
Mai come oggi mi risuona nelle orecchie il motivetto di Caparezza Vieni a ballare in Puglia e mai come oggi penso alla promozione turistica, al tanto parlare di voler moltiplicare gli impianti di rinnovabili in questa terra baciata dal sole per gran parte dell’anno, agli impianti eolici che fanno business ma le cui pale son ferme nonostante i venti che attraversano il territorio, mai come ora penso che si parli tanto e si mostri il meglio per coprire il peggio.
La regione Puglia è la regione italiana che inquina più di tutte, alla faccia delle leggi, dei turisti e degli abitanti. Sono stati da poco presentati i dati dell’ARPA Puglia sulla qualità dell’aria, basati sui dati Ines del 2006 che analizzano le emissioni nell’atmosfera. Di seguito la lista che conferisce alla Puglia il premio polmone nero per emissioni nell’aria, dove la Puglia è prima in Italia per:
Su Taranto e la diossina avevamo già scritto qualche giorno fa il post Taranto, la diossina contamina 1300 capi di bestiame. La Regione Puglia ne ordina l’abbattimento.
Ora aggiungiamo qualche cifra: secondo i dati INES 2006, l’acciaieria Ilva ha dichiarato di emettere 91,3 grammi di diossina all’anno. Nel nostro paese le emissioni dichiarate sono pari a 99,5 grammi, per cui l’Ilva da sola raggiunge il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea.
Questi valori sarebbero fuori legge in tutta Europa. Non in Italia, perché come ha scoperto il sito TarantoSociale, grazie ad un allegato tecnico al Codice dell’Ambiente, le emissioni di diossina a Taranto sono a norma di legge italiana. L’Ilva potrebbe persino permettersi di emettere 36 volte più diossina senza infrangere la legge.
Il governo pugliese si è rivolto sia al governo di centrosinistra che a quello di centrodestra affinché la norma venisse cambiata. Inutilmente. E così ha finito per presentare una legge regionale che dovrebbe stabilire un programma per tutte le industrie pugliesi. “Più passa il tempo - dice Vendola - e più dovranno tagliare. Altrimenti saremo costretti a farli chiudere”.
I PCB (policlorobifenili) sono dei composti organici la cui tossicità è simile alla diossina e proprio come quest’ultima sono persistenti e solubili in grassi. Il loro utilizzo industriale riguardava i lubrificanti, pesticidi, vernici ecc. A seguito dell’allarme ambientale suscitato, in Francia il suo utilizzo è proibito dal 1987.
Ma le conseguenze sono tutt’oggi riscontrabili infatti, dalle analisi del sangue degli abitanti della Provenza, è risultato che chi consuma pesce ha concentrazioni di PCB quattro o cinque volte il normale, da qui il divieto di pesca. Queste sostanze provocano problematiche a livello neurologico nei bambini, mentre negli adulti riduce la fertilità, ed è all’origine di tumori al fegato ed alle vie biliari.
Le conseguenze del riversamento nei fiumi di sostanze pericolose fatte in passato si ripercuotono pesantemente sulla nostra vita odierna e potrebbero presumibilmente aver contaminato anche il Mediterraneo. A questo punto permettetemi una riflessione: spesso quando mi danno del’ambientalista (ecologista, noglobal, ecc ecc) mi dicono che se fosse per me non si potrebbe fare niente.
Il punto è che se sono state fatte molte cose senza avere la minima idea di quello che si stava compiendo, oggi bisogna ricorrere ai ripari. Sono così tante le questioni da sistemare che si passa per bacchettoni intransigenti. Ma la storia ci sta dando ragione (purtroppo)…magra consolazione.
Se le analisi presentate nei giorni scorsi, scagionano definitivamente la mozzarella di bufala campana dalla presunta presenza di diossina, a Bergamo presentano la prima mozzarella di bufala bergamasca. Dunque la gloria nazionale del “Made in Italy” gastronomico esce pulita e a conti fatti, nelle prime tre province campane analizzate, Napoli, Caserta e Avellino, sono già stati scagionati oltre 900 caseifici mentre su 265 campioni (ognuno corrispondente a 3-4 allevamenti), il 14% è risultato positivo alla diossina, con valori che rientrano nella cosiddetta “misura di incertezza”, ovvero di poco superiori al valore-soglia di 2 picogrammi. Nessuna positività, invece per le restanti due province campane.
