Il video che vedete in alto è stato girato dalla fototrappola del Corpo Forestale Trentino (Stazione Forestale di Fondo) lo scorso 23 gennaio. Ne dà notizia la Provincia Autonoma di Trento.
Il lupo è solitario e non si appoggia a alcun branco. Spiegano alla Provincia:
Dove il lupo è insediato con popolazioni vitali esso vive invece aggregandosi in branchi, costituiti solitamente da una coppia e dai figli della stessa (4-6 animali in media in Italia). E’ così ad esempio in Piemonte dove il numero di branchi varia tra i 15 ed i 20 e nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, dove i branchi presenti sono 8.
Il lupo del filmato arriva con tutta probabilità dalla Svizzera avendo attraversato il nord del Brenta e poi il gruppo delle Maddalene. E’ certamente uno degli esemplari dei 250 presenti tra le Alpi occidentali, dal Piemonte alla Svizzera, e la sua tutela è resa possibile grazie anche al sostegno dei cacciatori della zona che lo seguono e lo segnalano senza interferire con le sue attività.
Precisano alla Provincia:
Il fenomeno del ritorno del lupo sulle Alpi, dalle quali è scomparso circa un secolo fa, è in atto orami da più di vent’anni e si è originato dall’espansione naturale della popolazione presente sugli Appennini settentrionali negli anni ’80 e ‘90, attraverso i monti della Liguria. Va da ultimo ricordato che la specie ha un importante ruolo di carnivoro al vertice della piramide alimentare nell’ecosistema alpino, è particolarmente protetta dalla normativa europea e nazionale e non rappresenta alcun pericolo per l’uomo.

A leggere il titolo so già che molti di voi saranno sorpresi e per spiegare quelle “rigidità ambientaliste” devo fare un passo indietro e raccontarvi della bella trasmissione radiofonica L’indignato speciale in onda su RTL stamattina. Il programma è condotto da Andrea Pamparana (vicedirettore del TG5), Davide Giacalone e Fulvio Giuliani. Il trio si è interrogato sulle cause dell’alluvione dell’altro ieri a Genova, sulle attuali emergenze del Po a Torino e e in genere sulla tutela del suolo e sul dissesto idrogeologico in Italia.
Le telefonate del pubblico hanno aiutato a fare un po’ di informazione a fronte di quella cronaca di pancia che purtroppo invade oggi il nostro mainstream. Dunque le considerazioni del radioascoltatore Luca, Vigile del Fuoco a Genova:
Con Allerta 2 il 4 novembre i genovesi erano in strada, a piedi, in auto o addirittura motorino. Sebbene le scuole aperte in sè non siano state un atto grave il fatto che i genitori siano scesi in strada per andare a riprendere i figli a scuola, ha creato notevole disagio a chi come Protezione civile e vigili del Fuoco doveva intervenire sulle emergenze.

Nel fine settimana appena trascorso gli uomini del Corpo Forestale pugliese hanno scoperto un giro di legname tagliato abusivamente. A Cassano delle Murge, provincia di Bari, è stato trovato e sequestrato un carico da 50 quintali di legna di Roverella già tagliata, pronta per essere venduta sul mercato nero.
Si trovava in un piazzale lungo una strada provinciale Grumo-Cassano e la persona che lo aveva in gestione non ha saputo dare spiegazioni sulla provenienza del legno. E’ stato ovviamente denunciato. Ad Altamura, invece, sempre la Forestale ha scoperto un altro furto di legna, per un totale di 15 quintali. Per questo furto sono stati denunciati tre legnaioli, anch’essi abusivi.
L’operazione “Silvae”, così è stata chiamata dagli uomini della Forestale, continuerà anche nei prossimi giorni perché il taglio illegale di alberi in Puglia sembra sia cresciuto notevolmente negli ultimi anni.
Via | Corpo Forestale
Foto | Flickr

Gli agenti del corpo forestale dello Stato hanno sventato un traffico illecito di cuccioli di cane proveniente dall’Est Europa. Sono stati sequestrati 27 cagnolini, tra Carlini, Akita, Sharpei, Labrador,175 documenti di vendita, 130 passaporti ungheresi di cani e una serie di documenti sanitari.
L’operazione, denominata Kutya che in ungherese vuol dire cane, ha portato all’arresto di tre persone, due italiani e una donna ungherese e è stata condotta dai Comandi provinciali di Pistoia e Prato coordinati dalla Procura della Repubblica di Pistoia.
