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Tutti gli articoli con tag deepwater horizon

Marea nera: Halliburton nega le sue responsabilità

pubblicato da Peppe Croce

Marea nera: Halliburton nega le sue responsabilitàDopo la diffusione dei risultati dell’indagine governativa sulla marea nera nel Golfo del Messico sono emerse le responsabilità nel disastro di Bp, Transocean e Halliburton.

Quest’ultima, però, non accetta critiche e rispedisce le accuse al mittente. Il famigerato cemento fornito a Bp, infatti, secondo Halliburton era perfetto e non aveva alcun problema: il test di stabilità citato dalla Commissione di indagine governativa, che aveva dato esito negativo, era falsato da un errore di un tecnico che avrebbe sbagliato il mix di ingredienti.

La circostanza, afferma l’azienda, è stata comunicata alla Commissione che non ne ha tenuto conto. Secondo Halliburton, infatti, la Commmissione avrebbe selezionato ad arte notizie e informazioni per costruire il verdetto di condanna.

Via | Rig Zone
Foto | Flickr

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Marea nera: Bp, Hulliburton e Transocean colpevoli

pubblicato da Peppe Croce

Marea nera: Bp, Hulliburton e Transocean colpevoli

La commissione di indagine voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per far luce sulle responsabilità del disastro della Deepwater Horizon ha stabilito che le società coinvolte nella gestione della piattaforma e del disastro stesso sono colpevoli: Bp, Hulliburton e Transocean, per risparmiare, non hanno messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie.

Bp è accusata di non aver ben interpretato il “negative pressure test”, dal quale avrebbe dovuto capire che il pozzo Macondo non era ancora correttamente chiuso quando la piattaforma petrolifera è stata sganciata. Anche nell’utilizzare il cemento, nella prima fase delle operazioni post disastro, Bp non avrebbe usato la dovuta cautela.

Halliburton, che ha fornito il cemento, è ritenuta responsabile dalla commissione governativa di non aver testato a sufficienza il cemento stesso mentre Transocean, che è la società che aveva costruito la Deepwater Horizon (e moltissime altre piattaforme petrolifere nel mondo, Italia compresa), non avrebbe imparato la lezione da un incidente di minori dimensioni ma molto simile, avvenuto cinque mesi prima dell’esplosione della piattaforma nel Golfo del Messico.

Via | All Voices, anyzydywi
Foto | Wsj

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Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra Bp?

pubblicato da Peppe Croce

Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare. Shell compra BpTredici compagnie petrolifere, grandi e piccole, potranno a breve tornare a trivellare il fondo del Golfo del Messico e altre specchi di mare ad alta profondità per estrarre petrolio off shore e gas naturale.

Il Dipartimento degli Interni statunitense, infatti, ha deciso un allentamento delle restrizioni imposte all’indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon. Ma, dicono gli americani, le compagnie dovranno comunque garantire standard di sicurezza elevati.

Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte societario, lato big business: voci di corridoio parlano di un serio interessamento da parte di Shell nei confronti di Bp che, in seguito all’oil spill, è ormai in serissime difficoltà economiche. E la borsa si impenna…

Via | ENN
Foto | Flickr

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Nuove trivellazioni a largo di Pantelleria? Nel frattempo si scopre che...

pubblicato da Peppe Croce

Nuove trivellazioni a largo di Pantelleria? Nel frattempo si scopre che...

Se il disastro della Deepwater Horizon ha avuto almeno l’effetto di alzare ai massimi livelli l’attenzione sulla sicurezza delle piattaforme petrolifere off shore, non sembra che abbia ancora ottenuto il risultato di porre un limite al fiorente business del petrolio in mare.

L’ultima notizia, su questo fronte, viene dalla Tunisia. Per la precisione dal permesso di ricerca “Lambouka”, nel mare antistante la città di Kerkouane. Per capirci, a non molte miglia nautiche dalle acque di Pantelleria.

In quello specchio di mare ADX Energy e Gulfsands Petroleum Plc hanno trovato altro petrolio e gas in buona quantità e stanno prendendo in considerazione l’ipotesi di mettere in produzione il giacimento. Ma non sono ancora sicure. Perchè? Dipende dalle condizioni climatiche.

