
Quest’anno l’ Earth Hour (ora della Terra) sarà il 26 marzo alle 20.30. Un’ora di buio che coinvolgerà cittadini,istituzioni e imprese.
Nel 2010 hanno aderito all’iniziativa più di un miliardo di persone in 124 paesi del mondo, in Italia 140 Comuni, 200 aziende e decina di Associazioni, Enti Locali e scuole.
Nel 2011 le aziende possono fare un gesto simbolico regalando ai propri dipendenti, partner e clienti la candela Earth Hour 2011 e sostenere in questo modo i progetti WWF per il clima.
Via | WWF

I due comuni del milanese tentano di formare cittadini più attenti alla sostenibilità e lo fanno ciascuno con il proprio percorso formativo grazie all’ausilio del Politecnico milanese, di Ingegneria senza frontiere e di alcune imprese aderenti al progetto Cresco.
A Carugate i ragazzi coinvolti saranno circa 500 delle scuole elementari e medie. Saranno affrontati temi come la mobilità, l’energia e l’acqua.
Ad Abbiategrasso, da dicembre ad aprile, saranno coinvolti più di 200 strudenti delle elementari e superiori e i temi trattatati saranno quelli della mobilità e dell’energia, il Politecnico di Milano formerà i professori sulla gestione delle risorse energetiche e su rifiuti & riciclo.
Si creeranno inoltre dei percorsi per i condomini, destinati a sensibilizzare sia i condomini sia le amministrazioni locali.
Via | Ecodallecittà
Foto | Flickr

Partirà a gennaio 2011 ”C’è vetro e vetro. Impara la differenza. Fai la differenza” pensata da CoReVe (il consorzio per il recupero del vetro) per aiutare i cittadini a migliorare la loro raccolta differenziata. Il fine è insegnare a differenziare meglio i rifiuti vetrosi (qui alcuni consigli) da altri rifiuti simili come ad esempio il vetroceramica (pyrex).
Gli eventi saranno:

e-Part è una piattaforma su cui i cittadini possono segnalare emergenze, malfunzionamenti o bisogni nella loro città e poi,volendo, proporre una possibile soluzione al problema.
Il programma, acquistabile dalle P.a., permette ai Comuni aderenti un monitoraggio del territorio in tempo reale grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.
Il sito è veramente intuitivo, ben progettato e in perfetto stile 2.0.
Via | Terranews
Si dall’inizio si era detto che di centrali nucleari, in Italia, il governo ne voleva almeno otto e che, di conseguenza, l’accordo tra Enel ed Edf-Areva per la costruzione anche nel nostro paese del reattore Epr non avrebbe “saturato il mercato”.
A poche ore dalla notizia che, ormai, sull’Epr ha dubbi persino Edf ne arriva un’altra che aggiunge carne sul fuoco: David Lipman, vicepresidente di Westinghouse, ha dichiarato alla stampa che ci sono contatti con l’italiana A2A per la costruzione di una centrale nucleare. E, a dirla tutta, che A2a volesse fare una centrale nucleare in Lombardia già si sapeva: ora si presenta il partner tecnico.
Ma non solo: Lipman stesso ammette di voler fare affari anche con i piccoli, soprattutto con aziende del calibro di Hera, Acea e Iren (la recente fusione tra Iride e Enia).
Iride era il frutto della fusione della municipalizzata dell’energia di Torino (AEM Torino) con la municipalizzata del gas di Genova (AMGA Genova), Enia era la municipalizzata di Parma, A2A nasce dalla fusione tra le municipalizzate AEM Milano e ASM Brescia, Hera è un gruppo nato dalla fusione di numerose municipalizzate dell’Emilia Romagna, Acea infine è la municipalizzata di Roma.
Buona parte di questi “pesi medi” dell’energia italiana, quindi, sono gestiti indirettamente da comuni e in particolare comuni del nord. Vuoi vedere che, adesso, molti sindaci abbasseranno i toni sul ritorno italiano al nucleare?

