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Energia rinnovabile e fossile in Cina

pubblicato da Peppe Croce

Energia rinnovabile e fossile in Cina

Il sito TriplePundit ha rispolverato una (relativamente) vecchia infografica realizzata da Wellhome, società che si occupa del risparmio energetico in edifici già esistenti, molto efficace per descrivere la situazione energetica della Cina.

I dati sono aggiornati all’anno scorso, ma ancora sostanzialmente validi, e basati su quelli forniti dalla Eia, l’agenzia americana di informazioni sull’ambiente. Da notare sia quanto siano ambiziosi i progetti cinesi nel settore delle energie rinnovabili, sia quanto siano lontani dall’essere realizzati.

Molto interessante anche il sondaggio che mostra una Cina che effettivamente ha capito il problema del riscaldamento climatico globale. Peccato solo che sia un sondaggio del 2007 e tra sole 1024 persone (metà donne e metà uomini). Un po’ poco per essere rappresentativo di un paese da oltre un miliardo di abitanti, in gran parte residenti in zone rurali.

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La Cina apre al commercio di prodotti derivati dall'uccisione di foche

pubblicato da Barbara Arlati

Foche

La Cina ha ceduto alle pressioni del Canada e ha così aperto le porte all’importazione di prodotti derivanti dalla caccia alle foche.

Sime Pavesi, responsabile nazionale LAV settore pellicce dichiara:

La Cina, già sotto accusa per le crudeli condizioni in cui vengono trattati gli animali per la produzione di pellicce, non deve assumersi anche questa grave responsabilità etica nel sostenere il massacro delle foche in Canada. Sappiamo che già più di una quarantina di associazioni animaliste cinesi stanno lavorando per cancellare questo accordo con il governo canadese, e le sosterremo affinché possano seguire l’esempio dell’Unione Europea che ha vietato il commercio di prodotti di foca.

In Europa il commercio di prodotti derivati dalla caccia delle foche è stato bandito con il Regolamento UE N. 1007/2009 (G.U. U.E. L286 del 31/10/2009), frutto di una imponente mobilitazione avviata dalla LAV. In Italia, le sanzioni prevedono l’arresto da tre mesi ad un anno o l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro per chi produce, commercializza, esporta o introduce nel territorio nazionale prodotti derivanti dalla foca (Legge 189/04 articolo2).

Via| LAV
Foto| Flick

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Oltre un migliaio le tigri uccise dal bracconaggio nell'ultimo decennio. E' strage

pubblicato da alessandra

Sono più di 1000 le tigri in libertà uccise nell’ultimo decennio al solo scopo di prelevare parti di esse: soprattutto le pelli, sempre richiestissime, le ossa, i peni … ogni cosa, insomma, che possa servire come amuleto, ipotetico viagra o a produrre opinabili medicamenti di origine cinese di sempre più arga diffusione nonostante la presenza di normative nazionali e internazionali in merito al commercio di animali rari, o di sezioni di essi. E ciò accade, come testimoniano gli operatori del Cites, soprattutto grazie alla Rete. E sotto mentite spoglie: quando, cioè, le tigri sono già ridotte in polvere, sparite in composti dai nomi affascinanti o meno in cui non figurano neppure tra gli ingredienti” o vi appaiono ma solo nella dicitura cinese…. A confermalo, inoltre, è il nuovo rapporto di Traffic International, la rete di matrice britannica per il monitoraggio del commercio degli animali selvatici.

Il documento denuncia l’uccisione ad opera del bracconaggio di un numero di tigri compreso tra 1.069 e 1.220. Ma il reale volume di individui abbattuti potrebbe essere sensibilmente superiore. Infatti, tutti i dati forniti sono “reali” provenienti, cioè, da 11 dei 13 Paesi in cui ancora vive la tigre e sulla base dei 481 sequestri documentati posti in essere nell’ultimo decennio dalle autorità competenti in diverse parti del globo… L’esito, tuttavia, è più che allarmante soprattutto ove si consideri che un migliaio di esemplari abbattuti sono un’enormità rispetto al numero di esemplari ( 3.200) di panthera tigris che ancora “resistono” allo stato selvaggio sul nostro pianeta.. E’ una vera ecatombe, insomma… A cui occorre porre un drastico rimedio se non vogliamo perdere definitivamente questa specie, come già più volte denunciato dal WWF nell’arco di appena 12 anni. Il rapporto, inoltre, precisa che l’India, lo Stato che ospita la metà della popolazione mondiale di questi felini e che, spesso, li venera, detiene il triste primato del bracconaggio con l’uccisione di un numero di tigri compreso tra 469 e 533. Segue la Cina, con un numero di esemplari abbattuti compreso tra 116 e 124. Al terzo posto, invece, figura il Nepal con 113/130 felini ammazzati.

