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Tutti gli articoli con tag emissioni di co2

BioLite, fornello a legna con porte USB per ricaricare i cellulari

pubblicato da Marina

Nel mondo quasi tre miliardi di persone usano legna o carbone per cucinare. L’impatto sull’ambiente è devastante: il 14% delle emissioni di CO2 è attribuibile a questa pratica. Perciò nasce BioLite, piccolo fornello per biomasse che grazie alla tecnologia consente di consumare il 50% di legna in meno e di abbassare del 90% le emissioni di CO2. Integrate anche porte USB che forniscono energia per ricaricare i diversi device elettronici.

L’idea è stata poi estesa a una versione più leggera che ha preso il nome di BioLite Campstove, da usare in campeggio o comunque all’aria aperta al prezzo di 129 dollari. L’idea di base è sì fornire calore e fuoco per un piccolo fornello ma sopratutto di convertirli in elettricità per ricaricare telefonini, luci LED e Gps.

Via | MarcelGreen, BioStove

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La mobilità del futuro vista dai costruttori di automobili

pubblicato da Marina

mobilità sostenibile

KPGM ha pubblicato i risultati di un sondaggio internazionale sull’efficienza energetica delle autovetture e sulla loro futura adattabilità ecologica e sostenibile ma in un ambiente sempre più urbanizzato. La ricerca è stata richiesta dalle industrie automobilistiche che si interrogano su quale dovrà essere l’auto del futuro. A leggere i risultati si capisce che gli interessi dell’industria sono molto lontani dalle necessità dei consumatori e ancor di più da quelli dell’ambiente. Sopratutto per i più giovani, nonostante gli spot martellanti e cretini (rompi le regole, vogliamo spendere sfacciatamente di più…e altre amenità simili) la necessità è sì avere un veicolo ma sopratutto, come per i telefonini, contano molto i servizi inclusi che sono poi quelli che fanno la differenza e orientano gli acquisti. Non è necessario, poi, che il veicolo sia di esclusiva proprietà, vanno bene anche soluzioni come il leasing o il car-sharing.

Lo studio vede a confronto dunque le risposte dei dirigenti dell’industria dell’auto e dei clienti. I primi hanno sostenuto che un miglioramento del motore a combustione resta la pista più promettente proprio per migliorare l’efficienza energetica dei veicoli e ridurre le emissioni di CO2. A lungo termine le vetture elettriche saranno un fattore di differenziazione importante e suscettibile nel discriminare la competitività. Ma lo studio conferma la grande incertezza dei costruttori riguardo le tecnologie che ci forniranno la mobilità nel 2025. Le incertezze riguardano anche la rapidità di evoluzione di un mercato che volge verso le tecnologie dell’elettrico. Sui mercati l’introduzione di nuove tecnologie sembra facilitata dai vincoli ambientali legati alla forte urbanizzazione e alla crescita di un grande timore per la dipendenza dalle energie fossili. Rispetto a tutte queste incertezze i veicoli ibridi appaiono, al 65% dei dirigenti come una transizione ideale verso soluzioni più evolute di ibridi ricaricabili o veicoli che funzionano esclusivamente a batteria elettrica.

Il mercato dovrà egualmente adattarsi all’evoluzione degli stili di vita. Difatti ai giovani cittadini interessa sempre meno la piena proprietà del veicolo ma di contro vogliono un maggior numero di servizi. Così il 30% degli intervistati suggerisce ai costruttori di proporre piuttosto che autovetture in vendita, l’affitto o infrastruttire integrate, trasporto pubblico ecc.

Via | Actu-Environnement
Foto | Flickr

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Breve guida al riscaldamento domestico tra biomasse vegetali e combustibili fossili

pubblicato da Olivia

pellets di legno

L’offerta di svariati impianti per il riscaldamento domestico, ampliatesi negli ultimi anni, ha reso la questione, per chi deve scegliere l’impianto da installare ed il combustibile da utilizzare, ingarbugliata. Una cosa è certa invece: trovare soluzioni efficaci a costi contenuti, parallelamente alla riduzione delle emissioni inquinanti.

