Giunge da Wikileaks la conferma che il fallimento del vertice sul clima di Copenhagen sia stato causato dagli Stati Uniti, a causa del mancato accordo con la Cina sulla riduzione delle emissioni di CO2 in entrambi i paesi. Lo riporta il Guardian, confermando quanto già si intuiva dall’atteggiamento dei delegati dei due stati sia a Copenhagen che, in questi giorni, a Cancun.
Il vero vertice sul clima, in realtà, si era tenuto ben prima: a Singapore, ed era ovviamente bilaterale tra i due giganti dell’economia e delle emissioni. Non essendo stato trovato l’accordo a Singapore, per il rifiuto della Cina, Barack Obama diede mandato ai suoi delegati di seguire le indicazioni della grande industria americana: nessun passo indietro sulle emissioni, nessun passo avanti per il clima.
E’ evidente, a questo punto, che neanche il vertice di Cancun può portare a nulla: non è stato preceduto da un accordo tra Cina e Usa. E, sinceramente, ce ne eravamo accorti anche senza Wikileaks…

La nuova speranza nella lotta ai cambiamenti climatici si chiama Cop 16 di Cancun. Ma, onestamente, non è una grande speranza. I leader del mondo sono arrivati ieri nella cittadina messicana per partecipare alla conferenza, portandosi dietro crisi economiche, crisi politiche, documenti rivelati dagli hacker e quanto altro può remare contro il buon esito di questi dieci giorni di lavori sul clima.
Il pessimismo, dopo la fallimentare conclusione della conferenza di Copenaghen, è il punto di partenza: troppi problemi sono ritenuti prioritari rispetto al clima dall’attuale classe politica in mezzo mondo. Forse solo i paesi africani, alle prese con la deforestazione e la desertificazione, hanno qualche stimolo in più. Ma tra i centoventi presenti contano assai poco.
Nulla, rispetto agli Stati Uniti di Barack Obama, che pure si è presentato ambientalista in campagna elettorale e, ancora oggi, deve dimostrare di esserlo. Assai poco rispetto ad una Europa che per combattere il global warming punta troppo sulla cattura del carbonio. Per non parlare della Russia, che campa di gas naturale e petrolio, e della Cina, che brilla nelle rinnovabili tanto quanto nel carbone.
Per non parlare della guerra aperta tra Usa e Cina per i sussidi alle rinnovabili e dell’Italia che si presenta con un Direttore del Ministero per l’Ambiente, Corrado Clini, che ha già messo le mani avanti. La speranza è l’ultima a morire, ma a morir disperato potrebbe essere il pianeta intero.
Foto | Cop 16 Cancun

Tra qualche giorno si aprirà il COP16 cioè la sedicesima Conference of the Parties, più noto come Conferenza sul clima di Cancun voluta dalle Nazioni Unite. Dal 29 al 10 dicembre i rappresentanti del Pianeta discuteranno di cambiamenti climatici, energia e carburanti. Insomma di soldi e investimenti. Già lo scorso anno provarono a mettersi d’accordo a Copenhagen rispetto ai volumi di emissioni di C02, all’utilizzo di carburanti sostenibili e mezzi di trasporto che non fossero biciclette e monopattini. Ma fu un flop.
Di per se il vertice è già un mezzo disastro ambientale: oltre 2000 rappresentanti di 196 paesi arriveranno a Cancun, per la stragrande maggioranza in aereo. L’impronta ecologica è elevatissima (qui propongono il calcolo delle emissioni e i consigli per compensarle). Non dimentichiamo, inoltre, che siamo in Messico, la culla, lo scorso anno della pandemia che prese il nome di influenza suina e degli immensi allevamenti intensivi di suini.
Le discussioni riprenderanno da dove erano state lasciate lo scorso anno: Cina e India hanno bisogno di energia per produrre merci che consumerà per la maggior parte l’Occidente; l’Occidente ha bisogno di energia per produrre merci in Cina e India destinate ai mercati europei e americani che serviranno a sostenere consumi e a cercare di debellare la crisi economica, ciò per mantenere gli standard di consumo (lasciamo stare il benessere che è un’altra cosa).