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Uragano Katrina e disastro BP: il make up di due sciagure secondo Mother Jones

pubblicato da Gabriele Ferraresi

deepwater horizon flickr

Del disastro della Deepwater Horizon e dell’uragano Katrina avete letto spesso su queste pagine. Ho trovato però un pezzo interessante uscito su Mother Jones qualche giorno fa e che credo valga la pena di riproporvi, perché vi mostra il b-side, dei due disastri, e soprattutto dello “spin”, del modo in cui l’informazione li ha veicolati verso le masse.

Mac MacClelland - qui il suo twitter - per Mojo si occupa principalmente di diritti umani, ma ha fatto volentieri un’eccezione per analizzare da vicino la copertura delle due tragedie americane. E spiega che la dichiarazione che più l’ha colpita sulla fuoriuscita di petrolio nel golfo del Messico arrivava da un reporter che era stato sul posto per tre settimane:

“la vera difficoltà, per la BP e la Guardia Costiera, è stata trovarlo quel petrolio”

Dopo il salto vediamo in che senso…

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La marea nera diventa glamour su Vogue Italia: ma da quale pulpito arriva la predica?

pubblicato da Marina

Copertina Vogue Italia water & oil Ci mancava la polemica dell’estate? Eccola servita dalla copertina di Vogue Italia: Kirsten McMenamy, versione survivor (sic!) viene fotografata per il servizio di moda Water & Oil (qui le foto) come sirena ferita dalla marea nera. Dopo le accuse mosse dal NYT sabato scorso, Franca Sozzani, direttore Vogue Italia nel suo editoriale scrive:

Il New York Times ha dato sabato ampio spazio a questa copertina, chiedendosi se è una voluta protesta contro i danni che l’uomo può creare alla natura, o un’astuta mossa per vendere più copie. Il bello di una copertina è di fermare l’attenzione del lettore. Deve suscitare curiosità, interesse e anche stupore. Sorprendere ogni numero. Non deve comunque mai offendere. Certo non metterei in copertina scene di guerra o le baruffe tra quei gentiluomini di parlamentari che dovrebbero rappresentarci al governo. Tragiche entrambe, se pure per motivi diversi. Deve esserci sempre un rispetto, ma parlare di eventi attuali lo trovo importante.

Il punto cara Sozzani non è né il bieco marketing né una copertina shock, che di per sé può rappresentare una bella forma d’arte e di denuncia. Kirsten McMenamy fotografata da Steven Meisel è effettivamente una Madre Natura o una sirena ferita dalla stoltezza dell’uomo. Il problema è tutto quello che poi in realtà rappresenta. Ad esempio, non vi preoccupate di sottolineare nella didascalia alla foto di copertina, che la carnagione è così perfetta perché:

si mantiene ambrata grazie a Self Tan Face Bronzing Gel Tint (da indossare da solo o con il fondotinta): mentre regala un tocco di colore, si prende cura della pelle del viso.

Ma perché davanti una tragedia del genere restate così imbalsamati e autoreferenziali? Perdoni l’ardire ma per rendere la profondità di questo disastro nella didascalia andava scritto che il viso della modella non aveva fondotinta, ma petrolio della Bp.

Dopo il salto il video del backstage.

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Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

pubblicato da Peppe Croce

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

Bp ha taroccato le foto del Centro di comando anticrisi di Houston

Veramente incredibile, Bp ha perso la testa: in preda al panico da marea nera, e vittima delle infinite polemiche sull’immobilismo nella gestione del disastro della Deepwater Horizon, la multinazionale inglese dell’energia ha ben pensato di taroccare la foto del centro di comando dell’ormai famigerata “response” di Houston. Avranno pensato: è meglio che diamo l’impressione che stiamo lavorando sodo.

Il grafico, però, di voglia di lavorare ne aveva veramente poca e ha fatto un lavoro pessimo: ha preso una foto del 2001, per di più brutta, raffigurante tre addetti che non fanno assolutamente nulla, ha clonato qualche monitor e ha affermato che la foto è del 16 luglio 2010, trasformando tre scanza fatiche in tre solerti addetti alla sicurezza. E, per fare il danno completo, ha scontornato malissimo le teste e le orecchie tanto che si vede a un chilometro che i monitor sono appiccicati.