Queste ultime sembrano aver invertito la rotta nel periodo successivo agli accordi di Kyoto: EurActiv afferma infatti che i Paesi firmatari del protocollo di Kyoto hanno prodotto il 7,5% di gas serra in meno nel periodo successivo all’accordo sino al 2010. Il problema delle emissioni inquinanti, concentrazioni di particolato e ozono, non è però terminato, lo ha dimostrato il Summit di Durban, conclusosi con un nuovo progetto, un nuovo trattato vincolante per ridurre le emissioni di gas serra entro il 2015.

Ora, se pensiamo ai combustibili utilizzati e ai sistemi installati dovremmo avere chiare le seguenti informazioni: oltre il 70% dei sistemi utilizzati per il riscaldamento, tra stufe tradizionali a legna e camini hanno una bassissima efficienza, oltre che essere le sorgenti inquinanti per l’uomo con alti livelli di monossido di carbonio e composti organici volatili.

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Clini: dal 2012 Ecotasse per le rinnovabili. Intende il carbone?

pubblicato da Marina

carbone, crollano i prezzi

Carbone e rinnovabili è un ossimoro per carità. Ma senza voler fare fantapolitica e mettendo assieme un po’ di dichiarazioni fatte da Corrado Clini ministro per l’Ambiente e l’attuale collasso del prezzo del carbone un brivido di terrore mi percorre quando annuncia:

In sede europea e in Italia si deciderà presto un quadro di incentivi e di ecotasse a favore di un’energia più pulita. La scelta spetterà ai Consigli europei dei ministri che si occupano di ambiente, finanze (Ecofin) e competitività; in Italia dovranno lavorare insieme i ministeri di Ambiente, Economia e finanze, Sviluppo economico. Chi produce o consuma in modo rispettoso per l’ambiente avrà un vantaggio economico competitivo; l’aggravio per chi non saprà innovare darà i fondi per finanziare e incentivare l’innovazione.

Si ho terrore perché a decidere sulle energie rinnovabili sarà l’economia e poi perché proprio qualche giorno prima lo stesso Clini spiegava che la cattura e stoccaggio di Co2 sono una tecnologia su cui puntare. Piace la tecnologia affatto matura anche all’Europa e a Enel, per inciso proprio nella centrale Federico II, tra i 50 impianti industriali più inquinanti d’Europa.

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Fallimento Durban, con Kyoto2 si salvano le apparenze ma non il clima

pubblicato da Marina

Durban e i suoi accordi sul clima sono stati un  fallimento

La follia planetaria che si è appena rappresentata a Durban si è conclusa. Per 15 giorni 17mila delegati di governo e ONG in rappresentanza di 190 paesi hanno non si sa bene fatto cosa se alla fine di tutto questo circo la risposta è stata: riparliamone nel 2015. Nel mentre i delegati sono saliti a bordo di migliaia di aerei spandendo ulteriormente quell’inquinamento che tanto si cerca di contrastare. Con calma però.

L’intesa a Durban in merito agli accordi di riduzione delle emissioni di CO2 arriva oltre l’extremis: ben 36 ore dopo la chiusura dei negoziati. Un vero e proprio atto di diplomazia internazionale targato Unione europea che non costringe la stampa a mettere la parola fallimento nei titoli e che lascia aperto uno spiraglio, ma piccolo piccolo di discussione. In sostanza se ne riparlerà nel 2015 con il nuovo Protocollo di Kyoto 2 che entrerà in vigore dal 2020. Di fatto l’accordo racchiude una sfilza di promesse di riduzione delle emissioni. Promesse appunto che non è detto si traducano in azioni in grado di contenere entro 2 gradi centigradi il riscaldamento globale del Pianeta.

Il protocollo di Kyoto, adottato nel 1997 e in vigore dal 2005, è ad oggi il solo trattato internazionale sui cambiamenti climatici. Imposta gli obiettivi per la riduzione dei gas a effetto serra (GHG) per circa 40 paesi industrializzati, con l’eccezione degli Stati Uniti che non lo hanno ratificato così come Cina, India e Brasile. I paesi in via di sviluppo, per la verità non furono proprio inclusi mentre nel frattempo si sono sviluppate le economie dei BRIC ossia paesi dalle economia in forte espansione e che non vogliono essere penalizzati dagli accordi di riduzione delle emissioni. Perché ricordo il binomio caro ai Paesi industrializzati: più emissioni di gas serra=più produzione di merci. La crescita dei BRIC è sostenuta da tanta energia a basso costo: per ora quella più inquinante perché ottenuta dal carbone.

