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Tutti gli articoli con tag deepwater horizon

Il petrolio della Bp è entrato nella catena alimentare

pubblicato da Marina

deepwater horizon

Oramai le evidenze scientifiche ci sono tutte: il petrolio disperso a causa dell’esplosione della piattaforma offshore Deepwater Horizon nel Golfo del Messico due anni fa è entrato nella catena alimentare. Il vettore è lo zooplanctoncos come evidenza lo studio congiunto di East Carolina University, University of Maryland Center for Environmental Science, Oregon State University, Georgia Institute of Technology, e U.S. Geological Survey pubblicato sul GRL.

Il disastro della Deepwater che è costato la vita a 11 operai e sversato oltre 5milioni di barili di petrolio in mare è stato già considerato l’incidente più grave occorso a una piattaforma offshore dalla Oil Spill Commission.

La sicurezza che a contaminare la catena alimentare sia stato proprio il petrolio fuoriuscito dal pozzo Macondo è data dal riconoscimento dell’”impronta digitale” lasciata dal petrolio e rintracciata dagli scienziati.

Ora sono al vaglio le conseguenze sia sull’ecosistema marino sia sugli esseri umani.

Via | Science news line, Price of Oil
Foto | TMNews

Marea nera, pubblicato il Rapporto federale sulle responsabilità di Bp

pubblicato da Marina

deepwater horizon

A oltre un anno dalla marea nera che ha inquinato il Golfo del Messico viene reso noto oggi il Rapporto federale di indagine dal titolo Report regarding the causes of the april 20, 2010 Macondo well blowout che inchioda la Bp e Transocean alle loro responsabilità. In sostanza secondo quanto scritto a 16 mesi dalla terribile esplosione della piattaforma estrattiva Deepwater Horizon causa della morte di 11 tenici e dell’inquinamento del Golfo del Messico, l’incidente si sarebbe verificato poiché la Bp ha voluto risparmiare soldi nelle procedure di perforazione del pozzo Macondo.

Le indagini risalgono allo scorso gennaio con l’istituzione di una commissione d’inchiesta governativa voluta dal presidente Obama.

Nel Rapporto sono elencati come in un catalogo le decine di errori commessi, dei malintesi e della fallimentare comunicazione che ha portato prima allo scoppio della piattaforma e poi alla fuoriuscita, in 87 giorni, di circa 5 milioni di barili di petrolio nel Golfo del Messico, consegnando così alla storia degli Stati Uniti la cronaca di uno dei più grandi disastri ambientali.

Il Rapporto trova anche responsabilità per Halliburton, la società che ha fornito il cemento per sigillare il pozzo di Macondo, ma di fatto viene anche detto che il responsabile ultimo è Bp poiché avrebbe comunque dovuto vigilare sia sulla qualità dei prodotti che acquistava sia sulla corretta messa in posa dei lavori.

Una delle domande chiave emerse dopo il disastro era se agli ingegneri o ai manager era stato chiesto di risparmiare sui costi di perforazione abbassando così i margini di sicurezza. Ebbene l’indagine ha fatto emergere che la Bp premiava quei dipendenti che gestivano al risparmio e al contrario non erano previsti incentivi per chi invece voleva aumentare la sicurezza.

Via | Washington Post
Foto | Flickr

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Falla di petrolio nel Mare del Nord, la Shell è riuscita a contenerla

pubblicato da Nestor Carnevali


1300 barili, circa 260 tonnellate di greggio fuoriusciti a 180km dalle coste scozzesi nella zona di Aberdeen, lo stesso bilancio comunicato dalla Shell con 48 ore di ritardo tre giorni fa. La compagnia petrolifera sostiene di essere riuscita a chiudere la falla della sua piattaforma nel Mare del Nord, la Gannet Alpha, che per ragioni ancora non comunicate ha cominciato a perdere greggio. L’incidente risulta di proporzioni “ridicole” rispetto a quello avvenuto nel Golfo del Messico sulla Deepwater Horizon della BP, ma il fatto che un tuo “collega” ne abbia combinata una peggiore non deve risultare una scusante per la Shell.

Questa nuova falla, con la sua scia lunga 31 km e larga 4,3 secondo la Shell in via di assorbimento, dimostra che non c’è piattaforma sicura per l’estrazione del petrolio ed è certamente poco consolante affermare che il petrolio “non raggiungerà la costa“. Il danno, seppure per ovvie ragioni contenuto rispetto a quello provocato dalla BP, non può non essere considerato la pietra tombale sull’idea che ci siano piattaforme sicure e piattaforme non sicure a seconda della loro allocazione geografica.

