
La primavera di San Fransisco è animata da Recology, un programma che raduna gli artisti che vogliono creare con i rifiuti in una trashsession continua. Il 9 maggio il centro civico della città assisterà ad un concerto particolare: una vera orchestra suonerà strumenti fatti con i rifiuti.
Ruote di biciletta, barili, gabbie di uccelli, tubature per i bagni, tantissimi i pezzi di rifiuti usati per creare più di 30 strumenti diversi. La sinfonia dei rifiuti si chiama Junkestra ed è stata composta da Nathaniel Stookey, sorpreso dal risultato della composizione e dal meraviglioso suono degli strumenti provenienti dai rifiuti, così come ha riferito a Cnet.
Il pubblico di San Francisco, oltre all’inedito Junkestra, potrà ascoltare anche Stravinsky, Prokofiev e Ravel, riprodotti in chiave ecologica. Perché anche i rifiuti possono creare una sinfonia bellissima se trasformati in strumenti per suonare e sensibilizzare.
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Da un articolo del Corriere del Mezzogiorno, rimbalzato on line dal Comitato per Taranto, emergono notizie molto interessanti (e molto preoccupanti) sul termovalorizzatore di Taranto. L’impianto, che brucia 160 tonnellate al giorno di rifiuti per produrre 3 megawatt di energia elettrica, è stato rimesso in funzione da pochi giorni dopo uno stop di tre anni ma, a quanto pare, funziona un po’ male.
Già nella fase di pre-preriscaldamento, effettuata alcuni giorni prima della messa in funzione vera e propria, si erano verificati alcuni problemi ad una caldaia. Problemi che si sono ripetuti anche il giorno successivo alla partenza dell’impianto tanto da richiedere l’intervento di un tecnico dalla casa costruttrice.
Risolto il problema alla caldaia, però, ne è sorto un altro: i computer registrano assai male le emissioni inquinanti. A quanto pare, però, essendoci l’elettronica di mezzo il problema è meno facile da risolvere del primo e, così, l’Arpa pugliese ha consentito che il termovalorizzatore resti in funzione solo a patto che i controlli manuali dei tecnici sulle emissioni siano incrementati.
Secondo quanto riporta “Il Manifesto”, la multinazionale delle bevande Coca Cola sarebbe stata condannata a pagare un maxi risarcimento ad uno Stato del sud dell’India: 352 milioni di euro per inquinamento ambientale, danni alla falda acquifera in un villaggio dello Stato di Kerala.
La vicenda, per come la riporta il quotidiano romano, ha i classici connotati dello sfruttamento coloniale: nel 2000 l’azienda americana apre uno stabilimento in un piccolo villaggio e inizia ad attingere acqua potabile dai pozzi della zona. Dopo poco arriva ad emungere un milione e mezzo di litri da sei pozzi lasciando a secco la popolazione locale.
Come se non bastasse, Coca Cola non applica il trattamento dei reflui industriali dello stabilimento ma, al contrario, vende i reflui “tal quali” agli agricoltori del villaggio spacciandoli per compost agricolo. In quel compost, che in realtà era un rifiuto, c’erano parecchi metalli pesanti come il piombo, il cadmio e il cromo; tutta roba che non aiuta nè l’agricoltura nè la salute umana.

Come la Coop, tutte le grandi catene di supermercati in Europa hanno cercato di sostituire i sacchetti di plastica usati per fare la spesa con borse riciclabili o sacchetti più ecologici, perché biodegradabili. E’ il caso del gigante inglese Tesco, che ha sostituito i vecchi sacchetti con i nuovi, biodegradabili in 3 anni.
Uno studio del governo inglese, ha però evidenziato come i nuovi sacchetti ecologici siano dannosi per l’ambiente perché le particelle di plastica che liberano sarebbero dannose per i mammiferi, gli insetti e gli uccelli che potrebbero ingerirle. In più, se abbandonati all’aperto, i sacchetti possono inquinare l’ambiente fino a 5 anni o forse più, perché il processo di smaltimento in 3 anni avviene solo e soltanto con l’esposizione alla luce e al calore. Al contrario dei sacchetti di carta, questa plastica ecologica non può nemmeno essere riciclata, né rispetta gli standard per il compost dell’Unione Europea.
Tesco rilascia al di fuori delle porte dei suoi supermercati più di 500 milioni di questi sacchetti “biodegradabili al 100%” all’anno. Secondo il Dan Morris, Ministro dell’Ambiente, i consumatori possono essere tratti in inganno dalla comunicazione di Tesco, così come era avvenuto per la Coop nel 2006, e allo stesso modo non si possono definire biodegradabili al 100% questi sacchetti che sono realizzati in plastica oxodegradabile.
via | dailymail
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Riuscite ad immaginarvi mentre schiacciate la bottiglia di plastica ed invece che nell’apposito contenitore per la raccolta differenziata, la mettete nel cestino del compost sotto il lavandino? Lo scenario potrebbe diventare reale grazie alla scoperta di un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra, impegnati a rendere più ecologici plastica e derivati destinati al contenitori di cibo e bevande.