Risultato: un blogger, John Aravosis di Americablog.com, ha scoperto il tarocco e Bp ha fatto l’ennesima figuraccia, dovendo persino ammettere il colpo di Photoshop dopo che la notizia è stata riportata sul sito del Washington Post.

Ma c’è anche di peggio: il tarocco non è un caso isolato! Sempre Aravosis, su suggerimento di un lettore, mostra un’altra foto truffaldina: questa volta si tratta di un tavolo di lavoro durante l’operazione “Top Kill”, miseramente fallita. Anche in questo caso i volti sono scontornati con l’accetta…

Guarda la gallery con tutte le foto taroccate da Bp:

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Marea nera, la campana non regge e si apre una nuova falla

pubblicato da Marina

Bob Dudley Non finiscono i guai per Bp: dopo aver posizionato una seconda campana contenitiva che sembrava molto più resistente della prima, ecco sbucare una perdita imprevista. La campana probabilmente non è così efficace come sembrava. A tre mesi dall’esplosione della piattaforma di estrazione Deepwater Horizon della Bp, e dalla fuoriuscita giornaliera di almeno 60mila barili di petrolio che si disperdono nelle acque del Golfo del Messico, non si riesce più a venire a capo di questa immane tragedia ambientale.

I funzionari del Governo degli Stati Uniti hanno perciò chiesto a Bp sia spiegazioni sia nuovi test con una lettera indirizzata a Bob Dudley (nella foto a sinistra), amministratore delegato di BP. Thad Allen del National Incident Commander che ha firmato la missiva chiede spiegazioni in merito ai test che hanno constatato diverse anomalie. Per Ora Bp non ha annunciato decisioni in merito.

Via | Trueslant, Usa Today
Foto | Bp

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Marea nera: il disastro è made in China?

pubblicato da Peppe Croce

Marea nera: il disastro è made in China?Per trovare risposte all’incredibile disastro della Deepwater Horizon, e alla conseguente marea nera, si batte la pista cinese. Secondo la stampa inglese, infatti, Bp avrebbe mandato a ispezionare in Cina il famoso blow-up preventer, cioè l’ultima valvola di sicurezza anti-disastro.

Proprio la valvola che non ha funzionato, causando la terribile fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. A quanto pare, inoltre, non si tratterebbe di un episodio isolato ma di una pratica assai diffusa nel settore petrolifero. Inutile dire che i motivi sono prettamente economici: tutto in Cina costa meno, persino i controlli ingegneristici.

Se non fosse che, poi, il detto “chi più spende meno spende” ha sempre ragione: di pochi giorni fa, infatti, la notizia che Bp sta vendendo i gioielli di famiglia per pagare i debiti causati dal disastro. Riguardo ai controlli agli impianti di sicurezza, poi, già due mesi fa l’Huffington Post mise in luce i meccanismi del tutto opachi che regolano (o meglio, “deregolano”) l’industria petrolifera americana: controllori e controllati che coincidono, con buona pace della sicurezza.

Via | Guardian
Foto | Flickr

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Rischio marea nera anche in Malesia? Petronas blocca le piattaforme per sicurezza

pubblicato da Peppe Croce

Rischio marea nera anche in Malesia? Petronas blocca le piattaforme per sicurezza

La Malesia rischia di fare la fine della Louisiana? Non si sa ed è presto per dirlo ma la cosa certa è che a circa 240 chilometri dalla costa ci sono alcune piattaforme petrolifere che perdono petrolio.

Petronas, la compagnia statale dell’energia, parla di piccole perdite di petrolio nelle acque che circondano le piattaforme. Non dice, però, quanti siano gli impianti ad avere problemi né quanto petrolio stia uscendo.

Ha ammesso, però, il blocco di alcuni impianti e la presenza in loco di alcune squadre che stanno lavorando per ripulire il mare. Confermato anche l’utilizzo, sul fondo dell’oceano, di un robot per individuare il punto esatto della falla.

Speriamo che le somiglianze con la tristissima storia della Deepwater Horizon, e della conseguente marea nera, finiscano qui.

Via | Rig Zone
Foto | Flickr

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