Shell, le foto della scia di petrolio
Shell, le foto della scia di petrolioShell, le foto della scia di petrolioShell, le foto della scia di petrolioShell, le foto della scia di petrolio

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Petrolio off shore, è ufficiale: stop a 15 impianti di estrazione nei mari italiani

pubblicato da Peppe Croce

15 istanze di ricerca di idrocarburi sono state respinte dai Ministeri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico. Tra questi ben sette riguardano il Canale di Sicilia: salve Agrigento, Ragusa, Siracusa e LampedusaDal Ministero dell’Ambiente e da quello dello Sviluppo economico arriva un bel macigno per le compagnie petrolifere: i due Ministeri, infatti, hanno bocciato ben 15 istanze di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nei mari italiani.

La metà di queste richieste, per la precisione sette, interessavano il Canale di Sicilia: le coste di Agrigento, Ragusa, Siracusa e l’isola di Lampedusa. Le altre sono sparse per l’Italia tra cui d 496 Br-El, d 499 Br-El e d 500 Br-El in Abruzzo e le restanti d 59 Fr-Np, d 64 Fr-Np, d 91 Er-Pu, d 94 Er-Sa, d 95 Er-Sa in Puglia e altre regioni non ancora identificate.

L’elenco delle concessioni rifiutate si trova nell’ultimo “Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse”, ma la notizia è trapelata dopo che il sindaco di Vittoria (città che vanta un lungo tratto del litorale ragusano) Peppe Nicosia con una nota, ha espresso la propria soddisfazione per la comunicazione inviatagli dalla Direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Continua a leggere: Petrolio off shore, è ufficiale: stop a 15 impianti di estrazione nei mari italiani

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Video - La spiaggia incontaminata per lo spot BP

pubblicato da Nestor Carnevali

Mentre gli effetti della marea nera provocata dall’incidente della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico sono ancora lì, con tanto della “soluzione” del solvente chimico Corexit che ha ulteriormente contaminato la catena alimentare, la BP pensa bene di promuovere la sua immagine con una ricca sponsorizzazione per le Olimpiadi di Londra del 2012.

Dettaglio non secondario, che è apparso come un’autentica beffa, nello spot in questione un’atleta corre su una splendida spiaggia incontaminata mentre due surfisti in acqua la osservano. Quello di cui possiamo essere certi è che non si trattava di una spiaggia della Louisiana.

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The big fix: la marea nera resta nel Golfo del Messico

pubblicato da Marina

the big fix

Un anno fa era The Fix, corto per la regia di Robert Redford. Un anno dopo il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, dopo l’esplosione della piattaforma di estrazione petrolifera Deepwater Horizon della Bp, è The Big Fix documentario girato dal Josh Tickell con la moglie Rebecca Harrel Tickell, prodotto da Peter Fonda e presentato a Cannes. E cosa racconta nel suo docufilm? Che la marea nera è esattamente dove si trovava un anno fa: sotto le acque del Golfo del Messico, occultata dagli effetti del solvente Corexit.

Insomma un rimedio peggiore del danno. Spiega Tickell in una intervista a Vanity Fair (nr.26 pag. 36):

Il petrolio venuto fuori dalla Deepwater Horizon è ancora li: la macchia non è stata pulita, è stata occultata dal Corexit, un solvente tossico. Queste sostanze hanno smembrato il petrolio. Poi hanno avvelenato la catena alimentare attraverso fauna ittica e maree che hanno portato i solventi sulle coste. Il 30% dei frutti di mare consumati nel mondo viene da qui. E con questi ci nutriamo anche il pollame. Nessuno conosce gli effetti a lungo termine di questa roba, mai usata in modo così massiccio.

Rebecca, la moglie di Tickell nonché produttrice ha provato, letteralmente sulla sua pelle, le conseguenze di un incontro così ravvicinato con questo ecosistema inquinato.Infatti ha sviluppato fotosensibilità cronica al sole per la pelle del collo e delle spalle. Racconta ancora Tickell:

Tutto quello che si sa è che il Corexit attacca i globuli rossi. Abbiamo paura di non riuscire ad avere figli a causa del tempo trascorso li.

Foto | Screen Daily

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Petrolio, marea nera della Exxon nel fiume Yellowstone (il video)

pubblicato da Marina

L’America fa di nuovo i contio con una marea nera, dopo quella terribile dello scorso anno causata dall’esplosione della Deepwater Horizon. Questa volta a essere contaminato da una fuoriuscita di 1000 barili di petrolio, il fiume Yellowstone in Montana. A darne notizia è la stessa Exxon.

Il rilascio del greggio è stato segnalato Sabato e secondo quanto riferisce la stessa Exxon le pompe sono state chiuse in 7 minuti. Dalla zona sono state evacuate circa 140 persone. Riferisce Glenn Wells, che vive in Mullowney Lane vicino al fiume che le è stato chiesto da un agente della Highway Patrol Montana di lasciare la sua casa .

