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Tutti gli articoli con tag emissioni di gas

Laks - Il convegno a Reggio Emilia il 14 ottobre

pubblicato da Nestor Carnevali


Saranno presentati il 14 ottobre prossimo, in un convegno internazionale a Reggio Emilia, i risultati di Laks (Local Accountability for Kyoto goalS), un progetto realizzato dalla città emiliana insieme a Padova, Girona e Bydgoszcz in collaborazione con ARPA Emilia Romagna all’interno del programma LIFE+ Ambiente della Commissione Europea. Il progetto aveva lo scopo di fornire alle municipalità gli strumenti per misurare, e in prospettiva ridurre, le emissioni climalteranti (non soltanto di CO2).

Fra gli ospiti del convegno, condotto dalla conduttrice Tessa Gelisio, ci saranno Antonio Lumicisi (Ministero Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare), Paolo Rotelli (Taskforce internazionale per l’attuazione del Protocollo di Kyoto) e sindaci, amministratori e tecnici delle quattro città partner. I tre anni di Laks hanno permesso di mettere a punto un software gratuito che consente di misurare, partendo dai consumi energetici, l’impatto in termini di emissioni di un territorio cittadino.

Dopo aver inventariato le emissioni di gas serra (con la collaborazione di enti privati) i quattro comuni hanno potuto approvare un piano d’azione con misure concrete per la riduzione. A Reggio Emilia è stato approvato un piano articolato in 46 iniziative che consentiranno la riduzione di CO2 del 21,9% entro il 2020, ma anche Padova e Girona hanno fatto lo stesso con Bydgoszcz che si è attestata al 18,7% di riduzione.

[Via | Comune di Reggio Emilia]

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Groenlandia: 15% dei ghiacci persi in 12 anni? Scoppia la polemica

pubblicato da Nestor Carnevali


Cambiamenti climatici, ghiacci che si sciolgono: argomenti correlati nella percezione dell’opinione pubblica, ma inevitabilmente al centro di polemiche fra scienziati e ricercatori. L’ultima occasione deriva dalla presentazione della 13° edizione del prestigioso Times Atlas, l’atlante del quotidiano inglese The Times. Il punto forte della comunicazione in vista della pubblicazione era stato semplice e diretto: dal 1999, anno di uscita della 10° edizione, ad oggi la Groenlandia ha perso il 15% della sua superficie ricorda da ghiacci.

Nessun riferimento diretto alle responsabilità - non è stato detto che questo scioglimento era colpa delle emissioni di gas serra, per essere chiari - ma il dato nudo e crudo messo lì. La prudenza non è bastata, evidentemente, perché nel mondo accademico del Regno Unito non tutti sono d’accordo con le cifre. La tesi è che, semplicemente, non sia affatto vero.

I ricercatori dello Scott Polar Research Institute sostengono che, se è vero che i ghiacci si stanno ritirando, questo calo non supera lo 0,1% del totale negli ultimi 12 anni, almeno se si considera i loro confini (sullo spessore c’è maggiore prudenza):

Una diminuzione del 15% a copertura di ghiaccio permanente, dalla pubblicazione del precedente atlante 12 anni fa, è sia errata sia fuorviante. Numerosi ghiacciai si sono ritirati negli ultimi dieci anni, è vero, ma non al ritmo indicato. Le più recenti immagini satellitari immagini satellitari della Groenlandia chiariscono che ci sono ancora numerosi ghiacciai e copertura di ghiaccio permanente proprio nelle aree in cui il Times Atlas sostiene siano emerse nuove terre.

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Greenpeace contro i biocarburanti: sono peggio dei combustibili fossili

pubblicato da Peppe Croce

Greenpeace contro i biocarburanti: sono peggio dei combustibili fossili

Se l’Europa dovesse rispettare i suoi propositi in fatto di biocarburanti una superficie di terreno pari a quella dell’intera Irlanda verrebbe convertito a coltivazioni energetiche. E’ l’ultimo allarme di Greenpeace sui biocarburanti contenuto nel dossier “Biocarburanti: l’impatto delle strategie UE. Quando bio non è sinonimo di verde” realizzato in collaborazione con altre associazioni ambientaliste.

Molte, a dire il vero: ActionAid, Bird Life International, Client Earth, European Environmental Bureau, Fern, Friends of the Earth Europe, Wetlands International, Transport & Environment. Tutte vogliono lo stop ai biocarburanti perché se realmente nel 2020 l’Europa dovesse arrivare alla miscelazione di almeno il 9,5% di biocarburanti in ogni serbatoio il territorio verrebbe stravolto.

Le associazioni forniscono un po’ di numeri: tra 41.000 e 69.000 km² di ecosistemi naturali verrebbero convertiti in piantagioni. E 69.000 km² sono pari alla superficie dell’Irlanda, a due volte la superficie del Belgio, a tutta la superficie agricola della Spagna. Tutto trasformato in un deserto verde di piantagioni oleose.

