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Tutti gli articoli con tag energia elettrica

Coltivare marijuana indoor non solo è illegale, ma inquina il Pianeta

pubblicato da Marina

coltivare marijuana fa male all'ambiente

In California, patria del referendum sulla legalizzazione della marijuana, poi perso, viene reso noto uno studio sugli effetti negativi della coltivazione indoor di questa canapa. Infatti, sebbene, non sia legale, i californiani amano coltivare indoor questa pianta il che però, non è proprio sostenibile come si crederebbe: viene usata troppa energia elettrica.

La ricerca ha il titolo di The Carboon footprint of indoor cannabis production ed è stato redatto dal prof. Evan Mills docente alla University of California a Berkeley e ricercatore per l’ U.S. Department of Energy, dove spiega che l’uso massiccio di lampade per favorire la crescita al chiuso della cannabis si rivela una potente bomba ecologica. Spiega Mills:

L’utilizzo di energia elettrica aggiunto è pari al consumo di circa 30 frigoriferi e dunque per far crescere una pianta si emette CO2 pari a 3000 volte il suo peso.

Infatti l’uso massivo di energia elettrica è dovuto alle lampade UV necessarie a far crescere la marijuana. Queste fonti producono circa 500 volte più luce di quanto necessario, ad esempio, per leggere un libro. Inoltre restano accese per moltissime ore. Considerando altri fattori, quali la ventilazione e l’uso di acqua, mediamente una pianta necessita, per crescere, di circa 13.000 chilowattora all’anno. In alcune case sono messe a disposizione della marijuana almeno 10 stanze, il che fornisce in parte la dimensione del problema.

In totale, conclude Mills, l’energia utilizzata per coltivare marijuana in casa è pari all’1% del consumo di elettricità della nazione e al 2% del consumo domestico di energia elettrica - paragonabile alla produzione di 7 grandi impianti di energia elettrica .

Via | News Discovery
Foto | DailyCal

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Inaugurato il Sapei: finalmente la rete elettrica della Sardegna si connette a quella della Penisola

pubblicato da Simone Muscas

Cavi elettriciIn un periodo in cui gli ideali federalisti balzano agli onori della cronaca e l’appuntamento con il 150° anniversario dell’unità di Italia è diventato spesso occasione per rimarcare un po’ di preoccupazione verso chi non sostiene uno Stato unitario, arriva finalmente una notizia positiva che unisce lo stivale più nei fatti che non nelle parole. Nei giorni scorsi infatti, seppur non se ne sia parlato tanto a livello nazionale, è stata inaugurata un’infrastruttura che l’Italia la unisce nel vero senso della parola.

Si tratta del Sapei (sigla di Sardegna-Penisola italiana) ovvero il cavo elettrico lungo 435 chilometri che collega il centro di Borgo Sabotino (Latina) a Fiumesanto (Sassari): finalmente quindi la rete elettrica della Penisola italiana sarà collegata a quella Sardegna. Si tratta del primo collegamento elettrico diretto tra la Sardegna e il continente, che era si attivo da qualche anno, ma soltanto in via sperimentale. Il cavo, che ha una potenza di 1.000 MW e un costo di 750 milioni di euro, è il più importante mai realizzato in Italia per una singola infrastruttura elettrica. Vantaggi? Sicuramente tantissimi e tutti estremamente importanti.

Innanzitutto la questione dell’approvvigionamento energetico della Sardegna: grazie al Sapei infatti l’isola non sarà più energeticamente slegata dalla rete nazionale e di conseguenza potrà contare sull’apporto della produzione nazionale, risparmiando così una marea di costi (si stima circa 70 milioni l’anno) che erano determinati dall’insularità di rete e dai maggiori costi che l’isolamento determinava. Ma c’è di più e quest’aspetto non può che far piacere a tutti i sostenitori delle energie rinnovabili: il surplus di energia prodotto potrà infatti essere esportata alla Penisola e per surplus intendo quella quota di energia generata dalle rinnovabili (in particolar modo dall’eolico e dal fotovoltaico) che in precedenza per problemi appunto di scarsa estensione della rete poteva essere utilizzata soltanto nei momenti di alta domanda energetica.