Le operazioni di pulizia saranno condotte da una squadra specializzata proveniente da Houston, mentre l’ Environmental Protection Agency ha inviato da Denver un gruppo di esperti con il compito di monitorare le operazioni. Preoccupazione è stata espressa per la flora e la fauna del fiume mentre il pompaggio di acqua resta invariato grazie al finzionamento dei depuratori.

I toni, come al solito, vogliono rassicurare, ma sarà il tempo a definire i contorni di questo ennesimo disastro ambientale.

Via | RTT News, Billings Gazzette

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Guerra Usa in Afghanistan e Iraq:20mld di dollari in aria condizionata

pubblicato da Marina

alloggi militari con aria condizionata

Le truppe militari americane in Iraq e Afghanistan spendono annualmente in aria condizionata 20,2 miliardi di dollari. E sono computate come spese extra. Rappresentano un vero e proprio budget che supera quello previsto per la NASA o quanto ha pagato BP per il disastro ambientale causato dall’esplosione della piattaforma di esrazione Deepwater Horizon o ancora la spesa prevista dal G8 per sostenere le nuove democrazie in Egitto e Tunisia.

Spiega Steven Anderson che ha lavorato alla Logistica in Afghanistan:

Per alimentare un condizionatore d’aria in un remoto avamposto in Afghanistan serve un gallone di carburante che deve essere spedito da Karachi, in Pakistan, quindi condotto per 800 miglia in 18 giorni per l’Afghanistan su strade che a volte sono poco più che “sentieri delle capre”. Senza considerare inoltre tutti i rischi associati allo spostare carburante su queste strade.

Infatti Anderson stima che oltre 1.000 militari sono morti su convogli che trasportavano carburante, considerati obiettivi primari per l’attacco.

Le spese non si abbatteranno neanche con il rientro di 30mila uomini perché comunque chi resterà in Iraq e Afghanistan continuerà a usare le risorse nella stessa identica maniera. Infatti i costi si annidano nelle strutture e non nelle truppe.

Foto | 25idl Army
Via | NPR

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Earth Day, 2011 la giornata (di Passione) per la Terra

pubblicato da Marina

Domani, 22 aprile è venerdì di Passione e curiosamente questa giornata intensa e dolorosa per chi è cattolico, va a coincidere con la Giornata della Terra, o Earth Day. Molte ferite ambientali sono state inferte al nostro Pianeta, dall’ultimo evento. Dal disastro della Deepwater Horizon alla recente emergenza nucleare, ancora in atto, di Fukushima Daiichi. In questa cornice le manifestazioni dell’Earth Day 2011. Ieri il concerto a Roma con Patty Smith e Carmen Consoli. Qui la lista delle manifestazioni.

L’Earth Day nasce nel 197o come movimento ambientalista nei campus americani. Lo riprende il senatore Gaylord Nelson che lo modella come evento, poi riconosciuto dalle Nazioni unite. Sono 190 le nazioni che lo adottano e quasi mezzo miliardo di persone vi prende parte.

Leggo dal Forum dell’Earth Day:

L’Earth Day, il giorno della Terra, da più di quarant’anni si basa saldamente su questo principio: tutti, a prescindere dalla razza, dal sesso, da quanto guadagnino o dal luogo in cui vivono, hanno il diritto ad un ambiente sano e sostenibile. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Oggi, per ribadire questo principio quanto mai d’attualità, ci si mobiliterà ancora, in 190 paesi del mondo.

Lidea dell’Earth day nacque in Nelson quando dopo aver visto la marea nera che ricopriva la Baia di Santa Barbara, dopo l’esplosione di un pozzo di petrolio, lesse dei movimenti ambientalisti universitari e disse:

Se riuscissimo a sfruttare le preoccupazioni ambientali dei cittadini e a infondere l’energia anti-bellica degli studenti nella causa ambientale, potremmo far emergere una manifestazione che costringerebbe a portare la questione sull’agenda politica nazionale.

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Bp torna all'assalto del Golfo del Messico

pubblicato da Peppe Croce

Bp torna all'assalto del Golfo del MessicoBp è tornata e rivuole il “suo” Golfo del Messico. Nel senso che ha chiesto al governo degli Stati Uniti di poter tornare a perforare i pozzi chiusi all’indomani del disastro della Deepwater Horizon e della conseguente marea nera.

L’azienda, con i pozzi bloccati e i maxi risarcimenti da pagare a pescatori e cittadini della Louisiana, ha bisogno di
riaprire i rubinetti del petrolio anche perché i suoi progetti in Libia, per evidenti motivi, potrebbero andare presto a monte.

Cosa farà, a questo punto, il nuovamente candidato Barack Obama? Avrà la forza di dire no all’industria del petrolio dopo avergli già detto sì affermando che gli Stati Uniti devono valorizzare la propria produzione interna di idrocarburi per evitare di dipendere troppo dall’estero?

Via | NY Times
Foto | Flickr

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