Potrebbe sembrare il titolo di una commedia comica o demenziale invece è quello che sta per accadere nella casa presidenziale. L’idea è nata a seguito di un articolo di un giornalista del New York Times (Michael Pollan) che ha proposto di inserire all’interno della residenza questa figura per autoprodurre alimenti biologici sacrificando una parte dell’immenso giardino.
Al momento tuttavia non c’è una presa di posizione da parte dello staff del Presidente, ma l’amministrazione sembra essere positiva in merito a tale figura. Sul sito White House Farmer la voce circola sempre più insistentemente e numerosi agricoltori biologici si sono detti disposti a diventare il contadino di fiducia di Obama.
Vedremo come evolverà la cosa, di certo sarebbe un bel segnale per le produzioni a chilometri zero che avrebbero in questo modo una cassa di risonanza immensamente maggiore rispetto a qualsiasi altro mezzo mediatico tradizionale. Sarebbe un buon modello che potrebbe arrivare tra qualche anno pure da noi. In questa politica del “tag cloud” basta far entrare certe parole nel lessico comune per aver subito un riscontro istituzionale.
Via | Phisorg.com
Foto | dal sito White House Farmer
Dei cibi a km zero e soprattutto della loro importanza per perseguire la tanto agognata sostenibilità, si sente spesso parlare. Ora, grazie al nuovo decreto del Ministero delle Politiche Agricole, ogni Comune avrà la possibilità di aprire un mercato interamente gestito dagli agricoltori, seguendo il trend che si sta osservando in Italia.
Coldiretti fa notare infatti, che lo scorso anno 7 italiani su 10 hanno fatto acquisti direttamente da un agricoltore almeno una volta. Un fenomeno ben noto in altri Paesi europei quali Francia e Germania, ma anche negli USA che hanno visto un aumento dei farmers market del 53% negli ultimi 10 anni.
Nel mercato italiano sono previsti 100 nuovi mercatini a partire da quest’anno e che raggiungeranno quota 400 entro il 2010. Cosa state aspettando? E’ ora di chiedere al primo cittadino quando toccherà anche al vostro comune!
Via | Coldiretti
La parola dell’anno è… LOCAVORO. Ovvero?
Dicesi locavoro una persona che mangia solo prodotti locali. Dopo i vegetariani, i vegani, i fruttariani e non so più quanti altri, ecco una nuova figura alimentare nel vasto panorama delle particolarità del genere umano.
Quindi un locavoro mangia tutto, purché sia stato prodotto nel raggio di un centinaio di km o poco più dal proprio luogo di abituale esistenza. E tutto ciò a che pro? Per ridurre l’impatto ambientale delle proprie abitudini alimentari. Meno viaggiano i prodotti, più freschi sono quando li mangiamo, meno emissioni di CO2 causiamo.

Farsi il formaggio in casa e’ possibile e ho tra le mani un libro di ricette intitolato “Formaggio fai da te” in cui sono spiegati tutti i passaggi necessari.
Il libro di Matilde Calandrelli e Donato Nicastro, ormai alla terza edizione, contiene 40 “ricette” illustrate per farsi in casa formaggi freschi come crescenze, mozzarelle e squaquerone; formaggi semi stagionati come caciotta e robiola a crosta fiorita; stagionati tra cui pecorino, toma e sbrinz, per concludere con qualche escursione tra i prodotti esteri con feta, camembert e quark.
Continua a leggere: Formaggio fatto in casa con il latte crudo
Questa domenica potrete trovare qualche eco-rivista in bookcrossing al mercatino di Natale di Somma Lombardo, in provincia di Varese. Mi trovate tra le bancarelle a vendere bacchette magiche, storie di gnomi di caverna e ovviamente, mi farebbe molto piacere se vi fermaste a scambiare due parole.
Ecco le riviste che rilascerò questa settimana:
Si, hanno le celle frigorifere nella prigione di Opera, vicino Milano, e le usano i carcerati per tenere al fresco il gelato.
Ingredienti locali, non geneticamente modificati, saranno la base del gelato. Hanno scelto la via artigianale, escludendo le polverine, per produrre questo gelato a chilometri zero, ovvero fatto con un occhio di riguardo all’ambiente, evitando di far percorrere chilometri e chilometri al latte e alla frutta prima di arrivare nei coni della gente. Meno traffico significa meno emissioni inquinanti, meno rumore, meno gas serra e meno spese.
