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Tutti gli articoli con tag combustibili fossili

Consumi energetici: +53% entro il 2035 (con tanto carbone)

pubblicato da Nestor Carnevali


L’ultimo rapporto della U.S. Energy Information Agency sostiene che fra il 2008 e il 2035 la domanda energetica globale salirà del 53%. La stima, persino prudente, attribuisce buona parte della crescita alle due economie emergenti del mondo, la Cina e l’India. Più persone, più industrializzazione, tenore di vita in crescita e più richiesta d’energia. L’equazione funzionerà al punto che i due paesi entro quella data raddoppieranno la loro domanda energetica e arriveranno a consumare da soli il 31% dell’energia mondiale.

L’immagine qui sopra parla chiaro: con il passare degli anni la parte rossa della barra che indica il totale della domanda energetica (quella dei paesi che non fanno parte Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) trainerà l’aumento in maniera preponderante mentre i paesi occidentali resteranno sostanzialmente al palo. D’altra parte il sorpasso simbolico della Cina sugli USA è già avvenuto, nel 2009. Nei prossimi 25 anni i cinesi avranno bisogno del 68% di energia in più rispetto agli americani.

Le notizie peggiori fra quelle contenute nello studio arrivano però quando si analizza le fonti che saranno utilizzate con tutta probabilità per produrre questa energia. Se è vero che le rinnovabili crescono più velocemente di tutte le altre (+2.8% annuo), e che entro il 2035 saranno il 15% del totale, non bisogna dimenticare che dai combustibili fossili (carbone in testa) arriverà ancora l’80%.

[Via | Yale Enviroment 360]

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Secondo l'EPIA nel 2013 l'energia solare può costare già come quella convenzionale

pubblicato da Nestor Carnevali


Già nel 2013 l’energia fotovoltaica potrebbe costare quanto quella prodotta da fonti convenzionali, con l’Italia in testa. La conclusione di uno studio sui mercati dei principali paesi europei pubblicato dalla EPIA (Associazione europea delle industrie del fotovoltaico) è convinto che l’energia solare sia già oggi più conveniente di quanto pensano in molti, troppi, compresi alcuni dei leader politici più influenti del vecchio continente.

Il traguardo della piena parità di costi di produzione dell’energia fra i combustibili fossili e il solare nel 2020 sarebbe più a portata di mano di quanto immaginato. Negli ultimi 20 i costi di produzioni del fotovoltaico sono diminuiti costantemente, ma hanno la potenzialità di scendere di un altro 50% entro la fine del decennio, ma secondo l’EPIA l’energia elettrica fotovoltaica potrebbe costare dagli 8 ai 18 cent per KWh entro il 2020.

Già oggi in Germania produce dal carbone a 9 cent di euro e questo costo è previsto in salita grazie alle normative ambientali più stringenti e ai costi per le emissioni di CO2. Il presidente di Epia, Ingmar Wilhelm, è convinto e parla di “esempio italiano da seguire“:

Già oggi, l’elettricità fotovoltaica è più conveniente di quanto molti pensino. Nei prossimi anni lo sarà ancora di più grazie alla tecnologia in costante miglioramento e le economie di scala. Il prezzo di energia elettrica da fonti convenzionali aumenta, solare fotovoltaico diventerà parte pienamente concorrenziale del mix energetico. Il passaggio all’energia solare fotovoltaica non è solo un’opzione auspicabile per il raggiungimento dei nostri obiettivi energetici e ambientali, è anche un obiettivo realistico e competitivo, creando oggi le condizioni per lo sviluppo del fotovoltaico, possiamo garantire che rispetti la sua promessa di un ambiente pulito, fonte di energia sicura e infinitamente rinnovabile e una parte importante del mix energetico europeo.