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Maxi sequestro di concentrato di pomodoro cinese taroccato

pubblicato da Peppe Croce

Maxi sequestro di concentrato di pomodoro cinese taroccato

L’agricoltura italiana sempre più taroccata: dopo il maxi sequestro di finti limoni biologici nel siracusano di pochi giorni fa, questa volta è toccato al pomodoro: i militari del Nucleo Antifrodi dei Carabinieri (Nac) di Salerno hanno scoperto e sequestrato ad Angri ben 4.607 quintali di doppio concentrato di pomodoro made in China etichettato come italiano. Un quantitativo enorme, dal valore di circa 400 mila euro.

Come nel caso dei limoni, la contraffazione avviene in uno dei luoghi di produzione più importanti d’Italia. Probabilmente per rendere la frode più credibile. Ciò, però, non fa altro che screditare l’agricoltura del nostro paese e mettere a rischio la salute dei consumatori. Comprensibile, per questo, il plauso del ministro dell’Agricoltura Giancarlo Galan ai Carabinieri:

Mi congratulo con i carabinieri del ministero delle Politiche agricole del nucleo antifrodi di Salerno, che hanno sequestrato migliaia di quintali di passata di pomodoro etichettati illegalmente come prodotto italiano e che in realtà era cinese. Quella dei controlli è una sfida che non intendiamo perdere, e anzi continueremo a tenere alta l’attenzione, senza nessuno sconto per coloro che attentano alla trasparenza e alla legalità, uniche garanzie necessarie per la valorizzazione e la tutela della qualità dei prodotti made in Italy

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Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Cina e Usa ai ferri corti per i sussidi alle rinnovabili

Scambio di accuse tra Cina e Stati Uniti sugli aiuti pubblici all’industria delle rinnovabili. Tutto inizia ai primi di settembre, con una petizione lanciata dal sindacato statunitense United Steelworkers per chiedere che gli aiuti statali cinesi venissero riconosciuti come lesivi della concorrenza internazionale.

Le convinzioni dei lavoratori americani dipendevano essenzialmente da cinque fattori. Il primo ha a che fare con le materie prime necessarie all’industria dell’energia pulita: la Cina produce il 90% di queste materie prime e ostacolerebbe le aziende straniere che vogliono acquistarle. Il secondo ha a che fare con tecnologie e brevetti: secondo il sindacato in Cina si lavora solo in JV con le aziende locali alle quali si deve cedere l’utilizzo dei brevetti.

Il terzo fattore deriva dal fatto che almeno l’80% dei materiali utilizzati negli impianti eolici prodotti in Cina deve essere, a sua volta, prodotto in Cina. Il quarto ha a che fare con i sussidi cinesi all’industria delle rinnovabili che, a detta di United Steelworkers, sono pari a cinque volte i sussidi elargiti dal governo americano. Il quinto, infine, driva dal quarto: con tutti questi contributi pubblici l’industria cinese delle rinnovabili sta soppiantando senza pietà quella europea e statunitense.

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In Cina 1 milione di auto elettriche l'anno entro il 2020

pubblicato da Peppe Croce

In Cina 1 milione di auto elettriche nel 2020Il ministro cinese per la Scienza e la Tecnologia Wan Gang, quello che ha appena stretto un accordo con l’omologa italiana Stefania Prestigiacomo, ha annunciato che il gigante asiatico produrrà entro il 2020 un milione di auto completamente elettriche l’anno.

Wan Gang ha anche aggiunto che, essendo ormai la Cina il maggior mercato dell’auto nel mondo, lo sviluppo della mobilità sostenibile avrà un ruolo chiave. Attualmente in Cina si vendono circa 9 milioni di automobili ogni anno, quindi il traguardo del milione di veicoli elettrici non è affatto indifferente.

