L’Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna ha approvato ieri la delibera che regolamenta la localizzazione degli impianti di produzione di energia elettrica da pannelli fotovoltaici.
Si tratta di uno stralcio delle Linee guida regionali, che ancora si attendono e che conterranno le regole anche per eolico, biomassa, biogas e idroelettrico. Le nuove linee guida non valgono per gli impianti già autorizzati e per quelli attualmente in fase di autorizzazione.
Per il fotovoltaico a terra la Regione prevede ora diverse tipologie di aree, con diversi livelli di tutela in base alla presenza di vincoli di natura paesaggistica e ambientale e alle caratteristiche del territorio.
Per gli impianti fotovoltaici sugli edifici, invece le nuove regole non pongono limiti: i pannelli solari potranno essere installati sugli edifici esistenti purché venga rispettata la normativa di tutela degli immobili storici e di pregio e norme di sicurezza sismica.
Nel caso in cui non si possa installare l’impianto sul tetto lo si potrà fare anche sul suolo, ma fino a 20 KW e solo per l’autoconsumo.
Via | Regione Emilia Romagna
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In Emilia Romagna è in piedi da diversi mesi un’aspra battaglia conto gli 8 inceneritori. Ne è previsto uno nuovo che dovrebbe sorgere a Parma, la città del parmigiano e del prosciutto. Pomo della discordia il dossier Moniter presentato ieri in Regione
Ecco in sintesi cosa dice il portale della Regione Emilia Romagna:
Valori delle emissioni, per quanto riguarda diossine e furani, 100 volte più bassi rispetto ai limiti di legge; per gli idrocarburi policiclici aromatici, 1000 volte inferiori. Per quanto riguarda la natalità, i dati su gemellarità, piccoli per età gestazionale, nati pretermine, basso peso nei nati a termine non presentano differenze significative rispetto a quelli attesi secondo la media regionale per nessuno dei livelli di esposizione. Sulle nascite pretermine, da cui è emerso un modesto effetto nei confronti interni al gruppo, lo studio verrà replicato analizzando il periodo successivo.
Ma Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine dei medici regionale che ha diretto proprio lo studio Moniter legge diversamente i dati raccolti:
Non vi è dubbio come il futuro dello smaltimento dei rifiuti urbani non potrà essere quello dell’incenerimento, perché gli inceneritori non danno garanzia di sicurezza. Questo studio conferma alcuni aspetti. Nessuno studio può essere conclusivo, ma questo dimostra che i nati pretermine sono bambini che nascono prima perché le mamme hanno vissuto vicino agli inceneritori. Quindi c’è una conferma di alcuni esiti.
Perciò sotto tiro è finito Carlo Lusenti, assessore alla Sanità che si è beccato l’ira funesta dei due rappresentanti del Movimento 5 stelle (eh si, iniziano a farsi sentire…) Giovanni Favia e Raffaella Pirini che in un comunicato stampa congiunto dichiarano:
Come Movimento 5 Stelle incalzeremo Lusenti e l’assessore all’ambiente Freda sull’applicazione di serie politiche di riduzione rifiuti e di riciclo, incentivando la raccolta differenziata porta a porta affinché vengano seguite le indicazioni dell’Ordine dei Medici. Invece di cercare di giustificare politicamente l’incenerimento, Lusenti dovrebbe avere un approccio precauzionale come il presidente dell’ordine dei medici Pizza e tenere a mente il commento del professor David Kriebel (University of Massachusetts Lowel) allo studio Cordier del luglio 2010 che di chiara: “suscita serie preoccupazioni lo studio Cordier sui rischi per la salute dovuti alle emissioni d’impianti urbani di incenerimento dei rifiuti.(…) Infatti questi impianti oltre ad essere molto pericolosi per la salute provocano: a) la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire b) contribuiscono al riscaldamento globale c) impediscono la riduzione dei rifiuti ed il riciclaggio, poiché i gestori di tali impianti richiedono fonti sempre maggiori di rifiuti da bruciare.
Impianti fotovoltaici sulle aree delle ex discariche. Un sistema per usare pezzi di territorio che diversamente non avrebbero destinazione d’uso il che porta al doppio vantaggio di poter installare per potenza complessiva oltre 56 MW di impianti e di non usare terreni destinati all’agricoltura, come d’altronde già vietato dalla Regione Piemonte.