Via | BusinessGreen

Con il 2% del Pil mondiale il clima è salvo

pubblicato da Peppe Croce

La bella notizia è che si può fare. La brutta è che non hanno intenzione di farlo. Secondo l’Unep, il programma Onu per l’ambiente, basterebbe investire il 2% del Pil mondiale per trasformare l’economia e renderla ecocompatibile salvando il clima. Si tratta, in soldi, di 1.300 miliardi di dollari l’anno. Che sembrano molti, ma non lo sono perché avrebbero un effetto positivo sull’economia mondiale.

Considerato che, sempre secondo i calcoli Unep (rapporto “Towards a Green Economy: Pathways to Sustainable Development and Poverty Eradication“), oggi il mondo spende l’1% in sussidi a settori industriali ed energetici con un alto impatto sul riscaldamento globale (ad esempio i sussidi ai combustibili fossili) già si vede come metà della spesa verrebbe parificata. Il grosso, cioè l’1,25% del Pil mondiale, andrebbe speso in risparmio energetico e fonti rinnovabili.

L’obiettivo tecnico è quello di ridurre i consumi di energia del 9% nel 2020 (del 40% nel 2050). Altri settori importanti sono, oltre all’energia, quello agricolo e quello della pesca.

Via | Clima e finanza, Unep
Foto | Flickr

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Il ministro Stefania Prestigiacomo finalmente loda le rinnovabili

pubblicato da Peppe Croce

Il ministro Stefania Prestigiacomo finalmente loda le rinnovabiliCi voleva una lettera al Corriere della Sera per sentire un discorso finalmente pro fonti rinnovabili da parte dell’attuale ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Non che la Pretigiacomo non abbia mai apprezzato pubblicamente le fonti di energia rinnovabile, solo che questa volta c’è anche un discorso chiaro, una spiegazione del perché le si debba incentivare. Anche economicamente.

Parole così belle, e sagge, che non sembrano neanche sue:

Parlare delle rinnovabili non significa discutere del mascalzone che pianta le pale, magari deturpando il paesaggio, e non le collega alla rete cercando di lucrare sull’incentivo, significa parlare dell’energia che muovera’ il mondo di domani

Ma anche un accenno alla diversificazione delle fonti, dopo 50 anni di schiavitù dal petrolio (che si sta velocemente trasformando in schiavutù dal gas naturale). E poi, soprattutto, una parola chiara e inequivocabile sugli incentivi statali che, negli ultimi tempi, non godono di buona stampa:

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In arrivo un Cessna totalmente elettrico?

pubblicato da Peppe Croce

In arrivo un Cessna totalmente elettrico?

La tendenza a cercare soluzioni alternative, e più verdi, ai classici motori termici a combustibili fossili si diffonde anche nell’aviazione civile e, in particolare, nel settore turistico. Secondo quanto riporta il sito di settore AV Web, infatti, Cessna ha intenzione di produrre un modello 172 totalmente elettrico.

E, per di più, anche in fretta: forse già entro l’anno. O, almeno, così dice il Ceo dell’azienda Jack Pelton che ha anche ammesso che ci sono già accordi di collaborazione con Bye Energy, società specializzata nelle soluzioni verdi dedicate all’aviazione. Secondo Pelton, infatti

Se guardiamo al panorama dei combustibili alternativi per gli aeromobili dell’aviazione in generale, il propulsore elettrico offre vantaggi significativi, ma ci sono sfide sostanziose per arrivarci. Crediamo che Bye Energy sia sulla buona strada per comprendere tali sfide e come superarle

E George Bye, fondatore di Bye Energy, ringrazia dichiarandosi onorato della scelta di Cessna:

Siamo onorati di lavorare con Cessna in questa grande sfida. Il supporto di Cessna al programma elettrico ed ibrido è vitale per portare l’aviazione nel futuro

Se son rose, fioriranno…

Via | Mondo Elettrico, AV Web, Bye Energy
Foto | Flickr

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L'Unione europea dice basta ai sussidi al carbone. Anzi no...

pubblicato da Peppe Croce

L'Unione europea dice basta ai sussidi al carbone. Anzi no...

