
Migliaia di persone in Europa e in America stanno decidendo di vivere in case sotto terra. In Giappone ed in Cina è considerato un ottimo sistema salva spazio e sostenibile. Peccato che la convinzione che queste case possano essere buie, umide, claustrofobiche, o luoghi instabili dove vivere, diminuiscono il potenziale di sostenibilità legato a questa tipologia di edificio.
Ecco infatti i vantaggi di cui godono le case sotto terra rispetto all’edilizia convenzionale:
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Il Progetto ECOGuard nasce dall’esperienza del sistema dei Consorzi nazionali ECOPED – RIDOMUS, leader nel trattamento di piccoli elettrodomestici e climatizzatori.
All’origine del progetto la volontà dei soci di realizzare una reale ed efficace azione preventiva con l’obiettivo di avvicinarsi sempre più alla condizione di “RISCHIO ZERO” grazie alla riduzione dell’impatto ambientale, alla massimizzazione del riciclo e all’etica e sicurezza sul lavoro.
Il disciplinare ECOGuard creato dai Consorzi ECOPED – RIDOMUS in collaborazione con TUV Sud, per descrivere gli indicatori di performance di un efficace filiera, attraverso la totale tracciabilità, standard comprovati e piani di controllo interni ed esterni.
Continua a leggere: ECOGuard raccolta e riciclo dei piccoli elettrodomestici

Presentata a Torino, la K-Way motus è la prima moto-auto ecologica, già conosciuta come TTW One, progetto di uno spin off del Politecnico di Torino, unico prototipo italiano che parteciperà al concorso internazionale Automotive X Prize, la competizione riservata ai veicoli ad alta efficienza e basse emissioni.
K-Way Motus è una via di mezzo tra uno scooter a tre ruote ed un’auto: è lunga quanto uno Smart, è pratica come una moto. Si propone come il veicolo del futuro, adatto al trasporto urbano ed extraurbano, agile come una moto, sicura come un’auto protetta dal guscio che avvolge guidatore e passeggero grazie alla speciale cellula di sicurezza.
K-Way Motus è un prototipo ecosostenibile, dotato di una trazione elettrica ibrida. In modalità solo elettrica ha un’autonomia di 25 km. Sicura, stabile in ogni condizione, K-Way è in grado di percorrere 43 km con 1 litro di benzina, criterio base per essere ammessi all’Automotive X Prize, che si correrà il 26 aprile in Michigan.
Un’altra delle condizioni per accedere alla competizione è che il veicolo sia progettato per la produzione in serie di almeno 10mila unità per anno, e K-Way è pronta per essere prodotta ed conquistare il mercato. Voi siete pronti a provarla?
Ai primi di gennaio Gran Bretagna, Danimarca, Germania, Francia, Svezia, Belgio, Lussemburgo e Irlanda hanno posto le basi di uno dei progetti più interessanti nel campo delle rinnovabili. Lo hanno chiamato “Rete del Mare del Nord” e consisterà nel collegare i principali impianti nordeuropei di produzione elettrica da fonti rinnovabili tramite circa 6.000 chilometri di cavi, in gran parte posati sul fondo del Mare del Nord.
L’idea è quella di mettere in rete la produzione dei vari paesi e farla circolare in maniera intelligente per ottimizzarne l’utilizzo. Le rinnovabili, infatti, come tutti ormai ben sanno hanno il grosso limite dell’intermittenza. Tale limite crea a volte problemi alle reti elettriche: sovraccarichi, prima di tutto, ma anche difficoltà di programmare le infrastrutture di trasporto di quantità di energia non facilmente prevedibili. Per superare questi problemi, da qualche tempo, si stanno progettando le smart grids.
La “Rete del Mare del Nord”, però, è qualcosa di diverso dalle smart grids perchè è progettata per veicolare l’energia dei grossi impianti da decine, a volte centinaia, di MW. Il fulcro di tutto il sistema, infatti, saranno le grandi centrali idroelettriche nord europee che faranno da “batteria di accumulo” per l’energia in eccesso durante i picchi di produzione delle centrali alimentate dalle altre fonti. Questo ruolo di accumulatore, in realtà, le centrali elettriche già lo fanno ma per l’energia prodotta dalle centrali termoelettriche ad idrocarburi.
Quando la gara stimola a far bene: potrebbe essere questo lo slogan di una curiosa idea portata avanti negli Stati Uniti in tema di efficienza energetica. In sostanza alcune cittadine americane hanno istituito una competizione a premi fra i singoli vicinati.
Ebbene sembrerebbe che se le persone devono confrontarsi con i propri vicini di casa riescono effettivamente a ridurre il proprio consumo energetico, portandolo (in alcuni casi) a valori accettabili. Fare una bella figura con gli altri sarebbe un motivo sufficiente per fare accettare alla gente dei piccoli sacrifici o accorgimenti a favore dell’ambiente.
Quali questi sacrifici? Si parte dalla scelta per le lampadine a basso consumo, allo spegnimento della tv e della macchina del caffè evitando lo stand-by, all’utilizzo della lavastoviglie e della lavatrice solo a pieno carico. La psicologia, sottolineano i responsabili dell’iniziativa, assume una parte importante del gioco: tenere il passo con il vicino sarebbe quindi motivo sufficiente per ottenere una riduzione del consumo energetico.
Continua a leggere: Il campanilismo di vicinato come arma per l'efficienza energetica
Capita spesso e sempre più frequentemente che gli scienziati si accorgano della stupefacente complessità della natura. Ecco che quindi si ricorre ad una riproduzione in laboratorio di quello che millenni di evoluzione hanno creato. Questa volta le ali delle farfalle sono state studiate per la presenza di micro collettori presenti sulle loro ali.