Da questo punto di vista va notato lo sforzo complessivo del governo cinese che, seppur in un numero limitato di grandi città pilota, mette a disposizione un incentivo da 60.000 yuan (oltre 6.000 euro) per l’acquisto di auto completamente elettriche.

Le città in questione sono: Shanghai, Changchun, Shenzhen, Hangzhou e Hefei. Il resto della Cina sta a guardare ma, tutto sommato, l’impatto che può avere la produzione di un milione di auto elettriche ogni anno sul mercato globale e sull’industria dell’auto (e soprattutto delle batterie elettriche) si sentirà assai probabilmente anche nel vecchio continente e negli Stati Uniti.

Via | Xinhuan News
Foto | Flickr

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Italia e Cina insieme per i veicolo elettrici ed ibridi. In Cina, ovviamente...

pubblicato da Peppe Croce

Italia e Cina insieme per i veicolo elettrici ed ibridi. In Cina, ovviamente...Stefania Prestigiacomo, ministro italiano dell’Ambiente, e Wan Gang, ministro cinese della Scienza e della Tecnologia della Repubblica Cinese, hanno firmato un Mou. Per chi non ne mastica di sigle diplomatiche: un Memorandum of understanding, un protocollo di intesa. Oggetto del Mou è l’ambiente, in particolare la mobilità sostenibile e le auto elettriche ed ibride.

Buone notizie per l’Italia? Sì, per il portafogli: la collaborazione, infatti, nasce per “aiutare” il governo cinese a portare avanti il proprio programma di mobilità elettrica. Come spiega la nota del Ministero dell’Ambiente:

Il Governo cinese ha infatti chiesto la collaborazione del Ministero dell’Ambiente Italiano per l’attuazione del programma “Mille auto elettriche/ibride in 10 città” lanciato dal ministro Wan Gang nel 2009. Il progetto potrà avere interessanti ricadute per le imprese italiane presenti in Cina in settori come l’elettronica, delle batterie, della componentistica

Tra le aziende italiane che beneficeranno del protocollo di intesa chi c’è? Ovviamente la Fiat, l’unico big europeo dell’automotive che non ha uno straccio di prodotto (e probabilmente neanche di progetto realizzabile a breve) elettrico o ibrido:

Il programma si inserisce in un momento di grande dinamismo anche dei rapporti fra le aziende private dei due paesi in questo settore, segnato in particolare dalla nascita di una joint venture fra Fiat e un’azienda cinese per la costruzione di automobili in Cina. Il Ministero dell’Ambiente punta, anche attraverso questo accordo con il gigante economico orientale, ad incrementare la presenza e la tecnologia a disposizione del nostro paese in un settore strategico per il futuro sostenibile soprattutto delle aree urbane

Italia e Cina, quindi, si impegnano a dare un futuro sostenibile a Lapo Elkann e automobili meno inquinanti ai cinesi. Nel frattempo, chi vuole acquistare in Italia un’auto elettrica o ibrida può sempre rivolgersi alla concorrenza estera. Ovviamente senza incentivi statali.

Ma, d’altronde, cosa ci si può aspettare da un ministro dell’Ambiente che per parlare di auto elettriche convoca i petrolieri e non le associazioni ambientaliste?

Via | Ministero dell’Ambiente

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I cinesi investiranno nel fotovoltaico domestico siciliano?

pubblicato da Peppe Croce

Raffaele Lombardo, presidente della Regione Sicilia, torna a far promesse sulle rinnovabili e annuncia che il criticatissimo piano energetico regionale (da lui stesso approvato, emanato, benedetto e a lungo vantato) verrà rivisto.

La promessa di oggi ci porta in Cina. In seguito ad un incontro con i vertici della Banca Cinese per lo Sviluppo (o, almeno, lui così la chiama), Lombardo parla di un forte interesse dei cinesi in un possibile investimento nel solare fotovoltaico di piccola e piccolissima dimensione.

In pratica pannelli solari per le case, le PMI, e per le imprese agricole. L’idea entusiasma Lombardo che, candidamente, afferma:

Se si dovesse individuare questo canale di finanziamento dalla banca cinese noi avremmo fatto tredici

Tredici perché il finanziamento, o una qualche forma di agevolazione, per il fotovoltaico domestico è la nuova parola d’ordine di Raffaele Lombardo che ha già smentito tutte le precedenti: fotovoltaico ed eolico industriale, nucleare, idrogeno.