Ecosistema incendi è il monitoraggio annuale effettuato da Legambiente sulle azioni dei Comuni italiani nell’applicazione della legge 353/2000 e nella mitigazione del rischio incendi boschivi.
È un corposo dossier sul numero dei roghi e sulla superficie di terreno, boscato e non boscato, percorsa dal fuoco ogni anno. L’edizione 2010, appena presentata, mostra un paese diviso a metà con il sud e le isole che sembrano ormai terra di conquista per i piromani. Come spiega lo stesso dossier:
Analizzando con attenzione i dati relativi ai roghi che sono divampati lo scorso anno in Italia si nota come il fenomeno incendi si caratterizzi sempre meno come un’emergenza nazionale e al contrario sempre più come una drammatica emergenza che aggredisce alcune regioni del Sud e le isole. Basti pensare che nell’ultimo anno in Sardegna è andata in fumo oltre la metà di tutta la superficie italiana colpita dalle fiamme
L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha diramato oggi una nota, tramite il suo sito web, con la quale chiede al Governo, alla Conferenza Stato-Regioni e ai presidenti delle Regioni italiane di accelerare l’iter che dovrebbe portare all’approvazione delle linee guida sullo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Previste dal decreto legislativo 387 del 2003, le linee guida dovrebbero fornire un quadro normativo omogeneo e chiaro per tutte le Regioni in fatto di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili: cosa, quanto e dove si può installare e cosa no. Ma, dopo quasi sette anni, ancora le linee guida sono allo stato di bozza.
L’antitrust, però, chiede che si faccia in fretta perchè senza le linee guida si rischiano discriminazioni tra gli operatori:
Nell’attesa dell’approvazione della regolamentazione a livello nazionale, le Regioni hanno legiferato in modo autonomo, adottando leggi e atti di indirizzo (tra cui Linee Guida e Piani energetici regionali) privi di un comune denominatore che hanno dato origine a contesti normativi di riferimento significativamente difformi, con particolare riguardo alle condizioni richieste per operare nel settore. Ciò si è tradotto nell’introduzione di ostacoli diretti e indiretti nell’accesso al mercato, nonché di ingiustificate distorsioni della concorrenza tra operatori localizzati in diverse aree del territorio nazionale
Continua a leggere: Rinnovabili, Antitrust: senza le linee guida discriminazioni tra operatori
A margine di un convegno in Sicilia, abbiamo intervistato Gigi Bellassai, presidente regionale degli Ecodem, l’ala ecologista del Partito Democratico, sulle principali questioni energetiche nell’isola. Nucleare, rinnovabili, paesaggio e autorizzazioni: dalle parole di Bellassai emerge la posizione degli Ecodem su tutti i temi più caldi.
Prima dell’intervista, però, una dovuta precisazione: attualmente il governo regionale siciliano, guidato da Raffaele Lombardo, gode dell’appoggio esterno del Pd e di parte del Pdl (il cosiddetto Pdl-Sicilia, contrapposto al Pdl “ufficiale” o “lealista” che ha rifiutato un governo appoggiato dal Pd). Il governatore, pochi giorni dopo aver stretto l’accordo con il Pd, ha modificato la sua posizione sul nucleare prendendo atto di una mozione contraria all’installazione di centrali nucleari in Sicilia presentata dai democratici e votata all’unanimità dall’Assemblea Regionale.
Presidente Bellassai, la politica regionale siciliana ha recentemente mutato indirizzo sul nucleare in seguito ad una mozione presentata dal Pd e votata da tutta l’Assemblea Regionale Siciliana
Il no al nucleare è già passato in Sicilia grazie ad una mozione del Pd che ha visto anche il governatore Lombardo cambiare la sua linea da un sì al nucleare al no e tutta l’aula, compreso il Pdl ufficiale l’ha approvata. Quindi in sicilia c’è un netto no al nucleare. Ma questo no significa anche puntare velocemente sulle rinnovabili e in maniera organica perché quello che è successo negli anni del “cuffarismo” non è una cosa bella: le fonti rinnovabili sono diventate affare per i certificati verdi e non si è puntato alla tutela dell’ambiente e alla valorizzazione delle risorse energetiche.
Bisogna cambiare rotta, applicare il Pears (il Piano energetico e ambientare regionale siciliano, ndr) velocemente con i decreti attuativi e puntare alle rinnovabili diffuse nel territorio. Quindi cambiare rotta e farlo in questo momento che il Pd può dire la sua nel governo regionale