Alcuni scienziati cinesi e giapponesi hanno ben pensato di sfruttare queste strutture per incrementare le efficienze delle dye sensitized solar cells (DSSC). Queste celle, caratterizzate da bassi costi, presentano di contro una ridotta efficienza che mediamente non supera il 10%. Grazie a questa nuova tecnologia sarà presto possibile superare tale limite (anche se ancora non ci sono dati in merito) e chissà quali ripercussioni avrà sul futuro delle celle solari a basso costo.
Via | Chemistry of Material
Foto | dal sito Chemistry of Material
Secondo Physorg.com, un ricercatore francese è riuscito ad aumentare l’efficienza delle micro-celle a combustibile a metanolo fino al 75% spianando la strada verso la sostituzione delle batterie agli ioni di litio con le micro-celle a combustibile nell’elettronica di consumo, soprattutto nel settore mobile dei vari iPod e Blackberry.
Le micro-celle sarebbero preferibili rispetto alle batterie agli ioni di litio a causa del loro alto potenziale energetico; il risultato della ricerca francese sono state delle celle funzionanti a temperatura ambiente con una densità di potenza di 385 Wh/L, per litro contro le 270 Wh/L, per litro delle batterie agli ioni di litio.
La tecnologia attuale per le micro-celle a combustibile richiede una temperatura di funzionamento di 100 gradi C° o superiore per produrre efficacemente energia. Ovviamente, queste celle dovrebbero operare a temperatura ambiente prima di poter essere adottate nel mercato dell’elettronica di consumo.
Continua a leggere: Micro-celle a combustibile: più vicine a sostituire le normali batterie
Poco tempo fa su Ecoblog trattai di una notizia relativa al lancio commerciale di un gel fotovoltaico brevettato dalla Esco Saving Company di Potenza. In virtù dei numerosi commenti che vennero rilasciati ho cercato qualche notizia più dettagliata sul prodotto e, vi garantisco, non con poche difficoltà. Dal sito ufficiale dell’azienda si apprende infatti che il prodotto non può essere spiegato nei minimi particolari in quanto, proprio per la sua originalità, merita di essere raccontato nei dettagli dagli esperti dell’azienda stessa.
Secondo quanto riferisce il sito web si tratta di un prodotto estremamente efficace in quanto permette di metter su un impianto fotovoltaico senza impianti fissi ed ha inoltre l’enorme vantaggio di poter essere applicato su superfici già esistenti come per esempio lo sono gli infissi. Il prodotto, si apprende quindi, sarebbe capace di fornire in adeguate condizioni, almeno 1 kW di produzione di energia elettrica per unità abitativa.
Il vantaggio più importante sarebbe proprio quello di non dover costruire alcuna superficie esterna alla propria abitazione. Il gel obbliga naturalmente alla realizzazione di un sistema di conduttori per il trasporto della potenza elettrica all’unità d’inverter. Il prodotto in generale permettere un enorme abbattimento dei costi sia dal punto di vista della produzione che del “montaggio”, oltre che permettere un sistema a basso impatto applicativo per quel che riguarda i cavi conduttori del sistema.
Arriva un’importante scoperta sulle microalghe applicabile nel campo delle energie rinnovabili. L’Enea ha infatti messo a punto una nuova varietà della microalga “Chlamydomonas”, capace di illuminarsi e spegnersi grazie all’aggiunta di sali al mezzo di coltura. I ricercatori dell’Enea hanno trasferito in questa alga di acqua dolce il gene della luciferasi, infatti, diversamente ad altre alghe marine, questa non ha luminescenza propria.
Questo gene viene attivato da una sorta di interruttore genetico (detto promotore) ottenuto con l’aggiunta di un sale comune al mezzo di coltura. Aggiungendo poi un secondo sale antagonista l’alga “si spegne” proprio come un interruttore della luce. La quantità di sali necessaria è bassissima, e quindi il costo è compatibile con grossi impianti di coltura.
Queste microalghe convertono l’energia solare con un’efficienza molto più alta rispetto alle piante terrestri e sono in grado di fissare la CO2 proveniente dagli impianti industriali. Contribuiscono pertanto ad una mitigazione dell’effetto serra oltre che essere utilizzate per la produzione di idrogeno e biodiesel. Questa scoperta potrebbe aprire nuove prospettive per quel che riguarda la produzione di biocarburanti da microalghe coltivate su terreni di scarso valore agricolo, senza ripercussioni sul mercato dei prodotti alimentari.
Via | Plosene.org
Foto | Flickr
Si parla spesso dei SUV come di veicoli non particolarmente amici dell’ambiente. Eppure dall’ultimo Motor Show di Detroit arrivano buone notizie in questo senso. E’ stata infatti presentata la concept LRX, anticipatrice di una nuova filosofia tecnico-costruttiva nel settore delle auto a trazione integrale.
Questo veicolo tiene conto della realtà contemporanea in fatto di mobilità e, soprattutto, di compatibilità ambientale. La LRX infatti, oltre che utilizzare abbondantemente materiali leggeri e riciclabili, vanta un sistema di propulsione ibrido diesel-elettrico unito ad una trasmissione, anch’essa elettrica, integrata all’assale posteriore.
Il motore è un quattro cilindri a gasolio due litri, il quale garantisce ulteriori risparmi nei consumi rispetto alle ibride a benzina finora in commercio che migliora l’efficienza energetica del motore contenendo ulteriormente le emissioni di anidride carbonica.
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