Arriva la primavera, il caldo e il sole e esplode l’emergenza rifiuti a Napoli. Curioso no? E’ oramai un appuntamento fisso, sembra. I giornali non ci lesinano particolari sui roghi, tangenziale bloccata (anche senza rifiuti lo è!), la rabbia della gente, la raccolta differenziata ferma, gli scioperi dei netturbini, degli operai, ecc. ecc. La giaculatoria la conoscete meglio di me che sono napoletana. Ma perché? Perché è un fottutissimo business da cui ricavare una montagna di soldi: nel 2004, calcola la Dia di Napoli, almeno 30milioni di euro. Spremere soldi non dal riciclo ma dall’emergenza. Il meccanismo lo abbiamo capito, noi cittadini normali. La politica strozzata dagli interessi gode a essere strozzata e ci guadagna. Oggi, peraltro, il sequestro da parte della Dia di beni per 13milioni di euro.
Rosaria Capacchione, finissima penna napoletana, scrive oggi su Il Mattino della bella (si fa per dire, eh!) storia degli affari del clan dei Casalesi che gestisce il traffico di rifiuti in Campania e dunque, il balletto dell’emergenza rifiuti. I camorristi sono in giacca e cravatta e fanno business a Wall Street usando i soldi ricavati dall’emergenza. Anzi ci aprono proprio un ufficio a New York, zona Wall Street.
Come? Come solo cervelli sopraffini possono farlo e la Dia di Napoli si sta smazzando per venirne a capo. Si parte da tale Franco Caccaro 49enne imprenditore padovano che secondo la Dia di Napoli è prestanome di Cipriano Chianese, l’avvocato della provincia di Caserta e ideatore del business dei rifiuti pericolosi presi al Nord e seppelliti al Sud. Ne scrivevo a proposito dei 12 pozzi di Giugliano avvelenati dai liquami della Resit, intestata proprio a Chianese.