La frana di ieri a Ischia, episodio nel quale ha perso la vita una ragazza e circa venti persone sono rimaste ferite non è un caso, ma la conseguenza di anni di mancata attenzione politica, abusivismo e dissesto idrogeologico causato dall’uomo, come già segnalato in seguito al disastro di Messina. Così Legambiente, attraverso un comunicato stampa giunto alla nostra redazione, condanna l’incuranza della classe dirigente e l’incuria dei cittadini della Campania, regione dai piedi d’argilla.
Secondo i dati di Legambiente, l’86% dei comuni delle cinque province campane sono classificati a rischio idrogeologico. L’81% delle amministrazioni ha abitazioni nelle aree golenali, negli alvei dei fiumi e nelle aree a rischio frana, il 25% delle municipalità monitorate presenta interi quartieri in zone a rischio, mentre il 44% ha edificato in tali aree strutture industriali. In più, nel 23% dei casi presi in esame, nelle zone a rischio sorgono strutture sensibili come scuole e ospedali, oltre a strutture di ricezione turistica.
Ischia non fa eccezione in questo quadro di dissesto e abbandono: l’isola nota per le sue bellezze naturali, è anche conosciuta per l’abusivismo edilizio che la caratterizza, oltre che per i numerosi incendi che rendono il terreno ancora più instabile. Sebbene non si conoscano ancora le cause della frana di ieri, oltre alle piogge e ai cambiamenti climatici, le responsabilità sono sicuramente da cercare nell’azione impunita dell’uomo.
Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, ha commentato così l’accaduto:
“Abbiamo a che fare anche con gli effetti dei cambiamenti climatici in atto. Ma le piogge sempre più concentrate hanno conseguenze ancora più disastrose in quei territori dove già sussistono condizioni di rischio idrogeologico elevato, problemi di abusivismo, incuria del territorio e della sua vegetazione. (…)Bisogna affrontare subito le questioni strutturali e politiche che possano metterci al riparo dal ripetersi di eventi di questo tipo. La gestione accurata e sistematica del territorio deve essere una priorità politica tanto del governo centrale quanto degli enti locali“.
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Si è conclusa ieri a Torino la seconda conferenza nazionale non governativa sull’amianto Amianto e Giustizia, promossa da AIEA, Legambiente, Associazione Medici per l’Ambiente, alla quale hanno aderito i principali sindacati dei lavoratori italiani e moltissime associazioni.
Durante la conferenza Legambiente ha presentato Liberi dall’Amianto, il rapporto sullo stato di risanamento dei siti inquinati da amianto, per capire quanto, dove e come si è esposti all’amianto in Italia. Ci sono ancora circa 75.000 ettari di territorio abitati contaminati da amianto, inseriti nell’ambito del Programma nazionale di Bonifica, ma non ancora bonificati, da Casale Monferrato fino a Siracusa.
L’amianto è presente in forma naturale nelle miniere, è stoccato nei magazzini o abbandonato negli stabilimenti produttivi, è miscelato al cemento e presente nelle onduline dei tetti delle case costruite negli anni Settanta e Ottanta e negli edifici industriali. Per non parlare degli stabilimenti produttivi, dove l’amianto si estraeva e si lavorava fino al 1992, quando l’Italia deteneva il primato nella lavorazione e nel numero eccezionale di tumori alle vie respiratorie per contaminazione da amianto in ambito professionale, che continuano al ritmo di 2000 decessi l’anno.
Continua a leggere: Liberi dall'amianto: da Torino a Siracusa l'Italia che aspetta le bonifiche