
La zuppa di pinne di squalo non piace soltanto in California, lì dove stanno pensando di vietarla. Al contrario è in Cina ad essere un piatto amatissimo e molto pregiato (una scodella può costare 70 euro). Viene da pensare inevitabilmente a questo quando si leggono notizie sconfortanti come quelle riferite dalle autorità ambientali colombiane: dei sommozzatori russi hanno riferito di aver assistito indirettamente alla mattanza di oltre 2000 esemplari di squali da parte di una piccola flotta di pescherecci battenti bandiera del Costarica.
I sub si trovavano nel tratto di mare che circonda l’Isola Malpelo, a 500 km dalla terraferma, in teoria proprio uno dei luoghi nei quali è maggiore la concentrazione degli squali grazie ad un (teorico, a questo punto) divieto assoluto di pesca. Le 10 imbarcazioni si sono introdotte nella zona indisturbate e nel giro di poche ore i sub, arrivati così lontani da casa per osservare proprio le varie specie dell’animale che popolano quelle acque, hanno cominciato a trovare nel loro percorso centinaia di carcasse di squali ai quali erano state staccate la pinne.
Il santuario marino di Malpelo, un’area protetta di 8.570 chilometri quadrati, è popolato da Squali Martello, delle Galapagos e Squali Seta, ma la sua lontananza dalla costa consente ai pescatori di frodo di agire di fatto indisturbati. La marina colombiana ammette di pattugliare solo sporadicamente le acque e può contare soltanto su un piccolo avamposto sull’isola, ad oltre 36 ore dal porto più vicino.
[Via | USA Today]

La Colombia è il paese noto per essere il produttore dei tre quarti delle piante di Coca del mondo. Il 75% della produzione di cocaina viene da un paese che ospita più di 35 mila specie di piante e il 20% della biodiversità globale per quanto riguarda gli uccelli. Chi fa uso di questa droga non sempre immagina quanti danni provoca all’ambiente la produzione “industriale” di cocaina.
Per produrre un solo kg di cocaina si generano circa 600 kg di rifiuti e oltre 200 litri di acque contaminate che, ne possiamo essere certi, non vengono smaltite nel modo corretto dai laboratori clandestini che utilizzano circa 32 agenti chimici per trattare la coca. Se qualche ambientalista cocainomane (ormai il fenomeno dell’abuso di questa droga è talmente diffuso che è facile far coincidere le due categorie) è all’ascolto dovrebbe cominciare a tenere conto anche di questo.
Certo, la droga è stata utilizzata per secoli come stimolanti dalle popolazioni locali, ma la crescita della domanda da parte dell’occidente ricco ed industrializzato ha portato ad un inevitabile crescita della produzione, come ovvio in sfregio a qualsiasi tipo di rispetto per l’ambiente in habitat che al contrario andrebbe tutelato con la massima attenzione. Siete tutti avvisati.
[Via | Guardian]
Voi che vi crucciate sulla scelta tra bici e tram per muovervi in città, troverete interessante la storia di Daisy, la bambina colombiana che vola sul Rio Negro tra le montagne della foresta per andare a scuola ogni giorno.
Daisy Mora ha 9 anni ed ogni mattina si attacca ad uno dei 12 cavi d’acciaio nella foresta, unico mezzo per passare dall’altra parte del Rio Negro per lei e gli altri della sua comunità. Daisy vive ad una decina di km da Bogotà, ma per andare a scuola deve volare a 400 metri d’altezza sul Rio Negro ad una velocità di 50km/h. Ogni giorno Daisy porta con sè anche Jamid, il fratellino di 5 anni, troppo piccolo per attraversare la sponda da solo: così Daisy lo trasporta in un sacco di Juta, moderando la velocità del loro volo con un’asta di legno.
I cavi sono ancora l’unico mezzo di trasporto per gli abitanti della foresta pluviale vicino a Bogotà, usati per trasportare beni di prima necessità dalle città vicine e per spostarsi. Ed un cavo d’acciaio sospeso nel cielo è il mezzo che usa una bambina di 9 anni per andare a scuola ogni giorno, la cui storia è giunta fino a noi grazie al fotografo Christoph Otto che è rimasto sospeso sui cavi per fotografarla e ne ha scritto sul DailyMail.
Foto | Flickr
Era lungo 13 metri, aveva una circonferenza di un metro, e pesava una tonnellata e 250 chili. I fossili di questo straordinario rettile, il più grande mai esistito, sono stati trovati nel nord della Colombia insieme ai resti di un loro pasto: una tartaruga di due metri e un coccodrillo. Gli scienziati hanno calcolato la lunghezza del TitanBoa dalle vertebre spinali, ognuna delle quali era grossa quasi quanto una mano.
La scoperta del Titanoboa cerrejonensis, che viveva 60 milioni di anni fa, ha fornito importanti informazioni sulle condizioni climatiche del Sud America: per raggiungere questa impressionante misura, infatti, le temperature dovevano essere di media 5 gradi più calde rispetto ad oggi. È, inoltre, un utile elemento in più per conoscere gli animali che sostituirono i dinosauri, dopo la loro estinzione.
Per coloro che non hanno la fobia dei serpenti, è interessante guardare il video della ricostruzione del Titanboa.
