A breve sugli scaffali della GDO potrebbero arrivare ortaggi e vegetali con probiotici. La notizia è decisamente interessante e apre una serie di prospettive per chi non si alimenta con latte e latticini e che necessiti di integrare quei microrganismi come il Lactobacillus paracasei dall’effetto di rafforzatore immunitario.
I veicoli privilegiati per il trasferimento dei probiotici vivi nell’intestino sono stati identificati in carciofi e olive. Ma la ricerca del CNR coordinata da Paola Lavermicocca dell’Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Cnr di Bari ovviamente prosegue e i probiotici sono stati estesi anche a cipolle e cicoria. I prodotti saranno commercializzati sotto il marchio Vivium con le aziende Copaim Spa e Chiavicella Spa e saranno venduti sotto forma di preparati gastronomici.
Spiega Paola Lavermicocca:
Questo lavoro, inoltre, ha aperto la strada ad attività di verifica sull’efficacia in vivo di questi prodotti, svolta in collaborazione con studi medici e strutture sanitarie territoriali. In proposito, abbiamo anche attivato nuove collaborazioni con altri Istituti del Cnr, con i quali stiamo ottenendo evidenze sull’attività immunomodulatoria del ceppo microbico da noi utilizzato.
Via | Almanacco delle Scienze, FreshPlaza
Foto | FreshPlaza

Si è conclusa con successo la campagna “Keep Karakorum Clean“: l’iniziativa che mira a tenere “pulito” il ghiacciaio del Baltoro in Pakistan. Promossa dal comitato EvK2Cnr ha ottenuto un risultato a dir poco sorprendente (in positivo per la bontà dell’operato della spedizione ed in negativo per il comportamento dei “normali” alpinisti). Sono state 8 le tonnellate di rifiuti recuperati fra i diversi campi basi e il campo 4 del Gashebrum II a quota 7800 metri.
Il capo spedizione Maurizio Gallo ha spiegato:
Abbiamo raccolto circa 8 tonnellate di rifiuti tra il ghiacciaio del Baltoro e il Gasherbrum II. La spedizione è stata un grande successo perché lavorare in alta quota non è mai facile. Non credevo che saremmo arrivati a campo 4 e invece è stato importante arrivarci, perché così abbiamo potuto recuperare molte bombole d’ossigeno, tantissime lattine, tende distrutte dal vento, materiale da cucina, lattine EPI gas per i fornelletti in quantità esagerate e pezzi di zaino. Il materiale era per il 50-60% già usato, ma ce n’era anche molto di non utilizzato, abbandonato dagli alpinisti al termine delle spedizioni. In sostanza la tipologia di rifiuti che abbiamo trovato al Gasherbrum II è la stessa che abbiamo recuperato l’anno scorso al K2, ma le quantità sono sicuramente molto più alte.
Lo staff di raccolta di rifiuti era composto da personale pakistano formato allo scopo, ma sono stati coinvolti anche alcuni dei portatori che accompagnano gli alpinisti nelle spedizioni, evidentemente abituati male guardando alla quantità di materiale abbandonato. Proprio su questo aspetto si concentra Gallo:
In 3 anni abbiamo portato via quasi 30 tonnellate di rifiuti dal Baltoro. Contrariamente a quello che pensavo, ci sarebbe ancora molto da lavorare perché ogni anno il ghiacciaio rilascia nuovi rifiuti. Dall’anno prossimo però dovremo cambiare il livello di operazione. E’ necessario coinvolgere sia i Tuor operator dei trekking sia il Dipartimento del turismo di Gilgit-Baltistan, in modo che diventi una faccenda istituzionale. Sicuramente continueremo a fare attività di pulizia a livello basico, però è necessario instaurare, anche attraverso un meccanismo di tasse e penali, un sistema attraverso cui le spedizioni vengano responsabilizzate sul problema dei rifiuti. Dobbiamo fare un salto di qualità.
Foto | Montagna.tv