L’accordo voluto dalla Regione Emilia Romagna, è stato firmato dagli assessori Giancarlo Muzzarelli e Sabrina Freda, da Graziano Cremonini presidente di Confeservizi Emilia-Romagna, Antonio Gioiellieri direttore Anci regionale e Enrico Manicardi direttore Upi Emilia-Romagna:
Considerando le ex discariche gestite da Hera, Iren (la nuova società nata dalla fusione tra Enia e Iride) ed Aimag, potranno essere realizzati 1 milione 214 mila metri quadri di campi fotovoltaici, per una potenza complessiva degli impianti di 56,5 MW, che permetterà di risparmiare ogni anno circa 13.129 TEP (tonnellate di petrolio equivalenti) ed eviterà l’immissione in atmosfera di 39.224 tonnellate di CO2. I siti potenzialmente interessati per quanto riguarda Hera sono 34 in sei province e 8 per la parte che fa capo a Iren.
Via | Regione Emilia Romagna
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L’oro rosso, il pomodoro, è il protagonista della puntata di Crash in onda il 9 aprile all’una su RaiTre. La storia raccontata prende il via dai fatti di Rosarno.
I pomodori e i prodotti derivati che giungono sulla nostra tavola spesso sono ottenuti attraverso lo sfruttamento del lavoro in agricoltura e a farne le spese migliaia di extracomunitari. L’Emilia Romagna ha sottratto alla Puglia il primato di regione più produttiva, mentre nel tacco d’Italia viene costruito lo stabilimento di trasformazione più grande del Paese. I pomodori continueranno per essere trasformati in passati e pelati arriveranno anche la prossima stagione. Ma a quale prezzo e chi ci guadagna in realtà?
Via | Comunicato stampa
Angelo Bonelli, dopo lo sciopero della fame contro una Tv che non informa sui problemi ambientali, riparte all’attacco e conferma che i Verdi hanno diffuso la lista corretta dei siti individuati da Enel per la costruzione delle centrali nucleari: Monfalcone (Friuli Venezia Giulia), Chioggia (Venezia), Caorso (Emilia Romagna), Fossano e Trino (Piemonte), Scarlino (Toscana), San Benedetto del Tronto (Marche ), Montalto di Castro e Latina (Lazio), Termoli (Molise), Mola di Bari (Puglia) o tra Nardò e Manduria, Scanzano Ionico (Basilicata), Oristano (Sardegna), Palma (Sicilia).
In una intervista a San Benedetto Oggi, conferma che anche il piccolo centro della Marche sarà preso in considerazione come sede per una centrale nucleare e spiega come sia venuto in possesso della lista:
Noi siamo in contatto coi Verdi europei e in particolare con i Verdi francesi, perché come si sa la progettazione di nuove centrali nucleari avviene con un accordo tra Enel e Edf (Électricité de France). Lo scorso 19 novembre a Roma i vertici delle due aziende hanno tenuto un incontro e chiuso un accordo sull’elenco dei siti per il nucleare in Italia. Naturalmente non esistono documenti pubblici al riguardo, perché tutto è secretato. Ma grazie ai Vert francesi abbiamo avuto un elenco di possibili città, e tra queste risultava anche San Benedetto.
Spiega Bonelli che il tutto è stato deciso da tempo e che il Governo renderà pubblici i siti individuati solo dopo le regionali:
Innanzitutto continuo a ripetere che nessuno del governo ha smentito le mie dichiarazioni. Che non sono state rilasciate per caso. Lo scorso 5 dicembre l’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti alla trasmissione televisiva “Effetto Domino di La7 ha detto che i siti potenziali per installare le centrali nucleari sono stati individuati, ma non li avrebbe rivelati neanche sotto tortura. Il governo e il ministro Scajola tengono questi siti ben chiusi nella cassaforte: prima delle elezioni regionali non ne sapremo nulla.
Via | San Benedetto Oggi, aamterranuova
Foto | Verdi
Insieme al rapporto sui Certificati Verdi, è stato pubblicato nei giorni dal GSE, anche quello sulla situazione del fotovoltaico in Italia. Ebbene, numeri alla mano, emerge che nel nostro Paese si dispone attualmente di una potenza fotovoltaica installata di 815 MW, costiutita da circa 60.000 impianti distribuiti nello stivale.