Ma evidentemente a Bergamo non sono dello stesso parere se oramai da diversi anni allevano circa 3900 bufale da latte. E da oggi alla Fiera agricola di Treviglio, nello spazio Agripromo, si può degustare la prima mozzarella di bufala bergamasca e i formaggi realizzati esclusivamente con latte di bufala del caseificio Quattro Portoni, dei fratelli Alfio e Bruno: robiola, scamorza, bleu, squaquero, yogurth, ricotta, caciocavallo e crescenza .
Mi chiedo cosa ne pensa il Consorzio di Tutela Mozzarella D.O.P. considerato che il rigido disciplinare fissa la produzione solo in alcune zone della Campania, Lazio e Puglia. Di Bergamo non se ne parla proprio.
Via | Il Giornale
Foto | Flickr
Quattro campi diversi di ripresa nella stalla con altrettante web-cam, 40 bovini protagonisti, che mostreranno come sono trattati, curati coccolati nella loro stalla. Le immagini saranno trasmesse dai monitor dello stand “Di Martone e Vizio” visibili alla Fiera “Sapori & Saperi” dal 24 al 27 aprile a Pompei nell’area espositiva del Santuario.
Chiunque avrà l’opportunità, per una volta, di sbirciare quella che è “la vita all’interno della stalla”: “Vogliamo mostrare a tutti – spiega Giuseppe De Vizio, ideatore della singolare iniziativa – il nostro lavoro e i nostri metodi di allevamento del bestiame che garantiscono la qualità dei prodotti”. Ma lo stand “Martone e De Vizio” non sarà solo esposizione di carni italiane: gran finale di “Sapori & Saperi”, domenica 27 aprile, con una serata interamente dedicata alla degustazione di carni alla brace.
Mentre per gli amanti del vino sarà presentata in anteprima mondiale dalla cantina pompeiana Ferraro, “79 A.D.”, il Lacryma Christi del Vesuvio, in bottiglia di pietra lavica. Ma le curiosità non finiscono qui: per gli amanti della pasta sarà possibile trovare “o’curniciello” pasta a forma di cornetto portafortuna e pasta all’aroma di limone o all’Aglianico D.o.c. Sapori&Saperi” però è sopratutto una scommessa fatta da giovani imprenditori nel momento più difficile per la Campania agroalimentare. Le recenti vicende della mozzarella alla diossina hanno messo in ginocchio tutta la produzione di eccellenza agroalimentare.
Sapori&Saperi
dal 25 al 27 aprile 2008
esposizioni e/o degustazioni presso i singoli stand
orari di visita
10,30 - 22,00
Ingresso gratuito
Foto | Flickr
Con Walter Ganapini all’assessorato all’ambiente regionale e la proverbiale inventiva dei napoletani era evidente che, questione di tempo, qualche idea geniale sarebbe sbucata fuori, per bonificare i terreni inquinati dalla diossina nel triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.
“Il Fondo del Dubai ci ha detto “dateci 3mila ettari e noi piantiamo la canna comune, l’Arundo Donax, per fare biogas”, ha spiegato Ganapini, secondo cui questa eventualità potrebbe verificarsi e non è da escludere che la parte organica recuperata anche dagli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) della Campania “si utilizzi su quei terreni, impiantando canne”.
“Ci sono evidenze in base alle quali la diossina, molecola complessa, in terreni poco contaminati può essere contrastata. Portando sostanze organiche - ha spiegato l’assessore Walter Ganapini - si riattiva e si arricchisce l’attività microbiologica dei suoli”.
Continua a leggere: Una canna salverà la Campania dalla diossina
L’agroalimentare europeo non trova pace. E’ di ieri la notizia di due persone morte in Spagna per il morbo di Creutzfeld-Jacob, sospettato di essere la variante umana dell’encefalopatia spongiforme bovina (Bse), la cosidetta mucca pazza. Lo ha riferito la radio nazionale. I decessi sono stati registrati nella regione centrale di Castiglia-Leon: il primo risale a tre mesi fa; il secondo alla settimana scorsa, ha precisato l’emittente citando fonti del dipartimento regionale della Sanità.
“Il sistema dei controlli è assolutamente affidabile. Le nostre carni sono sottoposte a verifiche severe e puntuali.” E’ questo il commento della Confagricoltura alla notizia dei due decessi in Spagna . Gli acquisti domestici di carne bovina delle famiglie italiane sono pari a circa 400mila tonnellate (24 chili pro capite) per un importo di 3,5 miliardi di Euro. Un mercato dunque, che se colto dall’allarme potrebbe crollare, così come è accaduto, nei giorni scorsi, per la filiera delle mozzarelle di bufala o per il vino adulterato.
