La Corrente del Golfo viene spesso citata dagli esperti dei cambiamenti climatici dati i suoi precari equilibri che verrebbero messi a rischio qualora ci dovesse essere un aumento delle temperature nel pianeta. Non è però sull’aspetto di criticità ambientale che vorrei porre l’accento, bensì su una notizia di altra natura che mi ha particolarmente incuriosito a proposito di questo fenomeno naturale.
Sarebbe infatti in fase di realizzazione un prototipo di turbine in grado di sfruttare l’enorme flusso di energia che possiede la Corrente del Golfo. A metterlo a punto un gruppo di ricercatori dell’Embry Riddle Aeronautical University che sta cercando di individuare all’interno del Golfo le condizioni di corrente ideali per produrre energia con la massima efficienza energetica.
La tecnologia che verrà applicata (swarm intelligence) sarebbe in grado di facilitare il collegamento logistico in acqua tra le turbine, che, grazie a particolari sensori, riuscirebbero a muoversi liberamente per controllare i flussi idrodinamici e sfruttare quindi le correnti migliori. L’equipe di ricercatori sostiene che, se le turbine fossero posizionate in modo corretto, potrebbero generare una potenza compresa tra 1 15 e i 20 milioni di Watt.

Marea nera: e se il peggio dovesse ancora arrivare? Nessuno se lo augura, ma è quanto ipotizza uno studio italiano pubblicato da Gianluigi Zangari, geofisico del Cnr di Frascati associato all’Associazione Geofisica Italiana.
Secondo Zangari, infatti, ci potrebbero essere in un futuro abbastanza vicino delle pericolose interazioni tra il petrolio riversato in mare dalla Deepwater Horizon e la corrente del Golfo. E, poichè tale corrente ha forti effetti di termoregolazione sul clima di tutta l’area del Golfo del Messico, potrebbe innescarsi una reazione a catena con conseguenze imprevedibili sulla temperatura del globo terrestre.
Zangari, inoltre, mette in guardia su un primo fenomeno che potrebbe essere collegato alla marea nera: una corrente circolare normalmente presente nel Golfo si è interrotta.
Ciò potrebbe causare una reazione sulle altre correnti della zona e, di conseguenza, sulla capacità complessiva della corrente del Golfo di scambiare calore con l’atmosfera.
Via | Associazione Geofisica Italiana
Foto | Flickr

Un insolito inverno freddo ha colpito l’Europa e il Nord America. Il global warming, cavallo di battaglia del COP15, il fallimentare meeting che avrebbe dovuto unire tutti i paesi della Terra in un accordo comune per la lotta ai cambiamenti climatici per ora sembra messo da parte, almeno nelle preoccupazioni dei media.
Che fine hanno fatto La corrente del Golfo e El Nino?

Secondo la NASA, il gelo da dicembre 2009 a oggi sarebbe stato causato da una fase negativa della North Atlantic Oscillation o NAO. L’immagine in alto mostra l’impatto negativo come osservato dal satellite Earth della Nasa. L’aria fredda proveniente dall’ Artico ha gelato la superficie terrestre anche alle latitudini medie mentre il terreno artico, come quello della Groenlandia e dell’Alaska, era molto più caldo del solito.
Secondo 3BMeteo:
A livello meteorologico la risposta è quasi banale: il vortice polare è talmente debole da permettere blocchi anticiclonici a latitudini artiche e reiterate colate gelide. Ok, perfetto…ma cosa rende il vortice polare così vulnerabile? E soprattutto, come può essere così debole proprio in corrispondenza di un picco del Nino? La risposta potrebbe risiedere sia nella reiterata debolezza dell’attività solare, sia nella presenza di anomalie negative lungo il Pacifico nord americano (PDO-). Quest’ultime, in particolare, pare siano alla base dell’anomalo andamento del termoclino del Nino, che anziché portarsi a ridosso delle coste del Perù continua a vivacchiare nel mezzo del Pacifico Tropicale (sub-Modoki). A questo possiamo aggiungere il riscaldamento stratosferico osservato a fine novembre in Canada (nulla a che vedere però con un major-warming stile ‘85) e la minor incisività della Corrente del Golfo, palesata dalle scarse anomalie mensili legate alla AMO.
Dunque si tratterebbe di oscillazioni climatiche naturali dovute al meccanismo in gran parte sconosciuto del clima?