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Creata la prima cellula sintetica. Per farci biocombustibili, vaccini e difese per l'ambiente. Sarà vero?

pubblicato da Peppe Croce

Creata la prima cellula sintetica. Per farci biocombustibili, vaccini e difese per l'ambiente. Sar�  vero?

La notizia ha scosso il mondo scientifico e si è diffusa in un batter d’occhio, perchè è di quelle che fanno la storia: Craig Venter, lo scienziato che per primo è riuscito a mappare il Dna umano e a creare un cromosoma sintetico, è riuscito a creare una cellula artificiale che si duplica come una naturale.

Per cellula artificiale, spiega Venter, si intende una cellula naturale svuotata del Dna e riempita con quello sintetico ottenuto in laboratorio partendo da singoli elementi chimici. Livelli di ingegneria genetica così alti non erano mai stati raggiunti.

La cosa impressionante è che la cellula artificiale funziona: Venter afferma che sia in grado di duplicarsi nonostante il Dna sintetico di cui è dotata sia una “versione ridotta” di quello naturale, con un milione di nucleotidi contro gli oltre tre milioni di quello fatto dalla natura. Ma, dice Venter, la cellula artificiale ha tutto l’essenziale per “vivere”.

La scienza esulta per il risultato, anche se i dubbi etici e filosofici derivanti dal tentativo di sostituirsi alla natura, o a Dio, sono pesantissimi. Nobili gli intenti finali dell’esperimento di Venter: la scoperta, ma soprattutto le conseguenze, servirà a creare in laboratorio nuovi vaccini, biocombustibili e batteri in grado di assorbire le sostanze inquinanti.

Un sano scetticismo, visti i costi stratosferici di questi esperimenti, è d’obbligo: sarà vero ciò che promette Venter? Nel frattempo, tra mille dubbi, resta una sola certezza che non c’era ieri e che da oggi c’è: si può fare.

Via | Adn Kronos, Agi, La Repubblica
Foto | Flickr

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Tartarughe estinte delle Galapagos potrebbero essere recuperate

pubblicato da Luca

Selezione artificiale per salvare le specie dall'estinzione. Foto di bensonkuaNon stiamo parlando di estrarre DNA da zanzare o di manipolazioni genetiche, ma di semplice selezione. Da uno studio della Yale University, sembra infatti che, incrociando delle popolazioni di tartarughe tutt’oggi presenti alle Galapagos, sia possibile recuperare delle specie estinte diversi anni fa. Una tecnica che potrebbe servire anche per altre specie e razze animali.

Successivamente agli studi di Darwin, le tartarughe giganti subirono un brusco colpo: vennero uccise per essere consumate come alimento dai pirati o per la produzione di olio usato per l’illuminazione stradale di Quito in Equador. Tuttavia il lavoro di Darwin è servito a qualcosa e, grazie allo studio del genoma delle diverse specie presenti nelle isole dell’arcipelago, i ricercatori sono riusciti a determinare le diverse parentele tra le tartarughe.

In questo modo, confrontando il DNA delle specie estinte si pensa di restituire alle Galapagos alcune delle tartarughe sterminate in breve tempo. Un lungo lavoro di confronto tra database guiderà i ricercatori verso questa nuova frontiera del recupero di specie estinte. In questi casi molti si chiedono se sia giusto o meno cercare di riparare ai propri errori, specialmente se l’ecosistema raggiunge un nuovo equilibrio. Voi come la pensate?

Via | Yale University
Foto | Bensonkua

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Neandertaliani in Siberia

pubblicato da harlock

Sempre impegnati a dirimere le nebbie della storia del genere umano di cui siamo gli ultimi rappresentanti, gli scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia hanno fatto un nuovo passo avanti nel tracciare gli spostamenti sul globo del nostro cugino Neandertal.

La presenza di Homo neanderthalensis, vissuto tra i 400.000 e i 28.000 anni fa in pieno periodo glaciale, per cui aveva sviluppato delle efficaci difese contro il freddo come la statura relativamente bassa e la costituzione robusta, è stata documentata dalla Spagna fino all’Uzbekistan dove, nel 1938, sono stati ritrovati resti fossili di un giovane neandertaliano in una caverna presso Teshik-Tash, località che risulta essere il punto certo più orientale della presenza di questo ominide.

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