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Eau de Paris: a Parigi la gestione dell'acqua torna a essere pubblica

pubblicato da Marina

parigi torna a gestire con la municipalizzata Eau de Paris le acque cittadine Sul blog di Alessio Ciacci, assessore all’ambiente del comune di Capannori leggo che dal 1° gennaio 2010 a Parigi la gestione delle acque, dopo 25 anni di disastrosa gestione privata tornerà a essere pubblica. In Italia, al contrario è appena stato approvato un decreto che ne privatizza la gestione.

Ma torniamo alla decisione parigina annunciata lo scorso maggio dal primo cittadino Bertrand Delanoë che comunicò di non voler rinnovare i contratti di distribuzione e fatturazione dell’acqua alle multinazionali Veolia e Suez, che scadranno il 31 dicembre. Il servizio sarà gestito dal 1° gennaio 2010 da una società pubblica l’Eau de Paris che già dal sito informa su tutte le iniziative inerenti la diffusione dell’uso dell’acqua di rubinetto.
Il ritorno alla gestione municipalizzata farà risparmiare alla Mairie circa 30 milioni di euro l’anno e che porteranno il prezzo dell’acqua, per metro cubo, a 2,77 euro fino al 2014.

Scrive Alessio Ciacci:

La decisione del Comune di Parigi si iscrive nel movimento di ri-municipalizzazione dell’acqua in Francia e nella più ampia battaglia mondiale per il riconoscimento dell’acqua come diritto umano e per la ri-pubblicizzazione dei servizi idrici. La Francia a suo tempo fu all’avanguardia nella corsa alla privatizzazione: il passaggio da una gestione idrica pubblica ad una privata delle acque parigine venne deciso sin dal 1984 da Jaques Chirac (all’epoca sindaco di Parigi-n.d.a.) e diventò effettivo a partire dal 1° gennaio 1985, per una durata di 25 anni. La captazione dell’acqua alle fonti fu affidata ad una società mista, la SAGEP (diventata poi SEM-Eau de Paris) di cui facevano parte il Comune di Parigi, con una quota del 72%, Veolia e Suez, ciascuna col 14%. Compiti principali della SAGEP erano sia di monitorare la qualità dell’acqua, sia di controllare i gestori privati incaricati della distribuzione. E a chi venne affidato il servizio di distribuzione delle acque (insieme alla conseguente rendicontazione, tariffazione e fatturazione)? Al GIE, una società privata costituita da Veolia e Suez, che si divisero equamente la capitale: Veolia-Compagnie des Eaux de Paris sulla rive droite e Suez-Eau et Force-Parisienne des Eaux sulla rive gauche. In pratica i privati “controllati” dalla SAGEP erano i “controllori” stessi.

Tra le cittàà francesi che hanno deciso per la gestione pubblica delle acque anche Grenoble, dal 2001 e Cherbourg dal 2005, mentre Tolosa, Lione e l’Ile de France con altre 40 comunità intendono rinegoziare i contratti con le multinazionali e nel caso non vi sia un risultato soddisfacente potrebbero passare alla gestione pubblica.

Foto | Eau de Paris

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Ugo Bardi (Aspo):"Gli inceneritori sono un monumento all'inefficienza"

pubblicato da Marina

Riciclare Ã�¨ meglio che bruciare Ho trovato davvero sensato l’intervento che Ugo Bardi ha tenuto qualche tempo fa in un comune toscano a proposito di Capannori e alla sua capacità di arrivare a riciclare quasi il 100% dei rifiuti. Ebbene Bardi apre la conferenza sulla questione emergenza rifiuti in Campania e su come le cose non dovrebbero mai andare e di come, se si sanno usare i media, certe paure possano diventare voti in politica. Oggi i napoletani e i campani sono un popolo depresso che oramai sull’orlo del baratro rifiuta anche di salvare la sua vita e quella delle generazioni che dovranno venire. E’ un popolo rassegnato (sono napoletana, professore e la situazione è proprio questa) anche perché non sa che vi possono essere molte soluzioni al problema dei rifiuti e non sono soluzioni a lungo termine, ma immediate almeno quanto l’inutile inceneritore.

Eh sì! Se proprio non vogliamo pensare alla salute e dire che studi internazionali dimostrano che abitare vicino ad un inceneritore aumenta notevolmente le possibilità di sviluppare un cancro, valutiamo l’aspetto prettamente economico: e l’inceneritore non è efficiente. Spiega Ugo Bardi:

Che l’inceneritore sia inefficiente, non è una cosa controversa. Ci sono molti ottimi studi che lo dimostrano. Se avete voglia e tempo, potete cercarvi quelli del prof. Sergio Ulgiati, per esempio. Vedrete che dei tre metodi principali usati per smaltire i rifiuti, incenerimento, discarica, e riciclaggio, l’inceneritore è il meno efficiente; di gran lunga. Poi, potete andare a vedere il sito di Terna e verificare quanta energia producono i cosiddetti “termovalorizzatori.” Senza esagerare, perchè c’è chi ha detto che non producono niente, ma non è vero. Gli inceneritori con recupero energetico producono qualcosa; ma molto poco. Secondo i miei calcoli, producono meno dell’1% dell’energia elettrica totale prodotta in Italia. Questo se si va a calcolare l’energia netta, attenzione. Energia netta vuol dire l’energia che l’inceneritore produce meno l’energia che bisogna dare all’inceneritore perché la produca. Questo è il trucco dei sussidi del famoso CIP6. Ma non fatemi entrare nei dettagli; ci perderemmo troppo tempo.

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Zero Waste Day, si terrà a Napoli dal 18 al 21 febbraio

pubblicato da Marina

ZWIA Si terrà a Napoli dal 18 al 21 febbraio il quinto incontro internazionale Zero Waste Day, ospitato per la prima volta nella città partenopea e voluto dai comitati cittadini di Rifiuti zero Campania a cui prendono parte anche il meetup Beppe Grillo Napoli e Chiaiano discarica.

Insomma un appuntamento internazionale che vedrà la presenza dei migliori esperti in campo per la gestione dei rifiuti che da Napoli lanceranno il loro appello: incentivare la raccolta differenziata, non avviare l’inceneritore di Acerra e portare la città e la Regione verso i rifiuti zero.

La sfida è possibile e gli esperti interpellati porteranno le esperienze di diverse città che sono riuscite ad arrivare ad una raccolta differenziata e al recupero dei materiali vicina al 100% (come ad esempio accade già a Capannori) rendendo nuovamente così materie prime quelli che erano scarti e rifiuti.

Scrivono i comitati:

Una grande occasione per un confronto sullo stato del Movimento Rifiuti Zero mondiale, sulle buone pratiche e le proposte alternative dal basso, sulle lotte contro l’ incenerimento e l’ attuale ciclo economico dei rifiuti, la distruzione di beni fondamentali : materiali e fonti energetiche non riproducibili; contro la combustione e per la difesa dei beni comuni collettivi e della biodiversità.
Per le comunità resistenti, per l’ insieme dei comitati, per le migliaia di attiviste e attivisti delle diverse regioni italiane, si tratta di un importante crocevia per il rilancio della battaglia per rifiuti zero, per il no all’ incenerimento, contro le nocività e la “pandemia silenziosa”, contro la mercificazione dei beni e dei servizi locali, per la difesa della salute e dei territori.

Via | Comunicato stampa

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