La promessa del nuovo piano energetico, d’altronde, viene all’indomani della clamorosa figuraccia fatta dal governatore in merito al primo: Jeremy Rifkin, venuto a benedire il primo piano, ha già fatto sapere che si sente “strumentalizzato” (poverino! anche se se lo poteva anche aspettare, bastava leggerlo il piano…) da Lombardo che non ha fatto nulla di quanto promesso.

Che il mitico Raffaele stia preparando anche una colossale “malafiùra” con i cinesi? Chi vivrà vedrà, nel frattempo, se abitate in Sicilia e avete voglia di fotovoltaico, fatevi fare un preventivo e iniziate a mettere da parte i soldi: difficile che la Regione sganci un solo centesimo…

Via | Raffaele Lombardo Blog
Video | YouTube

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La Cina dichiara guerra alle bacchette usa e getta

pubblicato da Marina

bacchette usa e getta, la cina dichiara guerra

Il divertimento nel mangiare cibo cinese a volte consiste nell’usare le terribili bacchette di legno, spesso betulla o pioppo, più raramente in bambù a causa del costo più elevato, che poi volenti o nolenti buttiamo via, si spera, nella compostiera. In ogni caso, in Cina c’è chi si è, diciamo così, divertito oltre che ad usare le bacchette anche a fare due conti: in un anno, si usano circa 45 miliardi di coppie di questi utensili al giorno; si parla di circa 18miliardi di coppia di bacchette esportate ogni anno. E anche se non è più proprio un disastro ambientale è certamente un fenomeno che merita la massima attenzione per il suo impatto ambientale. A causare inquinamento, però, non è la sola produzione ma anche il trasporto usato per portare le bacchette dai luoghi di produzione ai mercati nazionali e internazionali.

A chiedere che sia posto un freno a questa imponente produzione di bacchette è Greenpeace China. Ogni giorno, è stato stimato, se ne vanno via in bacchette 100 acri di alberi, pari a 100 campi di football americano. ogni anno sono abbattuti dai 16 ai 25 milioni di alberi per fare bacchette. la deforestazione è uno dei gravi problemi della Cina che sta causando impoverimento del suolo, erosione e desertificazione.

Cosciente del problema il Ministro per il Commercio ha invitato, assieme a altri 5 ministri, le aziende produttrici di bacchette a attivarsi per la raccolta e il riciclo di quelle usate. L’invito è stato esteso anche alle amministrazioni locali che avranno il compito di promuovere il minor uso delle bacchette usa e getta.

Via | LATimes
Foto | Flickr

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Fotovoltaico: la Cina investe in Puglia, Veneto e Lombardia

pubblicato da Peppe Croce

Fotovoltaico: la Cina investe in Puglia, Veneto e LombardiaLa Cina è pronta ad investire 30 milioni di dollari in Puglia nel settore del fotovoltaico e circa 100 milioni nel resto del sud Italia. Anche i cinesi, quindi, hanno adocchiato il mezzogiorno italiano ed il suo sole.

La scelta della Puglia deriva da una precedente intesa, siglata lo scorso 30 giugno a Guangzhou, tra il governatore pugliese Nichi Vendola e il vice Governatore della Provincia del Guangdong Lin Musheng. Il classico protocollo di intesa internazionale che, questa volta, ha avuto risultati fulminei: in meno di un mese quattro aziende cinesi sono sbarcate in Italia.

L’investimento più interessante è proprio quello che riguarda la Puglia: China Energy Conservation & Environment Protection Group (Cecep) completerà entro settembre 2010 una prima serie di investimenti per 30 milioni di dollari in impianti fotovoltaici sul territorio pugliese. Non sono stati dati maggiori dettagli ma si suppone si tratti di fotovoltaico a terra. Soddisfatto Vendola che spera di poter approfondire la conoscenza, nel settore energia e non solo, con i cinesi:

Continuiamo dunque a lavorare per intensificare i nostri rapporti di scambio internazionale con questo paese e per rendere durature e solide le nostre relazioni con gli operatori e le istituzioni cinesi

Oltre al sud italiano, i cinesi hanno intenzione di frequentare anche alcune regioni del nord: Lombardia e Veneto.

Fonte | Press Regione Puglia
Foto | Flickr

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