A produrlo saranno inizialmente 6 detenuti del reparto di massima sicurezza, che stanno seguendo un apposito corso di formazione. In seguito se ne aggiungeranno altri 4, che lavoreranno in due turni. Il progetto si chiama “Aiscrim, prigionieri del gusto” con un gioco di parole in inglese tra I scream (io urlo) e ice cream (gelato alla crema). A seguirlo e’ Jobinside, che promuove i lavori socialmente utili.
Il gelato sarà in vendita a partire dal prossimo febbraio e stanno pensando anche a linee di produzione alla soia o al latte di capra.
Via | NewsFood
Coldiretti e’ una associazione di categoria che spinge sul consumo di prodotti italiani per portare un beneficio diretto agli agricoltori italiani. Facendo questo genere di pubblicità, genera un benefico effetto collaterale che e’ quello di ridurre l’impatto dei trasporti del cibo, ovvero l’impronta ecologica dei consumatori.
Nel comunicato dell’associazione ci sono tre buoni esempi di calcolo dell’impatto del trasporto di prodotti alimentari: “per trasportare con l’aereo a Roma un chilo di mele dal Cile per una distanza di 13mila km si liberano 18,3 kg di CO2 e si consumano 5,8 chili di petrolio, mentre per un kg di kiwi dalla Nuova Zelanda nel viaggio di 18mila chilometri si emettono 24,7 kg di CO2 e si perdono 7,9 chili di petrolio e, infine, per gli arrivi di ogni kg di limoni dall’Argentina si producono 16,2 kg di CO2 e si consumano 5,4 chili di petrolio.”
Oltre al cibo a Km zero, Coldiretti continua a chiedere l’istituzione di mercati diretti, con accorciamento della filiera e possibilità per i consumatori di accesso a cibi freschi a prezzi di produzione.
Via | Coldiretti
Mangiare prodotti importati contribuisce a inquinare il pianeta. Per trasportare a Roma un chilo di ciliegie dall’Argentina in aereo per una distanza di 12mila km si consumano 5,4 kg di petrolio con conseguenti emissioni di CO2 pari a 16,2 kg. Peggio se si tratta di uva cilena: gli arrivi di ogni chilogrammo richiedono la combustione di 5,8 kg di petrolio e conseguenti 17,4 kg emessi di anidride carbonica.
A farsi i conti è Coldiretti che ha consegnato il primo attestato con il marchio “km zero” all’Osteria Vitanova nel centro storico di Padova. Il ristorante offre un menu a basso impatto ambientale: tutti i prodotti alla base delle ricette sono acquistati direttamente dalle imprese agricole circostanti.
Leggo su soldiblog di un contadino biologico della Virginia che si definisce “allevatore cristiano, libertario, ambientalista e maniacale” e parla della sua attività come di una “missione sacerdotale”.
Joel Salatin si rifiuta di spedire i suoi prodotti a gente con cui non avrebbe la possibilità di parlare di persona, faccia a faccia. Joel crede che il cibo debba essere consumato localmente; negli USA un pezzo di roba commestibile viaggia in media 1.500 miglia (2.400 Km circa) prima di essere mangiato; troppo, secondo lui. Joel dice ai suoi acquirenti di venirsi a comprare le cose di persona e se è troppa fatica per loro, di andarsi a trovare un altra fattoria più vicino casa.
Come diceva Brike già qualche giorno fa, la Coldiretti informa che il cibo viaggerà di meno: questo significa che, nei supermercati e nella grande distribuzione, i prodotti locali avranno più spazio di quanto non abbiano adesso. Questo è stato stabilito dal decreto legge “salva cibo Made in Italy”.
La Coldiretti è molto contenta di questo, perché la legge offre facilitazioni agli agricoltori che vogliano vendere direttamente al pubblico le loro produzioni.
I consumatori saranno contenti, perché la frutta e la verdura locali sono di sicuro più fresche di quelle raccolte dall’altra parte del mondo. I prezzi dei prodotti “a filiera corta” sono anche più bassi, non dovendo arricchire molti intermediari.
Gli ambientalisti saranno contenti, perché si riduce il traffico e l’inquinamento.
I poveri di casa nostra saranno contenti, perché la legge prevede l’utilizzazione sociale (a favore di indigenti o di organizzazioni non lucrative di utilità sociale) delle eccedenze di produzione ritirate dal mercato.
I Paesi produttori di frutta (Equador, Colombia, Cile, Argentina e Brasile…) non saranno contenti, le produzioni europee sono sovvenzionate e protette: ciò contrasta con le leggi del libero mercato. I Paesi del Sud del Mondo ci chiedono di non dare più aiuti economici, né a loro, né all’agricoltura nostrana, in modo che possano davvero “svilupparsi liberamente”.