Oggi tutti i bovini sopra i 24 mesi sono controllati. Questi interventi hanno consentito una drastica riduzione del fenomeno Bse negli animali allevati: dai cinquanta casi individuati nel 2001 ai due casi dei primi nove mesi del 2007 su circa 450.000 test effettuati sugli animali. Con la drastica riduzione dei casi di Bse in Italia ed in Europa è terminato il “proibizionismo alimentare” iniziato nel Consiglio dei ministri agricoli della UE il 29 gennaio 2001, quando per fronteggiare l’emergenza mucca pazza (Bse) era stata assunta la decisione di eliminare la colonna vertebrale dai bovini di età superiore a dodici mesi, condannando dal 31 marzo 2001 la fiorentina.
Si! Parliamone e anche tanto. Perché oltre che nella mozzarella di bufala campana, la diossina compare in molte altre produzioni italiane. Per non parlare delle micotossine nei formaggi D.o.p.
Ma andiamo con ordine.
Il Presidente Vendola, durante il vertice convocato a Bari a seguito delle conferme della Asl di Taranto alla segnalazione del movimento PeaceLink, che aveva dimostrato eccessi di diossine e PCB in un campione di formaggio prodotto a Taranto, ha dichiarato: “Non siamo a Caserta, la produzione di latte e derivati nelle aziende del tarantino è assolutamente normale; per i dati da inquinamento da diossina stiamo monitorando in maniera continua tutta la produzione zootecnica della provincia di Taranto e abbiamo chiesto un aiuto all’Istituto Superiore di Sanità”.
Peccato che uno studio pubblicato dall’ “Italian Journal of Food Science” lo smentisca clamorosamente:” Tra gli inquinanti determinati, i PCB (16,7-66,7 microng/kg), l’HCB (3,58-7,57 microng/kg) e il p,p’-DDE (7,38-20,96 microng/kg) sono presenti a piu’ alte concentrazioni.”

Diossina sì, diossina no. C’è o non c’è? Secondo i N.O.E. che hanno dispiegato 400 uomini per ispezionare 25 caseifici e 60 allevamenti su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli , era un atto dovuto dopo che analisi di laboratorio hanno rivelato nel latte limiti di diossina oltre i limiti di legge, (6 picogrammi per grammi di grasso).
Per il Consorzio tutela mozzarella di Bufala Campana D.o.p. la situazione è sotto controllo. Dal comunicato stampa del Consorzio: “Nel caso dei caseifici, è stato effettuato il semplice sequestro probatorio di alcuni prodotti lattiero caseari, al fine di verificare in essi l’eventuale presenza di diossine. Nessun caseificio è quindi sotto sequestro. Attualmente permangono sotto sequestro cautelativo 66 allevamenti. Di questi 4 nel territorio dell’Asl Caserta 1 e 62 nel territorio della Asl Caserta 2. Tali numeri vanno confrontati con la consistenza del patrimonio bufalino dell’area Dop, che è di 1900 allevamenti.
L’incidenza complessiva dei sequestri cautelari sul complesso del patrimonio bufalino della filiera della Mozzarella di bufala Campana Dop si attesta pertanto al 3, 5% in termini di numero di allevamenti. Una ferita profonda ma circoscritta, come facilmente desumibile dai dati.” Intanto, sono indagati 109 tra allevatori e produttori e l’ipotesi di reato è avvelenamento di sostanze alimentari e commercio di sostanze adulterate perchè - spiegano i carabinieri del Noe - alcuni controlli hanno rilevato nel latte venduto ai caseifici livelli di diossina sopra la legge.
Taranto soffre per la diossina proveniente da uno stabilimento che ha avuto il permesso speciale di emetterne più di un inceneritore (centomila volte più di un inceneritore). La gente di Taranto non e’ centomila volte più resistente della gente del resto d’Italia alla diossina.
Le diossine hanno una bassissima biodegradabilità ed un alto fattore di accumulo nei grassi degli organismi viventi, che non sono in grado di metabolizzare tali molecole. Gli effetti della diossine si manifestano nell’apparato endocrino e riproduttivo e, in misura molto minore, provocano tumori.