I seguenti dati ci indicano la situazione nel periodo compreso fra il settembre 2008 e l’agosto 2009. Ed ecco che emerge come le Regioni che più si distinguono in positivo per diffusione di questa tecnologia sono l’Emilia Romagna (in modo particolare per impianti sino a 20 kW), la Basilicata e la Puglia (queste ultime per impianti con una potenza compresa fra i 20 e i 50 kW, mentre la Puglia è leader in solitario anche per le potenze sino a 1 MW). Capitolo Conto Energia.
Il Gse comunica che al gennaio 2009 sono in esercizio 61.874 impianti che hanno avuto accesso al Conto Energia di 813 MW. La considerazione che più balza all’occhio è il fatto che sarebbero appena 2 i MW di potenza installata che non usufruiscono dell’incentivo. Probabilmente si tratta di impianti stand-alone (quindi non connessi alla rete) e di impianti che per diversi motivi (burocratici e/o di cattiva organizzazione dei proprietari degli impianti) hanno perso la possibilità di usufruire dell’incentivo.
Continua a leggere: Il Gse pubblica il nuovo rapporto sul fotovoltaico
Si è appena conclusa la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti, tenutasi dal 21 al 29 novembre 2009 che ha condotto l’Italia a fregiarsi della medaglia d’argento tra tutti i 27 paesi dell’UE partecipanti all’iniziativa. Seconda solo alla Francia - con ben 1.100 progetti riportati, su un totale di oltre 2.150 in tutta Europa - il nostro Paese si è distinto con 420 azioni ufficiali patrocinate, fra gli altri, anche dall’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
L’iniziativa è da collocarsi nell’ambito del Programma LIFE+ della Commissione Europea e aveva la finalità principale di sensibilizzare le istituzioni, gli stakeholders e i consumatori sul tema dei rifiuti. La situazione nel vecchio continente, a tal proposito, non è infatti delle più rosee: ad oggi, si stima che il volume complessivo di immondizia urbana prodotta dai paesi dell’Ue ammonti a circa 2,7 miliardi di tonnellate l’anno.
Per 7 giorni, dunque, l’Italia è stata attraversata dalle più svariate modalità di sensibilizzazione e di riduzione dei rifiuti passando agilmente fra mostre d’arte, concorsi, proposte patrocinate dalle scuole (per lo più materne, elementari e medie), ed eventi di piazza. C’è stato posto per tutti, insomma, dalle catene di negozi alle istituzioni pubbliche e private, ai singoli cittadini. La regione che ha fatto registrare il maggior numero di iniziative è stata l’Emilia Romagna, seguita dalla Toscana, prima, e dall’Umbria, poi, mentre sono state soprattutto le amministrazioni pubbliche a promuovere le attività di sensibilizzazione e di recupero, per quasi il 45% del totale delle azioni registrate sul territorio italiano seguite da imprese private e ONG. Meno attive, rispetto forse alle previsioni, sono risultate invece essere le scuole con appena il 7,5% delle attività totali.
Foto | Celva
Che la situazione del settore trasporti nel nostro Paese non sia di quelle viste come “da esempio” a livello internazionale è cosa abbastanza risaputa. A testimonianza di ciò è interessante leggere uno studio recentemente pubblicato, portato avanti da Assicurazioni.it (primo comparatore online di preventivi RC auto e moto) che conferma questo nostro ritardo e il bisogno imminente da parte di tutti gli attori che gravitano nel settore di trovare nuovi soluzioni.
I dati ci indicano che prendendo in considerazione le vetture assicurate negli ultimi sei mesi e immatricolate con doppia alimentazione fin dall’origine, si rileva come solo il 4% delle persone possieda un veicolo con un’alimentazione “ecosostenibile”. Attenzione a questi dati: si sta infatti parlando di una percentuale in cui rientrano anche le auto a motore gpl o metano, quindi se dovessimo solo analizzare le ibride elettriche o le auto totalmente elettriche staremmo parlando di numeri davvero insignificanti.
Insomma questo 4% è costituito si da veicoli a minore impatto ambientale, ma comunque alimentati per lo più da combustibili di origine fossile, gpl e metano appunto. Detto questo è utile segnalare come la situazione non sia comunque delle migliori; a confermare questa tendenza è anche la scarsa diffusione dei distributori di gpl/metano.
