Ci casco? E va bene ci casco! Non posso fare a meno di scrivere anche io su ecoblog del matrimonio del secolo, ossia quello tra il Principe William e Kate. E’ noto che sua altezza reale il Principe Will, come il padre Principe Carlo, è molto sensibile all’impronta ecologica e anche attento alla sostenibilità e al rispetto dell’ambiente.
Dunque, ecco venir fuori i primi dettagli delle attenzioni green fin qui adottate dalla neo coppia: il menù è stato stampato su carta riciclata certificata FSC; hanno chiesto di non avere regali ma di devolvere la somma prevista a associazioni impegnate anche nella tutela dei diritti animali; hanno chiesto ai loro invitati di piantare alberi per compensare le emissioni di CO2 calcolate in circa 6 767 tonnellate. Per evitare che i 1900 invitati usassero le auto hanno messo a disposizione degli eco bus che hanno trasportato gli illustri ospiti dalla chiesa alla sede del banchetto.
Capitolo fiori: la coppia ha chiamato il fioraio Shane Connolly londinese, che usa solo fiori biologici, di stagione e che non li recide ma li tiene nel loro vaso. Per quanto riguarda il menù di nozze sono stati usati prodotti freschi, di stagione, a km zero e biologici; molte materie prime provengono dalla tenuta paterna a coltivazione biologica di Highgrove.
Via | Usa Today, Le monde, business green, Terra economica
Foto | News de stars
Maura Anastasia di professione fa pubbliche relazioni in favore dei diritti animali, così come recita il claim sul suo sito. Per ora è stata protagonista di un sexy calendario i cui proventi ha devoluto agli animali bisognosi. Potrebbe essere una delle testimonial Peta perché coniuga il glamour all’amore per gli animali.
Maura, comunque ha allargato il suo orizzonte di interessi ambientalisti includendo anche un secco no al nucleare. In una intervista pubblicata da NewNotizie (mezzo per cui l’ho scoperta) dice:
Qui la questione secondo me non è tanto l’essere contro l’energia nucleare, ma più che altro essere a favore delle fonti rinnovabili. A parte il fatto che sì, io non mi metto nemmeno a discutere sulla questione della sicurezza, posso anche dare tranquillamente per scontato che siano supersicure, ma alla fine basta che si verifichi un grave incidente in una, per qualunque motivo , che tra l’altro può anche non dipendere dai sistemi di sicurezza in sé stessi, per provocare una catastrofe naturale. Ma poi,dico io,abbiamo fonti più pulite, di concezione più nuova. Usiamole!
Maura Anastasia, professione modella animalista

Foto | Maura Anastasia su Facebook
L’Enpa è davvero arrabbiata con Giuseppe Tornatore e con alcune scene del suo ultimo capolavoro Baaria. Il regista, premio Oscar, ha incluso nelle sequenze anche la scena dell’uccisione di un bovino al mattatoio. La scena è vera e Tornatore l’ha girata come fosse stata un documentario in un mattatoio tunisino. L’Enpa perciò sta avviando la richiesta sequestrare il film di Tornatore e contemporaneamente promuove una campagna per boicottarne la visione.
Ecco la descrizione della scena secondo testadicavolo:
Il bovino, infatti, opportunamente legato, viene trasportato a forza da un gruppo di uomini in un punto prestabilito: qui viene violentemente colpito con un punteruolo metallico al centro della fronte e, una volta a terra, ancora cosciente e in preda alle urla per il dolore, viene sgozzato con una lama affilata che ne fa fuoriuscire copioso il sangue.
Ha detto il regista:
È una scena che volevo fortemente, non potevo eliminarla, era troppo importante. Abbiamo provato con gli effetti speciali ma non era la stessa cosa. Allora abbiamo cercato un mattatoio attivo e siamo entrati con una troupe, abbiamo travestito i lavoratori del posto con gli abiti del film e abbiamo girato una scena quasi come se fosse un documentario. Vorrei precisare che quella scena, dal vivo, avviene 5, 6 volte al giorno.
Continua a leggere: Baaria, l'Enpa chiede la censura della scena al mattatoio
Si è appena conclusa la settimana vegetariana che ha visto una serie di iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica verso la sospensione dell’alimentazione a base di carne. L’occasione ha visto la partecipazione di Tom Regan che ha presentato la nuova edizione del suo libro Gabbie vuote (Edizioni Sonda), in cui prende di mira gli allevamenti e sfatando la logica per cui:
oggi le principali industrie di sfruttamento animale e i governi di tutto il mondo sostengono di trattare gli animali umanamente.
Con la moglie Nancy ha fondato culture&animals e è riconosciuto come il leader mondiale per la tutela dei diritti animali che è sottilmente ma profondamente diverso dal riconoscere i diritti degli animali. Il consiglio è quello di ascoltare la conferenza di Tom Regan perché le sue riflessioni sono circostanziate e aprono riflessioni nuove in merito ai diritti animali.
Infine, un messaggio da SceglierBio:
Non chiediamo ai nostri lettori di diventare vegetariani o vegani, chiediamo solo di prendere coscienza del fatto che diminuire il consumo di carne è una forma di rispetto nei confronti dei diritti degli animali, dell’ambiente e della nostra salute. Continuando con un consumo smodato di carne e derivati, siamo tutti responsabili del trattamento crudele e disumano riservato agli “animali da macello”, siamo responsabili dei gas serra che incessantemente vengono prodotti dall’industria alimentare e che superano quelli emessi da tutte le auto e gli altri mezzi di trasporto messi insieme, siamo responsabili dell’impoverimento delle risorse della terra, del surriscaldamento globale e delle deforestazioni. Vale veramente la pena magiare carne 5 volte a settimana o portare una giacca di pelle?
La famosa pop band inglese dei Pet Shop Boys ha rifiutato l’originale richiesta del gruppo PETA (People for the Ethical Treatment for Animals), organizzazione che si batte per i diritti degli animali, di cambiare nome in Rescue Shelter Boys.
I membri del gruppo animalista hanno invitato una lettera a Neil Tennant e Chris Lowe, riconoscendo che la loro richiesta, a prima vista, può sembrare bizzarra, ma che cambiando il loro nome i Pet Shop Boys (i ragazzi del negozio di animali) avrebbero aiutato ad accrescere la consapevolezza delle:
soffocanti e sudice condizioni
in cui gli allevatori tengono gli animali prima di venderli ai negozi.
Nonostante il suo rifiuto il duo, che è sulle scene da oltre 20 anni con il nome attuale, ha pubblicato la versione integrale della richiesta da parte di PETA sul suo sito web.
Via | CNN