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Obama peggio di Bush: poco ambiente e molte lobby del petrolio

pubblicato da Marina

Obama ascolta troppo le lobby del petrolio, addio alla politica ambientalista

Altro che politica green e a tutela dell’ambiente! Il Presidente Obama ascolta e segue le indicazioni delle lobby del petrolio e del carbone esattamente come il suo predecessore George Bush Jr. Infatti nei suoi quasi tre anni di mandato presidenziale ha seguito per l’81% le indicazioni dell’ OIRA -Office of information and regulatory Affairs, l’ufficio delle lobby alla Casa Bianca. Questo il quadro dipinto dal rapporto Behind the doors at the White House e redatto dal Center for progressive Reform.

Il punto è che oltre il 65% dei 5mila e passa lobbisti che bazzicano nell’OIRA appartiene alle industrie. Dunque ecco spiegato perché Mr. Obama ad un certo punto della sua presidenza ha iniziato a ascoltare i tanti consiglieri lobbisti e ha approvato le trivellazioni in Alaska; l’oleodotto Keystone XL; il rinvio a Durban degli accordi sulla riduzione di emissioni di CO2. Giusto per citare alcune delle iniziative contro l’ambiente, fatto che sta scatenando le tante delusioni di chi invece ha creduto, votandolo, che una green revolution sarebbe stata possibile.

Foto | White House

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La Teoria dei giochi per risolvere lo stallo degli accordi sulle emissioni di CO2

pubblicato da Nestor Carnevali


Gli eterni, ed inutili, incontri organizzati dalle Nazioni Unite per cercare di trovare un benedetto accordo per la riduzione delle emissioni di CO2 potrebbero essere risolti in un modo molto semplice: interrompendo le pratiche virtuose anche in quei paesi che hanno preso sul serio a cuore il problema e si stanno impegnando per ridurle veramente. Per la serie “quando si gratta il fondo” arriva anche uno studio di alcuni accademici tedeschi che, applicando in maniera semplicistica la Teoria dei giochi, sostengono sia questa l’unica soluzione.

L’idea è questa:”visto che alcuni paesi si rifiutano di rispettare e sottoscrivere impegni per la riduzione delle emissioni, ma nel contempo godono dei vantaggi prodotti dai comportamenti virtuosi di altri paesi sono proprio quest’ultimi a dover interrompere le loro pratiche virtuose per generare una risposta positiva anche nei paesi più restii“.

L’intera tesi si poggia su un presupposto fondamentale: che ai paesi riluttanti interessi sul serio il problema delle emissioni di CO2, ma che non vogliano investire denaro per raggiungere l’obiettivo e preferiscano godere dei vantaggi generati dai comportamenti di quei pochi che ci stanno lavorando sul serio. Provocare una spirale negativa sarebbe la soluzione che porterebbe ad una reazione con una nuova assunzione di responsabilità? Una pia illusione.

Via | The Guardian

Secondo l'EPIA nel 2013 l'energia solare può costare già come quella convenzionale

pubblicato da Nestor Carnevali


Già nel 2013 l’energia fotovoltaica potrebbe costare quanto quella prodotta da fonti convenzionali, con l’Italia in testa. La conclusione di uno studio sui mercati dei principali paesi europei pubblicato dalla EPIA (Associazione europea delle industrie del fotovoltaico) è convinto che l’energia solare sia già oggi più conveniente di quanto pensano in molti, troppi, compresi alcuni dei leader politici più influenti del vecchio continente.

Il traguardo della piena parità di costi di produzione dell’energia fra i combustibili fossili e il solare nel 2020 sarebbe più a portata di mano di quanto immaginato. Negli ultimi 20 i costi di produzioni del fotovoltaico sono diminuiti costantemente, ma hanno la potenzialità di scendere di un altro 50% entro la fine del decennio, ma secondo l’EPIA l’energia elettrica fotovoltaica potrebbe costare dagli 8 ai 18 cent per KWh entro il 2020.

