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Tutti gli articoli con tag coralli

Principato di Monaco: tra Gran Premio di F1, mega-yacht ed estensioni costiere pericolose

pubblicato da PiccoloSocrate

La vista sul Principato di Monaco

Montecarlo ha problemi di spazio, ed il principe Alberto ha deciso di costruire in mare un nuovo quartiere, dove potranno risiedere ulteriore persone e relativi conti correnti. Fino ad oggi il piccolo Principato di Monaco, paradiso fiscale, ospita circa 33mila persone e 300mila conti in banca.

Fino alla premiazione del Gran Premio di Formula 1, Montecarlo sarà pieno di persone ed eventi mondani su mega-yacht che assolvono la funzione di “terraferma”, d’altronde è il più piccolo al mondo dopo il Vaticano. Il principe Alberto sta vagliando molte proposte ma l’idea di fondo è poco rispettosa dell’ambiente in quanto intende fare un’espansione costiera piuttosto che costruire un’isola in stile piattaforma petrolifera con impatto ambientale ben più contenuto.

Il sito scelto per l’espansione delle coste è a rischio: secondo le dichiarazioni del sovrano non si danneggerebbe nulla visto che (a dir suo) non c’è nulla di interessante. Di parere opposto sono gli ambientalisti della Costa Azzurra, che mettono in allarme sul rischio di perdita di flora e fauna locale. In particolare l’estensione costiera toglierebbe luce preziosa ai coralli della zona compromettendoli definitivamente.

Eppure il principe Alberto ha già fatto molto nel Principato per far rispettare l’ambiente: introduzione del car-sharing, auto-elettriche ed ha istituito una Fondazione ecologica. I migliori architetti sono già all’opera per progettare un quartiere che consuma 10 volte meno di quelli già presenti a Montecarlo: speriamo che quel “nulla di straordinario” (così come è stato definito dai monegaschi) possa esser salvato.

Via | Guardian.co.uk

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Rapporto IUNC: è allarme per i coralli

pubblicato da silvia

Coralli - Sam and Jan Lo scorso giugno la CITES (Coral Reef Task Force) aveva proposto di includere i coralli nella lista delle specie in pericolo di estinzione. Ufficiale invece la loro entrata nella Lista rossa delle specie animali e vegetali più minacciate nel pianeta dell’IUNC (World Conservation Union).

Oggi invece, proprio l’IUNC, fornisce dei dati che avvalorano l’ipotesi di una scomparsa futura dei coralli. Secondo un rapporto sul 2005 di recente presentato dall’istituto, le alte temperature delle acque combinate con gli effetti degli uragani hanno devastato un grande numero di barriere coralline.

Tra le regioni più colpite dei Caraibi c’è l’area che va dalla Florida alle Antille Francesi alle isole Cayman: in questa zona nell’agosto 2005 un forte sbiancamento ha interessato qualcosa come il 50%, se non il 95%, delle colonie di coralli. Più della metà di queste sono morte soprattutto in prossimità delle Piccole Antille.

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Gorilla, orangotango, delfini e coralli a rischio estinzione

pubblicato da silvia

Orangotango L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha stilato la Lista rossa delle specie animali e vegetali più minacciate nel pianeta. Attualmente ci sono oltre 41.400 specie segnate sulla lista e quelle a rischio estinzione sono oltre 16.300 contro le 16.100 dello scorso anno. Gorilla, orangotango, delfini e coralli sono tra le più in pericolo. 785 sono invece quelle già estinte.

L’Unione è stata creata nel 1948 e ne fanno parte 84 stati, 108 agenzie governative, 800 Ong e migliaia di scienziati ed esperti e si occupa di conservazione della natura e salvaguardia delle specie.

A destare molta preoccupazione sono i gorilla e gli orangotango. La popolazione dei Gorilla occidentali di pianura è diminuita del 60 % in 20-25 anni a seguito del virus dell’Ebola e della caccia. Critica la situazione anche dell’orango di Sumatra e del Borneo minacciato dalla perdita del suo habitat a causa della vendita legale e illegale del legno e dell’olio di palma.

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La strage dei coralli, persi 3mila kmq l'anno

pubblicato da viviana

Persi 3mila kmq di coralli l'anno Non è la prima volta che parliamo di come le barriere coralline siano in pericolo, in continua diminuzione, minacciate dall’inquinamento, dall’aumento della temperatura dei mari a causa dei cambiamenti climatici, o anche da eventi catastrofici come uragani e tsunami (per recuperare tutti questi articoli guardare qui). Non è la prima volta, ma purtroppo continuano ad arrivare notizie poco incoraggianti in proposito.
Negli ultimi giorni sul web sono apparsi (pochi) articoli che riprendono una ricerca in materia fatta dalla North Carolina University e ripresa dalla Public Library of Science, una organizzazione no-profit di scienziati che si battono per il libero accesso all’informazione scientifica. Secondo questa ricerca ogni anno scompaiono 3mila kmq di coralli.

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Coralli e ostriche giganti nel Canale di Sicilia

pubblicato da lumachina

Coralli giganti scoperti negli abissi del Canale di Sicilia A 500-650 metri di profondità in varie parti del canale di Sicilia, sono stati scoperti dal CNR diverse specie di Coralli e Ostriche giganti.

La spedizione era diretta da Andrè Freiwald, del dipartimento di paleontologia dell’Università di Erlangen, con la partecipazione di ISMAR (Istituto di Scienze MARine), CNR Bologna, dell’università di Milano e dell’OGS (istituto nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale) di Trieste.

