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Alla CNA Puglia non piace il fotovoltaico per tutti di Nichi Vendola

pubblicato da Marina

la CNA Puglia contro il fotovoltaico per tutti di Nichi Vendola Qualche giorno fa scrivevo dell’accordo tra la Regione Puglia, Enel.si e Beghelli per portare i pannelli fotovoltaici sui tetti pugliesi. Ebbene secondo la CNA impianti- Puglia, l’operazione non sarebbe altro che uno specchio per le allodole.

Le pesanti considerazioni le fa Michele Piccione, a rappresentanza di 2598 piccole imprese ed imprese artigiane che scrive nel comunicato stampa:

Tale comportamento della Regione agevola (magari involontariamente) lo sfruttamento delle imprese minori tramite contratti capestro di sub-appalto da parte dell’ENEL e di altre aziende delle stesse dimensioni. Ciò è grave se si considera che la scelta della micro generazione in Puglia è stata abbandonata a favore di impianti medio grandi nei quali il cittadino non ha voce in capitolo; e in cambio di un esiguo beneficio in bolletta con il conto energia, è poi destinato a vedere limitato il suo patrimonio, la sua privaci, il valore stesso dei suoi immobili sottoposti a vincoli per le installazioni. Tutto questo senza considerare che i benefici oggettivi per l’utenza sono nulli, dato che l’unico risparmio possibile potrebbe essere ottenuto con mezzi più semplici come l’utilizzo di lampade a basso voltaggio.

Insomma Nichi Vendola, non avrebbe centrato l’obiettivo. Conclude, perciò Piccione, esprimendo rammarico perché:

la firma dell’accordo pugliese è solo di poco successiva al finanziamento di 123 milioni (ottenuto dall’Enel e da altre società dal MSE lo scorso 13 dicembre) per l’ammodernamento delle reti nelle quattro regioni rientranti nei POI, per consentire la connessione degli impianti da energie rinnovabili. Sconcerta quindi come un governo regionale preferisca consolidare la posizione e aumentare il potere economico di importanti aziende a sfavore delle imprese locali, dei progettisti, dei produttori e dei cittadini pugliesi.

Via | CNA Puglia
Foto | Nichi Vendola Flickr

Rifiuti: l'associazione TrasportoUnito contro il Sistri

pubblicato da Peppe Croce

Trasportounito chiede l'abolizione del sistema di tracciabilità dei rifiuti

TrasportoUnito, associazione di categoria degli autotrasportatori con una cinquantina di sedi sparse soprattutto nel centro-nord Italia, chiede che si blocchi l’applicazione delle nuove norme sulla tracciabilità dei rifiuti previste dal sistema Sistri. Il Sistri, cioè il Sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali, è stato messo a punto dal Ministero dell’Ambiente nel 2009 per porre freno allo smaltimento illegale dei rifiuti pericolosi.

Il sistema, a detta del Ministero, dovrebbe semplificare le procedure burocratiche e, di conseguenza, i costi per le aziende che si occupano di smaltimento. Il tutto per aumentare i livelli di trasparenza e legalità della filiera dei rifiuti. Per ottenere questo risultato è stato deciso che a gestire il nuovo sistema sia il Comando Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente.

Negli ultimi mesi, un po’ in tutta Italia, numerose associazioni di categoria come Cna e Confartigianato hanno organizzato seminari per i propri iscritti per diffondere le nozioni basilari del nuovo sistema e far sì che venga applicato al meglio. TrasportoUnito, al contrario, è assai critica con il nuovo sistema che, a dire dei trasportatori, peggiorerebbe persino la situazione attuale, già non buona. In una nota diffusa dall’associazione, infatti, si ipotizza che il Sistri possa addirittura favorire l’illegalità, invece che farla diminuire:

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Presentato a Bruxelles il rapporto sull'industria italiana del riciclo

pubblicato da alessandra

E’ stato presentato ieri, presso il Parlamento Europeo, il rapporto sul “riciclo ecoefficiente: performance e scenari economici, ambientali ed energetici” da parte dell’industria italiana del riciclo. Il lavoro - promosso da CIAL, Cobat, Comieco, Coou, CNA, Corepla, Federambiente, Fise Unire e MP Ambiente - ha evidenziato le ottime permormances registrate in questo settore, in netta controtendenza rispetto a quanto accade in altri comparti industriali con disastrose ricadute in termini di occupazione e concorrenza…

Più in dettaglio, secondo lo studio, l’industria del riciclo vede crescere i propri volumi di produzione di un ottimo 17,2%, cui segue un incremento anche nel numero delle imprese impegnate nel settore ( +13%) e dei relativi occupati. Inoltre, nel corso del 2007, circa 52 milioni di tonnellate di rifiuti sono state avviate al recupero e al riciclo consentendo, in questo modo, una contrazione del consumo di energia pari a circa 15 milioni di TEP (tonnellata equivalente di petrolio), e una conseguente riduzione di CO2 immessa nell’atmosfera per un valore di circa di 55 milioni di tonnellate equivalenti.

Eppure, lamentano i rappresentati del settore attraverso la voce di Carlo Montalbetti - il direttore generele di Comieco -, mancano strategie politiche di adeguato sostegno allo sviluppo del comparto industriale in esame. In questo senso, pertanto, sarebbe auspicabile una più diretta presa di posizione in merito da parte delle stesse Istituzioni Comunitarie anche in virtù dell’aderenza del settore del riciclo ad alcuni elementi fondanti la stessa UE: crescita, competitività e tutela dell’ambiente.. In un parola: sviluppo sostenibile. In particolare, poi, occorrerebbe agevolare una riduzione del valore dell’imposta sui prodotti riciclati coniugandola a una più coerente strategia in materia di appalti pubblici mediante idonee metodiche di promozione di criteri ambientali e di obiettivi di rendimento. Maggiori, inoltre, secondo il direttore di Comieco, dovrebbero essere anche gli incentivi all’eco-innovazione..

Via | comunicato stampa
Foto | Flickr

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