Angelo Bonelli, dopo lo sciopero della fame contro una Tv che non informa sui problemi ambientali, riparte all’attacco e conferma che i Verdi hanno diffuso la lista corretta dei siti individuati da Enel per la costruzione delle centrali nucleari: Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Venezia), Caorso (Emilia Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche ), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) o tra Nardò e Manduria, Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia).
In una intervista a San Benedetto Oggi, conferma che anche il piccolo centro della Marche sarà preso in considerazione come sede per una centrale nucleare e spiega come sia venuto in possesso della lista:
Noi siamo in contatto coi Verdi europei e in particolare con i Verdi francesi, perché come si sa la progettazione di nuove centrali nucleari avviene con un accordo tra Enel e Edf (Électricité de France). Lo scorso 19 novembre a Roma i vertici delle due aziende hanno tenuto un incontro e chiuso un accordo sull’elenco dei siti per il nucleare in Italia. Naturalmente non esistono documenti pubblici al riguardo, perché tutto è secretato. Ma grazie ai Vert francesi abbiamo avuto un elenco di possibili città, e tra queste risultava anche San Benedetto.
Spiega Bonelli che il tutto è stato deciso da tempo e che il Governo renderà pubblici i siti individuati solo dopo le regionali:
Innanzitutto continuo a ripetere che nessuno del governo ha smentito le mie dichiarazioni. Che non sono state rilasciate per caso. Lo scorso 5 dicembre l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti alla trasmissione televisiva “Effetto Domino di La7 ha detto che i siti potenziali per installare le centrali nucleari sono stati individuati, ma non li avrebbe rivelati neanche sotto tortura. Il governo e il ministro Scajola tengono questi siti ben chiusi nella cassaforte: prima delle elezioni regionali non ne sapremo nulla.
Via | San Benedetto Oggi, aamterranuova
Foto | Verdi
Insieme al rapporto sui Certificati Verdi, è stato pubblicato nei giorni dal GSE, anche quello sulla situazione del fotovoltaico in Italia. Ebbene, numeri alla mano, emerge che nel nostro Paese si dispone attualmente di una potenza fotovoltaica installata di 815 MW, costiutita da circa 60.000 impianti distribuiti nello stivale.
I seguenti dati ci indicano la situazione nel periodo compreso fra il settembre 2008 e l’agosto 2009. Ed ecco che emerge come le Regioni che più si distinguono in positivo per diffusione di questa tecnologia sono l’Emilia Romagna (in modo particolare per impianti sino a 20 kW), la Basilicata e la Puglia (queste ultime per impianti con una potenza compresa fra i 20 e i 50 kW, mentre la Puglia è leader in solitario anche per le potenze sino a 1 MW). Capitolo Conto Energia.
Il Gse comunica che al gennaio 2009 sono in esercizio 61.874 impianti che hanno avuto accesso al Conto Energia di 813 MW. La considerazione che più balza all’occhio è il fatto che sarebbero appena 2 i MW di potenza installata che non usufruiscono dell’incentivo. Probabilmente si tratta di impianti stand-alone (quindi non connessi alla rete) e di impianti che per diversi motivi (burocratici e/o di cattiva organizzazione dei proprietari degli impianti) hanno perso la possibilità di usufruire dell’incentivo.
Continua a leggere: Il Gse pubblica il nuovo rapporto sul fotovoltaico
Si è appena conclusa la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, tenutasi dal 21 al 29 novembre 2009 che ha condotto l’Italia a fregiarsi della medaglia d’argento tra tutti i 27 paesi dell’UE partecipanti all’iniziativa. Seconda solo alla Francia - con ben 1.100 progetti riportati, su un totale di oltre 2.150 in tutta Europa - il nostro Paese si è distinto con 420 azioni ufficiali patrocinate, fra gli altri, anche dall’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
L’iniziativa è da collocarsi nell’ambito del Programma LIFE+ della Commissione Europea e aveva la finalità principale di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholders e i consumatori sul tema dei rifiuti. La situazione nel vecchio continente, a tal proposito, non è infatti delle più rosee: ad oggi, si stima che il volume complessivo di immondizia urbana prodotta dai paesi dell’Ue ammonti a circa 2,7 miliardi di tonnellate l’anno.