I ricercatori non immaginavano che il Corallium rubrum (corallo rosso), uno dei coralli a rischio per il suo sfruttamento commerciale, potesse crescere rigoglioso negli abissi del Mare Nostrum. Le conoscenze erano limitate dai dati raccolti dalla pesca commerciale. Con il corallo rosso sono stati trovati Lophelia pertusa, Madrepora oculata (corallo bianco), antipatari (corallo nero) e Dendrophillia (corallo giallo), in più è stata trovata, cementata alle pareti sottomarine, una specie ignota di ostrica gigante.

La scoperta è stata fatta tramite un ROV (Remote Operating Vehicle) Quest, che altro non è che un sottomarino di piccole dimensioni dotato di videocamera, teleguidato dal gruppo “Marum” dell’università di Brema.

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Coralli: la FAO contro la CITES

pubblicato da lumachina

discussione sull'estinzione dei coralliI coralli potrebbero venir inclusi nella lista delle specie in pericolo di estinzione da parte della CITES, ma la FAO (e i produttori di coralli) si oppongono fermamente.

La questione e’ oggetto di dibattito in questo giorni all’Aia, nei Paesi Bassi, dove e’ in corso la conferenza in cui si decide il destino di molte specie di animali selvatici oggetto di interessi economici mondiali.

Dal Coral Reef Task Force fanno sapere che nel corso della vita media di un uomo (75 anni) abbiamo perso metà delle scogliere e ridotto in condizioni pietose buona parte delle rimanenti.

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Distruzione di massa di coralli. E’ colpa dello tsunami

pubblicato da silvia

Distruzione di massa di coralli. Eâ�� colpa dello tsunami“Una delle più grandi distruzioni di massa di coralli”. Così hanno definito gli scienziati della Wildlife Conservation Society e dell’Australian Research Council Centre for Coral Reef Studies le conseguenze causate dallo tsunami in Indonesia del 28 marzo 2005. Le ricerche condotte hanno riguardato 35 aree situate lungo 600 km di costa. L’intera isola di Simeulue, con un perimetro di circa 300 km, è stata sollevata di 1,2 metri dopo il terremoto scoprendo le barriere coralline dell’isola.

Il dottor Stuart Campbell definisce lo tsunami del 2005 come “una delle peggiori storie di distruzione di massa di coralli mai osservata. Nessuno dei coralli esposti all’aria e alla luce è sopravvissuto”. Non diamo però tutta la colpa alla natura! Leggo infatti sulla nota dell’ARC Center che molte altre barriere coralline vengono continuamente danneggiate dalla pesca illegale e dall’inquinamento da cianuro causato dalla pesca praticata questo veleno.

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Il destino della barriera corallina

pubblicato da lumachina

turismo e sbiancamento della barriera corallina australianaNel rapporto sul clima delle Nazioni Unite si dice che la barriera corallina australiana potrebbe scomparire nei prossimi 70 anni. Gli scienziati temono che questo annuncio si trasformi in una condanna a morte: “è già spacciata, per cui perché dovremmo preoccuparci di danneggiarla?”

John Pandolfi, del Centro Studi Marini dell’università del Queensland - Australia - ha fatto notare come la pesca insostenibile e l’inquinamento siano pericoli ben più imminenti e gravi del riscaldamento globale.

La morte della barriera potrebbe causare la scomparsa anche dei pesci e degli invertebrati che vivono lì: il fenomeno di distruzione è dovuto all‘aumento della temperatura dell’acqua ed alle piogge acide.
Per due anni i ricercatori hanno studiato gli effetti del surriscaldamento su gli oltre 2300 chilometri di barriera.
Lo studio assegnato dalla commissione del dipartimento del turismo del Queensland e dal WWF è del tutto pessimistico; difatti per bloccare il processo di surriscaldamento dei mari occorrerebbero decenni e intanto, con il continuo innalzarsi della temperatura, la barriera si ridurrà di almeno il 5% entro la metà del secolo.
La previsione più ottimistica si basa sull’innalzamento di 1 solo grado centigrado.

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Niente coralli quando andremo in pensione

pubblicato da lumachina

Spariscono i coralli, per via del riscaldamento degli oceaniNegli ultimi 50 anni abbiamo perso il 30% delle barriere coralline e dannegiato un altro 30%. Nei prossimi 25 anni si stima che perderemo il 50% dell’esistente.

A emettere il bollettino sono i ricercatori della Coral Reef Task Force, che indicano il riscaldamento degli oceani e l’inquinamento come causa scatenante: le alte temperature finiscono per favorire l’effetto cocktail per le numerose sostanze chimiche in circolazione, a cominciare dagli antivegetativi delle imbarcazioni (che fanno cambiare sesso a molti organismi delle scogliere).

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Il dopo tsunami della barriera corallina

pubblicato da lumachina

Barriera corallina dopo il passaggio dello tsunamiLeggo con amarezza che le barriere coralline dell’Oceano Indiano potrebbero diventare vittime del dopo tsunami.

Lo si legge nel nuovo rapporto “Status of Coral Reefs in Tsunami-Affected Countries: 2005” che è il più comprensivo rapporto sulle conseguenze ecologiche e socioeconomiche causate dallo tzunami del 24 dicembre 2004, attuato dal Global Coral Reef Monitoring Network (GCRMN) e dalla IUCN.

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