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Tutti gli articoli con tag deforestazione

New Deal per la produzione dell'olio di palma in Indonesia? La GAR promette sostenibilità e crescita

pubblicato da alessandra

Chiunque creda che le pressioni, la comunicazione e le azioni di boicottaggio non servano a nulla, forse questa volta potrà ricredersi: a seguito di alcune martellanti campagne di informazione - tra cui quella di Greenpeace culminata nel marzo 2010 con uno spot particolarmente cruento - la società Golden Agri Resources (GAR), filiale del gigante Sinar Mas, uno dei principlae fornitori dell’olio di palma del pianeta, ha annunciato di aver disposto un nuovo piano che dovrebbe mettere al riparo le foreste indonesiano dalla deforestazione. Inoltre, la multinazionale è disposta a scendere a patti con le associazioni ambientaliste, The Forest Trust (Tft) in primis, e con il governo indonesiano.

La produzione estensiva dell’olio di palma con la conversione di migliaia di ettari di foresta vergine in monocolture è, unitamente alla produzione della carta, sul banco degli imputati per il depauperamento delle risorse forestali in buona parte del mondo, dall’Asia al Sud America. Giorno dopo giorno, decine di migliaia di alberi e animali disparati - tra cui l’orango - rischiano di dissolversi in colate di olio di scarsa qualità. Un prezzo altissimo da pagare, di cui le industrie dolciarie e della cosmesi hanno cominciato a farsi carico solo di recente, complice la martellante pubblicità negativa effettuata a loro spese da moltissime associazioni ambientaliste.

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Eco regalo di Natale: un albero da piantare

pubblicato da Marina

pianta un albero per natale

Spesso scriviamo su Ecoblog dei disastri causati dalla deforestazione. In atto, per il Pianeta, ci sono molte iniziative che vanno nella direzione opposta, piantumare alberi la dove sono stati tolti. Tra le tante associazioni c’è Tree-Nation che propone Acacia africana o Adansonia digitata, il baobab a 7 euro e a 65 euro.

Di certo è un regalo molto originale e anche salutare per il Pianeta.

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Canguri degli alberi

pubblicato da Marina

Canguri arboricoli

Vi presento un canguro arboricolo, conosciuto con il nome scientifico di Dendrolagus goodfellowi. Se al suolo sono goffi, sugli alberi sono agilissimi. Possono vivere indistintamente in pianura e in montagna.

Il loro habitat è nelle foreste pluviali della Nuova Guinea e nel nord ovest del Queensland. Purtroppo, da qualche tempo, causa deforestazione, inizia a essere seriamente a rischio la loro sopravvivenza.

Il resto delle foto le trovate qui.

Canguri arboricoli

Canguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricolCanguri arboricol

Foto | Damn Cool Pics

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La Cina dichiara guerra alle bacchette usa e getta

pubblicato da Marina

bacchette usa e getta, la cina dichiara guerra

Il divertimento nel mangiare cibo cinese a volte consiste nell’usare le terribili bacchette di legno, spesso betulla o pioppo, più raramente in bambù a causa del costo più elevato, che poi volenti o nolenti buttiamo via, si spera, nella compostiera. In ogni caso, in Cina c’è chi si è, diciamo così, divertito oltre che ad usare le bacchette anche a fare due conti: in un anno, si usano circa 45 miliardi di coppie di questi utensili al giorno; si parla di circa 18miliardi di coppia di bacchette esportate ogni anno. E anche se non è più proprio un disastro ambientale è certamente un fenomeno che merita la massima attenzione per il suo impatto ambientale. A causare inquinamento, però, non è la sola produzione ma anche il trasporto usato per portare le bacchette dai luoghi di produzione ai mercati nazionali e internazionali.

A chiedere che sia posto un freno a questa imponente produzione di bacchette è Greenpeace China. Ogni giorno, è stato stimato, se ne vanno via in bacchette 100 acri di alberi, pari a 100 campi di football americano. ogni anno sono abbattuti dai 16 ai 25 milioni di alberi per fare bacchette. la deforestazione è uno dei gravi problemi della Cina che sta causando impoverimento del suolo, erosione e desertificazione.

Cosciente del problema il Ministro per il Commercio ha invitato, assieme a altri 5 ministri, le aziende produttrici di bacchette a attivarsi per la raccolta e il riciclo di quelle usate. L’invito è stato esteso anche alle amministrazioni locali che avranno il compito di promuovere il minor uso delle bacchette usa e getta.