Priolo e Gela, due siti da sottoporre a bonifica ambientale. Bisogna farlo e farlo al più presto possibile. Sembra un’affermazione ovvia, ma fra le ragioni c’è anche la questione economica. I risultati di una ricerca condotta dell’Istituto di fisiologia clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Ifc-Cnr) di Pisa e della London School of Hygiene and Tropical Medicine dimostrano che le centinaia di milioni di euro necessari ad una completa bonifica ambientale sarebbero meno del 10% di quanto si potrebbe risparmiare in termini di beneficio complessivo per la popolazione.
L’analisi costi-benefici parla chiaro 3,6 miliardi di euro per il sito di Priolo e 6,6 miliardi di euro per il sito di Gela contro i 774,5 milioni di euro necessari per la bonifica del primo sito e i 127,4 milioni di euro per il secondo. Nell’analisi sono considerati, e sarebbe una mostruosità se non fosse così, oltre i costi sanitari diretti ed indiretti e alla perdita produttività, anche i costi non materiali come ad esempio il dolore, la paura e lo stress. Secondo le stime si potrebbero evitare 47 casi di morte prematura, 281 casi di ricoveri ospedalieri per tumori e 2.702 ricoveri ospedalieri per tutte le cause e non ci sono sorprese ricordando precedenti studi sull’impatto degli inquinanti in quelle zone.
Nel 1998 le due aree furono inserite nella lista dei primi 15 siti di interesse nazionale per le bonifiche (SIN), ma ancora oggi non si è arrivati ad un vero risanamento. Quantificare i risparmi economici connessi alle bonifiche, ce lo si augura, dovrebbe rappresentare uno stimolo ad investire per riparare a danni prodotti da decenni di sviluppo industriale dissennato e irresponsabile.
Fabrizio Bianchi, dirigente della ricerca per Ifc-Cnr ha spiegato:
La ricerca non intende monetizzare il rischio e tanto meno il danno alla salute, ma fornire stime economiche basate su dati epidemiologici per definire piani di bonifica di lungo respiro e adeguatamente finanziati che, oltre a rappresentare un beneficio netto per l’ambiente e la salute, potrebbero dare sbocchi positivi sul piano dello sviluppo tecnologico ed occupazionale.
Il pdf con alcuni stralci della ricerca in oggetto è disponibile qui.

Un nuovo prototipo di abitazione antisismica, economica e studiata per dare un nuovo impulso alla ricostruzione di Haiti, l’isola colpita dal drammatico terremoto del 12 gennaio 2010. Ricercatori italiani stanno collaborando con la Scuola Superiore di architettura di Grenoble per verificare la resistenza di abitazioni costruite con uno speciale telaio in legno e una muratura in pietra che dia la possibilità agli abitanti dell’isola di avere nuovamente case sicure, economiche ed ecocompatibili.
L’Invalsi, l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del CNR di San Michele all’Adige, sta effettuando in questi giorni le prove di resistenza sismica su una struttura ancora sperimentale. Lo spiega il direttore dell’Istituto Ario Ceccotti:
Finora non sono mai stati realizzati studi sul comportamento di strutture miste di questo tipo in caso di sisma: non esistono dati sperimentali né modelli a fortiori. I nostri test di misura delle prestazioni meccaniche saranno dunque la prima base scientifica per fornire gli strumenti tecnici con cui migliorare gli edifici esistenti e costruire quelli nuovi. Del resto il legno che noi studiamo è un materiale che rappresenta dei valori: è vivo, amico dell’ambiente e soprattutto sicuro. Che la nostra competenza si traduca in aiuto concreto per persone che hanno vissuto una catastrofe come quella di Haiti è un motivo di orgoglio.
Le pericolosissime e insalubri polveri sottili che tanto feriscono il nostro organismo e che sono responsabili della morte di circa 8000 persone l’anno sarebbero, paradossalmente, un efficace schermo “protettivo” contro l’aumento incontrollato delle temperature nel nostro pianeta.
A rivelarlo, il progetto Eucaari (European Integrated project on Aerosol Cloud Climate and Air Quality Interactions), promosso dalla Commissione Europea, al quale partecipano 48 istituti di ricerca dislocati in 24 Paesi, tra cui l’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr). I risultati, presentati nei giorni scorsi a Helsinki e pubblicati sulla rivista Atmospheric Chemistry and Physics Discussions, a detta degli stessi studiosi, potrebbero indurre nuove metodologie per contrastare i cambiamenti climatici e, insieme, migliorare la qualità dell’aria. Più in dettaglio, così commenta Stefano Decesari, ricercatore dell’Isac Cnr:

La prima webcam sull’Everest è “italiana”. La Spedizione Share Everest 2011 del Comitato EvK2Cnr ha installato una nuova webcam sulla cima di Kala Patthar a 5600 metri di quota. La prima telecamera piazzata sulla montagna più alta del mondo offrirà immagini della vetta visibili a tutti, in tempo reale, in alta risoluzione con un aggiornamento ogni 5 minuti, visibilità permettendo. La potete trovare cliccando qui.
Nell’inquadratura sono compresi il cima dell’Everest (8.848 metri di quota) e quella del Lhotse (8.513), terza cima al mondo per altezza. L’installazione è stata possibile grazie ai tecnici del Comitato EvK2Cnr guidati da Giampietro Verza che non nasconde la sua soddisfazione:
Stavamo lavorando a questa operazione da mesi, con difficoltà di connettività per superare le quali abbiamo dovuto attivare più ponti e ripetitori da Kala Patthar al Laboratorio Piramide. Le abbiamo risolte grazie a giorni di montaggi di quadri e test, nonostante il brutto tempo e i virus: un bel lavoro di gruppo con il nostro staff nepalese, che ha lavorato con passione, conscio di fare una cosa importante per il loro paese.
La webcam, la più alta del mondo, dista soltanto 11 km dall’Everest e dalla sua postazione vengono raccolti e trasmessi anche dati meteorologici poi elaborati dall’Isac-Cnr di Bologna. Questa operazione è un soltanto un tassello dell’operazione Share Everest che si prefigge l’obiettivo di rimettere in funzione la stazione meteorologica più alta del mondo piazzata sugli 8000 metri del colle sud dell’Everest grazie al lavoro degli alpinisti Daniele Nardi e Daniele Bernasconi.