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Fukushima, torna l'elettricità ma anche il terremoto: due nuove scosse di magnitudo 6

pubblicato da Peppe Croce

Fukushima, torna l'elettricit�  ma anche il terremoto: due nuove scosse di magnitudo 6

Il sottosuolo non ha pietà nei confronti del nord del Giappone: nelle prime ore della mattinata di oggi (notte in Italia) sono state avvertite diverse forti scosse, due delle quali di magnitudo 6. La zona colpita dal sisma è sempre la stessa: il nord-est del Giappone, prefettura di Fukushima. E si teme di nuovo per le centrali nucleari dopo che la giornata di ieri si era conclusa con una buona notizia: Tepco è riuscita a ripristinare l’energia elettrica in tutti i reattori della centrale di Daiichi.

L’ultimo rapporto del Japan atomic industrial forum, pubblicato alle 21:00 locali di ieri, riporta però ancora una situazione gravissima nella centrale: tre reattori danneggiati (uno con il vessel intatto, uno “probabilmente danneggiato” e uno “probabilmente non danneggiato”), sistema di raffreddamento Ko in tutti e tre i reattori che hanno le barre di combustibile scoperte parzialmente o completamente.

Per quanto riguarda le radiazioni e la contaminazione dell’ambiente, invece, non ci sono buone notizie: contaminato il latte a Fukushima e gli spinaci a Ibaraki, Fukushima, Tochigi e Gunma.

Via | Jaif, Kyodo News
Foto | Flickr

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Detrazioni 55% anche per il termodinamico. Ma non per tutto

pubblicato da Peppe Croce

Detrazioni 55% anche per il termodinamico. Ma non per tutto

C’è voluta l’Agenzia delle Entrate per far chiarezza sulla possibilità o meno di usufruire delle detrazioni del 55% per il solare termodinamico a concentrazione. La detrazione c’è, ma è solo parziale: si può detrarre solo la parte dell’impianto relativa alla produzione di calore e acqua calda.

Il solare termodinamico, in realtà, di calore e acqua calda ne fa assai pochi: questi impianti, infatti, servono soprattutto a produrre energia elettrica rinnovabile. Basti pensare al famoso impianto Archimede di Priolo, per rendersene conto: il sole viene catturato e concentrato per riscaldare un fluido che, a sua volta, riscalda l’acqua.

Ma l’acqua calda, in questo caso, non è il prodotto finale: serve a muovere la turbina che produce l’elettricità. L’Agenzia delle Entrate, tuttavia, ha voluto far chiarezza visto che, evidentemente, qualcuno avrà pensato di poter detrarre il 55% di tutto il costo dell’impianto dalle tasse. Decisamente troppo.

Via | Agenzia delle Entrate
Foto | Protermosolar

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Sarkozy "il nucleare" mette sul piatto 10 miliardi per l'eolico off shore

pubblicato da Peppe Croce

Sarkozy il nucleare mette sul piatto 10 miliardi per l'eolico off shore

Alla Francia non bastano le centrali nucleari, vuole più energia elettrica. E che sia energia rinnovabile da fonte eolica. Per la precisione eolico off shore. Nicolas Sarkozy, infatti, si appresta a lanciare un colossale bando pubblico per 3.000 MW di potenza da questa fonte pulita.

In totale dovrebbero essere piazzate 600 pale eoliche nel tratto di mare compreso tra Saint-Nazare e Le Treport. E saranno solo la metà di quanto vorrebbe realizzare la Francia entro il 2020: seimila MegaWatt. Gli appetiti dei big europei dell’energia si stanno già scatenando.

Vattenfall ed E.On hanno già annunciato che parteciperanno alla gara (da dieci miliardi di euro). EDF e Alstom hanno già stretto accordi per partecipare insieme mentre GDF-Suez andrà da sola. Enel ancora non si è pronunciata, ma certamente ci proverà con Enel Green Power. Tra i parametri che verranno analizzati per decidere chi vincerà l’appalto c’è anche il prezzo dell’energia che, a differenza di quanto fatto fino ad oggi nel resto d’Europa, verrà deciso dalle compagnie. Si spera, quindi, in una gara al ribasso. Che sia questa la soluzione per fugare i dubbi del governo francese sulle rinnovabili.