Via | LATimes
Foto | Flickr

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Maxi operazione di Greenpeace in Indonesia contro le multinazionali della carta

pubblicato da alessandra

Ieri, degli attivisti di Greenpeace hanno portato avanti una maxi operazione contro la società cartiera April, responsabile insieme alla APP (Asia Pulp & Paper) del tasso irresponsabile di deforestazione nell’Asia-Pacifico, in particolare nell’area della penisola di Kampar, chiedendo a gran voce al governo indonesiano di intervenire realizzando finalmente i tanto decantati propositi di tutela del proprio patrimonio boschivo. Gli attivisti hanno bloccato i lavori di carico della chiatta al grido di “April asmetti di cestinare il nostro futuro!”.

La questione, in realtà, è annosa e pareva essersi (quasi) risolta nell’ottobre dello scorso anno quando i membri della nota associazione ambientalista erano riusciti, grazie a reiterate pressioni sulle autorità centrali dell’Indonesia, a convincere il Ministro delle Foreste a sospendere le operazioni di disboscamento della April previa creazione di una commissione d’inchiesta indipendente che avrebbe dovuto verificare sulla liceità e sulla effettiva esistenza dei permessi di taglio concessi alla grossa multinazionale…. Contrariamente a quanto ci si aspettava, però, e all’accordo assunto nei confronti della Norvegia per la moratoria di due anni su tutte le nuove concessioni a partire dal 2011, nel marzo scorso sono stati ceduti molti altri permessi per la conversione di 22.000 ettari di foresta a Kampar in piantagioni, nonostante le pressioni internazionali e delle popolazioni locali dando, in questo modo, campo libero alla April che ha potuto così riprendere le sue attività indisturbata. ..

Via| salvaleforeste
Foto | Flickr

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Tra rimboschimento, internet e gps. I Suruì lo sanno: l'Amazzonia si salva così.

pubblicato da alessandra

Abbiamo parlato molte volte dell’importanza delle nuove tecnologie nella lotta al disboscamento, ma per qualcuno la possibilità di accesso ad esse costituisce davvero l’unica possibilità di denuncia e sopravvivenza. E’ il caso degli indios Suruì che vivono nella Terra Indígena Sete de Setembro (il nome ricorda il primo “contatto” con l’uomo “bianco” avvenuto un giorno di settembre nel 1969) nello stato brasiliano di Rondonia - particolarmente flagellato dalla deforestazione - e per cui le nuove armi di difesa sono costituite da gps e macchine fotografiche digitali. Infatti, benché non siano ridotti ai minimi termini come gli Akuntsu, i Suruì hanno visto diminuire drasticamente il numero dei propri componenti nell’arco di pochi anni, passando da oltre 5.000 individui a poco meno di 1.300. Tutta colpa della pressione delle multinazionali sulla foresta Amazzonica. E della deforestazione illegale.

Abbiamo bisogno di modernità per continuare a vivere secondo le nostre tradizioni.

fa sapere Almir Suruì, il capo della comunità. E così si è appellato alla Rete lanciando accorati appelli per cercare un aiuto. Aiuto presto recepito da Google Earth che ha deciso di portare avanti un progetto volto a digitalizzare l’intera aerea abitata dagli indios ( 2.428 km quadrati, un’area di quasi 3 volte la città di New York) dotandoli di tutti i mezzi necessari perché possano monitorare costantemente la loro riserva e, eventualmente, riconoscere e cacciare i disboscatori illegali. Ma non è tutto: consci dell’importanza vitale della foresta pluviale per la vita sull’intera pianeta i Suruì si sono impegnati, da soli, a piantare un milione di nuovi alberi, in sostituzione di quelli andati in fumo contribuendo, così, alla riduzione delle emissioni di C02 nell’atmosfera. Ora sono già a quota 120 mila. E’ il loro strano, meraviglioso modo per far capire a tutti noi, lontani km e km, che siamo tutti parte della stessa “commedia”…

Via | ABC news
Foto| youtube

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Via libera al GMES, il satellite che aiuterà i politici europei a proteggere l'ambiente

pubblicato da alessandra

Il Parlamento europeo ha posto ufficialmente il via libera al finanziamento di 107 milioni di euro per il sistema di monitoraggio satellitare Global Monitoring for Environment and Security (GMES). Il sistema promette una maggiore sicurezza e un controllo (gratuito) sul territorio anche da parte di tutti i cittadini europei.

Il GMES affrancherà l’UE dai sistemi satellitari similari ma di provenienza statunitense e sarà pienamente operativo a partire dal 2014, ma sarà utilizzato in via sperimentale già all’inizio del prossimo anno. Esso, inoltre, servirà per monitorare l’evoluzione dei fenomeni del cambiamento climatico e dell’andamento dei processi di deforestazione in particolare sul suolo comunitario, nonché per assicurare il controllo assiduo degli ecosistemi e della biodiversità in essi presente. Lo strumento, quindi, varrà anche come mezzo fondamentale per la gestione e per la definizione di decisioni ad hoc da parte dei poteri politici nei settori cruciali dell’agricoltura, dell’energia, dell’urbanistica, delle infrastrutture e dei trasporti oltre a fornire dati essenzilai per la sicurezza ambientale e la prevenzione dei fenomeni lesivi dell’ambiente agevolando l’azione delle istituzioni a tutti i livelli.