Per 7 giorni, dunque, l’Italia è stata attraversata dalle più svariate modalità di sensibilizzazione e di riduzione dei rifiuti passando agilmente fra mostre d’arte, concorsi, proposte patrocinate dalle scuole (per lo più materne, elementari e medie), ed eventi di piazza. C’è stato posto per tutti, insomma, dalle catene di negozi alle istituzioni pubbliche e private, ai singoli cittadini. La regione che ha fatto registrare il maggior numero di iniziative è stata l’Emilia Romagna, seguita dalla Toscana, prima, e dall’Umbria, poi, mentre sono state soprattutto le amministrazioni pubbliche a promuovere le attività di sensibilizzazione e di recupero, per quasi il 45% del totale delle azioni registrate sul territorio italiano seguite da imprese private e ONG. Meno attive, rispetto forse alle previsioni, sono risultate invece essere le scuole con appena il 7,5% delle attività totali.
Foto | Celva
Che la situazione del settore trasporti nel nostro Paese non sia di quelle viste come “da esempio” a livello internazionale è cosa abbastanza risaputa. A testimonianza di ciò è interessante leggere uno studio recentemente pubblicato, portato avanti da Assicurazioni.it (primo comparatore online di preventivi RC auto e moto) che conferma questo nostro ritardo e il bisogno imminente da parte di tutti gli attori che gravitano nel settore di trovare nuovi soluzioni.
I dati ci indicano che prendendo in considerazione le vetture assicurate negli ultimi sei mesi e immatricolate con doppia alimentazione fin dall’origine, si rileva come solo il 4% delle persone possieda un veicolo con un’alimentazione “ecosostenibile”. Attenzione a questi dati: si sta infatti parlando di una percentuale in cui rientrano anche le auto a motore gpl o metano, quindi se dovessimo solo analizzare le ibride elettriche o le auto totalmente elettriche staremmo parlando di numeri davvero insignificanti.
Insomma questo 4% è costituito si da veicoli a minore impatto ambientale, ma comunque alimentati per lo più da combustibili di origine fossile, gpl e metano appunto. Detto questo è utile segnalare come la situazione non sia comunque delle migliori; a confermare questa tendenza è anche la scarsa diffusione dei distributori di gpl/metano.
L’annuncio promette una vera e propria rivoluzione nel settore fotovoltaico: pirite, o l’oro degli sciocchi, al posto del silicio. La notizia viene data da un gruppo di scienziati della University of California-Berkeley e dalla NLV società svizzera che appunto sta sviluppando pannelli solari a base di pirite, un metallo particolarmente abbondante che darebbe celle solari più sottili e molto, ma molto, meno costose. In teoria, la pirite assorbe più lunghezze d’onda della luce utilizzando una frazione del silicio. In pratica la prestazione si ferma al 3% anche se ora con le nanotecnologie sembra che la fattibilità del progetto possa davvero essere migliorata.
Ha detto Cyrus Wadia uno degli studiosi che segue il progetto per la Berkeley:
Questa analisi è veramente una miscela di fisica dei semiconduttori e analisi economica delle risorse naturali. Oggi se tirassimo fuori tutto l’indio o il silicio avremmo comunque un limite di generazione dell’energia solare.
Riferisce Wadia che le cellule migliori in pirite, per ora, possono convertire solo circa il 3 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica, un numero che non è cambiato molto partire dagli anni ‘80. Ossido di indio e stagno, silicio, arsenides gallio e altri materiali utilizzati per costruire i pannelli solari in grado di raggiungere molte volte che l’efficienza. Perciò Wadia con il suo gruppo di ricerca si è concentrato su altri 23 materiali presenti sulla crosta terrestre.
Ha detto Wadia:
Non possiamo cambiare la geologia della Terra, perciò dobbiamo cercare i materiali più abbondanti, poichè allo stato attuale siamo in grado di mettere a malapena l’energia solare nelle mani di un milione di persone figuriamoci se dovessimo rifornirne 6 miliardi!
La soluzione? Wadia pensa di aver risolto questo problema utilizzando nanocristalli. Manipolando pirite a livello atomico e integrando cadmio è stato possibile aumentare il numero di lunghezze d’onda che la cella solare in pirite è in grado di catturare. Per ora, comunque, i due prototipi di Wadia possono convertire solo l’ 1,6 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica. Wadia non è l’unico scienziato a guardare alla pirite. NLV con la casa automobilistica svedese Koenigsegg ha messo su una concept-car come la Quant che monta strati multipli di celle solari che sono in grado, dichiarano, di convertire il 50 per cento di tutta la luce che li colpisce in energia elettrica.
Via | Discovery
Foto | Regione Emilia Romagna
Continua a leggere: Fotovoltaico, terminerà l'era del silicio e arriverà la pirite?
Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.