I contenitori di plastica del futuro saranno fatti di una plastica il cui polimero proviene dagli zuccheri derivanti dal riciclo di rifiuti agricoli o alimentari o dal mais, ed è biodegradabile. Lo zucchero ricco di ossigeno della plastica nel nuovo polimero fa sì che venga assorbita molta acqua e che il contenitore possa finire nel cestino del compost, per poi essere utilizzato come fertilizzante per il giardino.
In più, poiché il polimero viene creato dai rifiuti, è a sua volta molto più economico e conveniente da produrre rispetto alla plastica così come la conosciamo oggi.
via | imperial
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A Pasqua abbiamo condiviso su Ecoblog consigli su come e dove riciclare la carta delle uova di Pasqua, ed ora che Natale è passato, è giunto il tempo di sapere come riciclare la carta dei regali, o come impiegarla per creare oggetti e soluzioni creative.
La prima soluzione è la più ovvia: staccate i pezzettini di nastro adesivo, i nastri di stoffa ed i fiocchetti di materiale diverso dalla carta e buttate la carta nell’apposito contenitore. La seconda prevede che conserviate la carte dei regali, che la pieghiate per bene e la usiate per i prossimi regali o per foderare i cassetti e gli armadi.
La terza soluzione, consigliata tra le 5 di Inhabitots ha a che fare con il compost: tagliate la carta in piccole strisce e mettetene un po’ nel cestino del compostaggio con i vermi. La carta sembra essere un buon fertilizzante, anche se la presenza di coloranti non convince del tutto.
La quarta soluzione ha a che fare con la creatività e la comodità in casa: appallottolate la carta dei regali, tagliatela, accartocciatela, poi stipatela in un sacco fatto di tela, di vecchi stracci riciclati cuciti insieme, di vecchie coperte di pile che non usate più e trasformate la confezione dei pacchi regalo in una morbida seduta ecologica, stile Alessandro Acerra.
La quinta soluzione prende spunto dalla vostra fantasia e si basa sul riciclo creativo: avete a disposizione tanta carta colorate, che potete trasformare in lampade di carta origami, in fiori di carta per decorare la casa, in preziosi gioielli ed in tutto ciò che vi viene in mente.
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Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, è intervenuto durante la conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen per illustrare progetti e progressi in ambito ambientale della pubblica amministrazione.
Zingaretti ha illustrato i risultati raggiunti dalla Provincia di Roma nell’ambito dei sette punti previsti dal Piano Provinciale Kyoto: l’ammodernamento delle reti idriche, lo sviluppo delle rinnovabili, la promozione della mobilità sostenibile, la pianificazione territoriale, la tutela della biodiversità, gli aiuti all’agricoltura, gli acquisti verdi della P.A.. Zingaretti ha inoltre presentato il progetto per il fotovoltaico nelle scuole e ha parlato dei bandi per finanziare progetti pubblici e privati della provincia.
“Siamo contenti di aver portato al vertice di Copenaghen un esempio italiano di buone pratiche in campo ambientale, presentando in una sede così prestigiosa le sette sfide e i primi risultati del Piano d’Azione Provincia di Kyoto lanciato dalla Provincia di Roma nello scorso febbraio“.
Questo il punto di vista del Presidente della Provincia, che ha elogiato gli sforzi della pubblica amministrazione, che nell’anno passato ha supportato l’incremento della raccolta differenziata finanziando 35 centri di raccolta, 4 impianti di compostaggio e ha acquistato 11.500 compostiere da distribuire in ordine sparso. Converrete con me che 11.500 compostiere saranno pure un investimento, ma non sono niente se si considerano gli abitanti della capitale e della provincia, tra le più popolase d’Italia. Questo era il punto di vista dell’amministrazione a Copenaghen, ma la cittadinanza la penserà allo stesso modo?
via | romanotizie
Questa settimana il nostro viaggio tra i rifiuti prosegue analizzando tutti quei prodotti che iniziano rispettivamente con le lettere D, E e F.
Continua a leggere: La raccolta differenziata: glossario per riciclare - lettere D, E e F
Tutto quello che avete sempre voluto sapere sul compost e gli impianti di compostaggio: cos’è il Compost, come si fa, a cosa serve, quali vantaggi derivano dalla produzione del Compost, a quanto ammonta la detrazione sulla tassa dei rifiuti. Il tutto spiegato in modo chiaro e semplice dalla voce di Jenni Garzon, in un video progettato da Federico e Silvano Lama e Stefano Marciai.

La grande distribuzione di Firenze, stufa di aspettare la decisione del governo sulle buste ecocompatibili, che viene rimandata dal 2007, si muove da sola: dal 29 maggio, nei quasi 100 punti vendita di Unicoop Firenze, al posto dei comuni sacchetti di plastica per la spesa arriveranno i sacchetti biodegradabili.
Come leggiamo su Repubblica, la Coop parte da Firenze sostituendo 60 milioni di buste di plastica con i sacchetti in Mater-Bi che possono essere utilizzati anche per la raccolta differenziata dell’organico, per diventare poi compost, per poi diffondere l’iniziativa agli altri centri Coop d’Italia.
La scelta del Mater-Bi, accanto alla distribuzione già in atto di borse di cotone riutilizzabili, premia la creatività italiana: le buste in plastica biodegradabile che viene dal mais sono un brevetto di Novamont, un’azienda italiana attenta all’ambiente.
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