Undici anni fa la Sicilia poteva uscire dall’emergenza rifiuti, quando ancora non aveva causato i danni che vediamo oggi. Il primo piano di riorganizzazione del sistema delle discariche e della raccolta dei rifiuti, infatti, risale al 1999: fu redatto da un gruppo di esperti guidati dal Prof. Aurelio Angelini, ordinario di Sociologia dell’ambiente all’università di Palermo, ed era in regola con le leggi europee e con quelle italiane. Cioè con l’ormai semi-dimenticato Decreto Ronchi. Andava bene persino a quei rompiscatole degli ambientalisti.
Inutile dire che quel piano, datato 1999, fu presto abbandonato perchè aveva qualche “piccolo difetto”: non prevedeva, ad esempio, la costruzione di nessun termovalorizzatore. Al posto di questi impianti, infatti, il vecchio piano rifiuti prevedeva la differenziata al 60%, una filiera completa del trattamento dei rifiuti e, alla fine della filiera, la creazione del combustibile da rifiuti (Cdr) che, però, non doveva essere bruciato negli inceneritori, come nel caso campano di Acerra, bensì nei cementifici e nelle centrali elettriche, al posto di una frazione del combustibile solitamente utilizzato.
Non se ne fece niente: il gruppo di lavoro che realizzò il piano fu mandato a casa e al suo posto fu creata l’Arra, l’Agenzia regionale acque e rifiuti. E con l’Arra spuntò il progetto di realizzare quattro giganteschi inceneritori che avrebbero dovuto bruciare tre milioni di tonnellate di monnezza l’anno. Tanto quanto ne bruciano tutti gli inceneritori esistenti in Italia…

La centrale elettrica a carbone di Torre Valdaliga Nord, tristemente nota per il recente incidente che ha causato la morte dell’operaio trentatreenne Sergio Capitani, è al centro di un braccio di ferro tra il ministro Stefania Prestigiacomo e il sindaco di Civitavecchia, Gianni Moscherini.
Oggetto dello scontro istituzionale la possibilità, ben vista dalla Prestigiacomo e del tutto esclusa da Moscherini, di bruciare combustibile da rifiuti (Cdr) all’interno della centrale Enel. La notizia è riportata dal quotidiano on line New Tuscia, che cita anche le motivazioni del no espresse dal sindaco di Civitavecchia:
Quella espressa dal Ministro è un’ipotesi irrealizzabile innanzitutto perché la città ha già scelto per il trattamento dei rifiuti suoi e dei Comuni viciniori un sistema senza combustione, di brevetto israeliano, per il quale il Consiglio Comunale mi ha già autorizzato a procedere alla realizzazione. I tecnici di cui si avvale il Ministro peraltro avrebbero dovuto spiegarle la situazione del nostro territorio e l’impossibilità per esso di ospitare altre combustioni, aggravandone la situazione ambientale

La Regione autonoma Valle d’Aosta cambia strategia in materia di gestione dei rifiuti. Abbandonata l’ipotesi di costruzione di un termovalorizzatore, si punta sulla valorizzazione energetica dell’immondizia.
L’idea è di realizzare un impianto di pretrattamento dei rifiuti che sperimenti tecnologie innovative in grado di produrre Cdr (combustibile da rifiuti) di qualità, utilizzabile per generare energia a basso impatto ambientale e per alimentare impianti di teleriscaldamento o di cogenerazione.
L’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Manuela Zublena, ha spiegato:
La decisione sullo sfruttamento del Cdr scaturisce da studi e valutazioni approfondite, avviati già dalla precedente Giunta, che ci hanno portato a formalizzare la scelta che privilegia la via della sperimentazione di tecnologie più innovative per il trattamento dei rifiuti.
