Quanti sprechi ci sono nella vita quotidiana che coinvolgo l’acqua? Eppure questa è una delle principali fonti di vita, igiene e salute mondiale. Analizziamo allora la cassetta dello sciacquone del vostro bagno: quanti di voi possiedono in casa cassette di nuova generazione? Queste dovrebbero avere pulsanti differenziati per la quantità d’acqua necessaria e un contenuto totale di 8 litri. Secondo le statistiche però solo il 20% della popolazione possiede queste ultime. Il resto, ha in casa cassette di vecchia concezione, dove il contenuto d’acqua varia dai 10 ai 15 litri, che viene completamente vuotato ogni volta.
Come fare allora per risparmiare acqua senza dover cambiare la cassetta e spendere quindi denaro? Alessandro Guccini, di StudioInvenzioni, si è posto le stesse domande arrivando ad un semplice risultato: un sacchetto di plastica, contenente un litro d’acqua, inserito nella cassetta dello sciacquone. Un’idea anche banale se vogliamo, ma che farebbe risparmiare acqua e denaro. Perchè un sacchetto di plastica e non una bottiglia o un mattone? Perchè il sacchetto non si sgretola, non sporca il wc ed è flessibile.
Quanta acqua totale si andrebbe a risparmiare? Calcolando un utilizzo medio giornaliero di 5 volte a persona, in un paese di 10.000 abitanti sarebbero 50.000 litri di acqua al giorno, che in un anno diventano 18.000 metri cubi. Ovviamente le cifre aumentano se prendiamo in considerazioni scuole, uffici e centri commerciali. Una bella cifra con un minimo costo e sforzo. Il vostro wc sarebbe comunque pulito e il vostro portafoglio ringrazia.
Via | GenitronsSviluppo

Si può ammazzare un ecosistema? Si può ammazzare il deserto? Non lo so, ma di certo la Disneyland per adulti messa su a Dubai rischia di diventare un killer micidiale per l’ambiente. Leggo di questo in un un articolo The dark side of Dubai a firma di Johann Hari su The Independent, che davvero getta una luce spettrale sulla città che oggi rappresenta il massimo dei consumi del Pianeta.
Dubai è nel deserto e non ha acqua, ma ne consuma in maniera spopositata. L’acqua a Dubai costa più del petrolio che si estrae. L’acqua a Dubai viene presa dal mare, desalinizzata con un enorme uso di energia e di emissioni di C02 e viene usata non solo per bere, ma per innaffiare il deserto, per alimentare uno dei campi da golf più grandi al mondo, il Tiger Woods Gold Course che ha bisogno di circa 16milioni di litri di acqua al giorno.
Spiega Mohammed Rouf Direttore ambientale del Gulf Research Center:
Questo è il deserto e stiamo cercando di sfidare il suo ambiente. Non è molto saggio: se si sfida il deserto si perde. Se la recessione si trasforma in depressione a Dubai potrebbe esaurirsi l’acqua. Al momento, abbiamo riserve finanziarie che coprono le spese per portare l’acqua dal mare al deserto. Ma dovessimo avere minori ricavi - se, ad esempio, il mondo passerà ad una fonte di energia diversa da quella del petrolio … - e scuote la testa- ci saranno grandi problemi. L’acqua è la principale fonte di vita. Sarebbe una catastrofe. Dubai ha riserve di acqua per una settimana, non c’è quasi nessun deposito. Non sappiamo che cosa succederà se le nostre forniture vacilleranno. Sarebbe difficile sopravvivere.

Crisi o non crisi economica, per l’italiano consumatore, l’acqua minerale, naturale o gassata che sia, purché non di rubinetto, non si tocca. I dati raccolti dall’ultimo rapporto di Legambiente “Un Paese in bottiglia” parlano chiaro: “Il nostro, è il Paese in cui si ha il maggior consumo di acqua in bottiglia nel mondo, con 194 litri pro capite solo nel 2006 (oltre mezzo litro a testa al giorno) - si legge nel dossier- Un dato in costante aumento che si è triplicato in poco più di 20 anni (nel 1985 erano appena 65 litri) e con esso anche il volume di affari per i produttori di acqua minerale è aumentato e di molto.
Ma perché agli italiani non piace proprio l’acqua di rubinetto? Secondo Legambiente oltre ad una questione di gusto e sapore dell’acqua, viviamo una pressione continua dovuta ad una martellante campagna pubblicitaria (dai dati di Altreconomia risulta che in Italia nel 2005 le aziende hanno investito in pubblicità circa 124 milioni di euro, una cifra 4 volte maggiore rispetto al 1990, quando i consumi pro capite erano poco più della metà di quelli attuali) : “e sostanzialmente alla sfiducia nei confronti dell’acqua distribuita attraverso gli acquedotti piuttosto che al miglioramento delle condizioni di vita e ad una crescente ricerca di beni salutari, come invece sostenuto dalle industrie del settore”.
L’altra faccia della medaglia è che le industrie delle acque minerali godono di ottima salute: secondo Beverfood nel nostro Paese nel 2006 erano attive 189 fonti e 304 marche di acque minerali in grado di generare un volume di affari di 2,2 miliardi di euro, grazie all’imbottigliamento di 12 miliardi di litri di acqua, a fronte - come sottolinea il dossier - di investimenti molto bassi. Ad oggi sono solo 8 le Regioni in cui è previsto un pagamento proporzionale agli ettari in concessione e ai litri prelevati o imbottigliati: Basilicata, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Umbria e Veneto.
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