L’annuncio promette una vera e propria rivoluzione nel settore fotovoltaico: pirite, o l’oro degli sciocchi, al posto del silicio. La notizia viene data da un gruppo di scienziati della University of California-Berkeley e dalla NLV società svizzera che appunto sta sviluppando pannelli solari a base di pirite, un metallo particolarmente abbondante che darebbe celle solari più sottili e molto, ma molto, meno costose. In teoria, la pirite assorbe più lunghezze d’onda della luce utilizzando una frazione del silicio. In pratica la prestazione si ferma al 3% anche se ora con le nanotecnologie sembra che la fattibilità del progetto possa davvero essere migliorata.
Ha detto Cyrus Wadia uno degli studiosi che segue il progetto per la Berkeley:
Questa analisi è veramente una miscela di fisica dei semiconduttori e analisi economica delle risorse naturali. Oggi se tirassimo fuori tutto l’indio o il silicio avremmo comunque un limite di generazione dell’energia solare.
Riferisce Wadia che le cellule migliori in pirite, per ora, possono convertire solo circa il 3 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica, un numero che non è cambiato molto partire dagli anni ‘80. Ossido di indio e stagno, silicio, arsenides gallio e altri materiali utilizzati per costruire i pannelli solari in grado di raggiungere molte volte che l’efficienza. Perciò Wadia con il suo gruppo di ricerca si è concentrato su altri 23 materiali presenti sulla crosta terrestre.
Ha detto Wadia:
Non possiamo cambiare la geologia della Terra, perciò dobbiamo cercare i materiali più abbondanti, poichè allo stato attuale siamo in grado di mettere a malapena l’energia solare nelle mani di un milione di persone figuriamoci se dovessimo rifornirne 6 miliardi!
La soluzione? Wadia pensa di aver risolto questo problema utilizzando nanocristalli. Manipolando pirite a livello atomico e integrando cadmio è stato possibile aumentare il numero di lunghezze d’onda che la cella solare in pirite è in grado di catturare. Per ora, comunque, i due prototipi di Wadia possono convertire solo l’ 1,6 per cento della luce che li colpisce in energia elettrica. Wadia non è l’unico scienziato a guardare alla pirite. NLV con la casa automobilistica svedese Koenigsegg ha messo su una concept-car come la Quant che monta strati multipli di celle solari che sono in grado, dichiarano, di convertire il 50 per cento di tutta la luce che li colpisce in energia elettrica.
Via | Discovery
Foto | Regione Emilia Romagna
Si potrebbe definire la rivolta delle Regioni, intese come enti amministrativi: Toscana, Piemonte, Calabria, Emilia Romagna e Liguria, a cui nelle ultime ore si è aggiunto anche il Lazio hanno impugnato la Costituzione e hanno deciso che nessuna centrale nucleare potrà essere costruita sul loro territorio senza il consenso dei cittadini. In discussione, ci sarebbe, il Titolo V che regolamenta l’autonomia degli enti locali che sarebbero scavalcati dall’ingerenza statale in materia nucleare.
Filiberto Zaratti Assessore all’Ambiente della Regione Lazio spiega:
Entrando più nello specifico, l’articolo 120 , individua in maniera tassativa i casi in cui il Governo può esercitare i suoi poteri sostitutivi nei confronti delle regioni e degli enti locali che sono: il mancato rispetto di norme e trattati internazionali, e della normativa comunitaria; il pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica; la tutela dell’unità giuridica, economica e dei livelli essenziali delle prestazioni relative a diritti civili e sociali essenziali, come quelli della sanità. Esclusi i primi due casi che nulla hanno a che fare con l’energia, mi sembra difficile che la localizzazione di una centrale nucleare, in quanto infrastruttura strategica nazionale, possa farsi rientrare così semplicemente nell’ambito della tutela dell’unità economica o dei livelli essenziali dei servizi, dimenticando che il governo del territorio è affidato alla Regione e che l’assenso regionale a qualsiasi localizzazione non è momento eludibile. Tra l’altro il potere sostitutivo si esercita in relazione a specifici atti amministrativi e qui proprio non si capisce come e in relazione a quali atti il Governo possa sostituire la Regione e gli enti locali. La forzatura fatta dal Governo in materia di nucleare con questa legge, solleva quindi forti dubbi circa la costituzionalità della norma.