
L’Unione Europea bacchetta l’Italia. Questa volta a Bruxelles sono sotto la lente di ingrandimento gli incentivi Cip6 e i costi del decommissioning delle centrali nucleari italiane pre-referendum.
La cosa, tra l’altro, sarebbe anche abbastanza seria perchè, come riporta Reuters, c’è già una procedura di messa in mora avviata e notificata al nostro paese con una lettera di fine gennaio. La cosa è tecnica, ma è molto interessante perchè potrebbe avere ripercussioni assai serie sulle velleità italiane di ritorno al nucleare. Ma prima del nucleare, affrontiamo la questione Cip6.
Di Cip6 l’Europa si è occupata più volte, arrivando persino ad ascoltare quanto aveva da dire in merito Beppe grillo. Questa volta, però, la posizione è assai dura e decisa: gli incentivi Cip6 sono una distorsione, oltre che del concetto di rinnovabili, anche delle regole del mercato.
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La centrale atomica di Trino è stata la prima centrale nucleare ad essere entrata in funzione in Europa, nel lontano 1964, e tra poco diventerà il primo dei quattro impianti nucleari italiani ad essere completamente smantellato - e sarà anche uno tra i primi in Europa.
L’attività di smantellamento aveva riguardato finora la parte convenzionale della centrale, come l’edificio che conteneva l’impianto, mentre ora bisognerà trasferire all’estero il combustibile ancora presente nell’impianto, e quindi provvedere al decommissioning dell’isola nucleare.
Insomma, ci sono voluti più di vent’anni - il referendum sul nucleare è del 1987 - per iniziare a risolvere le questioni legate allo smantellamento delle quattro centrali italiane, mentre rimane ancora in alto mare la questione delle scorie radioattive.
L’impianto verrà smantellato dalla Sogin e l’operazione dovrebbe essere completata entro il 2013. Il costo preventivato è di un centinaio di milioni di euro, ma alla fine, come sempre accade in Italia, la fattura sarà molto più salata. Una volta completato il decommissioning resteranno duemila tonnellate di rifiuti radioattivi. Saranno stoccati presso l’impianto fino a data da destinarsi - ovvero fino a quando non sarà disponibile il deposito nazionale.
Via | IlVelino.it, E-gazette.it, ASCA
Foto | Flickr
Dobbiamo sistemare 90′000 metri cubi di rifiuti radioattivi, a cui nel 2025 si aggiungeranno altre 235 tonnellate di ritorno dalla gita in Francia.
Oggi questo materiale radioattivo è sparso in una serie di depositi e nelle centrali nucleari dismesse. In moltissimi casi non è in condizioni di sicurezza. Vi ricordate la rivolta di Scanzano Ionico nel 2003? Là - nelle ex miniere di sale - doveva nascere il deposito nazionale dei materiali radioattivi, ma le proteste bloccarono tutto.
La settimana scorsa il Ministro per lo sviluppo economico Pierluigi Bersani ha incontrato i Presidenti delle Regioni per discutere ancora una volta la localizzazione del deposito unico. Questa volta il governo vuole trovare una soluzione concertata che eviti le barricate.
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Sogin (Società Gestione Impianti Nucleari SpA) - impresa pubblica cui è affidato il decomissioning delle scorie radioattive - e Areva - gigante francese delle tecnologie nucleari - hanno firmato un contratto del valore di oltre €250 milioni, che prevede il trattamento in Francia di 235 tonnellate di combustibile nucleare provenienti dalle ex centrali di Caorso (190 tonnellate di combustibile), Trino (32 tonnellate) e Garigliano (13 tonnellate).
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