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Giappone: per ridurre le emissioni tutti a letto presto

pubblicato da Simone Muscas

DormireDi iniziative particolari per combattere i cambiamenti climatici ne abbiamo trattate tante, questa che arriva dal Giappone è però decisamente fuori dall’ordinario. Il Ministero dell’Ambiente locale ha infatti lanciato una singolare campagna che invita ad andare a letto prima la sera al fine di limitare le emissioni di gas serra.

L’esortazione tuttavia, contrariamente a quanto si possa pensare, non è semplicemente uno slogan, dato che rientra in un programma ecologico ben più ampio denominato Challenge 25%(Morning Challenge è invece il nome specifico di quest’iniziativa). In particolare i cittadini vengono invitati ad anticipare di un’ora la sveglia al mattino e andare a dormire prima la sera: in questo modo si può meglio sfruttare la luce naturale riducendo perciò i consumi di energia elettrica.

Secondo alcune stime, una famiglia con abitudini normali che deciderà di aderire alla campagna seguendo i consigli sullo stile di vita (disponibili sul sito del ministero), potrebbe ridurre il proprio contributo di CO2 fino a 85 chili per la sola illuminazione. Possibilità di successo? Dalle stime non è dato sapere, anche se, per quanto l’aspetto culturale del Paese nipponico sia ben distante dal nostro, mi rimangono numerosi dubbi sulle possibilità di riuscita.

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Emissioni CO2: l'Europa è già a metà dell'opera. Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?

pubblicato da Simone Muscas

Emissioni CO2Secondo il report dell’Unione Europea sulle emissioni di gas serra messo a punto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (Eea) è dimostrato come vi sia stato un netto calo delle emissioni di CO2 per l’anno 2008. Queste, per quel che riguarda i 27 Paesi membri, avrebbero segnato un 11,3% sotto il livello registrato nel 1990, mentre per l’Europa dei 15 si sarebbe raggiunta una riduzione del 6,9% comparata allo stesso periodo di riferimento.

Il report dice che l’Europa è sulla buona strada per raggiungere i suoi target di riduzione delle emissioni con le sole misure di politica interna. Secondo il direttore della Eea a determinare quest’aspetto sarebbero state le scelte politiche adottate dai Paesi membri. Secondo altri esperti è certo che il report per il 2009 avrà un bilancio ancora più roseo; tuttavia a pesare in questa situazione non sarà tanto la strada maestra imboccata dagli Stati membri verso uno sviluppo più sostenibile (che avrebbe comunque un peso significativo) quanto la recessione economica.

Ancor più in particolare ne verrà fuori che il fattore determinante sarà la combinazione dei prezzi alti di carbone e carbonio accompagnata da un calo di quelli del gas naturale che avrebbe portato i produttori di energia elettrica e termoelettrica a ridurre le proprie emissioni di gas serra nel 2008. Con le emissioni del 2008 così basse l’Europa avrebbe così già raggiunto più della metà del target di riduzione del 20% entro il 2020.

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Per la Fao l'industria lattiero-casearia è responsabile del 4% delle emissioni di gas serra

pubblicato da missunderstanding

industria lattiero casearia

Secondo il rapporto della Fao sulle emissioni di gas serra da parte dei diversi settori produttivi legati all’industria alimentare, il settore lattiero-caseario è responsabile del 4% delle emissioni globali di gas serra, e la maggior parte delle emissioni è da attribuire alla fase di produzione.

Il rapporto della Fao, basato sui dati del 2007, ha analizzato in collaborazione con l’IDF le emissioni di gas serra dell’industria lattiero-casearia nei processi di produzione, lavorazione e trasporto del latte e dei latticini, così come le emissioni da attribuire alla produzione di carne proveniente da animali che hanno parte nella catena produttiva di latte e derivati.

Il settore emette circa il 4% dei gas serra delle emissioni globali, ma eliminando la produzione di carne e calcolando solo le emissioni direttamente derivanti dalla produzione di latticini, le emissioni sono pari al 2,7%.

Il rapporto della Fao sulle emissioni dell’industria lattiero-casearia è parte di uno studio più ampio su come limitare le emissioni di gas serra nei vari settori dell’industria, che verrà pubblicato nel 2011.

Foto | Flickr

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Clima Gate, dall'Ue fiducia agli scienziati. E si inizia a parlare delle emissioni dell'agricoltura

pubblicato da Peppe Croce

L'Ue difende gli scienziati dell'Ipcc

L’ufficio stampa dell’Unione europea ha diffuso oggi il documento di sintesi contenente le conclusioni del Consiglio sul vertice di Copenhagen dello scorso dicembre. Si tratta, in pratica, di un sunto delle principali posizioni dell’Unione in fatto di cambiamenti climatici e obbiettivi a medio-lungo termine per ridurre il riscaldamento globale.