Via | il Velino
Foto | Flickr

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Solare fotovoltaico e solare termico in un solo pannello? Beghelli ci prova

pubblicato da Peppe Croce

Solare fotovoltaico e solare termico in un solo pannello? Beghelli ci provaPrima o poi qualcuno doveva provare a realizzare un prodotto commerciale che unisse la funzione di un pannello fotovoltaico con quella di uno termico. Ci ha pensato l’italiana Beghelli, che ha da poco messo sul mercato un pannello che produce sia energia elettrica che acqua calda sanitaria.

In realtà, leggendo le poche informazioni presenti sul sito della Beghelli, sembrerebbe che il pannello sia soprattutto fotovoltaico e solo secondariamente termico: l’acqua viene riscaldata raffreddando il pannello. Non è male come idea: i pannelli fotovoltaici amano la luce ma temono il calore, che fa scendere di molto l’efficienza delle celle di silicio. Beghelli afferma che questa soluzione porta l’efficienza dei pannelli al 20%.

Con una serpentina montata dietro le celle, all’interno della quale scorre un liquido termoconduttore, il calore passa dal pannello fotovoltaico all’acqua sanitaria. Ma è solo il calore in eccesso perché la cella fotovoltaica, ovviamente, è opaca e trattiene in superficie il grosso della radiazione. Nei pannelli solari termici tradizionali, invece, il calore del sole viene intrappolato all’interno del pannello stesso e concentrato sul fluido.

Quindi, ad occhio e croce, si potrebbe pensare che l’efficacia del prodotto Beghelli come pannello solare termico sia scarsina, e che l’acqua calda sia poca. E’ anche vero, però, che la superficie media di un impianto fotovoltaico è molto maggiore di quella di un semplice pannello termico. Quello che Beghelli non ottiene con la sua soluzione “due in uno”, quindi, potrebbe essere recuperato con le maggiori dimensioni.

Via | Beghelli

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Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

Che la produzione di energia rinnovabile sia una prospettiva economica importante per l’agricoltura italiana, ormai in crisi cronica e strutturale, se n’è accorto anche il più piccolo dei contadini. Il problema, però, è come tradurre in realtà le belle parole che si dicono ai convegni senza snaturare l’agricoltura e l’agricoltore.

Ci provano Enel Green Power e Coldiretti, con una joint venture. Il progetto prevede la nascita di una serie di società-progetto finalizzate a sviluppare filiere corte di biomassa solida di origine agricola. Detta semplice: accordi tra chi produce cibo, e scarti agricoli, e chi vuol produrre energia elettrica dagli scarti agricoli.

Il problema, però, è sempre cosa si intenda per “filiera corta”: non ci dobbiamo dimenticare cosa propone Enel in Calabria, per la centrale a biomasse forestali del Mercure. E qui, onestamente, non si capisce cosa Enel e Coldiretti vogliano fare. Leggendo il comunicato stampa congiunto, infatti, si apprende che

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Energia nucleare, il Kyoto Club lancia un appello al governo

pubblicato da Peppe Croce

Energia nucleare, il Kyoto Club lancia un appello al governoSe Legambiente dice no all’energia nucleare con un piccolo sfottò a Umberto Veronesi, il Kyoto Club preferisce la petizione online. La petizione, dal titolo “Invece del nucleare”, è anche un appello al Governo affinché riveda la scelta del ritorno al nucleare per il nostro paese.

L’appello, tra l’altro, si basa su considerazioni anche economiche: produrre energia elettrica nelle centrali nucleari costa, anche più che produrla dal carbone o dal gas naturale. Il Kyoto Club, per dire ciò, cita uno studio del Mit, il Massachusetts Institute of Technology, che ha valutato il costo dell’elettricità da nucleare in 8,4 c$/kWh. Per arrivare a questa cifra il Mit include nei costi anche il decommissioning, cioè lo smantellamento delle centrali e la gestione (praticamente eterna) delle scorie nucleari.

Il Mit, in pratica, calcola anche i costi nascosti che i nuclearisti non calcolano mai arrivando facilmente ad un costo per KWh molto più basso. Solo che qualcuno il nucleare lo dovrà pagare anche, e soprattutto, quando verrà dismesso. Un sacco di soldi, che secondo il Kyoto Club potrebbero essere investiti meglio.

“Invece del nucleare”, quindi, si dovrebbero mettere i fondi nella ricerca, nell’efficienza energetica e nelle energie rinnovabili. Se anche voi la pensate come il Kyoto Club, andate a firmare la petizione a questo indirizzo.

