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Bye bye Brent

pubblicato da giancarlo

Secondo British Petroleum la produzione di petrolio del mare del Nord diminuirà del 9% nel 2009, il doppio del declino stimato della produzione petrolifera del Regno Unito. La produzione dai pozzi BP in Norvegia e Regno Unito raggiungerà 320.000 barili di petrolio al giorno nel 2009, rispetto ai 350.000 barili dell’anno scorso.

I dati sono in linea con le stime del World Energy Outlook 2008 dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, di cui parlammo lo scorso novembre. Ma ora non si tratta più di stime nascoste in lunghi rapporti tecnici, ma di dati raccolti sul campo, anzi “dai pozzi”.

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World Energy Outlook 2008, il petrolio

pubblicato da giancarlo

Il World Energy Outlook (WEO) dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) rappresenta un appuntamento ineludibile per tutti gli esperti di energia, gli ambientalisti ed i politici del mondo intero. Di conseguenza, in quest’anno caratterizzato da turbolenze-record nei settori delle materie prime, petrolifero ed ora della finanza e dell’economia in generale, l’uscita del WEO 2008 é stata “vegliata” con un’attenzione particolare.

L’Agenzia parigina rassicura che il mondo ha sufficiente petrolio per i prossimi 40 anni, nei termini usuali espressi dal quoziente Riserve/Produzione annua = anni (al consumo attuale), ma avverte che passare dagli attuali 85 milioni di barili al giorno ai 106 del 2030 costerà molto. Questo perché, già nel 2015, circa 30 milioni di barili dovranno essere prodotti da altri pozzi o con altri metodi. Cina ed India saranno responsabili di metà della crescita della domanda di energia primaria ed il Medio Oriente contribuirà per un ulteriore 11%.

La struttura in tre parti del WEO 08: 1) Tendenze mondiali dell’energia al 2030; 2) Prospettive della produzione di petrolio e gas naturale e 3) Il ruolo dell’energia nella climate policy (su 569 pagine!) rivela la vastità delle analisi prodotte e le molteplici prospettive considerate. Una tendenza tuttavia appare evidente, il petrolio sta cambiando e dovrà essere prodotto sempre più da nuovi giacimenti e grazie alle tecnologie di sfruttamento più avanzate (e relativi costi) applicate a quelli esistenti, per far fronte ad un declino stimato al 5/9% l’anno.

Via | International energy Agency (pdf pag 22)
Foto | David C. Foster

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