Comincia oggi la Settimana Europea della Mobilità, e sono 21 le città che hanno aderito all’appello, per migliorare il clima urbano e la propria responsabilità in ambito di politica ambientale.
Aderisce al completo l’Emilia-Romagna, sono pronte e ricettive alcune città del Nord, mentre al Sud hanno deciso di aderire alla settimana della Mobilità Europea soltanto Napoli e Maglie (LE) e per le isole figura solo Alghero.
L’Europa chiede alle città di impegnarsi ad adottare tecnologie verdi per rendere pulito ed energeticemente efficiente il sistema del trasporto pubblico e di promuovere politiche locali a favore della mobilità ciclabile, sensibilizzando ed informando i cittadini su servizi ed incentivi.
In Italia, l’Emilia Romagna con la sua lunga tradizione legata all’uso delle biciclette ha aderito alla settimana della Mobilità con una pedalata regionale, “Pedalando per Kyoto”, che si terrà il 18 e il 19 settembre ed accoglierà a Bologna gruppi provenienti da tutta la regione.
via | ermesambiente
Continua a leggere: Pedalando per Kyoto, tutti in bici nella settimana europea della Mobilità
La storia che vi racconto è emblematica: 431 lavoratori della Cnh, che produce macchine agricole per conto di Fiat, rischiano il loro futuro a causa della chiusura dello stabilimento. Per ora l’accordo chiuso tra sindacati, Governo e Fiat ha portato a 12 i mesi in cassa integrazione. Ma resta il problema di un sito industriale destinato a produrre macchine agricole che si fermerà.
Vasco Errani governatore della Regione Emilia Romagna che lavora per il recupero delle professionalità e del sito industriale, ha detto:
Si tratta di un sito di 187mila metri quadrati in una zona industriale vicina all’autostrada, in una città servita come Imola. Ci deve essere una proposta industriale rilevante avanzata da Fiat. Oppure da altri, ma siamo realisti e non possiamo dire che anche il nostro territorio non sia in crisi.
Eh già: tra 12 mesi il problema si ripresenterà quando la cigs sarà finita. Una bella idea, però, l’ha avuta, non un politico o un sindacalista, ma Nilo Billi uno dei lavoratori che ha detto:
Siamo disponibili anche a produrre pannelli solari se ci fosse un’azienda interessata a venire qui.
Via | Il Resto del Carlino
Foto | Flickr
L’Emilia Romagna ha approvato ieri uno strumento programmatico, di durata triennale, destinato alla tutela dell’ambiente, facendo leva sui proncipi di conservazione e valorizzazione delle biodiversità, dopo l’allarme lanciato dalla UE.
La Regione ha deciso di destinare 21 milioni di euro per la tutela ambientale. Il programma prevede la nascita e lo sviluppo di 2 parchi regionali, di 2 riserve naturali, di 7 aree protette e 54 destinate al riequilibrio ecologico.
Il programma prevede un’azione di tutela naturalistica amministrativamente più leggera, affidata alle Province e ai Comuni. Inoltre, è prevista un’azione coordinata con le Regioni Toscana e Liguria per sviluppare iniziative comuni di conservazione e promozione dei parchi dell’appennino.
Foto | Flickr
Continua a leggere: In Emilia Romagna approvato il piano triennale per l'ambiente
E’ di questi giorni l’uscita del secondo rapporto sulla mobilità sostenibile nelle principali 50 città in Italia elaborato da Euromobility e Kyoto Club. Dallo studio è emerso che Parma è la città più “eco-mobile” d’Italia, soffiando lo scettro a Bologna vincitrice della prima edizione del rapporto.
L’ambito riconoscimento sarebbe stato raggiunto grazie ad un trasporto pubblico ben organizzato, ad importanti innovazioni nella gestione della mobilità e una quota significativa di auto a basso impatto ambientale. Fra le prime quattro del podio ben quattro città dell’Emilia Romagna, poi nell’ordine Firenze, Venezia, Padova, Torino, Bari, Modena, Ferrara e Genova.
Fanalini di coda nella classifica della mobilità sostenibile, Taranto, L’Aquila, Campobasso. Le 50 città monitorate sono i 20 capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e le città con una popolazione superiore ai 100.000 abitanti. Gli indicatori di cui si è tenuto conto per stilare la classifica sono stati in particolare le innovazioni introdotte per la gestione della mobilità: car sharing, bike sharing, taxi collettivi, piattaforme logistiche per le merci, mobility manager, car pooling.
Continua a leggere: Mobilità sostenibile: la migliore città italiana è Parma