Quella di ieri è stata una giornata da ricordare per chi non ama l’energia nucleare e, soprattutto, per chi si interessa di propaganda. Per la cronaca il referendum sardo contro il nucleare è stato stravinto dai proponenti con una affluenza del 59,49% e il 98,14% dei votanti che alla domanda “Sei contrario all’installazione in Sardegna di centrali nucleari e di siti per lo stoccaggio di scorie radioattive da esse residuate o preesistenti?” ha risposto sì.
Ma questo è solo una parte del discorso perché, è inutile negarlo, anche se il referendum sardo non ha valore di vincolo legale è pur sempre un importante (e soprattutto il primo) banco di prova in attesa del referendum vero sul nucleare, quello del 12-13 giugno. E, infatti, i commenti sono arrivati subito e in abbondanza.
E non poteva mancare il commento dei Circoli dell’ambiente berlusconiani guidati dal campano Alfonso Fimiani (quello dello spot semi amatoriale pro nucleare, pro caccia, pro inceneritori, pro acqua privata). Anzi, i commenti. Perché sono stati tre, e il primo passerà alla storia come una delle più grosse brutte figure mai fatte da un soggetto politico in Italia.
I Circoli dell’ambiente, di ispirazione berlusconiana e presieduti da Alfonso Fimiani, hanno preparato il loro spot in favore dell’astensione ai referendum su nucleare e acqua pubblica di metà giugno. Protagonista dello spot, abbastanza casalingo nella realizzazione e lontano anni luce dal professionalissimo messaggio pubblicitario da sei milioni di euro del Forum Nucleare (quello bocciato dall’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria) è lo stesso Fimiani.
Il messaggio, attualmente diffuso su YouTube, è molto lungo: tre minuti pieni. Il contenuto va ben oltre i due referendum e rappresenta tutta la filosofia dei Circoli, cioè il superamento dell’”ambientalismo del no” in favore di quello del sì.
Sì a energia nucleare e gestione privata dell’acqua, innanzitutto. Ma anche alla caccia e ai termovalorizzatori, due argomenti che non c’entrano nulla con i referendum. In ogni caso il messaggio è chiaro: le centrali nucleari sono sicure, l’acqua deve essere gestita dai privati, non bisogna andare ai referendum per farli fallire e ribellarsi alle associazioni ambientaliste.
Nessun accenno al terzo referendum, quello sul legittimo impedimento che, qualora fallissero i primi due a causa dell’astensione, farebbe probabilmente la stessa fine.
Via | YouTube

Si inizia a far sul serio per i referendum di inizio giugno su nucleare e acqua pubblica (ai quali si aggiunge quello sul legittimo impedimento): i comitato del sì e quelli del no hanno cominciato a muoversi e preparano le prime iniziative. Partiamo dall’acqua: il comitato Acqua Bene Comune, promotore del referendum, ha indetto una manifestazione nazionale per sabato 26 marzo a Roma e cerca di far coppia con i promotori della consultazione antinucleare:
Sabato 26 marzo il popolo dell’acqua ha indetto a Roma una grande manifestazione nazionale per 2 SI’ ai referendum per l’acqua bene comune, per il SI’ per fermare il nucleare, per la difesa dei beni comuni, dei diritti e della democrazia. Una piazza per l’acqua, una piazza per la vita.Questi referendum sono fondamentali per tutte le donne e uomini che guardano ad un altro modello di società, di sviluppo e al futuro del pianeta
Cambiando fronte troviamo la pseudo associazione ambientalista, in realtà astroturfista, dei Circoli dell’ambiente di matrice Pdl, che sono contrari ad entrambi i referendum e hanno appena messo in piedi un sito internet unico per dire no ad entrambe le consultazioni popolari.
Continua a leggere: Nucleare e acqua pubblica: si scalda la macchina referendaria
In casi del genere persino il neologismo “Astroturfing” è riduttivo. Anche perché qui l’astroturfing è fatto pure male. L’ultima dei famigerati Circoli dell’ambiente (?) di ispirazione Pdl guidati da Alfonso Fimiani: bisogna combattere il carobenzina con apposito decreto, sconfiggere la lobby dei petrolieri che ci fanno pagare il carburante troppo caro e, allo stesso tempo, fermare la diffusione delle auto elettriche. Veramente incredibile, per chi si dichiara ambientalista:
È necessario un immediato intervento del Governo: bisogna convocare già nei prossimi giorni un tavolo di concertazione con tutti i protagonisti, dai grandi distributori di carburante alle associazioni di consumatori, dal CNR alle associazioni ambientaliste al fine di tentare un accordo e se l’esito non sarà positivo il Ministro dello Sviluppo Economico Romani non esiti a portare in CdM il testo di un Decreto Legge che possa porre un freno alle speculazioni
Poi, dopo un brevissimo accenno alla necessità di promuovere i “carburanti alternativi” (quali? Biodiesel? Bioetanolo? Gpl? Metano? Supercazzola senza piombo? Fimiani, hai idea di cosa stiamo parlando?) parte la batosta sulle auto elettriche:
Bisogna superare la dipendenza dal petrolio, sia per la produzione di energia che per l’utilizzo dei carburanti per gli autoveicoli. I veicoli elettrici sono una soluzione fasulla sponsorizzata dalle lobbies delle case che li producono: oltre all’inefficienza, l’energia che utilizzano viene per lo più ricavata dallo stesso petrolio o gas che dovrebbero sostituire
Passi pure la produzione di energia (i Circoli di conversazione sull’ambiente nascono per sponsorizzare il nucleare e i termovalorizzatori…), ma cosa diavolo c’entrano i veicoli elettrici? Fimiani, per favore, di’ qualcosa di ambientalista. O almeno fai finta…
Via | Comunicato Stampa
Foto | Fareambiente
Crisi in Libia e ripercussioni sulle forniture energetiche, soprattutto dopo la chiusura del gasdotto Greenstream che da Mellitah porta il gas naturale a Gela. Tutti si chiedono se ci saranno problemi in Italia e, soprattutto, come li dovremmo superare. Come sempre ci sono due interpretazioni ad un solo problema.
La prima è quella delle due neonate associazioni che si dichiarano ambientaliste e che fanno riferimento diretto al centro destra in Parlamento: Fare Ambiente e i Circoli dell’ambiente. Entrambe prendono la palla della crisi libica al balzo per propinare l’energia nucleare.
Ecco come vede la questione Vincenzo Pepe, presidente di Fare Ambiente:
Alla luce degli avvenimenti rivoluzionari che in queste settimane stanno infiammando i paesi del medio oriente e dell’africa del nord, non ultima la Libia nostra prima fornitrice di petrolio, invito tutti a riflettere circa l’opportunita’ di promuovere fonti alternative di rifornimento energetico. Mi riferisco al mix eolico - solare - nucleare
Continua a leggere: Crisi in Libia: sopravvivere con le rinnovabili o con il nucleare?