Via | Aosta Sera
Foto | Flickr
Mentre scrivevo il post sotto sulle dichiarazioni del Premier sull”emergenza rifiuti in Campania, che nonostante proclami è tutta li, la Dia e la Guardia di Finanza hanno arrestato stamane 15 persone tra cui Aniello Cimitile, Presidente della Provincia di Benevento perché coinvolte, secondo le indagini condotte dai Pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo, che hanno anche firmato i mandati d’arresto, in diversi illeciti relativi alla gestione e smaltimento del CDR, meglio conosciute come ecoballe (nella foto il sito di stoccaggio di Taverna del Re).
Infatti, l’operazione “Green” ha portato alla luce diversi illeciti effettuati a vario titolo, l’accusa è di falso ideologico, relativi all’ idoneità degli impianti ex Cdr, oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, di Giugliano e Caivano e di Casalduni mentre erano ancora sotto sequestro. In pratica, docenti e amministratori avevano garantito con le loro firme che il CDR rispondeva agli standard di conformità.
Per Aniello Cimitile, come riferisce èCostiera, i capi d’accusa sono i seguenti:
Avrebbe attestato il falso, alcuni anni fa, in qualità di docente universitario di ingegneria, sull’idoneità degli impianti di Cdr (combustibile da rifiuti) e la conformità del prodotto rispetto a quanto stabilito nel contratto che ne regolava il funzionamento. Cimitile, originario di Pomigliano d’Arco, prima di essere eletto nel Partito Democratico, nel 2008, presidente della Rocca dei Rettori, è stato a lungo rettore dell’Università del Sannio.
Riferisce Agi che sono finiti agli arresti domiciliari anche i docenti Oreste Greco, Vincenzo Naso, Rita Mastrullo e Filippo De Rossi, Vittorio Vacca attuale direttore del termovalorizzatore di Acerra e direttore, nel periodo relativo alle indagini, dei lavori CDR , Claudio De Biasio ex-subcommissario di Guido Bertolaso già indagato in precedenza e attulamente in Protezione Civile, Luigi Travaglione, Giuseppe Sica; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone; Mario Cini e Francesco Scalingia.
Foto | rifiutizerocampania
Con Walter Ganapini all’assessorato all’ambiente regionale e la proverbiale inventiva dei napoletani era evidente che, questione di tempo, qualche idea geniale sarebbe sbucata fuori, per bonificare i terreni inquinati dalla diossina nel triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.
“Il Fondo del Dubai ci ha detto “dateci 3mila ettari e noi piantiamo la canna comune, l’Arundo Donax, per fare biogas”, ha spiegato Ganapini, secondo cui questa eventualità potrebbe verificarsi e non è da escludere che la parte organica recuperata anche dagli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) della Campania “si utilizzi su quei terreni, impiantando canne”.
“Ci sono evidenze in base alle quali la diossina, molecola complessa, in terreni poco contaminati può essere contrastata. Portando sostanze organiche - ha spiegato l’assessore Walter Ganapini - si riattiva e si arricchisce l’attività microbiologica dei suoli”.
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Nomisma ha oggi presentato, presso la sede del GSE, una ricerca sulle potenzialità e i vantaggi del CDR-Q, ovvero del Combustibile Derivato dai Rifiuti di Qualità. Si tratta di un prodotto che a differenza delle normali “ecoballe” garantisce migliori performance qualitativi per quanto riguarda il potere calorifico e l’inquinamento. La presentazione si è aperta con alcuni dati drammatici sulla produzione dei rifiuti in Italia: “Il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani (tra il 1995 e il 2005) – ha detto Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia – è stato del 2,1%, superiore al Pil pari all’1,3%”. Per quanto riguarda la quantità di rifiuti pro capite destinata a discarica il nostro Paese ha un valore di 300 kg per abitante contro i 233 dell’Europa”. Quelli sulla differenziata li lascio a dopo…
Tabarelli ha individuato il CDR-Q come “una delle soluzioni del complesso problema dei rifiuti”. Ed ecco alcuni numeri e dati indicati dalla ricerca sulle sue potenzialità:
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