Via | europa.eu
Foto | Flickr

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Se avanza la deforestazione avanza la malaria

pubblicato da Marina

Il ciclo della malaria Deforestazione e malaria sembrano essere due fenomeni connessi, almeno secondo il rapporto pubblicato da Emerging Infectious Diseases CDC e condotto da Olson e Jonathan Patz, dell’Università del Wisconsin. Spiega lo studio, che analizza le aree deforestate della foresta amazzonica che la malaria aumenta del 50% la dove ne vengono a mancare.

Spiega Olson Patz:

Il paesaggio deforestato, con spazi più aperti e pozze d’acqua parzialmente soleggiate, sembra fornire l’habitat ideale per questa zanzara tanto che la Anopheles darlingi ha preso il posto di altri tipi di zanzare che preferiscono foresta e che sono molto meno incline a trasmettere la malaria. Questo studio completa il nostro precedente lavoro, che si era incentrato sulla quantità di zanzare che trasportano la malaria nel corso di ricerca svolte nell’Amazzonia peruviana, abbiamo dimostrato una correlazione tra larve di questa zanzara e i siti acquatici di riproduzione negli habitat disturbati in seguito al taglio della foresta.

In pratica, dovrebbe essere adottata una più corretta gestione del territorio per evitare l’avanzare della malaria e delle sue conseguenze disastrose.

Via | Salva le foreste
Foto | harvard

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Storico accordo Congo - Ue contro l'esportazione illegale del legname

pubblicato da alessandra

Ieri, l’Unione Europea e la Repubblica del Congo hanno siglato un importante accordo di partenariato sul commercio del legname, finalizzato a scongiurare il saccheggio delle foreste di questa importantissima regione africana, scrigno di biodiversità. Già da tempo, ormai, numerose associazioni, tra cui Greenpeace, avevano lanciato l’allarme sulla deforestazione in questa area chiedendo urgenti interventi politici mirati e nuove strategie di governance che potessero effettivamente premiare la legalità e la sostenibilità.

E così, finalmente, l’accordo - su base volontaria ma vincolante per le parti contraenti a partire dal mese di luglio 2011, data in cui entrarà in vigore - tutta la legna e i suo derivati di provenienza congolese smerciati a vario titolo sul territorio comunitario dovranno essere debitamente certificati. A questo scopo, grazie anche ad un sostegno economico europeo pari a circa due milioni di euro, presto sarà approntato un sistema efficace e ottimale per la rintracciabilità del legname nel paese africano.

Andris Piebalgs, commissario all’ambiente per la Commissione europea, ha commentato con estrema soddisfazione l’avvenuto accordo, ritenendo che, in questo modo, non solo si può scoccare un colpo decisivo allo sfruttamento illegale delle foreste ma si contribuisce anche a creare un sistema economico che consenta la formazione di sempre più posti di lavoro. La Repubblica del Congo, attualmente, è il secondo Paese a firmare un accordo di questo tipo: prima, nel 2009, era stata la volta del Ghana, ma negoziati similari proseguono ora con il Camerun, la Malaysia, l’Indonesia, la Liberia e la Repubblica centrafricana…

Foto | Flickr

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Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghi

pubblicato da Peppe Croce

Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghiIl video shock diffuso da Greenpeace due mesi fa per porre all’attenzione del mondo il pericolo di estinzione per gli oranghi a causa delle coltivazioni di olio di palma per scopi alimentari ha sortito il primo effetto.

Nestlé, infatti, dopo essere stata inondata di mail, lettere e fax e dopo aver visto che il video shock si è diffuso in maniera virale su blog, giornali on line, Facebook e Twitter, ha deciso di non acquistare più olio di palma prodotto da aziende che praticano la deforestazione selvaggia nel sud est asiatico.

Tale pratica è utilizzata per far spazio alle piantagioni di palma che producono l’olio necessario a Nestlé e alle altre multinazionali alimentari per produrre il cioccolato che utilizzano per i propri snack.

Questo successo, ammette Greenpeace, è il risultato della combinazione delle azioni degli attivisti come quella avvenuta in occasione del meeting annuale di Nestlé (gli attivisti, travestiti da scimmioni, si fecero trovare all’uscita del palazzo dove si teneva l’incontro e avvicinarono gli azionisti per sensibilizzarli su ciò che stava succedendo in Indonesia) e delle azioni informatiche messe in atto da centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace

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