Connie Hedegaard ha dato le dimissioni dalla sua carica di Presidente della Conferenza Internazionale sui cambiamenti climatici in corso a Copenaghen, lasciando le redini del vertice nelle mani del Primo Ministro danese Lars Lokke Rasmussen.
Dopo gli scontri tra i manifestanti fuori dal tavolo dei negoziati e gli scontri interni - “la Hedegaard è stata criticata apertamente dalle delegazioni africane di voler favorire la posizione dei paesi industrializzati” , scrive il Sole24Ore - chi crede alla decisione della Hedgaard di dare le dimissioni per fattori di “natura tecnica”?
Sembra evidente la difficoltà dei Capi di Stato a giungere ad un accordo, tra leader che non si presentano all’ultimo momento, come il premier cinese Web Jiabao e leader che scaldano le folle, come Chavez nel suo discorso, mentre fuori dal Bella Center ambientalisti e no global continuano a manifestare.
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I negoziati del summit di Copenaghen che iniziano proprio oggi possono essere riassunti in 10 punti. Eccoli:
192. Numero dei paesi che sono presenti a Copenaghen. L’ultima conferenza sul riscaldamento globale si è tenuta a Bali nel 2007 e attirò oltre 11mila partecipanti.
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Si chiama 350, come il limite massimo, in parti per milione, della concentrazione di CO2 ritenuta sicura per il pianeta, l’organizzazione nata in previsione del vertice di Copenhagen COP15, che si terrà a dicembre in Danimarca, dove verranno discusse le emergenze climatiche e nel quale verrà scritto un nuovo trattato riguardante le riduzioni delle emissioni di CO2. C’è una data, il 24 ottobre 2009, in cui in tutto il mondo scenderanno in piazza, contemporaneamente, manifestanti che svolgeranno azioni di svariato tipo, da quelle sportive alle religiose. Quello che importa alla fine è richiamare l’attenzione sul grido che ci accomuna tutti: salvaguardare il futuro del pianeta.
La scelta del 24 ottobre non è stata casuale, ma ricade in un periodo in cui molte cose vengono a combaciare e soprattutto è una data nè troppo lontana nè vicina alla data del congresso dei potenti.
Lo scopo dell’organizzazione è mettere in evidenza che la popolazione mondiale è a conoscenza della crisi ed è pronta a scendere in campo per ridurre l’emergenza. Una delle soluzioni proposte è quella di aumentare di molto il prezzo del carbonio tanto da demoralizzare chi ne fa un uso spropositato per rientrare al più presto entro i limiti.
Ma alla domanda: che senso ha fondare un’altra organizzazione quando ce ne sono già altre? Loro rispondono:
Creando una piattaforma che condivida lo stesso obiettivo, riusciremo a creare un movimento unico che abbia una forza maggiore rispetto alle singole organizzazioni.
Un’unica voce quindi che parli per il mondo intero. Per chi volesse partecipare o dare un mano ci sono molti posti dove recepire informazioni online: Twitter, Facebook e il sito ufficiale.
Via | 350.org