Via | Kyoto Club

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Sul Tg3 del Veneto uno spot sull'inceneritore di Padova

pubblicato da Peppe Croce

Anche la città di Padova ha il suo bell’inceneritore, da tre linee. L’ultima ha pochi mesi ed è, come tutti gli inceneritori del mondo, il miglior inceneritore al mondo. O almeno così dice la società che lo gestisce: Acegas.

Il video che vedete, invece, è stato trasmesso il 22 novembre dal Tg regionale del Veneto ed è un clamoroso spot, neanche tanto occulto, che assomiglia molto a quello andato in onda ad aprile addirittura sul Tg1. Da notare che l’annuncio in studio afferma che l’inceneritore produce “soprattutto energia elettrica”. Gli inceneritori, in realtà, hanno un minimo di senso se fanno il teleriscaldamento visto che hanno un’efficienza molto bassa e producono molto calore e poca energia elettrica.

Ma c’è di peggio: il link a quel servizio, infatti, è suggerito da un altro articolo pubblicato da iPadovaOggi, giornale on line realizzato dall’ufficio stampa del Comune di Padova. Il pezzo ha un titolo inquietante: “Differenziata e termovalorizzatore per salvarsi dalla sindrome Napoli”. Oltre al titolo, anche lo “svolgimento”:

A Napoli rifiuti per strada, a Padova in funzione la linea 3 dell’inceneritore. Sono due Italia diverse Napoli e Padova: lì montagne di rifiuti per strada, qui la differenziata al 45% e per il resto la terza linea dell’inceneritore

A questi signori qualcuno lo ha mai detto che in Campania l’inceneritore ce l’hanno già?

Via | iPadovaOggi
Video | YouTube

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Ad Arezzo 10 MW di fotovoltaico in una ex miniera

pubblicato da Peppe Croce

Ad Arezzo 10 Mw di fotovoltaico in una ex miniera

Quando si parla di fotovoltaico a terra di grandi dimensioni solitamente si solleva un polverone. Questa volta, però, forse l’idea non è malvagia. Estra, società di produzione e vendita di energia elettrica e gas, sta per costruire un grosso parco fotovoltaico da 10 MW in provincia di Arezzo, a Cavriglia. Lo ha annunciato con un comunicato stampa nel quale da anche qualche dettaglio.

Della potenza abbiamo già parlato, andiamo all’estensione: circa 20 ettari, dice l’azienda. Sorge subito un dubbio: 20 ettari sono pochi per fare 10 MW. Per ogni mega, infatti, di solito si va dai tre ai cinque ettari quindi al massimo in 20 ettari “ce ne dovrebbero entrare” 6-7. Il parco, però, sorgerà in una ex miniera, una cava sostanzialmente.

A questo punto le pendenze forse riescono a far quadrare i conti, anche se i pannelli probabilmente staranno un po’ strettini. Fatto sta che l’azienda dice che ci stanno, vedremo…

Se si continua a leggere il comunicato si apprendono altri dettagli interessanti:

Il parco fotovoltaico, che avrà un’estensione di circa 20 ettari di superficie nell’ex area mineraria di Santa Barbara, è stato studiato al fine di ottenere una perfetta integrazione con la morfologia dei luoghi e conservare un gradevole effetto visivo in relazione alle aree circostanti

Dal punto di vista paesaggistico, in realtà, non ci dovrebbero essere molti problemi: le cave sono brutte, una distesa di pannelli fotovoltaici non dovrebbe peggiorare di molto la situazione. Per di più Estra promette anche un circuito ciclistico attorno al parco e visite didattiche per le scuole. Molto interessante anche il fatto che 500 KW, cioè il 5% della potenza istallata, sarà riservata all’azionariato popolare del paese.

Per la precisione il 5% di un investimento totale da 30 milioni di euro. E, onestamente, anche questi sembrano pochini rispetto ai costi medi di altri impianti. Ma è anche vero che un appalto di pannelli da 10 mega aiuta parecchio a contenere i costi. Ultimo dubbio: i pannelli solari temono la polvere, speriamo abbiano previsto un tappetino erboso per evitare l’effetto Sahara…

Via | Estra
Foto | Estra

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