
Nel cuore del Parco Nazionale delle montagne di Rila, in Bulgaria, foreste ed animali spariranno presto per lasciare il posto ad impianti sciistici e strutture turistiche, con il consenso del governo che ne ha autorizzato la costruzione, permettendo ad investitori e società off-shore di distruggere il Parco.
Il Parco Nazionale delle montagne di Rila si trova sul Monte Mussla e si estende per circa 81.000 ettari di foreste, ospitando 24 specie in via d’estinzione, 121 specie rare in Bulgaria e 158 specie presenti nella Convenzione di Berna. Proprio qui il governo bulgaro ha approvato la costruzione del complesso sciistico Super Panichishte, scatenando polemiche e proteste.
Il progetto prevede che 240 ettari del Parco vengano destinati alla costruzione di piste, di 21 skilift e di altre diverse strutture per circa due terzi dell’intera estensione del complesso sciistico, mentre la restante parte interesserà l’area dei laghi di Rila. Il progetto è guidato dalla Rila Sport, un gruppo controllato dalla Realstone Trade Business Corporation, un’impresa fantasma, controllata a sua volta da misteriosi investitori russi.
Un’indagine del 2007 promossa dal Ministero dell’Ambiente ha portato alla luce che nessuno dei lavori intrapresi era dotato dei permessi e per la prima volta gli ambientalisti bulgari sono scesi in campo: hanno raccolto 180.000 firme per chiedere di fermare il progetto e salvare il Parco Nazionale delle montagne di Rila, intraprendendo la più grossa iniziativa ambientalista nella storia bulgara. La Commissione Europea ha a sua volta avviato un’indagine sul progetto Super Panichishte, che violerebbe i termini delle regole di Natura 2000.
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La commissione permanente del Consiglio d’Europa sta cercando una soluzione al delicato problema della prevaricazione in Italia dello sciurus carolinensis sullo sciurus vulgaris, altrimenti noti come lo scoiattolo grigio americano e quello rosso europeo. La discussione s’inserisce nell’ambito dell’azione di monitoraggio, effettuata dallo stesso Consiglio d’Europa, sull’applicazione della Convenzione di Berna - finalizzata alla conservazione della flora, della fauna e degli habitat - da parte degli stati firmatari, tra cui anche l’Italia.
Più in dettaglio, l’articolo 22 b della Direttiva dell’Unione Europea (92/43 EC) sulla Conservazione degli Habitat Naturali e della Fauna e Flora Selvatiche richiede agli stati membri di:
assicurare che l’introduzione in natura di ogni specie non indigena del territorio sia regolata in modo da non pregiudicare gli habitat naturali delle specie selvatiche all’interno dei loro areale distributivo o le loro specie stesse, se necessario proibendo tali introduzioni
Nel nostro paese, la lotta per la sopravvivenza tra le due specie “sorelle” riguarda in particolare il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. E il problema non è di poco conto se si pensa che lo sciurus vulgaris, una volta diffusissimo in tutta Europa, è dal 2006 conteggiato dalla IUCN (The World Conservation Union) fra le 16.199 specie a rischio. La questione, già estremamente allarmante in Gran Bretagna, rischia di diventare molto seria anche qui da noi. Lo scoiattolo grigio, poi, risulta essere particolarmente pericoloso e virulento per via della pratica dello scortecciamento degli alberi così tanto diffusa tra gli individui di questa specie da porre in pericolo l’esistenza stessa di numerose specie arboree a corteccia morbida assolutamente vitali per lo scoiattolo europeo. Se a questo, poi, si aggiungono le maggiori dimensioni, rapidità di filiazione e resistenza a molte malattie il quadro è quasi del tutto chiaro. Eppure, come risolvere la questione senza incorrere in metodologie violente contro la specie alloctona, peraltro giunta qui da noi agli inizi del secolo scorso suo malgrado? La discussione rimane aperta…
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