Dichiarazioni contraddittorie sui sussidi all’industria del carbone da parte del Commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia che ha affermato di voler rivedere la posizione comune europea sugli aiuti comunitari al più antico dei combustibili fossili. Almunia, infatti, spera di riuscire a togliere di mezzo i sussidi entro ottobre 2014 mentre, meno di un mese fa, la Commissione aveva proposto di allungare il regime di aiuti fino al 2022.

Almunia ha dichiarato che lo scopo della sua proposta è di chiudere prima possibile tutte le miniere non competitive entro quattro anni. Una misura che penalizzerebbe soprattutto Germania, Spagna, Ungheria, Polonia e Slovacchia, paesi che si erano spesi moltissimo per ottenere la proroga degli aiuti al 2022. Almunia, tuttavia, ha contemporaneamente garantito che l’Europa troverà altri tipi di aiuto per l’industria del carbone che, secondo le prime stime, potrebbe perdere fino a 100 mila posti di lavoro. I soldi, quindi, escono dalla porta e rientrano dalla finestra.

Centomila posti in meno è un numero che la dice assai lunga sulla capacità di reggere al libero mercato di questa fonte fossile energia. Altri numeri che parlano sono quelli forniti qualche settimana fa dalla Iea su tutti i finanziamenti a tutte le fonti fossili nel mondo: tra petrolio, gas e carbone gli stati spendono 550 miliardi l’anno. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia se questi sussidi pubblici venissero eliminati le emissioni mondiali calerebbero del 7%.

Via | Repubblica
Foto | Flickr

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Appello di Obama ai suoi elettori:"Firmate per fermare il petrolio e avere energie rinnovabili"

pubblicato da Marina

Barack Obama invita i suoi elettori a firmare una petizione a favore delle energie rinnovabili E’ una iniziativa credo unica nel suo genere: il Presidente Obama contatta via email i suoi elettori e chiede loro di firmare una petizione per abbandonare l’uso del petrolio e passare decisamente alle energie rinnovabili.

Ovviamente l’invito parte dal disastro della marea nera causato dall’incidente alla piattaforma di estrazione Deepwater Horizon della Bp, lo scorso 20 aprile. Scrive Mr. Obama:

La fuoriuscita di petrolio BP è il peggiore disastro ambientale del suo genere nella storia della nostra nazione. La mia amministrazione ha schierato tutti gli strumenti a disposizione per le iniziative di risposta. In migliaia stanno lavorando giorno e notte, compresi alcuni dei migliori scienziati e ingegneri provenienti da tutto il mondo.

Ma specifica Obama che anche quando si sarà eliminato ogni residuo rilasciato dalla marea nera e tutto l’ecosistema e la vita delle persone saranno tornate alla normalità resterà in piedi la lezione appresa: il petrolio non dovrebbe più essere annoverato tra le fonti di energia adottabili. Spiega Obama che gli Stati Uniti consumano il 20% di tutto il petrolio estratto nel mondo e che ne possiedono solo il 2%. Una proporzione non più sostenibile anche per un gigante dell’economia come quello statunitense. Dunque come ridurre la dipendenza da petrolio?

Dopo il salto il testo originale della lettera.

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Nucleare: Veronesi (favorevole) scrive a Bersani (contrario?). E Bersani risponde che...

pubblicato da Peppe Croce

Nucleare: Veronesi (faverevole) scrive a Bersani (contrario?). E Bersani risponde che...Il quotidiano nazionale “Il Riformista” ha pubblicato una lettera scritta da un nutrito gruppo di scienziati, imprenditori, giornalisti e politici italiani favorevoli al nucleare. La missiva è indirizzata al segretario del Pd Pierluigi Bersani, invitato ad appoggiare apertamente l’atomo, e come primo firmatario ha il senatore Umberto Veronesi, presidente in pectore della futura Agenzia per la Sicurezza nucleare. Ecco il cuore della lettera:

Fra le grandi questioni irrisolte del nostro Paese vi è il problema energetico. I dati ti sono chiari: importiamo più dell’80 per cento dell’energia primaria di cui abbiamo bisogno, principalmente, da Paesi geopoliticamente problematici. Produciamo l’energia elettrica per il 70 per cento con combustibili fossili.

