carbonica. Sono ancora molte le cose che non conosciamo e finché non saranno note, sarebbe meglio darsi una “regolata”.
Via | ESA - European Space Agency
Foto | ESA - European Space Agency