Le indagini sono partite dopo che l’estate scorsa alcuni cittadini presentarono denunce per frode. Infatti avevano acquistato cuccioli di cane via internet ma avevano anche scoperto che gli allevamenti indicati non esistevano. Spiega in una nota il Corpo forestale dello Stato:
Il Parlamento italiano - con legge n. 201 del 2010 - ha ratificato una Convenzione del Consiglio d’Europa risalente al 1987 e riguardante la protezione degli animali. Con la normativa entrata in vigore il 4 dicembre 2010 è stato inserito nell’ordinamento italiano, un nuovo reato: quello di “traffico illecito di animali da compagnia” (art. 4, legge 201 del 2010), che prevede pene che vanno da tre mesi a un anno di reclusione (oltre ad una sanzione fino a 15.000 euro), per chiunque introduce, trasporta, cede o riceve nel territorio nazionale animali da compagnia privi di sistemi per l’identificazione individuale (il cosiddetto ‘microchip’) e delle necessarie certificazioni sanitarie. La Forestale invita quindi tutti quelli che desiderino acquistare un cane a diffidare da operatori o commercianti non autorizzati.
Via | Corpo forestale dello Stato
Foto | Flickr

Parcheggi abusivi, applausi abusivi, villette abusive, abusi sessuali abusivi; tanta voglia di ricominciare, abusiva…
L’ultima frontiera dell’abusivismo nella terra dei cachi? Le rinnovabili abusive, per la precisione una (leggasi una) pala eolica costruita abusivamente in un bosco tra Marradi e Palazzuolo sul Senio, in provincia di Firenze.
Non stiamo parlando di un mega parco eolico con presunte infiltrazioni mafiose alla siciliana o alla calabrese, o di presunte tangenti versate per ottenere le autorizzazioni regionali, o della presunta desertificazione del territorio a causa del fotovoltaico selvaggio. Qui si parla di roba terra terra, una sola pala da una trentina di metri costruita in mezzo ad un bosco da un imprenditore.
Senza fare nemmeno la richiesta al comune per le minime autorizzazioni dell’ufficio urbanistica. Che, tra l’altro, non sarebbero neanche state concesse visto che il bosco dove si voleva fare la pala eolica e la stradina di accesso a quanto pare è vincolato. Il cantiere (abusivo, ovviamente) era stato scoperto e denunciato dal Corpo Forestale nel novembre scorso, adesso è arrivato anche il sequestro. Sperando che la demolizione non sia “celere” come quelle per le centinaia di migliaia di palazzine abusive italiane…
Via | Provincia di Firenze, Ok Mugello
Foto | Flickr
Entreranno in funzione a breve, in tutte le Procure italiane, le sezioni di polizia giudiziaria del Corpo Forestale.
La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha, infatti, approvato il disegno di legge che prevede che il personale del Corpo forestale dello Stato entri stabilmente a far parte delle sezioni di polizia giudiziaria istituite presso ogni Procura della Repubblica.
Avranno il compito di indagare, per conto dei magistrati, sui reati ambientali e agroalimentari: discariche abusive, sversamenti illegali, inquinamento delle falde acquifere, distruzione e deturpamento delle bellezze naturali, incendi ed abusivismo edilizio solo per citare i principali. Potranno, poi, essere d’aiuto nelle indagini sulle ecomafie e zoomafie.
Via | Corpo Forestale
Foto | Corpo Forestale
Un gruppo di circa 40 anatre di cui 20 selvatiche è stato liberato dalle gabbie trappola dei bracconieri nei laghi dell’oasi WWF Bosco di Vanzago.
Tutto questo grazie alla collaborazione tra WWF, Corpo Forestale dello Stato e Polizia provinciale di Brescia.
Le povere bestiole sono adesso ”ricoverate” presso il Centro Recupero Animali Selvatici dell’oasi WWF Bosco di Vanzago (MI).