Marea nera: e se il peggio dovesse ancora arrivare? Nessuno se lo augura, ma è quanto ipotizza uno studio italiano pubblicato da Gianluigi Zangari, geofisico del Cnr di Frascati associato all’Associazione Geofisica Italiana.
Secondo Zangari, infatti, ci potrebbero essere in un futuro abbastanza vicino delle pericolose interazioni tra il petrolio riversato in mare dalla Deepwater Horizon e la corrente del Golfo. E, poichè tale corrente ha forti effetti di termoregolazione sul clima di tutta l’area del Golfo del Messico, potrebbe innescarsi una reazione a catena con conseguenze imprevedibili sulla temperatura del globo terrestre.
Zangari, inoltre, mette in guardia su un primo fenomeno che potrebbe essere collegato alla marea nera: una corrente circolare normalmente presente nel Golfo si è interrotta.
Ciò potrebbe causare una reazione sulle altre correnti della zona e, di conseguenza, sulla capacità complessiva della corrente del Golfo di scambiare calore con l’atmosfera.
Via | Associazione Geofisica Italiana
Foto | Flickr

I pesci del più grande fiume italiano stanno cambiando sesso a causa dell’inquinamento. Nel Po sarebbero infatti presenti grandi quantità di “interferenti endocrini” che vengono ingeriti dai pesci, ripercuotendosi sul loro apparato produttivo.
Lo rivela uno studio presentato da Luigi Viganò del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) a “Sicura”, convention di Modena sulla sicurezza alimentare e la nutrizione. Secondo Viganò:
Quest’alterazione mette a rischio la sopravvivenza delle specie, portando spesso alla femminilizzazione, fenomeno per cui negli esemplari di sesso maschile il testicolo subisce una trasformazione in ovaia.
Gli interferenti endocrini sono sostanze di origine sia naturale che sintetica, e comprendono farmaci, fitoestrogeni ed estrogeni, usati per le pulizie nell’industria e come diserbanti, oltre che nella produzione di vernici, plastiche e cosmetici. Sono inoltre presenti nei composti antiaderenti di molti contenitori alimentari, nei ritardanti di fiamma, nei tessuti sintetici e nelle plastiche di computer, televisori e autoveicoli.

La dotta Bologna è la sede, fino al 5 settembre, di uno dei più importanti convegni sullo studio dei cambiamenti climatici, la IV edizione del Simposio Internazionale Sparc (Stratospheric Processes and Their Role in Climate), a cui prendono parte 400 scienziati provenienti da tutto il mondo. Vi partecipa anche Susan Solomon la scienziata che ha scoperto il buco dell’ozono, che ha aperto, con il suo discorso, ufficialmente i lavori.
Il convegno è stato organizzato grazie all’ Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima (Isac) del Cnr e al Centro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (Cmcc) coordinati dai Loc (Local Organizing Commettee) Elisa Manzini (Cmcc) e Susanna Corti e Federico Fierli (Isac-Cnr).
Tra gli argomenti in discussione la stratosfera e il rapporto tra i sistemi meteorologici e clima, mentre nei prossimi giorni si parlerà di cambiamenti globali, chimica e clima e meccanismi fondamentali in stratosfera .
Ne ho parlato al telefono con Elisa Manzini che ho intervistato durante la pausa del convegno.
Continua a leggere: Cambiamenti climatici: a Bologna ne discutono 400 scienziati

Mentre l’intero Governo Berlusconi è impegnato a Napoli, in una riunione a Palazzo Reale, che porti ad iniziative per lo smaltimento dei rifiuti nell’intera Regione, da anni scienziati e ricercatori dei diversi istituti del CNR hanno proposto, inascoltati, diverse soluzioni, scientificamente testate per risolvere definitivamente il problema dei rifiuti e non solo in Campania. Le proposte sono due: Thor e Plasma. Del “total house waste recycling” Ecoblog ve ne aveva già parlato portandolo all’attenzione, appunto, come una delle soluzioni sostenibili e non solo per la Campania. Thor nasce in casa CNR presso l’Istituto Materiali Nanostrutturati (ISMN-CNR) a cura del primo ricercatore Paolo Plescia.
Anche la tecnologia al plasma per lo smaltimento dei rifiuti nasce in casa CNR presso l’ IFP (Istituto di fisica del plasma “Pietro Caldiroli” di Milano) che ha presentato una serie di soluzioni proprio con il gas delle stelle. Nell’intervista via mail, che grazie al Prof. Claudio Bertoli direttore del DET (Dipartimento Energia e Trasporti) mi ha concesso l’ing. Espedito Vassallo, si chiariscono sia l’uso del plasma come tecnologia innovativa basata su alte temperature non prodotte da combustione ma da archi elettrici, sia le modalità di smaltimento dei rifiuti.
Continua a leggere: Crisi dei rifiuti a Napoli: ecco le soluzioni (secondo il CNR)