Già oggi in Germania produce dal carbone a 9 cent di euro e questo costo è previsto in salita grazie alle normative ambientali più stringenti e ai costi per le emissioni di CO2. Il presidente di Epia, Ingmar Wilhelm, è convinto e parla di “esempio italiano da seguire“:

Già oggi, l’elettricità fotovoltaica è più conveniente di quanto molti pensino. Nei prossimi anni lo sarà ancora di più grazie alla tecnologia in costante miglioramento e le economie di scala. Il prezzo di energia elettrica da fonti convenzionali aumenta, solare fotovoltaico diventerà parte pienamente concorrenziale del mix energetico. Il passaggio all’energia solare fotovoltaica non è solo un’opzione auspicabile per il raggiungimento dei nostri obiettivi energetici e ambientali, è anche un obiettivo realistico e competitivo, creando oggi le condizioni per lo sviluppo del fotovoltaico, possiamo garantire che rispetti la sua promessa di un ambiente pulito, fonte di energia sicura e infinitamente rinnovabile e una parte importante del mix energetico europeo.

Via | BusinessGreen

USA contro l'Europa per la tassa sulle emissioni delle compagnie aeree

pubblicato da Nestor Carnevali


Dal 1 gennaio 2012 l’Unione Europea ha intenzione di imporre anche alle compagnie aeree americane che operano nel vecchio continente la stessa regolamentazione sulla riduzione delle emissioni di CO2 che viene “subita” dalle compagnie europee. American Airlines, Delta, US Airways e le altre che operano con voli da e per l’Europa dovranno scegliere fra le solita (discutibile) alternativa: far scendere in un anno le emissioni del 3% rispetto ai valori medi 2004-2006 oppure pagare e comprare i soliti “certificati verdi”.

Le compagnie americane sono imbufalite e sostengono che questa imposizione rischia di far costare in media 57 dollari in più un volo da New York a Londra, ma il ricorso alla Corte Europea non ha avuto esito positivo e la scadenza del 1 gennaio si avvicina inesorabile. Il maggior costo è stimato a regime in 3 miliardi di dollari nel 2020, un obolo che gli americani speravano di potersi risparmiare, nonostante le tratte da e per l’Europa siano un’importante voce nei loro ricavi.

La presa di posizione europea sta creando tensioni anche a livello diplomatico, lo dimostrano le parole di Wendell Albright, direttore del Dipartimento che si occupa dei rapporti fra stato federale e compagnie:

L’Unione Europa sta imponendo questa regolamentazione alle compagnie americane senza il nostro consenso. Nel rispetto dei limiti delle emissioni dovremmo decidere noi le azioni appropriate per le nostre compagnie.

L’UE non ha alcuna intenzione di cedere, al contrario. Chiarissima in questo senso Connie Hedegaard, commissario dell’Unione:

In Europa stiamo provando a fare qualcosa con i cambiamenti climatici, ora abbiamo obiettivi di riduzioni delle emissioni settore per settore. Includono l’industria, includono i produttore di energia, perché non dovrebbero includere le compagnie aeree?

[Via | NYT]

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Se mangi male e troppa carne rossa danneggi l'ambiente

pubblicato da Marina

la doppia piramide alimentare

Dimmi come mangi e ti dirò se rispetti l’ambiente. Potrebbe essere questo il senso dello studio presentato dal Barilla Center for Food & Nutrition al convegno Alimentazione e ambiente: un pianeta migliore per i nostri figli che si è tenuto a Roma . A mangiare scombinato sono sopratutto i bambini, per cui è solo l’1% che si nutre in maniera adeguata: frutta e verdura in abbondanza e grassi e zuccheri complessi ridotti al minimo. E perché mangiare male influisce non solo sul peso (e sulla salute) ma anche sull’ambiente?
Spiega Alternativa Sostenibile:

Il Global Footprint Network (Gfn) ha poi calcolato l’impronta ecologica derivata dai consumi alimentari di un cittadino che vive in un Paese ad alto reddito: servono circa 60 metri quadrati in media a livello globale per soddisfare le attuali esigenze alimentari (42 per un italiano medio).Inoltre, confrontando due menù giornalieri equilibrati dal punto di vista nutrizionale, un menù a base di proteine animali derivanti soprattutto dalla carne ha un impatto due volte e mezzo superiore rispetto a quello vegetariano: 42 rispetto a 16.

Ma non sono solo gli ingredienti ad avere un determinato impatto sull’ambiente, ma anche i metodi di cottura. Per ridurre del 7% le emissioni di CO2, pari a 30g basta usare mezzo litro di acqua in meno per cuocere mezzo chilo di pasta su un fornello a gas. Calcolate qui quanto la vostra dieta sia sana per voi e per l’ambiente.

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