Via | WWF
Il commercio di animali selvatici è una delle attività più lucrative della malavita, non solo organizzata, ponendosi al terzo posto per volume d’affari dopo i traffici di droga e di armi. Un immenso business che ha fatto della zoomafia una dei temi più dibattuti degli ultimi anni, per quanto non sempre al rumore sia conseguita la giusta attenzione delle attività investigative e di polizia troppo spesso, invece, relegate a un livello basso, eminentemente locale. Per quest’ordine di motivi è molto interessante l’analisi della recente operazione “RAMP” sul commercio delle specie protette- seguita alla precedente “TRAM” intercorsa nel mese di febbraio scorso avente ad 0ggetto prodotti medicinali, cosmetici e simili contenenti estratti di specie selvatiche a rischio estinzione per un valore superiore ai 10 milioni di euro -, che ha portato l’Interpol a coordinare e a gestire operazioni trasversali in 51 Paesi nell’ambito dei 5 continenti portando, solo nei mesi di settembre e ottobre a una valutazione del traffico di specie protette pari a oltre 25 milioni di euro…
Le indagini dell’operazione RAMP sono state indirizzate prevalentemente al commercio sommerso e alla detenzione dei rettili minacciati, tra cui tartarughe -terrestri e marine - e i serpenti. Con il concorso delle autorità nazionali competenti per la protezione della natura - in Italia il Corpo forestale dello Stato- , la polizia e l’intervento delle dogane sono state portate avanti migliaia di perquisizioni mentre centinaia sono state le investigazioni che hanno pungolato singoli individui e società a vario titolo impegnate nel traffico di animali. Capillare è stata la serie di perquisizioni a tappeto con cui sono stati scandagliati porti marittimi e locali dei grossisti. E’ stato così possibile individuare, ad esempio, centinaia di specie vittime del bracconaggio la cui vendita, in tutta tranquillità, era garantita da certificati di nascita in cattività assolutamente falsi. Solo nel nostro Paese i 1.500 controlli effettuati hanno portato al sequestro di circa 400 animali - rari - vivi oltre a più di 200 pelli di rettile e prodotti vari facenti capo al settore della pelletteria… Un’ecatombe, insomma….
Soddisfatto, per certi versi, dall’esito della maxi operazione si è dichiarato John Scanlon, Segretario Generale della Cites (la Convenzione sul commercio internazionale delle specie protette) che ha sostenuto l’importanza di Ramp, e di analoghe iniziative, in quanto non solo aiutano a combattere il fenomeno del commercio illegale di specie protette ma ne testimoniano anche l’ampiezza e la portata di fronte alla quale nessuno ( ci si augura) può restare indifferente.
L’agenzia di stampa animalista Geapress ha diffuso ieri una notizia agghiacciante: in provincia di Rieti le guardie del Corpo Forestale hanno rinvenuto un cinghiale ucciso a colpi di ascia che, dopo la morte, è stato evirato. Le immagini scattate dalla Forestale fanno rabbrividire, come anche la dinamica del gesto.
Seri i dubbi che si possa definire “caccia“: il cinghiale è stato prima catturato con una trappola consistente in un laccio di acciaio per poi essere mattato con l’ascia. Niente fucili, quindi, puro “divertimento” per un maniaco. Come di mania sa anche l’evirazione successiva alla morte, eseguita con un coltello a serramanico.
La cosa è così strana che al paese dove è avvenuta, Scandriglia, qualcuno ha parlato. Il responsabile di questa atrocità è stato infatti oggetto di una segnalazione anonima e conseguentemente individuato dal Corpo Forestale che, però, lo ha denunciato per caccia in periodo non consentito e con mezzi non consentiti. Una strana denuncia per un gesto che assomiglia più ad una sadica stregoneria che all’attività venatoria.
A meno che i testicoli del cinghiale non siano stati il vero oggetto della caccia, per fini culinari: i libri di cucina “alternativa” riportano anche ricette con questo ingrediente.
Dopo la Majella e il Parco delle Dolomiti Bellunesi, anche il Gran Paradiso, in questi giorni, saluta il ritorno di uno splendido animale selvatico: è il gipeto (Gypaetus barbatus) o altrimenti detto il gipeto degli agnelli, splendido uccello dalle enormi dimensioni che, con un’apertura alare anche di 280 cm, quando si ha la fortuna di incrociarne il volo con lo sguardo quasi copre il sole, con la sua ombra possente… Rarissimo in Europa, è al centro di varie attività di reintroduzione - in Val D’Aosta se ne contano almeno 6 coppie - come per molte specie similari - tra cui i grifoni - spesso falcidiati da veri e propri crimini come la devastante pratica dei bocconi avvelenati…
Estinto sulla catena alpina dal 1913, a partire dal 1986 - attingendo ad esemplari in cattività o stanziati in altre aree - si è tentato di reintrodurli. Oltre 140 gli animali rilasciati e più di 30 i piccoli nati in natura ma mai in Val D’Aosta… Mai, almeno fino a pochi giorni fa, quando, finalmente, nelle valli del Gran Paradiso è nato un pulcino di questa specie e, qui, non accadeva da almeno 100 anni! Paradis – questo il nome con cui è stato “battezzato” il piccolo gipeto, ora sarà coccolato dalla madre e dalle preziose cure, da lontano e nell’ombra, dei membri del Corpo forestale valdostano e della Direzione Flora, Fauna, Caccia e Pesca dell’assessorato regionale alle risorse naturali che gli hanno già promesso sorveglianza e protezione.
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