Circa il 15 la importiamo dall’estero e prevalentemente di origine nucleare. Se non la importassimo la nostra dipendenza dai combustibili fossili (gas e carbone in primo luogo) salirebbe oltre l’80 per cento. Con le rinnovabili, se escludiamo l’idroelettrico, patrimonio storico del nostro Paese, ma praticamente non aumentabile, produciamo circa il 6 per cento.

L’energia solare per la quale sono stati investiti fino a ora circa 4 miliardi, ben ripagati dai generosi incentivi concessi fino a oggi dal sistema elettrico italiano, contribuisce al nostro fabbisogno elettrico per lo 0,2 per cento

Bersani, ovviamente, ha risposto a mezzo stampa:

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Parlamento europeo: altri sconti per i grandi inquinatori

pubblicato da Peppe Croce

Europarlamento: altri sconti per i grandi inquinatori

Gli interessi della grande industria dell’energia, quella delle centrali termoelettriche alimentate a combustibili fossili, trovano un buon amico nel Parlamento europeo.

E’ di ieri pomeriggio, infatti, la notizia che la Commissione Ambiente dell’Europarlamento ha dato l’ok alla proposta di posticipare di tre anni l’entrata in vigore di limiti più stretti alle emissioni per le centrali elettriche.

La nuova scadenza temporale, adesso, viene portata alla metà del 2019 e, tutto sommato, è andata bene: il Consiglio chiedeva di posticiparla ulteriormente. Le nuove scadenze, afferma la Commissione Ambiente dell’europarlamento, serviranno agli stati membri per mettere in atto i “Piani nazionali di transizione”.

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La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030, ma con nucleare e CCS

pubblicato da Peppe Croce

La democrazia dell'energia? Per Enel sarà già nel 2030Nei giorni scorsi si è tenuto a Pisa, presso l’auditorium del Cnr, un ciclo di incontri sul futuro dell’energia. Tra i partecipanti anche Enel, presente con il Responsabile del filone Energie Rinnovabili e Generazione distribuita della Ricerca Enel di Pisa, Gianluca Gigliucci, che ha tenuto il seminario “L’uomo e l’ambiente: nuove tecnologie per nuove energie”.

La visione di Enel è a dir poco ottimistica: entro il 2030 avremo la democrazia mondiale dell’energia, in cui tutti avranno a disposizione l’energia di cui hanno bisogno per il proprio sviluppo, per di più a prezzi ragionevoli e con un abbattimento delle emissioni di CO2 rispetto agli attuali standard. Ma, ovviamente, questo risultato va perseguito tramite una attenta strategia che Enel così sintetizza:

Per raggiungere questo obiettivo – che a livello di numeri significherebbe stabilizzarsi su una quantità di emissioni pari a 450 parti per milione ed un incremento della temperatura media terrestre non superiore a 2°C – occorre lavorare sull’utilizzo delle fonti rinnovabili, sull’efficienza energetica, sull’evoluzione delle tecnologie CCS per la separazione della CO2 dagli altri gas di scarico delle centrali alimentate da combustibili fossili, ma soprattutto sulla diversificazione del mix energetico

Del CCS, e di tutti i dubbi che suscita sia nel mondo scientifico che tra le associazioni ambientaliste, abbiamo già parlato spesso su Ecoblog. Ci limitiamo solo a ricordare che si tratta di una tecnologia che, di fatto, ancora non esiste se non allo stato sperimentale e in piccolissima scala: in genere pochi megawatt per ogni centrale termoelettrica vengono “trattati” con questi impianti sperimentali e, di solito, si tratta di centrali a carbone.

Per quanto riguarda il mix energetico, invece, Enel non fa esplicito riferimento al nucleare ma, essendo l’atomo uno dei business su cui l’azienda ha puntato maggiormente per il futuro prossimo insieme al CCS, è assai facile intuire che Enel non ne voglia affatto fare a meno.

Via | Enel

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