Foto | furryscaly
La persona che vedete di spalle è una donna. Si trova in un santuario per animali in Colombia. Ha salvato l’enorme leone africano che sta dietro alle sbarre sei anni fa. E da allora, anche se è dietro alle sbarre, lui ringrazia ogni giorno la sua salvatrice con baci e abbracci. Voi avreste il coraggio di fare come lei? Io no.
La scorsa settima in Colombia si è rischiato un vero disastro ambientale a causa del rovesciamento, nel fiume Maddalena, di un traghetto addetto al trasporto di 96 fusti di cianuro. Le autorità colombiane intervenute immediatamente sono ancora alla ricerca di 2 fusti dispersi nelle acque del fiume.
Il presidente colombiano Alvaro Uribe ha vietato il trasporto fluviale di cianuro ed altre sostanze tossiche fino ad ulteriori notizie. Inoltre nell’incidente sono stati dispersi nelle acque oltre due tonnellate e mezzo di sostanze chimiche tra cui erbicidi e solfato di zinco.
Secondo quanto rilasciato dalla squadra di subacquei impegnata nel recupero del materiale tossico, sembra che le ricerche siano ostacolate dalle forti correnti e dall’inquinamento del fiume Maddalena: infatti tutti i fusti sono già ricoperti da grandi quantità di melma. A proposito di inquinamento sembra che nelle scorse settimane ci siano state numerose telefonate per avvistamenti lungo il fiume e le coste caraibiche di rifiuti ospedalieri (siringhe e contenitori di sangue) ed altri rifiuti industriali.
Via | LosAngelesTime.com
Foto | Flickr
Il Costa Rica è paralizzato dalla penuria di cibo. Il prezzo del riso è alle stelle. Sullo sfondo ha denunciato Oscar Campos, presidente di produttori di riso la politica nazionale agricola: “Le proposte del governo di dedicare superfici agricole alla coltivazione di olio di palma e zucchero di canna, sono” innocenti “o” malintenzionate” contro i consumatori poveri del paese?”.
Alla base della disastrosa situazione agricola del Costa Rica la politica statunitense del TLC (Trattato di libero commercio) la cui ratifica è stata procrastinata al primo ottobre, dopo che un referendum sull’approvazione del trattato ha spaccato in due il paese.
Il TLC è un accordo bilaterale firmato ad oggi tra gli Stati Uniti, Canada, Perù, Colombia, Ecuador, Messico e Panama, a cui si dovrebbe aggiungere appunto il Costa Rica.
“Siamo qui a levare la nostra voce contro un Trattato che vuole farci usare sementi OGM e ci impedisce l’uso della stesse autoctone la cui origine è antichissima” –ha detto il leader del movimento Benjamín Mayorga.
Avete acquistato un mazzo di rose rosse (o comunque fiori recisi) per la vostra dolce metà nel giorno di San Valentino? Se la risposta è SI sappiate che oltre al danno alle piante, avete contribuito al problema ambientale molto più di quanto potete immaginare.
La maggior parte dei fiori “fuori stagione” immessi sul mercato non sono prodotti localmente: l’America Latina, dove i coltivatori possono utilizzare pesticidi da tempo vietati altrove, produce circa il 70% del consumo Usa di rose rosse mentre il restante proviene dall’Europa, in particolare da Paesi Bassi.
Uno studio condotto nel 2002 ha rivelato che circa ottomila lavoratori nei roseti della Colombia sono stati esposti per lunghi periodi a 25 sostanze cancerogene derivanti da pesticidi altamente tossici. Secondo l’International Labor Rights Fund (Ilrf), due terzi dei coltivatori di fiori in Colombia ed Ecuador hanno problemi di salute dovuti alle condizioni di lavoro. Da ricordare che il 20% di essi è rappresentato da bambini.
Noi apriamo il rubinetto e scende tutta l’acqua che vogliamo. Ci sono persone in Colombia che devono aspettare che venga erogata l’acqua, magari per soli 40 minuti ogni 4 giorni, e allora fanno le file ai rubinetti con taniche, secchi e qualunque altro contenitore per accumulare quanta più acqua possibile. E ce ne sono altre che bevono acqua sporca e inquinata, perchè non possono fare altrimenti. Queste persone sono sempre di più, sono circa 12 milioni, ovvero il 27% della popolazione.
E dire che la Colombia potenzialmente ha una grandissima disponibilità di acqua. Si sitma che ogni abitante in teoria ha a disposizione 57mila metri cubi di acqua all’anno, mentre un europeo “solo” 4mila e 700. E allora perchè c’è questa grossa crisi? Riassumendo in parole molto povere, per via della privatizzazione, che tocca oramai il 40% dei servizi e lascia fuori grande parte della popolazione, e per la cattiva gestione del territorio che non protegge le fonti d’acqua dall’inquinamento o dalla totale captazione per usi industriali.
E così ci sono delle associazioni e dei comitati locali in Colombia che stanno lottando perchè il diritto all’acqua venga garantito a tutti, e che questo sia scritto a chiare lettere nella costituzione. Sono circa una sessantina, tra ambientalisti, associazioni sindacali, gruppi comunitari e non so cos’altro.
Quello che chiedono è che si indica un referendum costituzionale, e che sia garantito un minimo vitale al giorno per ogni famiglia gratuitamente, e che la gestione sia affidata ad enti pubblici e/o comunitari.
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