Che a Copenhagen non si sia ottenuto un granché ormai lo sanno tutti. Interessante, però, la lettura della posizione comune europea su alcuni argomenti, specialmente sul “clima gate“. Bruxelles, in buona sostanza, difende gli scienziati dell’Ipcc ed esprime la sua fiducia nel loro lavoro confidando che i piccoli errori fatti possano essere presto corretti. Nel testo, infatti, si legge che il Consiglio

PONE IN RILIEVO il suo pieno e costante sostegno al Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) che, grazie alle sue solide ed efficaci valutazioni scientifiche sul cambiamento climatico contribuisce all’approfondimento della nostra comprensione del cambiamento climatico; PRENDE ATTO del fatto che è stato segnalato un numero ristretto di imprecisioni; È CONVINTO che l’IPCC offra la più autorevole e completa procedura di valutazione delle conoscenze scientifiche esistenti in materia di cambiamenti climatici; in tale contesto, SI COMPIACE delle iniziative intese a riesaminare le procedure interne del IPCC per i suoi futuri lavori

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Le scomode verità dei biocarburanti, gli ambientalisti denunciano la Commissione europea

pubblicato da Marina

Biocarburanti, denunciata la commissione europea dagli ambientalisti

Quattro gruppi ambientalisti ClientEarth, Transport & Environment, the European Environmental Bureau e BirdLife International, lo scorso 8 marzo hanno citato in giudizio l’Unione europea per non aver divulgato documenti contenenti prove in merito sia ai danni ambientali, sia all’impennata dei prezzi delle materie prime alimentari che potranno essere causati dall’uso dei biocarburanti.

La posta in gioco è l’obiettivo della Ue di ottenere il 10% dei carburanti da fonti rinnovabili entro il 2020 il che ha generato un industria del valore di cinque miliardi di euro e aperto il mercato alle importazioni da Brasile, Indonesia e Malesia.

I quattro gruppi fecero una prima richiesta di accesso ai documenti lo scorso 15 ottobre 2009 e la Commissione europea rispose che li avrebbe rilasciati entro il 9 febbraio di quest’anno. Effettivamente le ONG sono venute in possesso di una parte dei documenti, ma mancano all’appello molti altri. In alcuni dei documenti si tratta dell’aumento del reddito agricolo nella Ue ma si citano anche preoccupazioni rispetto alla sottrazione di cibo ai paesi più poveri. Altri documenti prospettano un aumento della domanda di terreni e incoraggiano i coltivatori delle zone tropicali, in aree sensibili come zone umide e foreste pluviali, a ampliare i terreni coltivati destinati ai biocarburanti senza tenere conto degli impatti devastanti sull’ambiente.

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Studio Bankitalia: far pagare la "carbon tax" alle famiglie

pubblicato da Peppe Croce

Uno studio di Bankitalia propone di spostare la carbon tax dalla produzione al consumo

La “carbon tax” altro non è che una tassa sulle emissioni di CO2 ed è un meccanismo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scoraggiare chi produce energia dal farlo utilizzando i combustibili fossili. L’idea è quella di far pagare di più l’energia prodotta emettendo più CO2. Il meccanismo è in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, in inglese Emission trading system (Ets).

L’Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del “chi inquina paga” e toccano le tasche di chi produce, non di chi compra. Uno studio della Banca d’Italia, però, propone di invertire la cosa: a pagare devono essere i consumatori. Lo studio in questione, realizzato dalla ricercatrice Daniela Marconi, si intitola “Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi” e, già dal titolo, si capisce che la tassa la dovrebbero pagare le famiglie e non le imprese. Secondo tale studio

Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo

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Germania, combattere i cambiamenti climatici fermando il ruttino alle mucche

pubblicato da Marina

In Germania studiano i ruttini delle mucche per combattere i cambiamenti climatici In Germania, il dipartimento agricolo dell’Università di Bonn si appresta a studiare le emissioni di metano delle mucche. Esattamente in un azienda agricola sperimentale di Riswick a 460 chilometri da Berlino. Il punto è questo, le mucche fanno un ruttino ogni 40 secondi e a fine giornata riescono a emettere circa 230 litri di metano, considerato uno dei più pericolosi gas serra. (Vi segnalo qui, chi sostiene la tesi opposta, ossia che le mucche non siano responsabili delle eccessive emissioni di metano)

Sotto accusa, dunque, ci sarebbero gli allevamenti intensivi, poiché secondo lo studio della FAO del 2006: Livestock’s Long Shadow: Environmental Issues and Options, gli allevamenti sarebbero responsabili del 18% delle emissioni mondiali, una percentuale superiore a quella dei trasporti. Gli scienziati di Bonn hanno stimato che in Germania la digestione di 4 milioni di vacche da latte ha immesso in atmosfera 450milioni di tonnellate di metano, pari al 2,1% delle intere emissioni di gas del paese.

Dunque, a essere studiate 144 mucche che saranno monitorate nelle loro emissioni. L’obiettivo è provare a ridurre la produzione di gas di circa il 40% variando la dieta ai bovini che sarà integrata con mais, olio di pesce e aglio.

In Danimarca, invece, si sta studiando come usare i liquami prodotti negli allevamenti intensivi di maiali per fertilizzare pomodori. La fattoria si chiama PigCity e si trova nella penisola dello Jutland. I liquami dei maiali sono densi di ammoniaca dunque a PigCity hanno strutturato dei filtri per separare i diversi componenti, come acqua, fertilizzanti e biogas da usare per produrre elettricità ,usati per alimentare una serra coltivata a pomodori.

Via | Ips
Foto | Flickr